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di Davide Varì

 

Il Dubbio, 29 aprile 2020

 

Cartabia: "Sacrifici solo temporanei, è nella Costituzione". "Rieducare i condannati ma senza trascurare la sicurezza". Prima il richiamo alla nostra Costituzione, unica "bussola" che consente di "navigare in alto mare in tempi di crisi"; poi il riferimento alle carceri e infine alla giustizia penale. Insomma, nella sua relazione annuale, la presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia ha affrontato i punti più delicati del dibattito giudiziario e politico italiano. Lo fa ha fatto a modo suo: volando alto e nel rispetto assoluto del ruolo di ognuno. Ma questo non vuol dire che la presidente della Consulta non sia entrata nelle viscere delle questioni più delicate e per certi aspetti drammatiche che il Paese sta vivendo in queste settimane.

Ma andiamo con ordine. Il momento più sentito della sua relazione è senza dubbio quello in cui la presidente della Consulta volge il pensiero a chi ha perso i propri cari, seguito dal ringraziamento per medici e infermieri che lavorano con "competenza, coraggio, generosità". Nessun riferimento, invece, alla sua vicenda personale, al fatto che lei stessa si sia ritrovata a lottare per oltre un mese contro il virus, pur garantendo i lavori della Corte.

Ed è proprio da lì, dal ruolo della Corte e della Costituzione, che ha preso le mosse la relazione della presidente Cartabia, da quell'unica "bussola" in grado di indicare la rotta. E proprio mentre il governo è impegnato in una serie di decreti di emergenza assai restrittivi delle libertà personali e nei giorni in cui è preso di mira dalle opposizioni che vorrebbero un maggior coinvolgimento del Parlamento, la presidente della Consulta invoca "la piena attuazione della Costituzione".

La quale "Costituzione - sottolinea la presidente, ed è questo uno dei passaggi più importanti e delicati - non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola anche per navigare per l'alto mare aperto". D'altra parte la presidente ammette però che la stessa Carta "non è insensibile al variare delle contingenze, all'eventualità che dirompano situazioni di emergenza, di crisi, o di straordinaria necessità e urgenza, come recita l'articolo 77 della Costituzione in materia di decreti- legge".

Soprattutto di fronte a una "contingenza inedita e imprevedibile contrassegnata dall'emergenza, dall'urgenza di assicurare una tutela prioritaria alla vita, alla integrità fisica e alla salute delle persone anche con il necessario temporaneo sacrificio di altri diritti".

Del resto, ricorda Cartabia, "la Repubblica ha attraversato varie situazioni di emergenza e di crisi, dagli anni della lotta armata a quelli più recenti della crisi economica e finanziaria, e tutti sono stati affrontati senza mai sospendere l'ordine costituzionale, ma ravvisando al suo interno - sottolinea - gli strumenti idonei a modulare i principi costituzionali in base alle specifiche contingenze: necessità, proporzionalità, bilanciamento, giustiziabilità e temporaneità sono i criteri con cui, secondo la giurisprudenza costituzionale, in ogni tempo deve attuarsi la tutela sistemica e non frazionata dei principi e dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, ponderando la tutela di ciascuno di essi con i relativi limiti".

Poi il richiamo alla collaborazione istituzionale e, nello specifico, a "un impegno corale, con l'attiva, leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici. Questa cooperazione è anche la chiave per affrontare l'emergenza". Parole che Fi non si è lasciata sfuggire parlando di "severa tirata d'orecchie" nei confronti di un premier che da mesi va avanti "senza coinvolgere" opposizioni e Parlamento.

L'altro passaggio che sembra riecheggiare le polemiche di questi giorni riguarda invece il ruolo della magistratura di sorveglianza, invitata a "perseguire le finalità rieducative del condannato, senza trascurare, le esigenze della sicurezza della collettività, ma calibrando ogni decisione sul percorso di ciascun detenuto, alla luce di tutte le circostanze concrete". Per quel che riguarda la giustizia penale, la presidente Cartabia ammette che "una attenzione particolare è stata riservata, nel 2019, alla giustizia penale, proseguendo il cammino tracciato negli ultimi anni", osservando però che "le novità non attengono tanto al terreno del processo penale, quanto ai terreni del diritto penitenziario, nel quale la giurisprudenza costituzionale si era mossa in passato con grande deferenza verso la discrezionalità legislativa".

Tuttavia, spiega Cartabia, "è sembrato sempre più inaccettabile che proprio là dove vengono in rilevo i diritti fondamentali della persona di fronte alla potestà punitiva dello Stato, la Corte costituzionale dovesse arrestare il proprio sindacato per mancanza di univoche soluzioni: perciò, anche in questo ambito una nuova sensibilità ha imposto alla Consulta di rinvenire nell'ordinamento soluzioni adeguate a rimuovere la norma lesiva della Costituzione, allo stesso tempo preservando la discrezionalità del legislatore".

Nella giurisprudenza costituzionale degli anni più recenti, ribadisce la presidente della Consulta, "emergono alcuni principi fondamentali, alla luce dei quali la Corte costituzionale svolge un vaglio di legittimità più puntuale anche in questi settori". E ricorda a tutti, infine, "il principio di proporzionalità della pena, implicito nei principi di ragionevolezza e della finalità rieducativa della pena ed esplicitamente formulato nella giurisprudenza delle Corti europee". Prima il richiamo alla nostra Costituzione, unica "bussola" che consente di "navigare in alto mare in tempi di crisi"; poi il riferimento alle carceri e alla giustizia penale. Inizia così la relazione della presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia.