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La Stampa, 25 novembre 2010

 

Scoppia il carcere di Ivrea, costretto a far fronte ad un sovraffollamento drammatico. Il numero di detenuti è quasi il doppio rispetto alla capienza della struttura. I posti sono 188, le persone rinchiuse 335. Destinate, dicono gli agenti di polizia penitenziaria, a diventare 400 in pochi mesi. Un disastro.
Per far fronte all’emergenza la direzione ha pensato di attrezzare 22 celle da 8 metri quadrati: anziché una sola branda, ne sono state piazzate tre. “Roba da terzo mondo”, denuncia l’Osapp, il sindacato di categoria che ora minaccia lo sciopero se non verranno immediatamente presi provvedimenti. Gli agenti, in quegli spazi strettissimi, non sono neppure in grado di effettuare le ispezioni. “Lavoriamo in condizioni drammatiche - si lamenta Luca Massaria, vicepresidente regionale Osapp - , da tempo lo diciamo a questa direzione ma le nostre parole sono sempre cadute nel vuoto”.
Tra gli agenti di polizia penitenziaria che lavorano qui (176 in tutto) c’è chi parla apertamente di “rischio rivolta e di mancanza di sicurezza, per noi e per i detenuti”. Altri, come Raimondo Vinti, invocano l’aiuto del governo per mettere fine a questa situazione. “Perché, passato l’indulto, con il conseguente aumento di carcerati la situazione non è migliorata per niente. Anzi, il sovraffollamento è continuato”, spiega Vinti. Ieri, per un sopralluogo a sorpresa, è arrivata nel carcere eporediese Augusta Montaruli, capogruppo regionale del Pdl, accompagnata dall’esponente del suo stesso partito Carlo Romito, consigliere comunale a Ivrea. “Da quello che ho visto è una struttura non adeguata a garantire condizioni ottimali” dice Montaruli, senza giri di parole. E aggiunge: “La questione del sovraffollamento è un grave problema, anche a fronte di una forte carenza di organico. Servirebbero almeno 50 agenti in più. Chiederò l’intervento del ministero”.
Nelle 22 celle da otto metri quadri stanno 66 detenuti, tre per ogni camera. Sono i “dimittenti”, quelli che hanno un residuo di pena da scontare: di giorno sono liberi di muoversi per il corridoio, di notte sono obbligati a rientrare in cella per dormire. Anche quello è un problema: “A parte il fatto che non è pensabile far stare tre esseri umani in otto metri quadrati, come fossero bestie - si lamenta Massaria - , ma se quelli danno il via ad una rivolta chi li ferma?”. Montaruli avrebbe voluto incontrare anche la direttrice del carcere, Maria Isabella De Gennaro, e chiedere rassicurazioni per gli agenti: “Più di tutto mi preoccupano le condizioni di sicurezza di chi lavora qui dentro - spiega il capogruppo del Pdl - perché è un contesto potenzialmente esplosivo sia per la loro sicurezza che per quella dei detenuti”.
La direttrice allarga le braccia e fa notare che “quella di Ivrea non è l’unica realtà alle prese con il problema del sovraffollamento”, ma promette interventi: “Da parte nostra c’è tutta la buona volontà per risolvere le cose che non vanno”. Ma gli agenti che lavorano qui sobbarcandosi turni massacranti non possono più aspettare: “Siamo esasperati, pronti ad incrociare le braccia se non cambierà qualcosa”.