di Michele Rignanese*
parmadaily.it, 27 settembre 2026
I numeri delle carceri italiane non lasciano spazio alle interpretazioni: al 31 agosto 2026 i detenuti sono arrivati a 65.661, a fronte di una capienza regolamentare di 51.220 posti. Significa che il sistema penitenziario continua a essere sottoposto a una pressione insostenibile, mentre il sovraffollamento produce conseguenze pesanti tanto per le persone detenute quanto per gli agenti della Polizia penitenziaria e per tutti gli operatori che lavorano quotidianamente negli istituti. E qui emerge il vero problema: senza soldi, qualsiasi provvedimento rischia di diventare soltanto un annuncio. La nuova disciplina che consente, in determinati casi, di scontare la pena ai domiciliari per i detenuti tossicodipendenti è stata approvata con una copertura finanziaria per il 2026 riferita a 500 persone. Cinquecento. Di fronte a un sistema che conta oltre 65 mila detenuti, è evidente la sproporzione tra la dimensione del problema e quella delle risorse messe concretamente a disposizione.
di Davide Varì
Il Dubbio, 27 settembre 2026
La Garante regionale della Calabria: “Il dibattito sull’indulto responsabile sia l’occasione per affrontare strutturalmente il sovraffollamento. Ogni misura deve accompagnarsi a percorsi concreti di responsabilizzazione, reinserimento e soprattutto prevenzione e prevenzione della recidiva”. La proposta di un “indulto responsabile”, presentata alla Camera dei deputati e rilanciata in queste ore nel dibattito nazionale, riporta l’attenzione, mai abbandonata, sulla condizione delle carceri italiane e, in particolare, sul problema del sovraffollamento. Sul tema la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale della Calabria, Giovanna Francesca Russo, richiama la necessità di affrontare la questione al di fuori di contrapposizioni ideologiche.
di Giulia Marro*
giuliamarro.it, 27 settembre 2026
La rieducazione impone accompagnamento educativo, sanitario, sociale, giuridico. Altrimenti uno entra per un errore ed esce leone, pronto a continuare a rovinarsi la vita e quella degli altri. Istituti sovraffollati, che cadono a pezzi, senza abbastanza agenti, educatori, operatori sociali e sanitari. E cosa facciamo? Aumentiamo i reati e le possibilità di finire dentro. Continua poi a sconvolgermi un paradosso: il carcere, l’istituzione che più di tutte dovrebbe far rispettare le regole, è un luogo in cui le regole vengono continuamente derogate. Persone dove non potrebbero stare, situazioni che non potrebbero verificarsi. E si va avanti, deroga dopo deroga, emergenza dopo emergenza.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 27 settembre 2026
Critiche da avvocati e giudici: “È contro lo stato di diritto”. “Colpirne uno per educarne cento: credo che serva e che anche alcuni magistrati debbano mettersi la mano sulla coscienza”: sono parole pronunciata questa mattina dal vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani a una iniziativa di Forza Italia a Roma. Tajani rispondeva a una domanda sul tema della sicurezza e delle presunte “scarcerazioni facili” di arrestati da parte dei giudici. Parole che però hanno suscitato la reazione del mondo giudiziario, tanto gli avvocati quanto la magistratura. Dal palco del “Villaggio della legalità” a Roma dove era in visita il ministro parlava dal palco, quando una donna tra il pubblico lo ha interrotto urlando: “Noi, nelle nostre borgate, abbiamo bisogno di più sicurezza”.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 27 settembre 2026
La devianza difficile da arginare? La crisi sulla sicurezza? Colpa dei magistrati buonisti. E il putiferio è servito. “Lo so che ci sono le carceri riempite”, è la premessa del vicepremier Antonio Tajani, per intendere le celle sovraffollate al 160%, in spregio di norme e diritti inviolabili. “Ma troppi arrestati in flagranza vengono subito rimessi in libertà da giudici perdonisti. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri”. Insomma: “Alcune toghe devono mettersi la mano sulla coscienza. Colpirne uno per educarne cento”, sentenzia. È la giustizia vista dal leader azzurro. Che, non nuovo a intemerate contro lo strapotere delle toghe, compatta giudici e avvocati. “Tajani contro lo Stato di diritto”, reagisce l’Anm. Parole “sbagliate e pericolose” anche per le Camere Penali. E stoccate dall’opposizione. “Il vicepremier rispolvera il lessico delle Br. Altro che destra moderata”, infilza Magi da +Europa. Frasi “demagogiche e populiste” anche per la dem Serracchiani.
di Giampaolo Cassitta*
giampaolocassitta.it, 27 settembre 2026
Credo che la deriva sia cominciata da tempo e che tutti facciamo finta di ballare sul Titanic sul quale il centrodestra ci ha fatti salire. L’ultima sortita di Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, ha dell’incredibile. Soprattutto per quella frase agghiacciante, “colpirne uno per educarne cento”, che mi ha ricordato i proclami delle Brigate Rosse. Non so che cosa possa essere capitato a un uomo che, con la faccia un po’ così e l’espressione un po’ così, riesce a essere imbarazzante in ormai troppe occasioni. Stare dalla parte della polizia non significa assolutamente nulla. Un ministro e vicepresidente del Consiglio deve stare dalla parte dello Stato, che comprende certamente le forze di polizia, ma anche la magistratura.
di Pietro Tempesta
La Repubblica, 27 settembre 2026
Tempi della giustizia civile e Pnrr: riduzione permanente o effetti del “rush finale”? L’obiettivo di riduzione della durata dei processi civili è stato ampiamente raggiunto. Questi risultati sono però stati raggiunti anche attraverso una accelerazione delle cause definite nel primo semestre del 2026. Resta quindi incerta la misura del miglioramento effettivamente sostenibile nel lungo periodo. Il 30 giugno 2026 è terminato il percorso di riduzione dei tempi della giustizia concordato con l’Unione Europea attraverso il Pnrr. I target prefissati per i processi civili sono stati ampiamente superati: l’obiettivo era quello di diminuire il Disposition Time (da qui DT), una misura della durata media dei processi, del 40%, ma questo si è dimezzato, passando da 2512 giorni nel 2019 a 1251 nel primo semestre del 2026.
di Raffaele Bruno
Il Roma, 27 settembre 2026
Se nel 2022 le carceri minorili in Campania ospitavano 381 persone, numero stabile da anni, a fine 2024 arrivano a 587 e nel 2025 a 596, pari a più 35 per cento. A crescere (del 21 per cento) sono stati poi anche gli ingressi nelle cosiddette “Comunità penali” e identico trend in crescita ha riguardato i Centri di Prima Accoglienza, con un aumento del 34%. Questi sono gli ultimi dati ufficiali sul triste fenomeno. La situazione si sta, purtroppo, aggravando sempre di più, sia nelle carceri degli adulti che in quelle minorili, che anzi stanno scoppiando: quanta possibilità di recupero ci sarà di questi minori in queste condizioni? Penso sia molto, troppo bassa.
di Paolo Rapeanu
cagliarinews.it, 27 settembre 2026
Dietro le sbarre “poche cure”, l’sos: “Il 40% di reclusi è tossicodipendente, ci sono anche malati oncologici e depressi”. La sanità penitenziaria all’interno della Casa Circondariale Ettore Scalas di Cagliari-Uta si trova ad affrontare una situazione di profonda sofferenza gestionale. L’allarme è stato lanciato da Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, che ha raccolto le accorate segnalazioni provenienti dai familiari dei reclusi. Le testimonianze evidenziano ritardi preoccupanti e vistose carenze nella gestione quotidiana delle diverse patologie che colpiscono la popolazione carceraria. Secondo l’associazione, la tutela della salute all’interno dell’istituto sardo non può più essere gestita attraverso interventi provvisori o rinvii trimestrali.
di Valeria Terranova
Corriere di Viterbo, 27 settembre 2026
Una denuncia per segnalare presunte violenze ai danni di alcuni detenuti dopo l’incendio divampato il 19 settembre nel reparto di sorveglianza particolare del carcere di Mammagialla. A presentarla ai carabinieri di Lecce è stata la madre di un detenuto pugliese di 38 anni, assistita dall’avvocato Sebastiano Conte. Nella querela vengono prospettate, in via ipotetica, fattispecie che vanno dalle percosse e lesioni personali all’abuso di autorità contro arrestati o detenuti, fino alla tortura. Alla sua iniziativa hanno fatto seguito gli appelli di altri familiari al procuratore capo di Viterbo e ai garanti nazionale e regionale, con la richiesta di una visita ispettiva urgente per verificare quanto accaduto nell’istituto. Le famiglie hanno sollecitato anche l’acquisizione delle immagini delle telecamere presenti nelle sezioni.
- Vigevano (Pv). Il 41 bis cambia la città: più pattuglie e controlli
- Livorno. Sughere, assistenza sanitaria detenuti: tenuto tavolo in prefettura
- Salerno. Detenuto prende la scabbia, lo curano per una dermatite
- Livorno. Giovani Democratici e Italia Viva Giovani in visita al carcere
- Matera. “Raccontami dentro”: il carcere tra dignità, perdono e possibilità di ricominciare









