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di Enrico Paoli


Libero, 29 aprile 2020

 

Ai carcerati 12 alloggi comunali, il Pirellone insorge: "Schiaffo a 13mila persone in lista d'attesa". Le carceri scoppiano, si sa. Il problema (serio) riguarda il governo. Ma essendo l'esecutivo in carica incapace di affrontare la questione con risposte chiare, lontane dalle facili vie di fuga, finisce con il mettere le amministrazioni locali con le spalle al muro: servono case per i detenuti scarcerati, privi di "risorse abitative", come sostiene il ministero della Giustizia.

Tema, quello degli alloggi, altrettanto serio. Sono persone, non numeri. Perché se l'effetto macroscopico del dramma carceri è il ritorno a casa dei boss di mafia, tale da indignare la maggioranza degli italiani, esiste anche il problema dei detenuti comuni. Li faccio uscire, e poi?

E poi succede quel che è successo a Milano. Il Comune, sostanzialmente, ha risposto "obbedisco" alla lettera inviata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria della Lombardia, con la quale chiede di ospitare, seppur transitoriamente, "venti detenuti ammissibili a misure non detentive", ma privi di una casa dove stare.

La giunta Sala ha deciso di utilizzare "una quota residuale degli appartamenti di proprietà del Comune destinati all'emergenza abitativa", come spiega l'assessore comunale alle Politiche sociali e abitative, Gabriele Rabaiotti. In pratica le strutture utilizzate per gli sfrattati e i casi eccezionali, legati a particolari vicende umane, ospiteranno i detenuti messi in libertà.

Palazzo Marino, però, non si è limitato a dire sì al tribunale di Sorveglianza, ma ha deciso di coinvolgere le Regione. La lettera inviata dal Provveditore regionale del Dap e dal presidente del Tribunale all'assessore regionale alle Politiche abitative, sociali e disabilità, Stefano Bolognini, sembra voler tirar dentro la vicenda anche il Pirellone.

Con la vicenda delle occupazioni abusive da parte dei ladri di case, pronti a sfondare porte e finestre nonostante l'emergenza sanitaria, non si è registrata la stessa collaborazione. Da qui la presa di posizione della Regione, determinata a non concedere "case popolari ai detenuti che devono scontare i domiciliari, come invece ha deciso il Comune di Milano".

"Il dottor Pietro Buffa (provveditore regionale del Dap, ndr) e la dottoressa Giovanna Di Rosa (presidente del Tribunale di Sorveglianza, ndr), avevano scritto alla Regione", spiega una nota del Pirellone, "dopo aver ottenuto il via libera da Palazzo Marino per venti appartamenti, per chiedere il parere di Palazzo Lombardia. L'assessore Bolognini ha risposto che non è possibile procedere a questo tipo di assegnazioni".

"Case popolari ai carcerati? Purtroppo non è nostra competenza", commenta l'assessore Bolognini, "altrimenti lo impediremmo. E uno schiaffo peri 13mila milanesi che aspettano la casa popolare. È una scelta del sindaco Sala e del governo, se ne assumano la responsabilità". Ed è quello che il Comune ha fatto. Il Comune "ha offerto la propria disponibilità a ospitare transitoriamente una ventina di persone in 10/12 alloggi, utilizzando una quota residuale degli appartamenti di proprietà del Comune destinati all'emergenza abitativa", spiega l'assessore Rabaiotti, "non verrà dunque tolta alcuna casa popolare ad alcuno".

"Questo è stato fatto in uno spirito di collaborazione istituzionale, comprendendo come la nota condizione di sovraffollamento delle carceri possa causare situazioni di forte criticità". "Spiace dover registrare una volta di più l'arrogante disattenzione con cui il presidente della Regione Attilio Fontana, e i suoi assessori affrontano questioni delicate", chiosa Rabaiotti.

"Il governo del Pd fa uscire i detenuti dalle galere e il Comune del Pd li mette nelle case popolari", replica il capogruppo della Lega al Pirellone, Roberto Anelli, "è uno schiaffo al buonsenso, alla certezza della pena, ai 13mila milanesi che aspettano un alloggio. È un'altra vergogna firmata Conte- Sala, anche se il Pd milanese cerca di negare perché evidentemente imbarazzato".

E poi c'è una terza posizione. "Sulle soluzioni per i detenuti sbagliano sia la Regione, che si scarica di ogni responsabilità, sia Rabaiotti", afferma la consigliera regionale del Pd, Carmela Rozza, "che immagina un condominio misto con gli alloggi destinati all'emergenza abitativa. Le due istituzioni si incontrino con la Prefettura per individuare l'immobile in cui mettere queste persone e il presidio delle forze dell'ordine per la necessaria sorveglianza".