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di Ronaldo Schemidt


Internazionale, 29 aprile 2020

 

Dall'inizio della pandemia molti paesi hanno dovuto fare i conti con sistemi penitenziari che già prima della diffusione del nuovo coronavirus avevano mostrato tutti i loro limiti. Istituti sovraffollati, in molto casi vecchi e spesso carenti dal punto di vista sanitario, si sono ritrovati a dover gestire una crisi di tipo planetario e in molti casi stanno facendo fatica a contenere il contagio. Il New York Times ha provato a capire cosa sta succedendo tra i detenuti e cosa stanno facendo i governi per rispondere all'emergenza.

A marzo in tredici penitenziari colombiani sono scoppiate delle rivolte che hanno causato la morte di 23 persone. Come in altri paesi, compresa l'Italia, le proteste sono nate per un insieme di motivi: dalla paura per il contagio in luoghi per loro natura sovraffollati e chiusi, alle ulteriori restrizioni imposte ai detenuti, alle condizioni di invivibilità di molti istituti. Il 24 aprile i carcerati di Villa Devoto a Buenos Aires, in Argentina, sono saliti sul tetto, hanno bruciato dei materassi e mostrato uno striscione con scritto: "Ci rifiutiamo di morire in prigione".

"La facilità con cui il virus si è diffuso dietro le sbarre è diventata evidente a febbraio", scrive il New York Times, "quando 555 detenuti sono risultati positivi nelle carceri delle province dello Hubei, dello Shandong e del Zhejiang, in Cina". I casi si sono moltiplicati in tutto il mondo. Negli Stati Uniti - dove una ricerca ha documentato che il 96 per cento di circa 3.300 detenuti trovati positivi al virus era asintomatico - il sito Marshall Project ha denunciato il rischio che si corre nelle prigioni locali, dove ogni giorno migliaia di persone transitano (senza controlli sanitari) in attesa di un processo; a New York si sono registrati centinaia di contagi tra chi è detenuto nel complesso di Rikers Island; e anche negli istituti minorili sono decine le ragazze e i ragazzi risultati positivi.

Per limitare i contagi e i morti, molti paesi hanno deciso di applicare a migliaia di persone le pene alternative alla detenzione. L'Iran da un lato ha represso chi manifestava in cella per le condizioni delle prigioni, dall'altra ha liberato 85mila detenuti. In Turchia il parlamento ha approvato una legge che permette il rilascio temporaneo di 45mila persone. L'Indonesia ne ha liberate 30mila. La Francia diecimila. Anche in Italia - dove secondo i dati del ministero della giustizia i contagiati tra chi sta scontando una pena sono 94 - sono state previste delle misure per diminuire il sovraffollamento nelle prigioni, ma dall'inizio dell'epidemia a oggi hanno potuto accedervi seimila persone. Negli Stati Uniti, scrive il New York Times, sono migliaia. "In molti paesi, le carceri sono sovraffollate", ha dichiarato Michelle Bachelet, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, "trascurarle avrebbe conseguenze catastrofiche".