di Claudio Cerasa
Il Foglio, 12 ottobre 2026
Intercettazioni utilizzate in modo strumentale, gogna mediatica e un improbabile vaffa al giustizialismo. Dopo Ranucci, Scarpinato: il senatore del M5s con un passato da magistrato scopre sulla sua pelle i danni generati dal circo mediatico-giudiziario. Per l’internazionale dei moralisti chiodati in servizio permanente effettivo, non è una stagione semplice da gestire e per questo vorremmo esprimere loro la nostra più sincera solidarietà. Non è una stagione facile per il moralismo modello Ranucci, costretto a difendersi ora dal metodo Report applicato alla sua vita, e non lo è neppure per i suoi follower chiodati, come Travaglio, che oggi si ritrovano a demonizzare le scelte fatte dai giudici che hanno negato il reintegro di Ranucci in Rai dopo aver demonizzato per anni ogni soggetto desideroso di criticare l’azione della magistratura.
di Paolo Festuccia
La Stampa, 12 ottobre 2026
Boss di mafia, capi clan e killer: per loro le porte dei penitenziari diventano girevoli. Per gli ergastolani ma anche per chi sconta il carcere duro. Passano gli anni, cambia la giurisprudenza, gli echi per i morti ammazzati dalla mafia si affievoliscono e la regola del “fine pena mai” si trasforma lentamente in un “quasi mai”. Si parte per i detenuti nel regime di massima sicurezza (che possono ottenere permessi secondo i benefici di legge) e si arriva a quelli sottoposti al regime del 41 bis. Insomma, la nuova letteratura giuridica si evolve e i super boss ne fanno tesoro: dalla strategia delle bombe il passo è sempre più breve verso la prassi della buona condotta carceraria. Scattano così i “salvacondotti” e le licenze per necessità. Sia nel primo caso, che nel secondo in tanti ne hanno usufruito.
di Paolo Festuccia
La Stampa, 12 ottobre 2026
Maurizio De Lucia è il capo della procura di Palermo. E proprio nel capoluogo siciliano ha iniziato la sua carriera in magistratura. “Negli istituti penitenziari ci sono circa 750 persone al 41 bis. Il sistema rischia di non tenere, perché per fare funzionare davvero il carcere duro bisogna da un lato assicurare condizioni di detenzione dignitose ma dall’altro impedire a questi reclusi che sono i capi delle organizzazioni mafiose e terroristiche di continuare a comandare dall’interno delle carceri come facevano prima”.
La Stampa, 12 ottobre 2026
Il Partito democratico chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di riferire in Parlamento sui permessi e sui benefici penitenziari concessi a boss mafiosi, anche detenuti in regime di carcere duro. La richiesta arriva dopo l’inchiesta di Paolo Festuccia pubblicata su La Stampa, che ricostruisce diversi casi di detenuti condannati per reati di mafia che hanno ottenuto la possibilità di uscire dal carcere, in alcuni casi tornando nei territori di origine.
di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 12 ottobre 2026
Parla il presidente della CRI, Rosario Maria Gianluca Valastro: quasi 2 mila persone hanno potuto svolgere lavori di pubblica utilità, 400 punti per accedere al programma. Che piace agli avvocati. Quasi il 70% dei comitati di Croce Rossa sul territorio nazionale è coinvolto nella messa alla prova dei detenuti. Partendo dal 2018, con la prima convenzione, rinnovata poi cinque anni dopo per strutturare ulteriormente il progetto, si arriva oggi a sfiorare i 400 avamposti in cui è possibile accedere al programma e circa 500 sedi di servizio totali.
sardiniapost.it, 12 ottobre 2026
Lettera di Irene Testa: “La politica approvi la proposta di legge che porta il nome di Beniamino Zuncheddu, per garantire risarcimenti giusti e tempestivi a chi ha subito un errore giudiziario, senza costringerlo ad aspettare altri dieci anni”. “Giustizia” è il principio morale e giuridico che consiste nel riconoscere e rispettare i diritti di ciascuno, attribuendo a ogni individuo ciò che gli spetta secondo la legge, l’equità e la ragione. Se questo è vero, considerato che Beniamino Zuncheddu è stato in carcere per 33 anni da innocente ed è stato scarcerato quasi due anni fa, il 25 novembre del 2023 (poi assolto definitivamente nel gennaio successivo), la giustizia rischia di sbagliare due volte non avendogli ancora riconosciuto un risarcimento per l’ingiusta detenzione.
Corriere della Calabria, 12 ottobre 2026
“La pervasività criminale minaccia la dignità delle persone e la loro sicurezza”. Una posizione istituzionale ferma: il contrasto alla droga nelle carceri non è soltanto una questione di sicurezza, ma rappresenta una responsabilità costituzionale di tutela della dignità umana, della salute, della legalità e del welfare penitenziario. La Garante regionale annuncia l’invio di una relazione amministrativa istituzionale alle Autorità competenti per promuovere un’analisi condivisa del fenomeno e individuare strategie coordinate di prevenzione e tutela delle vulnerabilità. Esprime profonda preoccupazione la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale della Calabria, Avv. Giovanna Francesca Russo, alla luce dell’ultima operazione condotta dalla Polizia Penitenziaria nella Casa circondariale di Cosenza e dei ripetuti ritrovamenti di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari registrati anche negli istituti penitenziari calabresi nell’ultimo anno.
di Manuela Modica
La Sicilia, 12 ottobre 2026
Suicida in carcere. È la tragica fine di Bessem Slimeni, il 21enne tunisino che aveva confessato l’omicidio di Melissa Echevarria, 40enne del Venezuela. Lo scorso 14 agosto il corpo della donna era stato trovato in evidente stato di decomposizione nel cortile di un’abitazione in Via La Farina a Messina. In un primo momento era stata esclusa l’ipotesi che la donna fosse stata uccisa. Le indagini della Mobile di Messina hanno poi chiarito le cause della morte. Un contesto di forte marginalità, e un futile motivo. Slimeni non avrebbe più trovato 100 euro, e attribuendo la mancanza alla donna, l’avrebbe afferrata al collo fino ad ammazzarla. La svolta sulle indagini ha portato all’arresto del tunisino lo scorso 22 settembre.
di Francesca Marruco
Corriere dell’Umbria, 12 ottobre 2026
C’è un’indagata per la morte della detenuta di 41 anni trovata senza vita il 18 aprile scorso nel carcere di Capanne. La Procura ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di una detenuta peruviana di 29 anni, ancora ristretta nello stesso istituto e assistita dall’avvocata Luisa Manini. Secondo l’accusa avrebbe ceduto alla 41enne, anche lei in quel momento a Capanne, eroina in quantità non precisata, con l’aggravante d’aver agito all’interno di un istituto penitenziario. Le viene contestato anche di aver causato, come conseguenza non voluta, la morte della donna, per intossicazione da eroina.
di Anna Maria Eccli
iltquotidiano.it, 12 ottobre 2026
Padre Marcello, roveretano di nascita ma da anni nel capoluogo emiliano: “In prigione ci sono 850 persone, quando i posti sono 450. Quando un detenuto esce è pieno di rabbia e di rancore”. In Via del Gomito 2, a Bologna, sorge il penitenziario felsineo intitolato a un agente di custodia ucciso negli Anni di Piombo, Rocco d’Amato, ma la gente del posto continua a chiamare quel posto “La Dozza”, dal quartiere periferico lungo la Via Ferrarese in cui sorge (niente a che vedere con il Comune di Dozza, distante una quarantina di chilometri da Bologna, famoso per la rocca medievale e i murales lasciati dagli artisti che vi sono transitati).
- Catanzaro. Giovani detenuti, l’inclusione passa dalle famiglie: l’iniziativa della Camera Penale
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