Il Resto del Carlino, 4 gennaio 2011

 

I termosifoni sono accesi soltanto dieci ore su 24 e le volontarie lavorano a maglia per riscaldare i carcerati. Detenuti al fresco, in tutti i sensi. Tra i volontari che danno un supporto esterno al carcere di via Settembrini ci sono donne che, in questi giorni, sferruzzano per confezionare berretti di lana da consegnare ai detenuti infreddoliti.
Il motivo? Alla Pulce la notte fa molto freddo. I termosifoni infatti sono accesi soltanto dieci ore su 24. Lo stabilisce il contratto con la ditta fornitrice di calore tramite il teleriscaldamento. E quando si va sotto zero, nelle celle il gelo si sente. Al punto che tra i detenuti c’è chi protesta.
E se si indaga sui motivi del “riscaldamento ridotto”, due sono le versioni che vengono alla luce: la prima - fonte sindacale - vuole che il risparmio sul calore sia uno degli effetti dei tagli dell’ultima Finanziaria, la seconda - direzione - dice che non sarebbe una novità: il problema si era posto già l’anno scorso. Dalla direzione della casa circondariale, da noi interpellata ieri, giungono rassicurazioni: il problema verrà affrontato quanto prima per trovare una soluzione. Non si capisce, infatti, perché nel carcere di Modena il problema del freddo nelle celle non esista e a Reggio sì.