di Stefano Piazza


La Verità, 8 dicembre 2021

 

Lo scorso 29 novembre è iniziata alla Camera dei deputati la discussione della nuova proposta di legge sulla deradicalizzazione e sulla prevenzione del terrorismo. Si tratta del testo presentato all'inizio della legislatura da Emanuele Fiano (Pd) che ricalca quello preparato da Andrea Manciulli (Pd) e Stefano Dambruoso in quella passata quando fu approvato alla Camera ma non al Senato a causa della caduta dell'esecutivo.

La proposta di legge che è stata presentata lo scorso 25 novembre nella sede del gruppo Pd della Camera è il risultato della mediazione avvenuta con il parlamentare di Forza Italia Matteo Perego Di Cremnago che aveva messo l'accento nella sua proposta anche sugli estremismi di destra e di sinistra. Se durante il dibattito non ci saranno particolari difficoltà, la Camera potrebbe approvare la nuova legge entro metà dicembre, giusto prima della discussione sulla legge di Bilancio.

Chi si aspettava una nuova legge che ad esempio tenesse conto di quanto ha recentemente auspicato il Copasir nel suo documento finale approvato nella seduta del 26 ottobre 2021 che nelle conclusioni recita: "È auspicabile che si introduca, ad esempio, tale fattispecie di reato sul modello dell'articolo 600-quater del Codice penale sulla detenzione di materiale pedopornografico" probabilmente resterà deluso.

Nei 12 articoli della proposta di legge questo non c'è e si parla di creare un Centro nazionale sulla radicalizzazione (Crad) che dovrebbe essere in grado di monitorare il fenomeno e di poter disporre ogni anno di un piano per contrastare il fenomeno grazie anche a delle basi sul territorio in modo da rendere il contrasto al fondamentalismo più diffuso perfino in realtà particolarmente sensibili, come le carceri, le scuole e il web.

Altre strutture saranno collocate presso "le prefetture, uffici territoriali del Governo dei capoluoghi di regione sono istituiti i Centri di coordinamento regionali sulla radicalizzazione (Ccr), con il compito di dare attuazione al Piano strategico nazionale". Scorrendo la proposta di legge la sensazione è che si tratti di un testo molto generico, in parte contraddittorio, specie per quanto attiene alle carceri dove non si può certo immaginare di affidare il recupero sociale, culturale, giuridico, lavorativo di persone detenute a figure non altamente specializzate, o semplicemente a mediatori culturali.

È assolutamente necessario che siano capaci di gestire la pericolosità sociale dei soggetti detenuti per terrorismo, anche in custodia cautelare, come pure di quelli vulnerabili alla radicalizzazione, attraverso programmi e metodologie multidisciplinari attuate da professionisti di settore. Infine, colpisce - ma non troppo visto il Partito dalla quale questa legge nasce - il passaggio nel quale si parla di "islamofobia, in coerenza con quanto già previsto dal Decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205".

Come dovrebbe essere ormai noto a tutti l'islamofobia è il cavallo di battaglia della Fratellanza musulmana che con questo termine tende a vittimizzare i musulmani ai quali chiede di non integrarsi con tutti i disastri che abbiamo davanti agli occhi. Ma forse non è successo ancora abbastanza, non è stato versato abbastanza sangue per occuparsi di loro, dei loro finanziamenti e della loro presenza delle istituzioni. Mala tempora currunt.