di Francesco Grignetti


La Stampa, 20 gennaio 2022

 

La ministra alle Camere: "Il Pnrr ci impegna a fare la riforma dell'ordinamento entro il 2022". Dal sovraffollamento delle carceri al ddl contro i femminicidi, tanti i nodi ancora da risolvere.

I mali della giustizia italiana, la ministra Marta Cartabia li ha sempre davanti agli occhi. Una sorta di danza macabra. I tempi biblici di processi che non finiscono mai. Ne cita uno in particolare, a Chieti, dove una madre, la signora Annunziata Cairo, aspetta da anni una sentenza per la morte del figlio, vittima sul lavoro. Quasi rassegnata a non vedere la fine.

"Le scrivo - legge - come madre, vedova, umile cittadina, per chiedere il suo conforto e, nei limiti delle sue possibilità e competenze, di approfondire la disastrosa realtà di quel tribunale". Terribile. Commenta la ministra: "La storia di quest'anziana madre non è isolata. È una storia paradigmatica e dà voce a tanti cittadini".

Perciò bisogna velocizzare i processi, non per fare bella figura con Bruxelles. Ci sono le carceri sovraffollate con il Covid che dilaga: "Alcune - scrive nella relazione al Parlamento - davvero non sono degne del nostro Paese. Ho visitato il carcere di Sollicciano a Firenze: è in condizioni indecorose, nonostante la ristrutturazione straordinaria in atto. E qui si verificano, non a caso, importanti numeri di autolesionismo e di suicidi".

I suicidi, altra emergenza, tanto che dovrà aggiornare i numeri, e diventano 6 i casi del 2022, in quanto, mentre lei parlava al Senato, un detenuto si è tolto la vita a Monza. "Questi anni - spiega - sono stati durissimi. Tensioni, paure, incertezze, isolamento che tutti abbiamo sperimentato, erano e sono amplificati dentro le mura del carcere, per tutti: per chi lavora in carcere e per chi in carcere sconta la sua pena". Il carcere è un microcosmo dove, se le cose non vanno, si sta male tutti assieme. "Da mesi mi sto dedicando anche al problema della salute mentale in carcere. È un dramma enorme, tanto nelle articolazioni per la tutela della salute mentale interne quanto per le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, che stanno al di fuori".

Qualcosa è migliorato: erano 98 nell'ottobre 2020 quelli che aspettavano si liberasse un posto in una di queste residenze, oggi sono 35. E c'è la violenza contro le donne, con un ddl del governo di cui da due mesi si sono perdute le tracce: "Sappiamo bene - dice Cartabia - che è un'emergenza che veramente non tende a declinare e ci toglie il sonno, tanto diventa importante e grave" Eppure la ministra ritiene di avere svolto bene il suo compito in questo difficile anno. Le due riforme più importanti tra quelle concordate con l'Europa, ovvero lo sveltimento del processo civile e del processo penale, sono leggi dello Stato.

Altre due fondamentali riforme, sul Csm e sulla giustizia tributaria, vanno fatte ora. Non è un mistero, però, che la riforma del Csm è ferma da quasi un mese a Palazzo Chigi. Nonostante i tempi stringano, perché a luglio i magistrati devono votare il rinnovo del loro autogoverno. Così ha una sottile coloritura polemica, l'accenno di Cartabia a una riforma che non vede la luce: "Sappiamo bene che all'appello manca un altro fondamentale, e da tutti atteso, capitolo: la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm, che il presidente della Repubblica e alcune forze politiche ancora di recente giustamente hanno sollecitato... Queste proposte sono oggi all'attenzione del governo".

Un'attenzione che in tutta evidenza deve fare i conti con altre priorità, quale il Quirinale. Ma lei, la ministra Guardasigilli, è pronta a ripartire con slancio non appena il resto dell'esecutivo, a cominciare dal presidente del Consiglio, le darà il via libera. "Sono certa - sottolinea - che nelle prossime settimane potremo progredire... Per parte mia, come ho sempre fatto, continuerò, voi lo sapete bene, perché con voi ho tante volte interloquito su questi temi, non solo a dare la mia massima disponibilità, ma anche a spendere tutte le mie energie per accelerare il corso di questa riforma e sollecitarne l'esame da parte dei competenti organi del governo". E il Parlamento approva.