di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei


Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2022

 

Entro fine marzo la bozza: incontri con l'autore del reato e mediazioni, già sperimentati in tanti progetti, entreranno nell'ordinamento. Far incontrare l'autore del reato e la sua vittima. Per spiegarsi, con l'aiuto di mediatori penali e facilitatori, riconoscere le motivazioni dell'uno e il dolore dell'altro, fare (o ricevere) delle scuse. E arrivare a dare un senso a quello che è accaduto e, in qualche modo, a superarlo.

È la sfida della giustizia riparativa, il modello di risoluzione dei conflitti che tiene in considerazione non solo il reo, ma anche la vittima, i suoi diritti e il suo dolore. Come la ragazzina maltrattata dai compagni che l'accusano di portare sfortuna che incontra uno dei suoi persecutori per riceverne le scuse. O il piromane (condannato) di Sarno, in provincia di Salerno, che, a fine pena, si confronta con sindaco e cittadini.

Sono vicende emerse da alcuni dei Progetti finanziati dal Ministero della Giustizia, che da anni lavora per diffondere la cultura della giustizia riparativa: una chance nata nell'ambito della giustizia minorile ma che si sta allargando alla sfera degli adulti, finora utilizzata a macchia di leopardo e in assenza di norme specifiche.

Carenze che la ministra della Giustizia Marta Cartabia vuole colmare: la riforma del processo penale (legge 134 del 2021), da lei voluta, delega il Governo a stabilire una "disciplina organica" in linea con la direttiva Ue 2012/29: dalle definizioni all'accesso, che prescinde dal tipo e dalla gravità del reato ed è possibile in ogni fase del procedimento e dell'esecuzione della pena, oltre ai nodi dell'accreditamento e della formazione dei mediatori.

I progetti - "La giustizia riparativa non è un'utopia ma nasce dalle esperienze concrete già avvenute in molti Stati", ha detto Cartabia chiudendo la Conferenza dei ministri della Giustizia del Consiglio d'Europa, la prima del semestre di presidenza italiana, che s'è tenuta a Venezia lo scorso dicembre ed è stata dedicata proprio alla giustizia riparativa, a prova del fatto che il tema sia una priorità per la ministra. In Italia, le "Linee di indirizzo in materia di giustizia riparativa" elaborate nel 2019 dal Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, diretto da Gemma Tuccillo, hanno dato una cornice ai programmi di giustizia riparativa, per favorire la loro omogeneità.

Nei servizi territoriali (uffici interdistrettuali per l'esecuzione penale esterna e centri per la giustizia minorile) il Dipartimento ha censito 16 progetti finanziati e realizzati nel 2019, 48 nel 2020 e 57 nel 2021. Spesso vengono realizzati nell'ambito della messa alla prova, uno strumento creato per i minorenni ma dal 2014 esteso agli adulti, che permette di estinguere i reati meno gravi (la riforma penale ne amplia il raggio d'azione) effettuando attività gratuite che possono includere la riparazione del danno.

Inoltre, il Dipartimento ha finanziato 17 progetti l'anno nel 2019, 2020 e 2021 negli istituti penali per minorenni. Questi percorsi rappresentano comunque solo una parte dell'universo della giustizia riparativa. Ci sono infatti anche quelli organizzati e finanziati da enti locali o fondazioni. Ad esempio, l'ufficio di mediazione penale del Comune di Milano (fra i primi in Italia), nel 2021 ha seguito 43 mediazioni reo-vittima, che hanno coinvolto 131 persone (73 rei e 56 vittime).

Le prospettive L'attuazione della riforma penale, a cui sta lavorando un gruppo di esperti nominati dal ministero, punta a mettere a sistema queste esperienze e a redigere una disciplina organica. "È un compito enorme - dice Adolfo Ceretti che coordina il gruppo - perché a differenza degli altri settori partiamo da zero. Tranne che per la definizione di vittima, i principi indicati dalla delega sono programmatici. Faremo delle audizioni sia con chi lavora sul territorio che con soggetti istituzionali". La bozza di decreto legislativo è attesa entro il 31 marzo.

"L'Italia ha elaborato esperienze significative in tema di giustizia riparativa nonostante la mancanza di norme ad hoc perché le disposizioni attuali hanno maglie abbastanza larghe per consentirle - spiega Grazia Mannozzi, componente del gruppo di lavoro -. Ma ora è tempo di stabilire una normativa organica". Tra i nodi da sciogliere l'istituzione dei centri di giustizia riparativa, l'accreditamento di quelli già esistenti e la formazione dei mediatori, ora senza regole e su cui va trovata una sintesi tra le visioni dei centri di mediazione e delle università.

"Serve cautela - osserva Mannozzi - non possiamo perdere la sfida perché i mediatori non saranno formati adeguatamente". Un altro punto da segnare perché la giustizia riparativa decolli davvero è quello del personale: con la legge di Bilancio è stato approvato un ordine del giorno per rafforzare gli organici degli Uffici esecuzione penale esterna. Ora la sfida è tradurlo in realtà.