di Enrico Paoli

 

Libero, 13 marzo 2015

 

L'importante è non arrendersi. Mai. Anche di fronte all'evidenza dei fatti. E, se necessario, meglio spostare l'asse del ragionamento pur di non restare spiazzati. Se poi si tratti tattica o no, di scelta di campo o meno, poco importa. L'importante e stare in mezzo al campo. E così l'Associazione nazionale magistrati ha deciso di rimettersi in trincea, tornando ad indossare l'elmetto al posto della toga.

"Chi invoca la responsabilità civile dei magistrati" in relazione all'assoluzione del Cavaliere nel caso Ruby "è veramente fuori strada", dice il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli. Insomma, per il sindacato delle toghe i giudici non sbagliano mai, anche quando i fatti dicono il contrario e, soprattutto, non devono pagare mai. Anche quando i soldi dei contribuenti sono stati palesemente spesi male. Per non dire inutilmente. E del tutto evidente che la posizione di Sabelli è una dura replica alla posizione assunta da Forza Italia.

Subito dopo l'assoluzione della Cassazione i fedelissimi del Cav si erano scatenati: "Chi risarcirà la sofferenza e i danni a Silvio Berlusconi?". E Renato Brunetta, capogruppo alla Camera, più di tutti: "Mi verrebbe da dire, ma non sono un giurista, e adesso azione di responsabilità civile nei confronti di quei magistrati che hanno abusato della legge".

E siccome ora è diventato di gran moda invocare l'intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando c'è un problema che tocca la propria categoria, o non piace una posizione politica, i vertici dell'Anm saranno ricevuti il prossimo 19 marzo dal capo dello Stato. Erano stati gli stessi rappresentanti del sindacato delle toghe a chiedere un incontro a Mattarella, prima del varo della riforma della responsabilità civile.

Una legge che i giudici considerano "punitiva" nei loro confronti e "dannosa" per i cittadini e sulla cui costituzionalità hanno espresso più di un dubbio. Dubbi rafforzati dall'esito del caso Ruby. "Non intendiamo tirare il capo dello Stato per la giacchetta" hanno assicurato di recente i vertici dell'Anm. A parole, nei fatti lo hanno già fatto. "Non vorrei che si utilizzasse questa assoluzione (il riferimento è al caso Ruby, ndr) in chiave di attacco alla magistratura", dice ancora Sabelli, "sarebbe una cosa profondamente sbagliata".

Sbagliata o giusta che sia, la sensazione è che i magistrati dell'Anm abbiano deciso di usare la sentenza della Cassazione per rilanciare la propria azione politica, andando aldilà dell'effetto Berlusconi. "Auspichiamo non solo tempi brevi ma soprattutto buone riforme", sostiene Sabelli, "qui a forza di tele di Penelope si rischiano compromessi al ribasso, soluzioni di compromesso che non soddisfano".

Il riferimento, in questo caso, è agli interventi in tema di contrasto alla corruzione. In soccorso dei magistrati sindacalizzati si schiera anche il presidente dell'Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone. "Io non credo affatto che sia stato un errore fare il processo Ruby", afferma il magistrato, "non credo assolutamente che abbia sbagliato la procura di Milano". "Rispetto a polemiche gratuite", ha aggiunto, "voglio dire che questa è la manifestazione vera che la giustizia ha anche la capacità di discernere. Le sentenze possono essere criticate, diventa difficile però quando più che criticare le sentenze si criticano i magistrati".

In mezzo a questo dibattito cala una sentenza della Cassazione che da una mano ai giornalisti. Da oggi infatti la categoria sarà un po' più libera di raccontare gli "scheletri nell'armadio" di chi riceve un incarico politico, anche quando si tratta di magistrati "in carriera" incappati, in passato, in procedimenti penali e disciplinari dai quali sono usciti indenni. Il "nulla osta" viene dalla Cassazione. È stato infatti accolto dalla Suprema Corte il ricorso con il quale l'ex direttore de L'Unità Furio Colombo e la giornalista Sandra Amurri hanno contestato la condanna - inflitta loro dalla Corte di Appello di Roma nel 2010 - a pagare 40 mila euro per risarcimento danni da diffamazione in favore dell'ex magistrato Arcibaldo Miller.