di Mauro Palma
treccani.it, 27 aprile 2026
Era il 7 dicembre 2022, il nuovo ministro della Giustizia si era insediato da poco e la tradizionale ‘Prima alla Scala’ veniva trasmessa all’interno del carcere di San Vittore. In quell’occasione, il ministro lodò la lungimiranza di proporre un rapporto con l’arte nel luogo dell’esecuzione penale detentiva, perché - queste le sue parole - la finalità rieducativa che la Costituzione afferma come orizzonte a tutte le pene ha bisogno di concretizzarsi, oltre che nel lavoro e nell’istruzione, nel rapporto con il bello. È vero: il bello ha un valore rigenerativo nella rilettura del proprio passato, soprattutto in un luogo di dolore, quale è in ogni caso anche il miglior carcere.
Il Dubbio, 27 aprile 2026
L’associazione richiama il caso Alemanno e i migliaia di ricorsi accolti per trattamenti inumani, chiedendo riforme urgenti a governo e Parlamento. Le carceri italiane sono ormai “fuori dalla legalità” a causa di un sovraffollamento che non si arresta e che continua a produrre conseguenze concrete sui diritti delle persone detenute. A rilanciare l’allarme è Antigone, che richiama il caso di Gianni Alemanno come uno tra i tanti episodi che mostrano la gravità della situazione: all’ex sindaco di Roma sono stati riconosciuti 39 giorni di sconto di pena per aver subito, secondo quanto stabilito, trattamenti inumani e degradanti.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 27 aprile 2026
L’intesa firmata a Roma prevede la promozione di iniziative congiunte di sviluppo territoriale e di coesione sociale, con particolare riferimento al tema dell’inclusione socio-lavorativa delle persone detenute nel quadro del programma “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”. Sottoscritto a Roma un protocollo di intesa fra il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) e la Fondazione con il Sud per “promuovere e ottimizzare le rispettive azioni e competenze su temi di interesse comune, favorendo in particolare la promozione di iniziative congiunte di sviluppo territoriale e di coesione sociale, con particolare riferimento al tema dell’inclusione socio-lavorativa delle persone detenute. L’intesa è stata siglata dal presidente del Cnel, Renato Brunetta, e dal presidente della Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio.
di Vinicio Marchetti
today.it, 27 aprile 2026
Nel 2026, qualcuno ha firmato un documento ufficiale per togliere il frigorifero ai detenuti. Prima che arrivi l’estate. Tranquilli: sicuramente non creerà nessun problema. Voglio che leggiate bene questa storia. Non è complicata. Non ha bisogno di giuristi, né di sociologi, né di commissioni parlamentari. Ha bisogno soltanto di un po’ di onestà. In Italia esistono 189 carceri. Dentro ci vivono esseri umani - alcuni colpevoli, alcuni in attesa di giudizio, alcuni che forse non avrebbero dovuto starci affatto. Ma tutti, senza eccezione, esseri umani. Con un corpo. Con una sete. Con la necessità, nelle giornate di agosto in una cella di pochi metri quadrati, sovraffollata, senza aria, senza pietà del sole, di poter bere un sorso d’acqua fresca. Qualcuno, al Largo Luigi Daga di Roma - sede del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il cuore decisionale del sistema carcerario italiano - ha firmato una circolare per togliere loro anche questo.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 27 aprile 2026
Per un italiano su due (52,5%) l’ultimo decreto sicurezza approvato alla Camera dimostra che i precedenti interventi varati da questo governo non hanno prodotto i risultati attesi. Il dato fotografa una frattura prevedibile sul piano politico con gli elettori di centrosinistra in larga parte critici (69,7%), tuttavia rivela anche una crepa meno scontata nel campo opposto, con quel 24,1% di elettori di centrodestra che condivide questa valutazione. Scendendo nel dettaglio, emerge un elemento politicamente rilevante. Sono soprattutto gli elettori di Forza Italia (43,2%) a esprimere dubbi sull’efficacia delle misure adottate finora, mentre l’elettorato della Lega (63,2%) e di Fratelli d’Italia (67,4%) resta convinto che i decreti precedenti abbiano funzionato, pur necessitando oggi di un rafforzamento per rispondere a un contesto in continua mutazione.
di don Salvatore Saggiomo*
artestv.it, 27 aprile 2026
Non solo celle, non solo numeri, non solo cronache di sofferenza e tragedie, oggi il racconto cambia direzione, perché quando si parla di carcere si dimentica troppo spesso che la pena non è vendetta ma percorso, non è abbandono ma responsabilità, e che la nostra Costituzione, all’articolo 27, lo dice senza ambiguità: le pene devono tendere al reinserimento sociale del detenuto e non possono mai essere contrarie al senso di umanità, parole forti, chiare, che in molti istituti restano ancora un obiettivo lontano, ma che ad diventano pratica quotidiana, carne viva, esperienza concreta, un carcere piccolo, quasi defilato, pochi detenuti, ma proprio per questo capace di costruire relazioni, percorsi, opportunità.
di don Salvatore Saggiomo*
giornalenews.it, 27 aprile 2026
L’appello del Garante dei detenuti. La notizia della volontà del Governo di realizzare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) nel territorio di Castel Volturno suscita in me, quale Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Caserta, una profonda preoccupazione e un fermo dissenso. Come autorità di garanzia, chiamata a vigilare sul rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona, e come uomo di Chiesa, non posso accettare la realizzazione di una struttura che rischia di tradursi, ancora una volta, in un luogo di sospensione dei diritti, di marginalità e di sofferenza umana.
calabriainchieste.it, 27 aprile 2026
Fine di “U Mastru”: tra carcere duro, indagini e ombre sulla morte del capocosca di Siderno. Si chiude con la morte di Giuseppe Commisso, 79 anni, una delle pagine più complesse e controverse della storia recente della ‘ndrangheta calabrese. Conosciuto come “U Mastru”, soprannome che lui stesso ricondusse alla sua attività di sarto - “Mi chiamano ‘Mastro’ perché facevo il sarto, non per altro”. Commisso era detenuto al regime di carcere duro in un penitenziario del Nord Italia. Le circostanze del decesso restano tutt’altro che lineari.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 27 aprile 2026
“Di notte arrivano degli agenti incappucciati, portano i detenuti in isolamento e li picchiano”, ha riferito la presidentessa Bo Guerreschi. “Arrivano di notte, incappucciati. Portano i detenuti in isolamento e li picchiano”. Non è la prima volta che a Fanpage.it arrivano racconti di questo tipo dal carcere milanese di Opera. Ogni testimonianza, però, aggiunge un tassello che sembra comporre un quadro di presunte “violenze” e “abusi” sempre più difficile da ignorare. A denunciare queste presunte spedizioni punitive notturne è Bo Guerreschi, presidentessa della Ong Bon’t Worry Ingo, che ha raccolto le testimonianze di alcuni detenuti, assistiti dalla Ong, per restituirle senza filtri. Il risultato è un racconto che stride con qualsiasi idea di rieducazione che dovrebbe essere sottesa alla pena.
di Marta Randon
Il Mattino di Padova, 27 aprile 2026
Il 58enne detenuto al Due Palazzi ha ricevuto il permesso dal giudice. “Lo sport mi aiuta moltissimo”. Ventuno chilometri della mezza, come gli anni dietro le sbarre. E il fine pena è lontano. Tra i partecipanti alla Padova Marathon c’era anche Felice (nome di fantasia), 58 anni, detenuto al Due Palazzi. Per partecipare ha dovuto avere il permesso del giudice, il certificato di attività agonistica sportiva e l’iscrizione ad un gruppo podistico, nel suo caso la Runner Padova. “Mi alleno da tempo”, racconta al traguardo in Prato della Valle. “Ho chiuso in un’ora e 50 minuti, l’obiettivo era stare sotto le due ore”.
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