di Roberto Zichittella


Famiglia Cristiana, 2 dicembre 2021

 

"Aumenta il numero dei reclusi. Molti scontano pene brevi. Per loro sarebbero auspicabili altre soluzioni nei luoghi di accoglienza previsti".

Dal 2016 Mauro Palma, nel ruolo di presidente dell'Autorità garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale, tasta il polso delle carceri italiane. Lo fa dal suo ufficio di Trastevere alle spalle del carcere di Regina Coeli e con le visite periodiche nelle strutture carcerarie. In una mattina di novembre, mentre sorseggia un caffè, Palma ci spiega che oggi, parlando di carceri in Italia, si vedono luci e ombre.

"L'aspetto positivo", dice Palma, "riguarda i buoni propositi e l'impostazione ideale sia della ministra Cartabia sia del capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Apprezzo, per esempio, che nel semestre appena iniziato di Presidenza italiana del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, sia programmato a Venezia per il 13 e 14 dicembre un vertice dei ministri della Giustizia dedicato al tema della giustizia riparativa, intesa anche come ricomposizione sociale e non solo come alternativa alla pena. Il problema, però, è tradurre i buoni propositi in una realtà che resta molto negativa".

Un primo aspetto negativo è l'aumento delle persone che vanno in carcere. Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31 ottobre erano presenti nei 189 istituti di pena 54.307 detenuti. "I numeri hanno ripreso a crescere, con oltre 300 persone in più solo nel mese di ottobre", osserva Palma, "e mi preoccupa soprattutto la crescita delle persone che sono dentro per scontare pene brevissime.

A fine ottobre erano detenute in carcere per scontare una pena inferiore a un anno ben 1.211 persone, altre 5.967 per una pena da uno a tre anni. Questo aspetto richiama non solo la responsabilità del ministero della Giustizia e la cultura dei giudici, ma anche quella del territorio, perché queste sono persone che non hanno trovato risposte nel territorio e sono finite in cella. Eppure sono previsti luoghi di accoglienza per chi ha bisogni sociali, ma si stenta a mandarci le persone".

Per il garante, uomo di lunga esperienza nel campo della giustizia e dei diritti umani, sempre attento al contesto sociale che c'è attorno al carcere, questo fenomeno è la spia di un timore diffuso verso chi viene percepito come una minaccia. Alla fine chiudere in cella una persona diventa la soluzione più facile. "È una tendenza culturale, ormai riproponiamo nel carcere l'abbandono sociale che molti vivono all'esterno".

Palma cita l'articolo 32 del Regolamento carcerario, in base al quale "i detenuti e gli internati, che abbiano un comportamento che richiede particolari cautele, anche per la tutela dei compagni da possibili aggressioni o sopraffazioni, sono assegnati ad appositi istituti o sezioni dove sia più agevole adottare le suddette cautele".

"Ormai", spiega Palma, "le cosiddette sezioni 32 si stanno realizzando in tutte le carceri. Dovevano essere un'eccezione del sistema, invece stanno diventando la regola, in base al principio che più sei difficile più devi stare dentro. Ma stare sempre dentro una cella innesca fenomeni di regressione; invece ribadisco che le persone in carcere devono avere un altrove, per esempio trascorrendo la mattina non nei corridoi, ma in attività scolastiche o lavorative, ovviamente sempre in sicurezza".

Tra i fragili ci sono i detenuti con problemi mentali, e di recente ha destato clamore la situazione del reparto psichiatrico Sestante nel carcere di Torino. In ben sette visite fra il 2017 e il 2021 il Garante aveva denunciato l'esistenza di "condizioni materiali e di vivibilità ben inferiori agli standard di salubrità e dignità delle persone ospitate", poi è arrivata la denuncia dell'associazione Antigone.

"È grave", osserva Palma, "che nonostante le continue sollecitazioni, la situazione sia rimasta immutata per tanto tempo. Purtroppo molti dei problemi letti come psichiatrici sono comportamentali, non tutto è psichiatria. Bisognerebbe avere più strumenti per decodificare, invece prevale sempre e soltanto la tendenza a non vedere le difficoltà delle persone. Rispetto al matto ci sono atteggiamenti che sembrano appartenere all'epoca pre-Basaglia".

Palma vede anche luci e ombre nelle risposte alle raccomandazioni che invia alla ministra Cartabia. "Sul vitto nelle carceri ho avuto risposte positive. Dopo la violenza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, la richiesta di avere la videosorveglianza in tutti i corridoi e il mantenimento delle immagini per 90 giorni è stata accolta, ma entrerà in vigore solo nel 2024. Chiederò di accelerare i tempi. Infine avevo richiesto di avere per la Polizia penitenziaria caschi identificabili con un numero, altrimenti il doveroso equipaggiamento difensivo diventa camuffamento. Ma su questo ho avuto una risposta negativa".