La Gazzetta di Mantova, 25 novembre 2010

 

È emergenza affollamento per il carcere di Mantova. I numeri forniti dal direttore sono eloquenti in proposito. La Casa circondariale di via Poma, a fronte di una tolleranza ordinaria di 120 detenuti e di una capienza massima di 180, al momento ne ospita 233. Un dato che definire “al limite” è quantomeno eufemistico. Tra i carcerati vi sono quelli in attesa di giudizio, coloro che hanno presentato istanza di appello e i condannati in via definitiva. “Quando nel 1980 presi incarico a Mantova - dice il direttore del carcere Enrico Baraniello - i detenuti qui erano un centinaio”.
Le celle di reclusione hanno diversa capienza: si va dalla cella singola a quella che dovrebbe ospitare otto o nove detenuti. Il condizionale è d’obbligo in quanto il problema del sovraffollamento va inevitabilmente a falsare questi che sono dati teorici. Attualmente in via Poma i detenuti per cella vanno da un minimo di tre ad un massimo di dodici.
A farne le spese, come è chiaro immaginare, le condizioni degli spazi vitali: celle con letti a castello tripli e ambienti di nove metri quadrati per tre persone. “Una possibile soluzione per non gravare ulteriormente sul carcere - afferma Luigi Fasanelli, magistrato di sorveglianza del tribunale di Mantova - può essere quella di trattenere gli arrestati per reati minori, in attesa di processo per direttissima, nelle celle della questura e delle varie caserme”. Prosegue il magistrato: “Vi sono almeno due forme alternative alla detenzione “tout-court”: l’ammissione al lavoro esterno e la semilibertà. Entrambe le soluzioni però sono possibili solo nel caso in cui il detenuto abbia un’attività lavorativa da svolgere, e di questi tempi sappiamo bene quanto sia complesso trovare un’occupazione”.
Al sovrannumero dei detenuti si aggiunge la mancanza di un numero congruo di agenti di sorveglianza. Idealmente dovrebbero essere 96 i funzionari di polizia penitenziaria in forza alla Casa circondariale, mentre in servizio sono solamente una quarantina. In proposito il prefetto Mario Ruffo auspica un “reintegro del turnover del personale - ridotto dai pensionamenti e numerosi trasferimenti - per ripristinare il numero ottimale di agenti in servizio”. Come afferma il magistrato Fasanelli in conclusione: “Si va avanti solamente grazie alla dedizione ed alla abnegazione del personale di servizio. Ma mi chiedo quanto sia giusto che lo Stato esiga questo da noi”.

Un Sos anche dagli uffici di sorveglianza

Se il carcere di via Poma è sovraffollato, gli uffici del magistrato di sorveglianza presentano il problema opposto. “Abbiamo sei posti scoperti su nove - dice Baraniello al prefetto Ruffo in visita - sopravviviamo grazie a due unità del personale dell’ufficio del giudice di pace”. “Il problema dell’edilizia carceraria è da risolvere ma la questione dell’ufficio unico non è da meno - afferma il magistrato - auspichiamo un unico Palazzo di giustizia che comprenda tutti gli organi”. La magistratura di sorveglianza opera a sentenza definitiva e ha il compito di vigilare sull’esecuzione della pena nel rispetto dei diritti del detenuto. Oggi il Prefetto sarà in visita all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione.