di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 1 ottobre 2026
Doveva essere una grande rivoluzione. Sarà una goccia nel mare. A fine maggio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva presentato un piano per offrire ai detenuti che hanno diritto agli arresti domiciliari ma non hanno una casa un luogo, diverso dal carcere, dove scontare la pena. Sarebbero andati in una comunità con una sorveglianza minima della polizia penitenziaria, a patto che firmassero un programma di formazione al lavoro. La mossa aveva attratto l’attenzione degli operatori del carcere, soprattutto per i numeri annunciati all’inizio. Che però si sono sgonfiati.
progettouomo.net, 1 ottobre 2026
Una nuova possibilità per i detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti: percorsi terapeutici in comunità, tra cura, riabilitazione e reinserimento sociale. La legge 140 del 2026 introduce una possibilità nuova per le persone detenute tossicodipendenti o alcoldipendenti con una condanna non superiore a otto anni: scontare la pena in detenzione domiciliare presso strutture specializzate nella cura e nella riabilitazione. A spiegare il significato e le prospettive della nuova normativa, nel programma Indipendente-mente di Rai Radio 1, sono stati Luciano Squillaci, presidente della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche, Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza, e Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega alle politiche contro le dipendenze.
di Patrizia Pallara
collettiva.it, 1 ottobre 2026
Le condizioni negli istituti fotografate dal dossier Cgil: sovraffollamento, degrado, carenze. Barbaresi: “Marginalità e vite difficili non trovano risposte”. Quali sono le condizioni di vita in carcere? Quali reali possibilità di rieducazione e di recupero sociale ci sono? Qual è il livello del sovraffollamento, del degrado, delle condizioni igienico-sanitarie, della carenza di risorse e personale? A dare una risposta è il report “I diritti in carcere” realizzato dalla Cgil e curato dall’area stato sociale e diritti, con il contributo dell’area politiche del lavoro e contrattazione della confederazione e della Funzione pubblica, che fotografa una situazione sempre più lontana dai principi sanciti dall’articolo 27 della Costituzione: spazi invivibili, condizioni spesso disumane, abbandono.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 1 ottobre 2026
Passata la sbornia efficientista, l’Europa, in crisi di identità e scossa dai sovranismi, sembra voler riscoprire le proprie lontane origini garantiste. È segnale in controtendenza il rapporto della Commissione del 23 settembre (COM(2026) 497 final) che misura l’attuazione della Raccomandazione (UE) 2023/681 sulla custodia cautelare e sulle condizioni di detenzione. Per ora il discorso è solo di carattere generale e non riguarda i singoli Stati membri, ma non è difficile scorgere un ritratto già familiare. Soprattutto nella conclusione: i sistemi normativi nazionali sono complessivamente conformi ai principi della Raccomandazione, ma nella pratica il ricorso alla custodia cautelare resta eccessivo. Le regole ci sono, manca la volontà o il coraggio di applicarle. Sia pure mascherato da un perfetto stile burocratico, il j’accuse riguarda i giudici.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 1 ottobre 2026
Protocollo d’intesa per due anni firmato a Roma dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e dal Movimento italiano diritti detenuti, che raccoglierà le offerte delle aziende, di ogni settore e dimensione, interessate ad assumere persone detenute o ex detenute. Dare alle persone detenute competenze spendibili nel mercato del lavoro e accompagnarle senza interruzioni fino al reinserimento, anche dopo il fine pena. È l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato a Roma dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e dal Movimento Italiano Diritti Detenuti, rappresentati dal Capo del Dipartimento Stefano Carmine De Michele e dalla Presidente e Fondatrice Giulia Troncatti.
lavialibera.it, 1 ottobre 2026
Ho scoperto tardi quanto leggere e scrivere possano aiutare a capire il mondo e se stessi”, scrive un uomo, detenuto nel carcere di Vibo Valentia, descrivendo queste attività come un “porto franco”. “Organizzare delle attività di lettura e scrittura per coloro che vivono in condizioni di privazione della libertà è una opera utile. Il futuro di molti detenuti, me incluso, dipende dalla cultura. Un’isola come questa, di cemento e ferro, presente soltanto negli incubi di ogni uomo, dove il migliore amico, dopo Dio, è la solitudine, e dove la speranza è l’unico invitato che vorremo condividesse la nostra tavola a cena, consente pochi alleati: la scrittura e la lettura”.
di Lorenzo d’Avack
Il Dubbio, 1 ottobre 2026
Il Consigliere nazionale forense Antonello Talerico richiama la nostra attenzione su di una recente sentenza della Corte di giustizia tributaria di primo grado di Palermo che si avvale, nell’esporre il testo, della IA. Nulla di stupefacente, il Consigliere scrive che “la macchina ha messo mano al ragionamento e che nessuno dopo lo ha riletto”, come a dire che il giudice dovrebbe almeno avere un obbligo di sorveglianza. Certamente un minimo. Fra le diverse osservazioni nel rapporto IA/diritto, la prima potrebbe essere giuridica, e difatti il nostro Governo ha deliberato, nel maggio 2024, il disegno di legge n. 78 (Evoluzione del quadro normativo unionale sulla IA) che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale nei settori demandati dal Regolamento AI Act 2024/1698 all’autonomia normativa degli Stati membri.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 1 ottobre 2026
L’attualità, purtroppo, ci propone sempre più spesso un modello di giustizia privata. Gli ultimi eclatanti casi di cronaca dimostrano come si stia diffondendo, tra i cittadini, l’idea che la giustizia privata “fai da te” sia più efficace di quella che deve attendere il proprio corso, con l’accertamento del giudice. Anche la prevenzione sembra dirigersi verso la privatizzazione, poiché si sta delineando un modello di “giustizia preventiva privata”, affidata all’immancabile intelligenza artificiale. Vediamo come. Fino a oggi il sistema di repressione anticipata era comunque riconducibile a un modello gestito, sia pure con i suoi limiti, dall’autorità giudiziaria; dobbiamo invece constatare che i confini della prevenzione si stanno spostando anche al di fuori dell’ambito giurisdizionale.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 1 ottobre 2026
La Cassazione, sentenza n. 34754/2026, chiarisce che per i reati procedibili d’ufficio la richiesta non sospende il procedimento. L’imputato deve attivarsi per tempo se vuole ottenere i benefici sulla pena. La richiesta di accesso a un programma di giustizia riparativa, per ottenere la relativa attenuante, da parte di un imputato per un reato procedibile di ufficio, non comporta la sospensione del processo, e neppure ne legittima il rinvio in attesa del relativo l’esito. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 34754/2026, dichiarando inammissibili i ricorsi degli imputati. L’imputato dovrà dunque muoversi per tempo se vorrà che il giudice possa tener conto degli esiti positivi del programma. La sospensione prevista dall’articolo 129-bis c.p.p., infatti, riguarda soltanto i reati perseguibili a querela soggetta a remissione, su richiesta dell’imputato e per un massimo di 180 giorni.
di Simone Innocenti e Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 1 ottobre 2026
La richiesta di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice della struttura. A tarda notte la situazione riportata sotto controllo. La scoperta di alcune microspie nelle proprie celle ha scatenato mercoledì sera la rivolta di decine di detenuti del carcere Don Bosco di Pisa. Una quarantina di persone ha preso il controllo di un intero reparto, barricandosi al suo interno e chiedendo di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice della struttura. Solo a tarda notte, dopo una negoziazione e l’intervento della polizia, la situazione è tornata sotto controllo. Alcuni detenuti, probabilmente i promotori della rivolta, sono stati trasferiti in altri penitenziari toscani.
- Modena. Suicidio in carcere. Il papà in tribunale contro l’archiviazione: “Giustizia per Fabio”
- Viterbo. Morto in carcere, al centro dell’ultima udienza la fragilità di Andrea Di Nino
- Roma. Vitto e sopravvitto a Rebibbia, celebrata la prima udienza del processo
- Rovigo. Carcere minorile, già troppi problemi. “Cancelli usati a mano: è pericoloso”
- Caserta. Claudia Cavallo, la Garante che rompe il silenzio: “I diritti non hanno una divisa”









