Ansa, 9 settembre 2010

"Un detenuto - R.P. con un carcinoma alla prostata - dovrà effettuare le 42 sedute di radioterapia andando avanti e indietro dal carcere di Buoncammino all'ospedale oncologico accompagnato dalla scorta. Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari gli ha infatti negato gli arresti domiciliari perfino in una struttura sanitaria. È il più evidente esempio di un trattamento afflittivo aggiuntivo immotivato da ragioni di sicurezza e ispirato piuttosto a un concetto vendicativo della pena detentiva".
Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme" avendo appreso la decisione dei Giudici che, dopo una pausa di riflessione di una settimana e dopo aver messo a confronto le opposte tesi di due periti uno di parte e l'altro del Tribunale, hanno negato i "domiciliari" nonostante anche i Medici del Centro Clinico avessero suggerito la misura alternativa alla detenzione per il periodo di cura.
"Non è la prima volta purtroppo - sottolinea la presidente di SdR - che viene negato dalla Magistratura di Sorveglianza il differimento pena in casi di malattie oncologiche. È accaduto nei mesi scorsi anche a Cagliari a una detenuta M.L. con un tumore al seno che ha dovuto sostenere un ciclo di 30 sedute restando nella sezione femminile di Buoncammino. In entrambi i casi ha sopperito al disagio la sensibilità della scorta ma resta inspiegabile la decisione. Oltre alla situazione fisica e psicologica del paziente tumorale, la struttura detentiva non può garantire quelle condizioni igienico sanitarie indispensabili nella delicata fase della terapia".
"La scelta dei Giudici - evidenzia ancora Caligaris - appare in contrasto non solo con gli articoli 27 e 32 della Costituzione ma anche con la recente sentenza della sezione penale della Cassazione che, a prescindere dalla compatibilità, raccomanda l'umanizzazione della pena soprattutto con riguardo ai detenuti che non versano in felici condizioni di salute. Ma evidentemente la presenza di un carcinoma e la necessità di una cura radioterapica non sono stati sufficienti per giustificare una collocazione in una struttura alternativa. Resta da chiedersi chi si dovrà assumere la responsabilità di una eventuale infiammazione o complicazione dovuta alle condizioni ambientali in un Istituto di impianto ottocentesco come quello cagliaritano".