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Calabria Ora, 4 gennaio 2011

 

“Sette persone in una cella di 12 metri quadrati”. Non sarà il record italiano, ma non è certo una buona cosa. Un dato preoccupante sulla casa circondariale di Cosenza pronunciato ieri dal segretario generale aggiunto del Sappe (sindacato della Polizia penitenziaria), Giovanni Battista Durante. E in più Cosenza ospita 342 unità ma in teoria è in grado di sopportarne solo 209. Non è finita qui. A via Popilia c’è “un padiglione nuovo, inutilizzabile per carenza di personale” - tuona ancora il segretario.
L’altro grande problema è l’eccessiva vicinanza di palazzi a più piani, che per solito non potrebbero essere costruiti così vicino a un penitenziario. Il sindacato già nel 2008 aveva inviato una lettera alle autorità competenti in cui segnalava l’anomalia. Ma nulla si è mosso. Sulla possibilità di costruire un nuovo carcere a Montalto Uffugo si è espresso il segretario regionale del Sappe, Damiano Bellucci: “È una voce infondata, non c’è nessun progetto”.
Grafici, numeri, gente che racconta la difficoltà di amministrare un penitenziario. Nel 2006, dopo l’indulto, i detenuti in Calabria erano 2.340. Un trend positivo che negli anni è cambiato vorticosamente. In media nel novembre scorso la cifra ha toccato quota 3.290. L’unica soluzione all’orizzonte è la depenalizzazione dei reati minori e l’aumento del personale di Polizia giudiziaria. Il grido del sindacato è: basta straordinari, servono nuove assunzioni. Nella conferenza stampa di ieri nel carcere di via Popilia nessuno ha premuto il grilletto contro il governo.
Ma è evidente che dietro questa crescita esponenziale della popolazione carceraria c’è una politica di depenalizzazione di reati anche gravi (vedi falso in bilancio) e un accanimento contro i reati minori. La dittatura dei media e delle elezioni permanenti impone la mano pesante anche contro chi sbaglia perla prima volta e per poco. L’altra grande battaglia, come fa notare, Durante “è l’utilizzo necessario di pene alternative alla detenzione”.