di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 26 gennaio 2022

 

Nuove restrizioni in carcere per far fronte al dilagare del Covid, ma queste nuove limitazioni creano disagi e tensioni senza garantire un "ristoro" a chi sta pagando una ulteriore pena. Questo e altro ancora si è affrontato, martedì pomeriggio, in una riunione on line promossa dalla Conferenza nazionale del volontariato della giustizia alla quale hanno partecipato i rappresentanti di enti, associazioni e gruppi impegnati in esperienze di volontariato nell'ambito della giustizia in generale e all'interno e all'esterno degli istituti penitenziari, e numerosi garanti territoriali. Nel corso della riunione sono intervenuti anche il Garante nazionale, Mauro Palma, e il Portavoce della Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, Stefano Anastasìa.

La riunione è stata convocata dalla presidente della Cnvg, Ornella Favero, per discutere le criticità nelle carceri italiane durante questa quarta ondata pandemica e le conseguenti misure rilevate da alcune associazioni di volontariato, quali le nuove limitazioni per i colloqui con i familiari in alcuni istituti. Al centro della discussione ci sono stati anche gli esiti dei lavori della commissione ministeriale presieduta dal professor Marco Ruotolo e le misure urgenti che possono dare seguito agli impegni presi, e ribaditi in più occasioni, dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, per la riforma del sistema penitenziario. Si sono ripromessi di avere nuovi incontri con i vertici dell'amministrazione penitenziaria e con la stessa ministra, per gli interventi urgenti da adottare in questa emergenza Covid e quelli per la riforma più generale dell'esecuzione penale.

I numeri delle infezioni nella nuova ondata sono importanti, ma grazie alla diffusione della campagna vaccinale anche in carcere per ora non hanno conseguenze gravi dal punto di vista sanitario. Ciò nonostante, la nuova emergenza ha riproposto rigidità e limitazioni che pesano sulle esigenze d'incontro tra le persone ristrette e i propri familiari e nello svolgimento di attività a fini rieducativi.

Secondo il Garante nazionale, Palma, non è pensabile che si ricorra a una situazione di totale chiusura, semplicemente per garantire le distanze all'interno degli istituti penitenziari. "Sarebbe un modello assolutamente regressivo che va contrastato", ha detto Palma il quale ha inoltre posto l'accento sulla "necessità di un provvedimento normativo che in qualche modo riconosca che la quotidianità scontata in carcere in queste condizioni ha avuto e ha un carico di penalizzazione ben superiore a quello della quotidianità della detenzione normale e che quindi che lo riconosca sotto forma di ristoro".

"L'emergenza Covid - ha detto Anastasìa - ha mostrato i limiti del sistema penitenziario, ma rappresenta l'occasione per ripensarlo, a partire dalla riduzione delle presenze, dall'utilizzo delle risorse del Pnrr per il suo adeguamento alla normativa vigente in materia di igiene e prevenzione, dall'investimento sulla digitalizzazione, così come indicato dalla commissione Ruotolo, e da una maggiore integrazione con i servizi sociosanitari territoriali".

Nel frattempo emerge un dato impressionante: nel 2022 appena iniziato, nelle carceri c'è la media di un suicidio ogni tre giorni. "Al 24 gennaio i suicidi in carcere nell'anno sono stati otto: uno ogni tre giorni. È un dato che non può essere né sottovalutato né, tantomeno, ignorato". L'allarme è stato lanciato dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. "Anche se è evidente che la decisione di porre fine alla propria vita si fonda su un insieme di fattori e di malesseri della persona e non può essere ricondotto solo al carcere, tuttavia, l'accelerazione che ha caratterizzato le prime tre settimane del 2022 non può non preoccupare e interrogare l'Amministrazione che ha la responsabilità delle persone che sono a essa affidate", ha evidenziato. Il Garante nazionale delle persone private della libertà intende segnalare la criticità della situazione in questo avvio dell'anno, proprio "per ribadire la necessità di ritrovare un dialogo produttivo attorno al tema dell'esecuzione penale detentiva che sappia rispondere alla particolare difficoltà oggi vissuta negli Istituti da parte di chi vi è ristretto e da parte di chi in essi opera quotidianamente". Infine il Garante conclude: "Solo un dialogo largo, unito a provvedimenti che rispondano alla difficoltà dell'affollamento particolarmente accentuata in questa situazione pandemica, può indicare la via da percorrere per ridurre le tensioni, ridefinire un modello detentivo e inviare un segnale di svolta nel nostro sistema penitenziario".