L’Unione Sarda, 1 ottobre 2010

Ancora in alto mare il passaggio della Sanità penitenziaria dallo Stato alla Regione. Il direttore Pala: “Il Ministero paga 700 mila euro per le prestazioni esterne di medici e infermieri di Asl 8 e Brotzu”.
Vedi le foto R egione e Commissioni consiliari si rimpallano le competenze, nel frattempo i detenuti di Buoncammino e Sassari si vedono privati del bene più prezioso: la salute. Dal 4 ottobre i centri clinici dei due istituti di pena verranno chiusi. I direttori hanno finito i fondi e saranno costretti a tagliare le prestazioni mediche. La Sardegna ha il poco invidiabile primato di essere una delle ultime Regioni d’Italia cha ancora non ha completato il passaggio delle competenze in materia di Sanità penitenziaria tra Stato e, appunto, Regione.
A segnalare una situazione scandalosa, che potrebbe essere affrontata anche dalla magistratura, è Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo diritti riforme. “Da lunedì chiuderanno i centri diagnostico-terapeutici (Cdt) delle carceri di Buoncammino e di San Sebastiano. Dallo stesso giorno, inoltre, i detenuti vedranno ridotto il servizio medico-infermieristico-farmaceutico. È una conseguenza della nota del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria che ha richiesto un piano di rientro delle spese per l’assistenza sanitaria”.
Per Maria Grazia Caligaris il colpevole è uno solo. “Questa grave situazione richiama le responsabilità della Regione che non ha ancora provveduto a varare la norma di attuazione relativa al passaggio della Sanità penitenziaria al Servizio sanitario regionale. La Regione, oltre a pagare sanzioni, rischia la nomina da parte del Governo di un Commissario ad acta se con provvedimento urgente non garantirà le spese per l’assistenza sanitaria almeno fino all’approvazione della norma. La Commissione paritetica Stato-Regione è stata convocata per il 13 ottobre per varare, dopo le richieste di integrazione avanzate dalla Commissione autonomia del Consiglio regionale, il dispositivo che dovrà avere il parere dell’Assemblea”.
Nel centro clinico del carcere cagliaritano sono ricoverati 33 detenuti. Se entro lunedì non arriveranno soldi per evitare la chiusura, i pazienti cronici saranno trasferiti in istituti del continente. Gli altri negli ospedali cittadini, sempre che siano a disposizione gli agenti per il piantonamento. Una situazione aggravata dalla mancata apertura del reparto penitenziario dell’ospedale Santissima Trinità pronto ma di fatto inoperativo per la cronica mancanza di poliziotti.
Il direttore di Buoncammino Gianfranco Pala è amareggiato. “Il Dipartimento ha chiesto il taglio dei costi e non ho altra soluzione che chiudere il reparto”. Pala è esplicito. “Non capisco perché la Regione stia bloccando il passaggio di competenze. La situazione è ridicola: ogni anno il Ministero paga alle Aziende sanitarie 700 mila euro per le prestazioni esterne di medici e infermieri di Asl 8 e Brotzu”. Soldi che se usati con intelligenza e non per pagare il doppio contratto sarebbero più che sufficienti per gestire il problema.

Nuovo carcere: per noi solo sei posti di lavoro

“Per noi è stato un sacrificio, in cambio, sul piano dell’occupazione, abbiamo ottenuto davvero poco”. Torna sulla questione del nuovo carcere che sta sorgendo nella zona di Santa Lucia, il sindaco di Uta Giuseppe Pibia. “Non sono contro il progetto, che ho condiviso comunque anche quando ancora non ero sindaco, ma da sindaco, appena eletto, ho chiesto con forza che in cambio della destinazione d’uso di terreni agricoli la nostra comunità ricevesse in cambio opportunità occupative importanti. I numeri parlano a nostro sfavore, su circa cento persone che lavorano per conto della società che si è aggiudicata la costruzione del carcere, la Opere Pubbliche, a noi sono toccati appena cinque o sei posti di lavoro.
Hanno scelto altre maestranze”, spiega Pibia. “Appena eletto ho chiesto un incontro urgente con i responsabili della società, ma alla mia convocazione nessuno si è presentato. Esistono ora altre opportunità per riuscire a recuperare nuovi posti di lavoro che ci sono offerte da un’area residua di servizi nelle vicinanze dell’istituto di pena. Ecco, questa zona noi vorremmo gestirla come amministrazione pubblica per creare strutture per quell’indotto che fa riferimento al nuovo carcere sardo. Ecco, almeno su questo versante si potranno davvero recuperare quei benefici che Uta non è riuscito ad avere dai cantieri”.
Insomma, Giuseppe Pibia sembra deciso a recuperare il tempo perduto e far ripartire il confronto. Anche perché tra giugno e luglio del 2011 i lavori del carcere saranno completati e bisognerà pensare seriamente alle infrastrutture.