di Piero De Luca


Il Riformista, 16 gennaio 2022

 

Il commento di Piero De Luca: l'Italia non può permettersi, in questa fase storica, instabilità o salti nel buio, perché rischieremmo non solo di dilapidare il patrimonio di credibilità acquisito finora a livello europeo, ma anche di compromettere in modo irreparabile le opportunità straordinarie derivanti dalle risorse del Next Generation destinate al nostro Paese.

Il 2022 è un anno cruciale per la buona riuscita e l'efficace esecuzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Uno dei settori maggiormente interessati è quello della giustizia. Come ha avuto modo di precisare la stessa Ministra Cartabia, sulla durata dei processi e sul miglioramento dell'efficacia del sistema giudiziario il Paese si gioca gran parte della credibilità rispetto all'intero Recovery Fund.

Le riforme giudiziarie sono state inserite per questo tra le c. d. riforme orizzontali o di contesto, che riguardano cioè innovazioni strutturali dell'ordinamento, in grado di interessare in modo trasversale tutti i settori di intervento del Piano. L'idea condivisa è che una maggiore efficienza del mondo della giustizia produca due effetti positivi sull'economia. Il primo è aumentare la facilità di ingresso delle imprese. Il secondo è ridurre l'incertezza sui futuri rendimenti del capitale, migliorare le condizioni di finanziamento e stimolare quindi maggiori investimenti. Stando alle proiezioni, gli effetti delle riforme in programma dovrebbero produrre un aumento del PIL pari allo 0,5 per cento.

Come chiarito nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano, l'obiettivo fissato è ridurre in cinque anni del 25 per cento i tempi della giustizia penale e del 40 per cento quelli della giustizia civile. Si intende, in altri termini, dare una risposta strutturale e concreta alle sollecitazioni che da anni arrivano dall'Europa, in particolare dalle Raccomandazioni del Consiglio europeo, senza produrre risultati, come chiarito dalla Commissione nella Relazione per Paese relativa all'Italia del 26 febbraio 2020 (cd. Country Report 2020).

Il PNRR contiene alcune specifiche misure che intervengono sul sistema giudiziario. Anzitutto investimenti. Dei 191,5 miliardi stanziati su specifiche risorse europee, 2,827 miliardi sono destinati alla giustizia, per le seguenti linee intervento: Ufficio per il processo e capitale umano; Digitalizzazione dei procedimenti giudiziari; Edilizia giudiziaria. Ulteriori stanziamenti, dedicati in particolare all'edilizia penitenziaria, sono messi poi a disposizione dal Piano complementare.

Accanto a questi investimenti, il PNRR ha previsto poi anche specifiche Riforme volte soprattutto a migliorare l'efficienza ed accelerare lo svolgimento dei processi civili (M1C1 29) e penali (M1C1 31), nonché una revisione della disciplina in materia di insolvenza (M1C1 31).

Con la Legge n. 206 del 2021, il Parlamento ha approvato una delega al Governo per la riforma del processo civile. Il provvedimento si compone di un unico articolo suddiviso in 44 commi e presenta un duplice contenuto: da una parte contiene la delega espressa rivolta all'Esecutivo, dettando specifici principi e criteri direttivi, e dall'altra modifica direttamente alcune disposizioni sui procedimenti in materia di diritto di famiglia, esecuzione forzata e accertamento dello stato di cittadinanza.

Ora, per quanto riguarda la delega, è bene precisare che la Legge fissa in un anno dalla sua entrata in vigore il termine per l'esercizio della stessa, che dovrà dunque essere completata entro il 24 dicembre 2022. Lo stesso vale per il processo penale, su cui è intervenuta la legge n. 134 del 2021. Tale provvedimento si compone di 2 articoli. Il secondo contiene novelle al codice penale e al codice di procedura penale, immediatamente precettive. Il primo contiene invece anch'esso una serie di deleghe al Governo, che dovranno essere esercitate entro un anno dall'entrata in vigore della legge, ossia entro il 19 ottobre 2022.

Emerge dunque da quanto precede che sebbene il termine per l'approvazione delle leggi delega entro il quarto trimestre (T4) del 2021 (M1C1-1.4) sia stato pienamente rispettato, il lavoro ad oggi non è affatto completato e il risultato finale non è stato ancora ottenuto. Per questo, bisogna continuare a tenere il passo adottando le deleghe entro la fine del 2022. Altrimenti si rischia il fallimento del Piano su questo profilo specifico, oltre al blocco in tutto o in parte dei prossimi pagamenti.

Considerata allora l'assoluta complessità dell'adozione di tali decreti legislativi, e tenuto conto anche del fatto che nel 2022 l'Italia dovrà raggiungere altri 102 obiettivi sui 520 totali per richiedere ed ottenere la somma di 40 miliardi prevista, è del tutto evidente che in questo anno non possiamo fare passi falsi. C'è bisogno allora dell'impegno di tutti, per poter centrare un obiettivo storico per il Paese. È indispensabile che tutte le forze politiche, a maggior ragione quelle in maggioranza, mettano da parte propaganda o bandiere ideologiche, e condividano nelle prossime settimane e nei prossimi mesi l'esigenza di fornire stabilità al Paese, dando piena continuità al lavoro messo in campo dell'attuale Governo e assicurando quindi il prosieguo della legislatura fino alla sua scadenza naturale.

L'Italia non può permettersi, in questa fase storica, instabilità o salti nel buio, perché rischieremmo non solo di dilapidare il patrimonio di credibilità acquisito finora a livello europeo, ma anche di compromettere in modo irreparabile le opportunità straordinarie derivanti dalle risorse del Next Generation destinate al nostro Paese. Per queste ragioni, oltre all'importanza fondamentale di eleggere a larghissima maggioranza - come noi Democratici auspichiamo - un Presidente della Repubblica di alta caratura istituzionale, di unità e coesione nazionale, di garanzia costituzionale, con un profilo chiaramente europeista, è altresì assolutamente necessario continuare a garantire stabilità all'Italia nei prossimi mesi, non solo per provare ad uscire definitivamente da un'emergenza sanitaria drammatica, ma anche per assicurare l'effettiva attuazione ed implementazione di un PNRR che rischia altrimenti di essere irrimediabilmente messo in discussione in caso di rallentamenti o interruzioni del percorso a tappe serrate avviato nel 2021. E questo non possiamo permetterlo.