di Giuliano Foschini e Liana Milella


La Repubblica, 17 gennaio 2022

 

Dopo la bocciatura del Consiglio di Stato, corsa contro il tempo per un nuovo voto prima dell'apertura dell'anno giudiziario di venerdì davanti a Mattarella. Il sindacato dei consiglieri di Stato nega il conflitto d'interesse del giudice estensore. Il presidente del Cds Patroni Griffi non fu avvisato della sentenza, all'oscuro anche il Quirinale.

Una corsa contro il tempo. Che però non è ancora detto vada a buon fine. Anche se al Csm l'intenzione di "quasi" tutti è quella di procedere subito alla riconferma del primo presidente della Cassazione Pietro Curzio e della sua vice Margherita Cassano. Entrambi bocciati da due sentenze del Consiglio di Stato che venerdì sono piovute a sorpresa sul tavolo degli interessati e del Csm. Tanto a sorpresa che perfino il Quirinale lo ha appreso dalle agenzie. E non ne era al corrente il presidente del Cds Filippo Patroni Griffi, scelto dai colleghi come prossimo giudice costituzionale e in procinto di lasciare il testimone all'ex ministro berlusconiano Franco Frattini. L'estrema rilevanza delle due sentenze - che lasciano acefalo il vertice della magistratura italiana proprio alla vigilia della tradizionale cerimonia di apertura dell'anno giudiziario - avrebbe certamente giustificato - se non altro per ragioni di pura cortesia istituzionale - che il Colle ne fosse al corrente. Tanto più che proprio la votazione per Curzio, a luglio del 2020, era avvenuta nelle sale del Quirinale alla presenza di Mattarella.

Ma tant'è. Lo sgarbo ormai è alle spalle. Come la singolare coincidenza di un giudice, materiale estensore della sentenza - parliamo di Alberto Urso - che passò il concorso per entrare a palazzo Spada davanti a una commissione di cui faceva parte anche Angelo Spirito, l'alto magistrato della Cassazione, a cui manca un anno e mezzo alla pensione, che ha contestato come illegittime entrambe le promozioni del Csm, ritenendo di avere titolo e carriera ben più meritevoli. E il Cds gli ha dato ragione. Come vedremo l'Amcs, l'associazione sindacale dei consiglieri di Stato, per bocca della sua presidente Rosanna De Nictolis, lo difende e nega che si possa parlare di un conflitto d'interesse e ugualmente della necessità di una sua astensione.

Ma vediamo innanzitutto che cosa succede al Csm. Da 48 ore ormai l'esigenza primaria - pienamente condivisa anche dal vice presidente David Ermini - è quella di sanare il vulnus aperto dal Cds. La bocciatura di Curzio e Cassano che, decisa a pochi giorni dalla cerimonia dell'anno giudiziario, assume un significato "politico" che va ben oltre i due singoli casi. Venerdì 21 gennaio, nell'aula magna della Suprema Corte, con rigide misure anti Covid come già avvenne l'anno scorso, non parleranno solo Curzio e il procuratore generale Giovanni Salvi, ma anche il vice presidente del Csm Ermini. Davanti al capo dello Stato Mattarella alla sua ultima cerimonia ufficiale. Ma il pensiero di tutti sarà per un presidente della Corte "dimezzato", "in bilico", che potrebbe fare la fine di Michele Prestipino, il procuratore di Roma su cui il Csm ha dovuto a malincuore accettare il verdetto del Cds.

Proprio per evitare tutto questo al Csm stanno febbrilmente cercando di riconfermare Curzio e Cassano prima di venerdì. Ma nella quinta commissione, che decide gli incarichi direttivi, la strada è tutta in salita. Sono d'accordo il presidente di Magistratura indipendente Antonio D'Amato, il laico indicato da M5S Fulvio Gigliotti e Alessio Lanzi da Forza Italia, la togata Alessandra Dal Moro di Area, invece non è convinto Sebastiano Ardita, che fa coppia con Nino Di Matteo. Ma l'ostilità maggiore arriva da Michele Ciambellini, toga napoletana di Unicost. Come di Unicost, e di napoli, è anche Angelo Spirito. Nella lunga domenica di riunioni via video, Ciambellini, pur esprimendo la consapevolezza della delicata situazione istituzionale che si è creata, tuttavia ha insistito sulla sua contrarietà rispetto ai tempi così stringati della riconferma. Insomma, sarebbe stato il suo ragionamento, se è stato necessario impiegare un anno per risolvere il caso della procura di Roma e alla fine optare per un nuovo procuratore, il palermitano Franco Lo Voi al posto di Michele Prestipino, suona improbabile confermare Curzio e Cassano in pochi giorni. Non solo, dopo due sentenze così nette e pesanti, secondo Ciambellini, sarebbe più che giusto nutrire delle perplessità, e comunque essere obbligati a motivare in modo incontestabile la riconferma.

La coppia Curzio-Cassano, del resto, è inseparabile. Perché su questo ha posto un aut aut il presidente Antonio D'Amato, toga napoletana di Magistratura indipendente, favorevole all'immediata nuova nomina, ma solo a patto che vengano votati assieme sia Curzio che Cassano. La riunione decisiva sarà quella di oggi pomeriggio per consentire il voto nei plenum di mercoledì o al massimo giovedì. Va da sé che siamo col fiato sul collo. In una situazione del tutto singolare, in cui è aperto il giallo dei tempi e del perché le due sentenze siano state diffuse proprio a sette giorni esatti dall'inaugurazione.

Ci vorrà tempo per chiarire il caso, che inasprisce i rapporti, già tesi, tra Csm e Cds. Un Cds che fa quadrato sul giudice estensore della sentenza, Alberto Urso. Conflitto d'interessi per via di Angelo Spirito? Neanche a parlare. Rosanna De Nictolis, quando parla con Repubblica a nome dell'Associazione fra i magistrati del Consiglio di Stato, Amcs appunto, l'omologo dell'Anm per i giudici amministrativi, è nettissima: "Non c'è stato nessun conflitto di interessi. Nessun obbligo di astensione e nessuna grave ragione di convenienza per astenersi, nemmeno facoltativamente. Chi vince un concorso non ha nessun debito di riconoscenza, né nessuna aspettativa nei confronti di chi lo ha giudicato in un concorso pubblico per esami, con scritti anonimi e orale a porte aperte davanti a 5 commissari e al pubblico in sala. Inoltre, la sentenza è collegiale e non il parto del solo relatore-estensore. Le sentenze possono piacere o non piacere, ma non ci si può ridurre ad attacchi frettolosi e ingiustificati a un singolo giudice, che finiscono con il delegittimare l'intera Istituzione".

Resta la coincidenza, se la si può definire tale. Come ha scritto Repubblica ieri, con documenti alla mano, nel 2017 viene costituita a palazzo Chigi la commissione che valuterà i concorrenti per un posto di giudice al Cds. Tra gli esaminatori c'è Angelo Spirito. Un anno e mezzo dopo il sottosegretario Giancarlo Giorgetti firma i risultati. Alberto Urso risulta al primo posto. "Un bravo collega" secondo De Nictolis che non aveva alcun motivo per astenersi. De Nictolis dice di più, "da presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia io avrei respinto una richiesta di astensione di questo tipo".

Tant'è. La coincidenza resta. E colpisce soprattutto quando, per i magistrati ordinari, si fa sempre più insistente la pressione sui possibili conflitti d'interesse, al punto che la prossima legge sul Csm sarà molto rigida sul fronte dell'ingresso in politica e sul successivo rientro in toga. Così come è pressante la richiesta di nuove e più stringenti regole per i fuori ruolo. Coincidenze che toccano anche un presidente del collegio come Luciano Barra Caracciolo, più volte all'attenzione della stampa per le sue posizioni fortemente euro scettiche, da buon seguace dell'attuale presidente della Consob Paolo Savona che, da ministro per gli Affari europei nel 2018, lo aveva scelto come sottosegretario. E in questi giorni, tornato alla ribalta come presidente del collegio che ha bocciato Curzio e Cassano, ecco girare con insistenza su mail e whatsapp un articolo del Sole 24 ore del 13 giugno 2018 dal seguente titolo: "Il neo-sottosegretario Luciano Barra Caracciolo e quella bandiera Ue con la svastica"