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di Davide Galliani


Ristretti Orizzonti, 29 aprile 2020

 

Caro Nando, ho letto il tuo articolo sui "giudici di badanza". Badare ricorda sbadigliare, ma anche curare. Dipende dal contesto entro il quale lo usiamo. A proposito di contesto, ti riferisci allo spirito del tempo, che pare essere quello dei diritti umani. Infine, il problema è che i diritti umani non possono riguardare solo Caino, poiché esiste anche Abele. Scusami il riassunto, che però mi pare oculato.

Provo a dialogare con te. Come tu ritieni la libertà di opinione la più importante tra le libertà, così da parte mia ritengo che prima di parlare di una decisione sia imprescindibile leggerla. Non mi dire che il tuo era un discorso generale. Sei un grande conoscitore della mafia, e questo mi basta per pensare che hai scritto in riferimento alle ultime ordinanze. Oltre a leggerle, vanno inquadrate nella loro complessità e dando importanza ai dettagli.

Iniziamo dai dettagli. Il fine pena residuo. Converrai con me che se mancano dieci anni o dieci mesi non è proprio la stessa cosa. Il pubblico ministero e il suo parere favorevole. Non è che la mafia la conoscano solo cinque o sei pubblici ministeri, e anche qui spero converrai con me. Inoltre, mi ha colpito la richiesta di uno dei detenuti al 41 bis andato in differimento della pena. La riassumo: fatemi curare, dove volete voi, basta che mi fate curare. Umano, non ti pare? I dettagli sono importanti, coglierli aiuta, sono il pane quotidiano di ogni (bravo) magistrato.

Veniamo alla complessità. Non voglio discutere dei precedenti giurisprudenziali, mi diresti che hanno sbagliato tutto. Nemmeno del fatto che ogni giudice, se coraggioso, può farsi precedente da solo, almeno quando la legge usa formule elastiche (grave infermità psico-fisica). E lascio da parte la questione se è meglio rifarsi a formule elastiche (il senso di umanità) o ad un elenco di condizioni che riteniamo incompatibili con il carcere (donna incinta, AIDS conclamato, Parkinson, Alzheimer).

Mi interessano altre due questioni. La prima. Se monta lo scandalo sui giornali, gli esiti si faranno sentire. Il che va bene, ma il punto è come monta questo scandalo. Scambio di idee informate, di opinioni differenti? Dialogo insomma? Non mi pare proprio. Si straparla, il più delle volte. Come quando nel caso Viola la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia e il giornale per il quale scrivi ha intitolato "hanno riammazzato Falcone e Borsellino".

Una follia, che peraltro non è stata ripetuta quando la Corte costituzionale è intervenuta sull'ergastolo ostativo e i permessi premio. Ecco, la Consulta: quando dovrà decidere su queste tematiche, magari sul divieto di differimento per i 41 bis o altre simili ingegnate, sarà influenzata dalla polemica di oggi. Ti ripeto: fare pressione va bene, ma per Dio che sia informata (la lettura delle decisioni) ed esista un dialogo franco e aperto (tra diversi giornali, ma anche dentro lo stesso giornale, dando la parola a pensieri differenti).

Concludo. Ti sei scagliato contro la sorveglianza, lo spirito dei tempi, i diritti umani, la Corte di Strasburgo (anche a te è scappata la Consulta, chissà perché). Ognuno ha i suoi elenchi, ci mancherebbe. Ti voglio però ricordare i casi nei quali la pena, se a tempo determinato, termina al 41 bis. Passi dal 41 bis direttamente a casa, libero, con tutte le restrizioni del mondo, ma libero. Sembra irreale, incredibile. Invece capita, e spesso. Sai che ti dico? Che non ha alcun senso. Chissà se è a favore di Abele.