Adnkronos, 7 agosto 2010

“È del tutto evidente che la crescente tensione nelle carceri italiane sta raggiungendo limiti preoccupanti”. È quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), la prima e più rappresentativa organizzazione di categoria, che si dice anche ancora un volta molto preoccupato per quanto avvenuto nelle ultime ore in alcuni penitenziari del Paese.
“Nonostante la dichiarazione d’emergenza del 13 gennaio scorso del Governo però - prosegue Capece - stentano a vedersi interventi concreti per ridurre il pesante sovraffollamento e la violenza in carcere è sempre all’ordine del giorno. Solo nella giornata di ieri 4 agenti di Polizia penitenziaria hanno rischiato la vita nel carcere di Genova Marassi per un principio di incendio provocato da un detenuto straniero, altri colleghi sono stati aggrediti a Messina mentre questa notte un detenuto tunisino si è suicidato, a Brindisi”.
“È del tutto evidente - spiega ancora Capece - quali e quanti siano le criticità del sistema. Eppure si continua ad ignorare, a più di sei mesi dalla dichiarazione dello stato d’emergenza per la questione penitenziaria, che le carceri stanno per esplodere, con quasi 69mila detenuti presenti. Si continua a voler ignorare che 172 istituti penitenziari italiani su 204, pari all’84,31%, superano la capienza regolamentare. E che 103 istituti su 204, pari al 50,49%, superano la capienza tollerabile”.
“La mancata previsione ed approvazione di interventi strutturali sull’esecuzione della pena e sul sistema penitenziario nazionale - conclude Capece - hanno nuovamente portato gli istituti di pena del Paese in piena emergenza, lasciando soli a loro stessi gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che conta carenze quantificabili in 6mila unità. E intanto il più volte annunciato piano carceri non vede luce e le annunciate assunzioni di 2mila nuovi agenti restano solamente una dichiarazione d’intenti”.