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di Giovanni Falconieri

 

Corriere di Torino, 15 ottobre 2019

 

"Chiedono spesso qualcosa che aiuti a dormire". "Gli psicofarmaci si usano a litri". È la testimonianza resa in tribunale da Fulvio Pitanti, 80 anni, responsabile medico del Cpr di Torino, durante uno dei tanti processi relativi alle rivolte dei migranti scoppiate nella struttura di corso Brunelleschi e costate, in una occasione, anche il ferimento di un poliziotto.

Uno dei fattori che periodicamente scatenano le proteste dei "trattenuti" - così vengono definiti gli ospiti del Cpr dagli addetti ai lavori - è la qualità dell'assistenza medica. Pitanti è intervenuto al processo su richiesta dei difensori degli imputati.

Ed è stato invitato a raccontare in che maniera è organizzato quello che lui stesso ha definito in aula "un ambulatorio di prima linea". Il responsabile ha spiegato che a diversi "trattenuti" vengono spesso somministrati dei calmanti. "Alla sera - ha sottolineato - capita che gli stranieri ci chiedano qualcosa che li aiuti a dormire: in quei casi diamo del Valium, che non è uno psicofarmaco. Poi capita però che alcuni di loro ci riferiscano che quando erano in carcere prendevano il Rivotril: non capisco il motivo, visto che si tratta di un antiepilettico. Ma se posseggono la prescrizione del medico, io procedo".

Quanto alle ambulanze, Pitanti ha quindi sottolineato che "si devono muovere solo su richiesta del nostro ambulatorio. Questo per evitare che qualcuno, dal Cpr, le faccia arrivare senza motivo, come è già successo in passato. Se ne viene chiamata una, la centrale contatta il nostro presidio medico per avere conferma".

L'ultima rivolta in ordine di tempo è stata registrata lo scorso agosto, quando un ispettore di polizia è rimasto ferito a una mano e tre persone sono state arrestate. Quella protesta fu la terza in pochi giorni, certamente la più violenta. Il poliziotto, che riportò la frattura di due falangi con una prognosi di trenta giorni, ha raccontato di aver dovuto fronteggiare per ore, insieme a cinque carabinieri, oltre 150 ospiti della struttura, sotto una sassaiola fittissima.

Solo l'intervento di tre squadre del Reparto Mobile fu in grado di riportare la situazione sotto controllo. In carcere erano quindi finiti due marocchini e un tunisino, di 24, 31 e 33 anni. L'ispettore di polizia si lasciò infine andare a un duro sfogo su Facebook: "Per un po' non voglio sentire parlare di comprensione, integrazione ed accoglienza". Il sindacato di polizia Siap parlò di situazione di emergenza al Cpr e sottolineò che ad aggravarla era la scarsità del personale.