Ristretti Orizzonti, 14 ottobre 2026
Condanniamo con la massima fermezza la violenta campagna mediatica che sta intossicando il dibattito pubblico. Spacciare per vera l'invenzione che i detenuti sottoposti al 41-bis possano accedere a permessi premio è un atto di pura mistificazione, orchestrato unicamente per scatenare un panico sociale artificioso. Questo sciacallaggio informativo mina la fiducia nelle istituzioni giudiziarie e calpesta i principi costituzionali fondanti della nostra civiltà del diritto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 ottobre 2026
Dopo l’inchiesta del giornale di Torino scatta l’allarme, i dem chiedono chiarimenti. Ma i permessi concessi sono da prefisso telefonico e non riguardano il 41 bis. “Le porte dei penitenziari diventano girevoli”, scrive La Stampa del 12 ottobre, aprendo l’inchiesta di Paolo Festuccia intitolata “Mafiosi, ergastolani e capi clan lasciano il carcere con i permessi”. Poi si leggono i nomi, e la porta girevole si inceppa. Nel 2026 a uscire con un permesso sono stati in tre: Gregorio Di Giovanni il 6 marzo, Cristoforo Cannella il 10 aprile e Mario Capizzi. Parliamo di uscite temporanee, di pochi giorni, disposte da un giudice con provvedimenti motivati e revocabili. Quale sarebbe lo scandalo? A meno che venga reputato scandaloso lo Stato di Diritto e l’autonomia e indipendenza dei giudici di sorveglianza.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 14 ottobre 2026
La presidente dell’Antimafia proponeva una stretta sui benefici. I magistrati di Sorveglianza decidono senza avere le informazioni. È uno scandalo, quello dei permessi premio elargiti dalla magistratura di Sorveglianza con troppa facilità ai mafiosi, che finora era rimasto nascosto nelle segrete stanze. Ovviamente non era sfuggito alla Direzione nazionale antimafia, né al ministero della Giustizia. E ne era a conoscenza Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare Antimafia, fedelissima di Giorgia Meloni. Si spiega così perché nel luglio 2025 la presidente Colosimo abbia presentato un progetto di legge per rimettere in carreggiata una prassi che stava diventando pericolosa. Già, perché i numeri facevano e fanno impressione. “I permessi premio concessi annualmente ai detenuti - scriveva Colosimo - sono cresciuti in modo significativo: nei primi mesi del 2025, quasi 200 boss mafiosi hanno ottenuto misure premiali”.
di Irene Famà
La Stampa, 14 ottobre 2026
Il procuratore aggiunto di Catania: chi ha responsabilità non scarichi sugli altri. “Quando il carcere non funziona è lo Stato che non funziona”. Il magistrato Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania e una lunga carriera presso la Direzione distrettuale antimafia e di direzione al Dap, il mondo penitenziario lo conosce bene.
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 14 ottobre 2026
Superare la logica della sola pena detentiva per costruire un modello strutturato di reinserimento nella comunità. E abbattere così i tassi di recidiva. È l’obiettivo del Piano del Ministero della Giustizia per l’inclusione socio-lavorativa delle persone sottoposte a misura penale. I primi risultati del progetto, inquadrato nel programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, sono stati presentati ieri mattina a Palazzo Madama in un convegno organizzato su iniziativa della senatrice della Lega Erika Stefani. Dei 280 milioni di fondi europei programmati, 260 (il 93%) sono stati impegnati. Risorse che nel complesso coinvolgono 2.919 detenuti e 800 minori e giovani adulti. Sessanta i progetti promossi in diciannove regioni.
di Pietro Menzani
Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2026
Si tratta del 93% dei 280,30 milioni programmati. L’obiettivo del ministero della Giustizia è superare la logica della pena detentiva come unica soluzione e abbattere i tassi di recidiva. Costruire un modello strutturato di reinserimento nella società superando la logica del carcere come unico orizzonte per rispondere alla criminalità. È l’obiettivo che si pone il progetto del ministero della Giustizia per promuovere l’inclusione socio-lavorativa dei detenuti, inquadrato nel Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027. I risultati dei lavori sono stati presentati a Palazzo Madama nel corso dell’evento “Una Giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale”: 260,14 milioni di euro dei 280,30 programmati (il 93% del totale) risultano oggi già impegnati.
di Antonio Bargone
Il Riformista, 14 ottobre 2026
A distanza di oltre mezzo anno dal voto referendario sulla riforma della giustizia, il panorama politico offre uno spettacolo sconcertante: il totale immobilismo. Il fronte del Sì, travolto dalla sconfitta, pare aver smobilitato ogni iniziativa rassegnandosi alla paralisi. Dall’altra parte, il fronte del No, che si era eretto a baluardo della Costituzione e del giusto processo promettendo proposte di tempestivi interventi con leggi ordinarie, ha finito per accantonare il tema, archiviandolo tra i ricordi della campagna referendaria e alimentando la convinzione che il No avesse solo una valenza politica (contro il governo) e avesse colpevolmente ignorato il merito del problema sottoposto a referendum.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 ottobre 2026
Al Senato, il ministro per gli Affari europei e le Politiche di Coesione Tommaso Foti ha depositato un documento. Potremmo definirlo il “Pnrr del futuro”, sebbene non si tratti di una nuova fase di investimenti finanziati dall’Europa. È la “Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Ue”. Accompagna il ddl di delegazione europea 2026, all’esame della commissione Giustizia, introdotto ieri dalla relazione di Pierantonio Zanettin, capogruppo di FI nell’organismo presieduto da Giulia Bongiorno. La “Relazione programmatica” presentata da Foti a Palazzo Madama descrive le strategie future dei Ventisette, in tutti i settori della vita e della politica eurounitarie. Vi compare anche la giustizia. E in particolare la corruzione.
di Pietro Alessio Palumbo
Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2026
Non viene valutato il solo nocumento di carattere patrimoniale, ma l’infedeltà della prestazione che ha impedito al cliente una consapevole scelta processuale o anche solo un ritardo processuale senza dover provare che l’esito sarebbe stato diverso. La Corte di cassazione - con la sentenza n. 32866/2026 - ha chiarito che il patrocinio infedele non richiede che il difensore agisca con lo scopo specifico di danneggiare l’assistito, ma esige la coscienza e volontà di una condotta contraria ai doveri professionali e, soprattutto, un nocumento causalmente collegato a quella violazione.
di Giulia Ricci
La Stampa, 14 ottobre 2026
La denuncia dei sindacati e le parole del presidente delle Camere penali Capra: “Alcuni spazi vanno chiusi”. Ci sono i numeri: un tasso di affollamento del 125%, oltre un detenuto su tre con un disagio psichiatrico, un solo educatore ogni 100 persone in carcere, 621 agenti di polizia penitenziaria mancanti, turni che arrivano anche alle 36 ore di seguito, 62 aggressioni in un anno solo al Lorusso e Cutugno, 5 suicidi in un solo mese. Poi, ci sono i fatti: corsi di formazione cancellati per mancanza di personale a Vercelli, quattro giorni di disordini consecutivi ad Alessandria, infiltrazioni e temperature estreme ad Asti, le cimici dei letti e i topi a Torino. Decine le aggressioni, gli atti di autolesionismo, i tentativi di togliersi la vita.
- Liguria. Mamma o papà sono in carcere, un aiuto per i bimbi con “Semina dei sogni”
- Firenze. Carcere di Sollicciano, l’appello del Garante: basta slogan
- Bolzano. La Garante dei detenuti: “Più assistenza sanitaria”
- Ferrara. Oltre 400 detenuti per 243 posti. “Il sistema è più punitivo che riabilitativo”
- Pordenone. Bocciato l’ordine del giorno sul Garante dei detenuti. “Destra incoerente”









