Agi, 1 agosto 2010

Con il macabro record di almeno 5.000 esecuzioni, anche quest’anno la Cina si aggiudica il lugubre primato di Paese con il maggior numero di condannati a morte: l’88 per cento del totale (almeno 5.619, in lieve calo rispetto al 2008). Seguono l’Iran (almeno 402), l’Iraq (almeno 77), l’Arabia Saudita (almeno 69), lo Yemen (almeno 30). I dati del rapporto 2010 sulla pena di morte di “Nessuno tocchi Cain”, diffusi ieri a Roma, indicano che dei 43 mantenitori della pena capitale, 36 sono Paesi dittatoriali, autoritari o illiberali.
Avvertono i curatori del dossier, anche quest’anno curato da Elisabetta Zamparutti: molti di questi Stati non forniscono statistiche ufficiali sulla pratica della pena di morte, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto più alto.
Le altre esecuzioni “sicure” dono avvenute in: Sudan e Vietnam (almeno 9), Siria (almeno 8), Egitto (almeno 5), Libia (almeno 4), Bangladesh (3), Thailandia (2), Corea del Nord (almeno 1) e Singapore (1). È possibile che esecuzioni siano state effettuate anche in Malesia, anche se non ne risultano ufficialmente. “A ben vedere - si legge nel rapporto - in tutti questi Paesi, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili”.
Sul terribile podio dei primi tre Paesi che nel 2009 hanno compiuto più esecuzioni figurano dunque tre Stati autoritari: la Cina, l’Iran e l’Iraq. Anche se Pechino continua a considerare la pena di morte un segreto di Stato, negli ultimi anni si sono succedute notizie anche di fonte ufficiale, in base alle quali le condanne a morte emesse dai tribunali cinesi sarebbero via via diminuite fino al 30%, rispetto all’anno precedente. Tale diminuzione è stata più significativa a partire dal primo gennaio 2007 - rivelano da Nessuno tocchi Caino - quando è entrata in vigore la riforma in base alla quale ogni condanna a morte emessa in Cina da tribunali di grado inferiore deve essere rivista dalla Corte Suprema.
Secondo le stime della Dui Hua Foundation, il numero dei detenuti giustiziati in Cina potrebbe essere diminuito della metà rispetto ai 10.000 giustiziati di cui ha parlato per la prima volta nel 2004 un delegato al Congresso Nazionale del Popolo. Tuttavia dati e percentuali non sono verificabili fintanto che permane il segreto di Stato sul numero reale di condanne a morte ed esecuzioni. La Fondazione Dui Hua, diretta da John Kamm, un ex dirigente d’affari che si è votato alla difesa dei diritti umani e che continua a mantenere buoni rapporti con funzionari governativi cinesi, stima che siano state effettuate “circa” 5.000 esecuzioni nel 2009, in lieve calo rispetto al 2008 quando, secondo la Fondazione, “ha superato le 5.000 e può essersi avvicinato alle 7.000”.
Anche nel 2009, l’Iran si è piazzato al secondo posto di Stato-boia al mondo. In base a un monitoraggio dei principali quotidiani iraniani e alle notizie direttamente fornite da organizzazioni umanitarie come Iran Human Rights, nel Paese sono state calcolate almeno 402 esecuzioni nel 2009, 339 delle quali sono state riportate da media ufficiali iraniani. È il numero più alto dal 2000. Nel 2008 erano state messe a morte almeno 350 persone (282 riportate da media ufficiali iraniani). Secondo l’agenzia di stampa Hrana (Human Rights Activists News Agency) sono state 562 le esecuzioni per omicidio, stupro, droga e reati di opinione praticate nella Repubblica Islamica nell’anno iraniano che va dal 21 marzo 2009 al 20 marzo 2010. Secondo le notizie riportate da media ufficiali nel 2010, al 30 giugno erano già state effettuate almeno 132 esecuzioni. Ma i dati reali potrebbero essere più alti.
Nel 2009 sono state giustiziati almeno 5 persone che al momento del reato erano minorenni, in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Nel 2008 l’Iran era stato l’unico Paese al mondo in cui risulta sia stata praticata la pena di morte nei confronti di minori (almeno 13). Nel 2007 ne erano stati impiccati almeno 8. L’impiccagione è stato il metodo “preferito” con cui è stata applicata la Sharia, ma è stata praticata anche la lapidazione in almeno due casi nel 2008 e uno nel 2009 e, in un caso, anche la fucilazione. A riprova della recrudescenza del regime iraniano, anche nel 2009 sono continuate le esecuzioni di massa. Tra il 20 e il 21 gennaio, in soli due giorni, in Iran sono state impiccate diciannove persone. Nel solo mese di maggio sono state impiccate 52 persone, di cui 21 nella settimana tra il 2 e l’8. Il numero delle esecuzioni è drammaticamente aumentato dall’inizio delle manifestazioni pro-democrazia dell’estate 2009. Nel 2010, non vi è stato alcun segno di una inversione di tendenza. Le esecuzioni di massa sono continuate: nel mese di aprile sono state impiccate almeno 28 persone, 11 tra l’8 e il 9 maggio e almeno 26 tra il 18 e il 31 maggio, in sette diverse città. Il numero delle esecuzioni è notevolmente cresciuto in vista del primo anniversario della sollevazione popolare del 12 giugno seguita alle elezioni presidenziali. Tra il 3 e il 9 giugno, sono state impiccate 22 persone in cinque città.
Nel corso del 2009 sono state emesse le prime condanne a morte per la partecipazione alle manifestazioni di piazza contro i risultati truffaldini delle elezioni presidenziali del 12 giugno che hanno portato alla riconferma di Mahmoud Ahmadinejad. Nel 2010 sono state effettuate le prime esecuzioni. Non c’è solo la pena di morte, secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati. Migliaia di ragazzi subiscono frustate per aver bevuto alcolici o aver frequentato feste cui partecipano maschi e femmine.
Il terzo posto del tetro podio è occupato dall’Iraq, per la prima volta dalla caduta di Saddam Hussein (9 aprile 2003) e il successivo ripristino della pena capitale. Sono state effettuate almeno 77 esecuzioni (34 nel 2008 e 33 nel 2007), secondo i dati comunicati dalla Corte Suprema irachena. In base alla Corte, i prigionieri erano stati riconosciuti colpevoli in “casi legati al terrorismo”. Le impiccagioni avvengono attraverso una forca di legno in un’angusta cella del carcere al Kadhimiya, ex quartiere generale dell’intelligence di Saddam, nel quartiere sciita Kadhimiya di Baghdad. Non ci sono registrazioni ufficiali di queste impiccagioni, tuttavia sarebbero centinaia le persone giustiziate in questo luogo dalla fine del regime di Saddam. Oltre che assassini e stupratori, gli impiccati sarebbero in prevalenza insorti, ai quali verrebbe quindi riservata la stessa giustizia sommaria che di solito loro praticano sui loro sequestrati.

In calo paesi boia: 18 nel 2009, contro i 26 del 2008

L’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni, si è confermata nel 2009 e anche nei primi sei mesi del 2010. Lo rivela il rapporto 2010 di “Nessuno tocchi Caino” che sottolinea come nel 2009 i Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali siano stati 18 contro i 26 del 2008 e 2007. I Paesi o i territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica, si legge nel dossier, sono oggi 154. Di questi, gli Stati totalmente abolizionisti sono 96; gli abolizionisti per crimini ordinari sono 8; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono 6; i Paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte, sono 44.
Il graduale abbandono della pena di morte è anche evidente dalla diminuzione del numero di esecuzioni nei Paesi che ancora le effettuano: nel 2009 sono state almeno 5.679, a fronte delle almeno 5.735 del 2008 e delle almeno 5.851 del 2007. Nel 2009 e nei primi sei mesi del 2010, non si sono registrate esecuzioni in 9 Paesi che le avevano effettuate nel 2008: Afghanistan, Bahrein, Bielorussia (che però ne ha effettuate due nei primi mesi del 2010), Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Mongolia (che nel frattempo ha deciso una moratoria delle esecuzioni), Pakistan, Saint Kitts e Nevis e Somalia. Viceversa, 3 Paesi hanno ripreso le esecuzioni: Thailandia (2) nel 2009, dopo uno stop nel 2008; Taiwan (4) e Autorità Nazionale Palestinese (5) nel 2010, dopo cinque anni di sospensione.
Ancora una volta, l’Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Se stimiamo che in Cina vi sono state circa 5.000 esecuzioni (più o meno come nel 2008 e, comunque, in calo rispetto agli anni precedenti), il dato complessivo del 2009 nel continente corrisponde ad almeno 5.608 esecuzioni (il 98,7%), in calo rispetto al 2008 quando erano state almeno 5.674. Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico Paese del continente che ha compiuto esecuzioni (52) nel 2009.
In Africa, nel 2009 la pena di morte è stata eseguita solo in 4 Paesi (con la Somalia, erano stati 5 nel 2008) dove sono state registrate almeno 19 esecuzioni - Botswana (1), Egitto (almeno 5), Libia (almeno 4) e Sudan (almeno 9) - come nel 2008 e contro le almeno 26 del 2007 e le 87 del 2006 effettuate in tutto il continente. In Europa, la Bielorussia continua a costituire l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte. Nel 2009 non sono state effettuate esecuzioni, ma nel marzo 2010 due uomini sono stati giustiziati per omicidio.

In Europa i casi Bielorussia e Russia

L’Europa sarebbe un continente totalmente libero dalla pena di morte se non fosse per la Bielorussia e la Russia. Lo rivelano i dati sulla pena di morte dell’ultimo rapporto di “Nessuno tocchi Caino”. La Bielorussia anche dopo la fine dell’Unione Sovietica non ha mai smesso di condannare a morte e giustiziare i suoi cittadini: secondo stime non ufficiali, circa 400 persone sono state giustiziate a partire dal 1991.
In base a dati ufficiali, oltre 160 sentenze capitali sono state eseguite dal 1997 al 2008. In questo periodo, una sola persona condannata a morte è stata graziata dal presidente Alexander Lukashenko. Nel 2009 non sono state effettuate esecuzioni, ma nel marzo 2010 due uomini sono stati giustiziati per omicidio. Nel 2008, erano state effettuate 4 esecuzioni. La Russia, sebbene ancora Paese mantenitore, è impegnata ad abolire la pena di morte in quanto membro del Consiglio d’Europa e dal 1996 rispetta una moratoria legale delle esecuzioni.
Per quanto riguarda il resto dell’Europa, a parte la Lettonia che prevede la pena di morte solo per reati commessi in tempo di guerra, tutti gli altri Paesi hanno abolito la pena di morte in tutte le circostanze.