sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 24 dicembre 2024

Suicidi, morti e sovraffollamento record: l’ultimo rapporto dell’Associazione Antigone. A Firenze deceduto un 28enne somalo, aveva fatto ricorso contro le condizioni inumane delle celle. La drammatica situazione delle carceri è una delle criticità più evidenti dell’anno che sta per finire. Con l’immagine tanto simbolica quanto straziante di un giovane somalo di 28 anni trovato morto per cause ancora da accertare ieri notte nella sua cella della casa circondariale fiorentina di Sollicciano (era, secondo l’associazione Altrodiritto, “uno di quei cento che avevano fatto ricorso ai magistrati per le condizioni di detenzioni inumane”).

Con un’amministrazione penitenziaria decapitata dopo le dimissioni di Giovanni Russo, un numero record di suicidi tra i detenuti, un picco di morti per altre cause, un sovraffollamento che sfiora quello del 2012 (148%), anno nefasto per il quale la Corte Edu condannò l’Italia per violazione dei diritti umani con la famosa sentenza Torreggiani diventata una pietra miliare nella giurisprudenza europea, e con un ddl in itinere già contestato dal Consiglio d’Europa e che rischia di essere il cerino acceso in una camera a gas. In questo scenario, certificato dal report di fine anno dell’Associazione Antigone, il 26 dicembre Papa Bergoglio si recherà nel carcere di Rebibbia per l’apertura di una delle Porte sante del Giubileo.

Per aggiungere carne al fuoco dell’evento religioso, i dati aggiornati al 16 dicembre 2024 riferiscono di un affollamento medio effettivo arrivato al 132,6% (62.153 persone detenute, a fronte di una capienza effettiva di circa 47.000 posti). Con picchi del “225% a Milano San Vittore, 205% a Brescia Canton Mombello, 200% a Como e a Lucca, 195% a Taranto e a Varese del 194%”: “ormai sono gli 59 istituti con un tasso di affollamento superiore al 150%”. Alla fine del 2023, scrive Antigone, “i detenuti erano 60.166, circa 2.000 in meno di oggi e da allora i posti detentivi effettivamente disponibili sono diminuiti significativamente”. Evidentemente nulla ha potuto il commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio nominato tre mesi fa. Spiega infatti il rapporto, numeri alla mano, che se nelle carceri italiane si contano oggi mille posti disponibili in più rispetto al 2016 - ma con 8 mila detenuti in più - “da quando è entrato in carica questo governo, la capienza effettiva è ulteriormente diminuita”, perché sono aumentati i posti da sottrarre alla capienza regolamentare per inagibilità o manutenzioni. Con il Ddl Sicurezza sono dunque in arrivo 16 mila anni di carcere contro persone, già detenute, alle quali sarà peraltro escluso l’accesso alle misure alternative. Associazione Antigone

E il personale? Sarà aumentato dopo due anni di “governo” Delmastro, il sottosegretario alla Giustizia con delega alla polizia penitenziaria che ora si è liberato perfino di un capo Dap silente come Antonio Russo (sostituito per il momento dalla vice, Lina Di Domenico)? No, secondo il report: “Se si guarda al personale di polizia penitenziaria si registra un calo in rapporto alle presenze. C’era in media un agente ogni 1,7 detenuti nel 2022, uno ogni 1,9 detenuti nel 2023 ed uno ogni 2 detenuti nel 2024”.

In questo contesto dall’inizio dell’anno si sono tolte la vita 88 persone. “Mai si era registrato un numero così alto, superando addirittura il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Oltre ai suicidi - aggiunge il documento - il 2024 è stato in generale l’anno con il maggior numero di decessi. Se ne contano 243 da inizio gennaio”. Un dato confermato anche dal Garante nazionale dei detenuti che nel focus aggiornato al 20 dicembre mostra un trend crescente dei decessi in carcere (esclusi i suicidi) dal 2015: nel 2018 per esempio, quando il numero dei detenuti aveva nuovamente superato dopo cinque anni la soglia dei 60 mila, i morti erano 174.

Un punto importante sottolineato da Antigone riguarda il nuovo reato di rivolta nelle carceri contenuto nel ddl Sicurezza: “È impossibile sapere come la norma verrà interpretata in futuro, ma di eventi simili fino al 9 dicembre del 2024 ne abbiamo contati solo nelle carceri per adulti ben 1397. Sono classificati come forme di protesta collettiva (tra cui battitura delle sbarre e rifiuto di rientrare nelle celle). Eventi in cui non si faceva male nessuno e che fino ad oggi erano puniti con sanzioni disciplinari”. Supponendo che ad ogni protesta collettiva abbiano partecipato tre reclusi, e supponendo di applicare le condanne previste nel ddl in discussione al Senato, una “media di 4 anni di carcere l’uno”, secondo l’associazione “sono dunque in arrivo 16 mila anni di carcere contro persone, già detenute, alle quali sarà peraltro escluso l’accesso alle misure alternative. Una ricetta perfetta per far definitivamente esplodere il nostro sistema penitenziario e seppellire in carcere migliaia di persone, selezionate ovviamente tra i più vulnerabili (minori, persone affette da problemi psichici, tossicodipendenti)”.