di Angela Stella


Il Riformista, 22 gennaio 2022

 

"Non sono carcere duro, servono a impedire ai mafiosi di comandare dal carcere" dice il pg della Cassazione. Da Cartabia e Ermini, tutti evocano la riforma del Csm. E il primo presidente ammonisce sui dati delle assoluzioni.

Ieri al Palazzaccio, per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario, è andata in scena l'ultima uscita di Mattarella quale Presidente della Repubblica, durante una cerimonia ancora all'insegna delle limitazioni da Covid 19. "L'anno che si è appena concluso - ha detto la Ministra Cartabia - è stato per l'amministrazione della giustizia, così come per tutto il Paese, complesso e difficile, segnato da grandi sfide e continui imprevisti". Ora, ha ribadito la Guardasigilli, "è necessario affrontare la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm.

"Ineludibile" davvero, come Lei, signor Presidente della Repubblica, ha più volte sottolineato, interpretando l'animo di molti. E per quel che conta, anche mio". Tale auspicio è stato anche espresso dal vice-presidente del Csm David Ermini: "Ci attendiamo che sia portata al più presto a compimento l'attesa riforma dell'ordinamento giudiziario, del funzionamento del Csm e del suo sistema elettorale" aggiungendo: "abbiamo sofferto in questi anni - la magistratura nel suo complesso e il suo organo di governo autonomo - una crisi di credibilità agli occhi dell'opinione pubblica forse senza precedenti. Ed è ai cittadini che la magistratura deve guardare, non al proprio interno". Anche il Procuratore Generale di Cassazione, Giovanni Salvi, si è augurato che "il Parlamento, nel porre mano alle riforme ordinamentali, sappia restituire al Consiglio il ruolo che la Costituzione ha disegnato e che per tanti anni ha fatto del governo autonomo un modello di riferimento in Europa".

Inoltre per Salvi "la magistratura non può inseguire il consenso e occorre che la sua azione sia ispirata all'alto insegnamento del Presidente della Repubblica: "Le sue decisioni non devono rispondere alla opinione corrente né alle correnti di opinione, ma soltanto alla legge"". Tuttavia ha blindato ergastolo ostativo e 41 bis che "non sono carcere duro ma strumenti per impedire che i mafiosi continuino a comandare dal carcere, come avveniva prima del 1992. Chi dimentica la propria storia è destinato a riviverla".

Per questo ha ricevuto il plauso del pentastellato Mario Perantoni, presidente della Commissione Giustizia della Camera: "Le parole del Procuratore generale Salvi sull'ergastolo ostativo e il 41-bis sono opportune e condivisibili. In momenti come questo, pur nel rispetto dei principi costituzionali, non bisogna cedere nella lotta contro la criminalità mafiosa né indebolire gli strumenti utilizzati per contrastarla, a differenza di quanto emerge da alcune forze politiche".

Per il Primo Presidente di Cassazione, Pietro Curzio, riconfermato solo due giorni fa al vertice di piazza Cavour, dopo una istruttoria lampo del Csm, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato "l'analisi dell'amministrazione della giustizia in Italia mostra, come del resto il Paese nel suo complesso, un quadro in chiaroscuro". Se è vero che le pendenze sono diminuite sia nel settore civile (-6,5%) che in quello penale (-3,8%), tuttavia "i tempi di definizione dei processi rimangono troppo elevati". Un altro punto significativo della sua relazione riguarda il tema delle assoluzioni: "circa il 50% dei processi di primo grado introdotti dalla citazione diretta a giudizio da parte del pubblico ministero (54,8% nell'anno giudiziario 2020/2021) si conclude con l'assoluzione, sicché, tenuto conto che la citazione diretta rappresenta, a sua volta, oltre i due terzi del carico di lavoro del tribunale monocratico, deve concludersi per la necessità di un rinnovato impegno dell'ufficio del pubblico ministero nello svolgimento di indagini complete e di un serio ed effettivo filtro giurisdizionale per evitare un inutile dispendio di energie e di costi, oltre che, in primis, la pena derivante dal semplice fatto di essere sottoposti a processo".

Anche per questo il Presidente Curzio evidenzia che "negli snodi del processo penale, bisognerà applicare con rigore i nuovi criteri di giudizio in sede di archiviazione, di udienza preliminare e di udienza filtro, in modo che il dibattimento si svolga solo se gli elementi acquisiti nelle indagini consentano una ragionevole previsione di condanna ed a tal fine sarà necessario riequilibrare il rapporto tra il numero dei PM e dei GIP".

È sui numeri relativi alle assoluzioni che arriva la stoccata del deputato di Azione Enrico Costa: "Curzio dice che 'circa il 50% dei processi di primo grado introdotti dalla citazione diretta a giudizio da parte del pubblico ministero si conclude con l'assoluzione'. Salvi dice invece che 'i processi che si definiscono con le assoluzioni reali negli ultimi tre anni sono poco oltre il 21% delle sentenze. Tali risultati medi non mutano neppure nelle ipotesi di citazione diretta'. Purtroppo nessuno si accorge che i due vertici della Cassazione dicono uno il contrario dell'altro. Perché sono tutti impegnati a complimentarsi a vicenda". Ci pare però significativa la chiusura della relazione di Curzio: "I magistrati nella loro larghissima maggioranza hanno le risorse umane e professionali per riannodare il rapporto di fiducia con i cittadini, nella consapevolezza che, come scrive Voltaire, "l'onore dei giudici consiste, come quello degli altri uomini, nel riparare i propri errori".