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di Mauro Giordano


Corriere di Bologna, 10 gennaio 2021

 

Merola: riflettere su pezzi di Stato contro i cittadini. Mollicone: urge commissione d'inchiesta. "Nelle 2000 pagine con le quali i giudici hanno motivato la condanna all'ex appartenente dei Nar, Gilberto Cavallini, per la strage alla stazione del 2 agosto c'è scritta parte della storia dell'Italia repubblicana", osserva il sindaco Virginio Merola che facendo riferimento al contenuto del dispositivo della Corte d'Assise sottolinea che "andrà letto e ponderato".

Ma intanto le reazioni alla sentenza tornano ad alimentare lo scontro politico, con parlamentari e parte del mondo di centrodestra che non risparmiano critiche al processo a Cavallini e al suo esito attuale definendolo "un castello di carte" e tornando a chiedere una commissione d'inchiesta sui fatti del 2 agosto 1980 e la desecretazione di alcuni atti.

L'aspetto sul quale Merola chiede di riflettere però è il fatto di "aver visto in azione in quegli anni non solo terroristi neri e piduisti ma pezzi dello Stato che agivano contro le istituzioni e i cittadini", aggiungendo che "il Comune è stato parte civile in questo procedimento e lo sarà in quello sui mandanti". Tanto merito ricorda il sindaco va dato all'Associazione familiari delle vittime, che con il vicepresidente Paolo Lambertini commenta in modo soddisfatto. "La sentenza è sostanziosa, si è fatta attendere ma ne è valsa la pena" dice Lambertini. A loro arriva la vicinanza del deputato del Pd, Andrea De Maria: "Queste motivazioni sono molto importanti e non vanno sottovalutate a livello politico e istituzionale, serve piena luce anche su quelle responsabilità. Ha ragione il presidente dell'associazione, Paolo Bolognesi, quanto chiede di fermare chi continua a proporre piste alternative per mettere in discussione le responsabilità dei terroristi neofascisti".

Per il deputato di Italia Viva, Luigi Marattin, "fa riflettere che l'Italia sia l'unico Paese avanzato in cui il fatto che le stragi abbiano avuto conniventi nelle istituzioni non è una cosa che si legge nei blog dei complottisti ma nelle sentenze dei tribunali". Soddisfazione è arrivata anche i deputati del movimento cinque stelle della commissione Giustizia alla Camera.

La pensa diversamente Federico Mollicone, deputato di Fratelli d'Italia e fondatore dell'intergruppo parlamentare "La verità oltre il segreto", della quale fa parte anche in senatore di FdI, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, che preferisce non commentare ma ricorda che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, "ha deciso di non desecretare quegli atti che contribuirebbero a raggiungere la verità storica". Mollicone (così come lo scrittore e giornalista Massimiliano Mazzanti) punta il dito sul fatto che non sia stata fatta chiarezza sull'86esima vittima. "È necessario e urgente costituire una nuova commissione d'inchiesta - commenta Mollicone. La pista palestinese non è campata in aria.

Non vorremmo che a colpi di sentenze i magistrati bolognesi stessero affermando dei depistaggi. Non possiamo che chiedere l'invio di tutti i documenti delle commissioni d'inchiesta oggi vincolati dal segreto di Stato o dal segreto funzionale, alla procura di Bologna o quella di Roma così da affrontare nuovamente il processo nel suo complesso". L'ex parlamentare del Pdl, Enzo Raisi, si dice "stupito per diverse cose e sconvolto dagli 11 denunciati tra i testimoni della difesa, una cosa che non mi era mai capitata di vedere".