di Stefania Marasco

 

Gazzetta del Sud, 25 novembre 2010

 

La pioggia si sente da lontano, un’eco che rimbalza attraverso il lungo corridoio che ti introduce nel mondo che immagini. É fatto di sbarre, di rumori lontani. Poi, la grande sala, gli occhi di chi scruta quei visitatori che, a loro volta, con gli occhi bassi vogliono capire. Da contrada Castelluccio si vuole ripartire, ascoltando la voce della cultura che non fa differenze. Nonostante una platea divisa in due e, forse, anche più di due.
Ci sono detenuti, ospiti, autorità. Al centro, però, c’è la cultura quella che rende liberi, quella che fa guardare oltre. É un passo in avanti per trasformare le parole in fatti. Parole da leggere, per creare un ponte fra il dentro e il fuori. “Leggere è uguale per tutti” lo slogan della manifestazione che ha avuto come palcoscenico l’auditorium del carcere. Una delle tante, hanno ribadito durante il convegno - durante il quale è stato presentato il libro di Antonello Mangano “Gli africani salveranno l’Italia”. Un’occasione di incontro e confronto. Mondi vicini e spesso così lontani. Perché in carcere c’è il reo, colui al quale però deve essere data l’opportunità di riscatto, di crescita. E il direttore dell’Istituto penitenziario, Antonio Galati, con il Sistema bibliotecario vibonese, diretto da Gilberto Floriani ha voluto aprire questa porta. Portare la cultura dentro il carcere, avvicinare i detenuti ai libri, creare le condizioni per guardare a quel futuro che, troppo spesso, con la privazione della libertà, diventa buio. E la luce della cultura, invece, è voluta entrare.
Tutti insieme per parlare di integrazione, immigrazione. In silenzio, i detenuti. Attenti ad ascoltare, a guardare. Un’integrazione a tratti, scandita da distanze che la legge impone. Distanze non solo materiali, però. Tangibili nelle espressioni, nella ricerca. Un primo passo, però, “perché la cultura - ha spiegato Galati - è la base per l’evoluzione, all’interno del carcere ci sono detenuti di diverse etnie. In tutto sono presenti 40 culture e nazionalità, questo è solo un momento pubblico, ma grazie alla convenzione con il Sistema bibliotecario sarà possibile ripristinare la nostra vecchia biblioteca”.
Si invoglia alla lettura, alla crescita e “sono già evidenti i segnali - ha aggiunto - con un maggior numero di prestiti”. Non solo lettura, però, perché anche la didattica resta una priorità “esistono anche - ha proseguito - corsi di lingua italiana per stranieri oltre alle classi che vedono iscritti circa 120 detenuti”. Questo il percorso, attraverso iniziative che “non sono solo simboliche - ha spiegato Floriani - . Noi collaboriamo e il nostro punto di incontro è stato il diritto universale alla cultura”. In questo contesto, quindi, si inserisce il protocollo d’intesa che permette ai volontari di portare libri, proporre letture e così anche per il progetto Penny Wilton - del quale ieri ha parlato il prof. Marco Gatto.
Un libro in cui immergersi, in cui ritrovarsi e ripartire. Parole evocative anche dietro le sbarre e così anche il volume di Mangano. Un’occasione per riflettere, sull’immigrazione, contro i luoghi comuni. Quelli che rimandano ai fatti di Rosarno, dai quali Mangano è partito e come lui Giuseppe Pugliese, per ricordare “che queste sono persone che vengono a lavorare, non a chiedere l’elemosina”. Lavoratori e leggi, sulle quali in particolare si è soffermato l’avv. Giacinto Inzillo, critico sulla normativa che “ha equiparato un clandestino ad un delinquente abituale”. Questione d’integrazione, anche questa. Per porsi delle domande. Domande anche su quanto accaduto ieri. Sul potere della cultura, sull’ipocrisia che spesso non aiuta. Su un libro che sa parlare, forse anche di più.