Ansa, 23 giugno 2010

“Dopo le proteste nelle scorse notti dei detenuti del carcere di Genova Marassi, che hanno dato vita ad una serie di rumorose proteste battendo oggetti sulle inferriate delle celle, e il tentativo di rivolta messo in atto ad inizio mese da 7 detenuti tunisini con 4 agenti di polizia penitenziaria feriti ed un principio di incendio fortunatamente scongiurato, ancora un grave episodio di violenta nel penitenziario della Valbisagno”. La denuncia è di Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto e commissario straordinario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
Questa mattina c’è stata ancora un’aggressione ad un poliziotto penitenziario a Marassi, l’ennesima. Alle 11 circa - racconta il sindacalista - un detenuto tunisino detenuto al secondo piano della Seconda sezione, ha proditoriamente sferrato dallo spioncino della cella un violento pugno all’agente di Polizia Penitenziaria in servizio presso quel reparto: l’agente è riuscito in parte ad evitare il colpo, rimanendo comunque ferito al labbro superiore. Al collega va naturalmente la nostra vicinanza e solidarietà, ma ci domandiamo quante aggressioni ancora dovrà subire il nostro personale perché si decida di intervenire concretamente sulle criticità di Marassi?”. Martinelli aggiunge che “questa ennesima aggressione ci preoccupa”.
Il leader sindacale spiega che la “carenza di personale di Polizia Penitenziaria (oltre 160 agenti in meno negli organici!) , il pesante sovraffollamento (quasi 800 detenuti presenti a Marassi, circa il 60% gli stranieri rispetto ai 450 posti letto regolamentari), con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite, sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi”.
Spesso, come a Genova Marassi, fa notare Martinelli, il personale di polizia penitenziaria “è stato ed è lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensione, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Le tensioni in carcere crescono in maniera rapida e preoccupante: bisogna intervenire tempestivamente per garantire adeguata sicurezza agli agenti e alle strutture!’.
“Sgomenta constatare la frequente periodicità con cui avvengono queste aggressioni -conclude Martinelli- credo allora che servano provvedimenti veramente punitivi per i detenuti che in carcere aggrediscono gli agenti o provocano risse: penso ad esempio a un efficace isolamento giudiziario o anche, in analogia a quanto avviene ad esempio in America, che i detenuti più aggressivi possano essere eventualmente contenuti anche nelle sezioni detentive con manette e catene. In una situazione di emergenza, come è quella attuale, servono provvedimenti straordinari”.