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di Marco Galvani


Il Giorno, 12 gennaio 2021

 

Nel carcere di Monza sono tantissimi i detenuti positivi e il restante è in quarantena. Emergenza Covid in carcere, gli agenti chiedono rinforzi e più sicurezza. "I contagi tra gli agenti continuano e per chi rimane in servizio i turni stanno diventando massacranti. Il livello di stress psicologico è altissimo e non sappiamo quanto il sistema potrà reggere".

A denunciare la situazione all'interno della Casa circondariale di Monza è Domenico Benemia, segretario della Uil-Pa penitenziaria: "Il clima è ogni giorno peggiore e per questo è necessario rivedere l'utilizzo degli uomini a disposizione". Il sindacalista punta il dito innanzitutto contro il "personale assegnato alle cariche fisse", impiegato ad esempio negli uffici, che "non partecipa a sostenere i turni nei reparti detentivi" e addirittura "continua a usufruire nella maggior parte dei casi della settimana compattata", cioè lavorano dal lunedì al venerdì e nel fine settimana sono a casa.

Mentre gli agenti assegnati alle sezioni che ospitano i detenuti devono garantire una copertura 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma allo stesso tempo si ritrovano a fare i conti con un alto numero di assenze per malattia, soprattutto a causa del Covid. C'è chi è stato contagiato, chi è a casa in quarantena, sta di fatto che "chi rimane si trova costretto a fare molte ore di straordinario e anche a saltare i giorni di riposo", denuncia Benemia.

Per questo il sindacalista ha scritto al direttore del carcere di via Sanquirico, Maria Pitaniello, e al provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, Pietro Buffa, rivolgendo loro un appello per intervenire a sostegno dei circa 350 agenti di Monza. Mediamente sarebbero una cinquantina gli agenti assenti, in un istituto che conta 600 detenuti. Oggi metà delle sezioni detentive "vedono la presenza della grandissima parte dei detenuti positivi al Covid, e la restante parte, non positiva, è in quarantena".

In questo scenario, mette in evidenza il sindacalista, "il personale, bardato di tutto punto, essendo ridotto nel numero è costretto a uscire dalle sezioni anche per le più elementari necessità senza alcuna tutela o sanificazione, rischiando così di contaminare anche gli ambienti comuni che precedono le sezioni". Il risultato è una "evidente sofferenza del personale che sta raggiungendo il limite di saturazione". Per questo "occorre rivedere le reali priorità all'interno del carcere e serrare i ranghi per fronteggiare e superare questa emergenza limitando al minimo i rischi. Per tutti".