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Lecce Prima, 25 novembre 2010

 

L’Osapp, tra le maggiori sigle sindacali del comparto sicurezza, lamenta le criticità dei penitenziari: sovraffollamento, riduzione del personale, mezzi da rottamare.
Domenico Mastrulli, vicesegretario nazionale dell’Osapp, ha 33 anni di servizio nella polizia penitenziaria e una quantità di ricordi che affondano negli anni delle rivolte e del terrorismo: “Ho visto con i miei occhi tantissimi detenuti pericolosi, tra cui Renato Vallanzasca nel carcere di Trani. Uno che, nel marzo del 1981, quando era recluso a Novara, decapitò un giovane componente della sua famigerata banda e poi giocò a pallone con la testa”. Lo racconta per far capire a quale stress psicologico siano sottoposti gli agenti in servizio negli istituti penitenziari. E che, solo nel 2010, ha contribuito a spingere al suicidio dodici di loro. “Il termometro della civiltà si misura nelle carceri”, ha chiosato il rappresentante sindacale.
Per dare senso pratico alla suggestione del racconto snocciola dati freschi di giornata: “Oggi, per malattia, sono assenti da questa struttura 72 agenti ed altri 46 sono al vaglio della commissione medica ospedaliera”. Lo dice dall’assemblea sindacale in corso Borgo San Nicola, durante la quale è stato raggiunto telefonicamente dopo l’improvvisata conferenza stampa all’esterno della struttura. Nella quale risultano esserci mille e 483 detenuti, di cui 107 donne. A fronte di una capienza che ufficialmente dovrebbe essere di 650. “E di 800 agenti quando ce ne vorrebbero almeno 950”.
“Sono diverse le criticità che hanno reso indispensabile la convocazione di questo incontro”, ha detto Mastrulli, affiancato dal segretario provinciale Pasquale Alessano e dal vice Ruggiero Damato. C’è la questione economica che riguarda l’assenza di fondi per lo straordinario, il fondo incentivante, le missioni. Per le quali gli uomini della polizia penitenziaria dovrebbero essere pagati entro 30 giorni, “ma in realtà, dopo 18 mesi stiamo ancora aspettando”, ha precisato Damato, segnalando l’invio di atti giudiziari alle autorità competenti.
C’è il problema relativo al parco automezzi dove il degrado, l’usura, e la scarsa manutenzione sono causa di incidenti anche gravi, come quello accaduto due giorni or sono sull’autostrada Napoli- Bari per il mancato funzionamento dei freni che ha innescato un pauroso tamponamento. Il bilancio è stato di otto feriti. “Se fossimo fermati dalla polizia stradale, saremmo passibili di multe pesantissime e del ritiro dei mezzi”, ha detto uno degli agenti all’esterno del supercarcere leccese.
Il numero due dell’organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria ha ricordato come al problema d’insufficienza di organico si aggiunge quello della moltiplicazione dei compiti affidati al corpo: dalle scorte all’impiego nelle operazioni contro la criminalità. “Solo per il servizio traduzioni (accompagnamenti in e dal carcere dei detenuti), i carabinieri impiegavano circa diecimila uomini”, ha spiegato Mastrulli. Che certo non ha peli sulla lingua quando rammenta che “l’unica cosa che ha fatto il responsabile del provveditorato dell’amministrazione penitenziaria della Puglia, Salvatore Acerra, in sei mesi è il trasferimento dalla sede centrale al carcere di Bari della nostra dirigente sindacale”.