sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Errico Novi


Il Dubbio, 29 aprile 2020

 

Udienze smart, emendamenti dagli uffici di via Arenula. La preoccupazione degli avvocati, ma anche degli accademici che hanno a cuore la Costituzione, riguarda ora la forma delle modifiche. Perché, sull'idea che il processo da remoto debba essere limitato, non ha dubbi neppure il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

L'ordine del giorno sulle udienze virtuali, votato venerdì scorso alla Camera, è chiarissimo, e prevede di escludere le modalità smart quantomeno per l'attività istruttoria. Il guardasigilli non intende distaccarsi dal "mandato", nonostante il tentativo compiuto dall'Anm di dissuadere il governo dal dietrofront. Un ulteriore ripensamento di via Arenula è improbabile, ma intanto Unione nazionale Camere civili e Unione Camere penali hanno diffuso due giorni fa un durissimo comunicato congiunto contro la "incursione" della magistratura associata. In ogni caso restano due incognite.

Innanzitutto la capacità dei testi normativi, che l'ufficio legislativo di via Arenula ha iniziato a predisporre, di escludere ambiguità interpretative. In secondo luogo, i tempi di effettiva presentazione delle modifiche in Parlamento. Sul punto va detto che, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari di maggioranza, il ministro preferirebbe non inserire le nuove norme sul processo a distanza nel decreto in arrivo domani in Consiglio dei ministri.

Quel testo dovrebbe riguardare solo le discusse modifiche sulle decisioni dei Tribunali di sorveglianza (di cui si dà conto in altro servizio del giornale, ndr) e il rinvio dell'entrata in vigore delle nuove norme sulle intercettazioni. Riguardo agli "ascolti", si tratta dell'ennesimo di una lunga catena di slittamenti. Stavolta però il disagio è oggettivo: l'emergenza coronavirus ha impedito, nei tribunali, di completare sia le infrastrutture tecnologiche sia la formazione del personale.

Ma appunto, la riunione di domani a Palazzo Chigi non dovrebbe contenere alcunché sull'organizzazione giudiziaria nella fase 2, tantomeno sul processo da remoto. Si rafforzano le ipotesi, veicolate da più fonti parlamentari, di un pacchetto di emendamenti in materia di udienze virtuali da presentare, quanto meno, direttamente alla Camera o al Senato. L'occasione potrebbe essere colta per esempio con il dl sull'emergenza, il numero 19 del 2020, da oggi in aula a Montecitorio. Le incertezze tengono comunque sulle spine l'avvocatura.

Ed è forse per questo che proprio nel limbo fra la firma, domenica scorsa, del Dpcm per la fase 2 e l'effettivo spartiacque del 4 maggio l'Organismo congressuale forense abbia parlato ieri di "inadeguatezza delle risorse destinate dal Governo alla Giustizia". L'Organismo coordinato da Giovanni Malinconico ritiene "insufficienti e contraddittorie" le misure fin qui adottate al fine di consentire "la continuità della giurisdizione". Secondo l'Ocf, d'altra parte, un "piano integrato straordinario per una adeguata e piena ripresa dell'attività giudiziaria" andrebbe comunque sostenuto con "adeguate risorse".

Al momento il vero nodo coincide con quanto già sollevato dal Cnf e da tutte le altre rappresentanze forensi al tavolo tecnico riunito da Bonafede lo scorso 10 aprile: rapido ritorno nei palazzi di giustizia e uniformità delle misure organizzative anti-contagio.

Nei giorni successivi il guardasigilli ha ricevuto da ciascuno dei partecipanti, anche dalle associazioni forensi specialistiche, documenti con proposte per uniformare i protocolli organizzativi degli uffici giudiziari e con sollecitazioni orientate, in prevalenza, a scongiurare l'uso delle modalità virtuali oltre l'emergenza.

Due punti cardine più volte indicati come prioritari dall'avvocatura, con eccezioni per quei settori specifici in cui un ricorso più strutturato alla tecnologia è ritenuto viceversa necessario (dall'amministrativo al tributario, sui quali però non è via Arenula a decidere, e all'ambito giuslavoristico). Se sul processo a distanza la soluzione, come detto, arriverà in Parlamento a breve, resta da scogliere dunque proprio il nodo della compatibilità fra l'attività nei palazzi di giustizia e il distanziamento sociale imposto dal Dpcm di Conte anche per la fase 2, cioè dal 4 maggio in poi. Ed è proprio su tale aspetto che il guardasigilli sarebbe deciso ad anticipare nei prossimi giorni, all'avvocatura, le scelte che renderà concrete in un probabile prossimo decreto ministeriale, che dovrebbe offrire ai capi di tutti gli uffici giudiziari d'Italia indicazioni sulla sicurezza sanitaria. L'obiettivo è chiaro: riprendere i processi veri, nelle aule e non più solo sulle claudicanti piattaforme telematiche. Come gli avvocati chiedono con insistenza.