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di Emanuele Lauria


La Repubblica, 8 maggio 2020

 

Professor Flick, sono fondati i dubbi giuridici sul decreto legge allo studio del governo per rimettere in carcere i boss?

"La domanda è: si può fare un cambiamento delle regole in corso di partita? Il tema che discutiamo è quello della retroattività o meno di una legge che regola l'esecuzione della pena. Norme come quelle che prevedono, per ragioni gravi di salute, la detenzione domiciliare al posto del carcere incidono molto sulle libertà personali. E a lungo non hanno avuto il limite della non retroattività: insomma, dopo l'emanazione, valevano per il futuro come per il passato, sulla base del principio "tempus regit actum". Così aveva stabilito e ritiene tuttora la Cassazione. Ma la Corte Costituzionale di recente ha modificato questo orientamento".

 

Cosa afferma la Consulta?

"Afferma, esprimendosi sullo "spazza-corrotti", che è inammissibile impedire l'applicazione di misure alternative al carcere per fatti accaduti in tempi precedenti all'entrata in vigore della legge. Il principio è che un condannato deve conoscere prima le modalità della pena. Non so cosa farà il governo ma mi sembra difficile andare frontalmente contro la Consulta, solo due mesi dopo che si è espressa. Poi, se permette, c'è un'altra questione: non spetta a me dire se i giudici di sorveglianza abbiano sbagliato o meno, ma i loro provvedimenti andrebbero impugnati singolarmente. Così, agendo attraverso la modifica di una legge, si rischia di condizionare la sovranità della magistratura. E un ultimo aspetto mi rende perplesso".

 

Quale?

"Siamo rimasti tutti un po' colpiti di fronte alla rapida successione di decreti del presidente del consiglio dei ministri sull'emergenza Coronavirus. Non vorrei che questo discorso si estendesse ora anche ai decreti legge: siamo di fronte, per le scarcerazioni, al terzo in una settimana. Mi preoccupo che si arrivi a un'abitudine. È necessario ribadire la presenza forte del parlamento, invece di continuare a delegittimarlo".

 

Il tema del diritto alla salute va conciliato con quello alla sicurezza, con la certezza della pena...

"Io credo che già con le ultime norme varate dal governo, che prevedono il coinvolgimento del procuratore antimafia sulla concessione dei benefici, la bilancia tenda più verso la sicurezza. Di certo, il coronavirus ripropone il problema del sovraffollamento e dell'organizzazione del sistema sanitario delle carceri. Su questo punto serve un intervento. Lo Stato ha l'obbligo di farsi carico della salute del detenuto, forse più che di quella di un cittadino libero".