di Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli
Corriere della Sera, 16 settembre 2026
Tra sovraffollamento e violazioni dei diritti, le condizioni dei detenuti sono intollerabili: l’ordinamento penitenziario va modificato. Le condizioni di vita dei detenuti e il clima di violenza nelle carceri sono divenuti veramente intollerabili. Nei primi sette mesi del 2026 si sono suicidate in carcere 38 persone, fra cui una ragazza di 21 anni e un uomo di 73. La prima causa di questa situazione consiste certo nel sovraffollamento. La maggior parte delle celle occupa uno spazio molto ridotto. In esse sono costrette più persone, le une addosso alle altre. Spesso è impossibile un reale ricambio d’aria. In estate il caldo è insopportabile. Chi non fuma deve subire il fumo di chi fuma. Le carceri sono spesso situate in vecchi edifici dell’ottocento, con evidenti carenze igienico-sanitarie.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 settembre 2026
Difendono la Costituzione, ma non l’umanità della pena: doppio binario delle toghe dopo la vittoria al referendum. Sovraffollamento al 142 per cento, 46 suicidi dall’inizio dell’anno (dati di Ristretti Orizzonti al 9 settembre): la situazione nelle carceri è drammatica, in violazione dell’articolo 27 della Costituzione. Di “Stato illegale” avrebbe parlato Marco Pannella. Eppure l’Anm, ossia l’associazione che si autoproclama custode e difensora della Costituzione più bella del mondo, non è riuscita ad approvare all’unanimità l’adesione a un documento a favore dell’indulto. La motivazione dei contrari? “Non possiamo suggerire al governo che fare”. Peccato che per mesi abbiano fatto una campagna politica contro la riforma costituzionale del ministro Nordio, scioperando pure. E che proprio la massima Carta prevede atti clemenziali.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2026
Se non c’è spazio per l’ennesimo detenuto, se bisogna contendersi il materasso, l’aria, i colloqui con gli educatori, se gli edifici cadono a pezzi, la pena carceraria deve venire sospesa. “Signora, venga un momento qui a vedere”, mi dice un uomo in un italiano un po’ stentato mentre si affaccia dall’ultima cella in fondo al corridoio. Entro nella stanza, una camera da quattro posti disadorna e putrida come tutte le celle del carcere di Sollicciano. L’uomo prende una busta da lettere dal mucchietto delle sue poche cose. È di quelle allungate, professionali, dove il foglio va piegato in tre parti. Mi viene accanto, la apre con cura, attento a non versarne il contenuto. “Guardi qui”, mi fa sotto il naso. Getto uno sguardo e vedo dei pallini scuri, come dei puntini. Saranno centinaia, forse migliaia. Si accorge del punto interrogativo sul mio volto e allora chiarisce: “sono le cimici che ho raccolto dai nostri letti”. Alzo gli occhi sul poliziotto che mi accompagna in visita e lui accenna una mossa delle spalle, come a dire “purtroppo qui va così, non è colpa nostra”.
di Glauco Giostra
Avvenire, 16 settembre 2026
Il giudice non deve farsi carico né rispondere delle conseguenze della sua decisione, men che mai in termini di consenso popolare, ma soltanto del rispetto delle regole del procedere e del valutare. “Basta con gli attacchi che delegittimano la magistratura - ha dichiarato il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati - ogni volta che viene emessa una decisione non gradita; anziché limitarsi a criticarla, si biasima la magistratura che “delegittima il governo” - perché anche questo abbiamo sentito - o si dispone l’invio degli ispettori”. Difficile disconoscere il fondamento di questa protesta, quando la stessa presidente del Consiglio aveva commentato una recente mancata adozione di una misura cautelare detentiva asserendo: “Le leggi le abbiamo scritte, e sono più severe che mai.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2026
Meno di un anno in primo grado, più veloci anche in appello e Cassazione La riduzione complessiva fa meglio dell’obiettivo del 25% fissato dal Pnrr. Meno di un anno per arrivare a una sentenza penale in primo grado. I dati del ministero della Giustizia sul primo semestre 2026 fotografano una diminuzione dei tempi in tutte le fasi: rispetto al 2019 la durata di un processo penale passa da 392 a 299 giorni nei Tribunali, da 841 a 483 giorni in appello e da 166 a 73 giorni in Cassazione. La durata complessiva arriva così a 856 giorni, con un miglioramento dei tempi del 40% sul 2019, ben più alto del target Pnrr fissato al 25%.
Ristretti Orizzonti, 16 settembre 2026
Mario Abbate di 52 anni è morto nella sua cella del quarto raggio del carcere di Regina Coeli. Il decesso sarebbe avvenuto l’8 settembre ma solo oggi, e grazie a Valentina Calderone, Garante dei detenuti del Comune di Roma, si è avuta la conferma. Da quanto si apprende pare che Mario fosse malato da tempo. Salgono così a 155 i detenuti morti dall’inizio del 2025, tra cui 46 sono stati i sucidi.
di Andrea Zanello
La Stampa, 16 settembre 2026
L’allarme lanciato dalla Camera Penale. Sovraffollamento, carenze igienico sanitarie, problemi di riscaldamento. Sono alcune delle criticità denunciate dalla Camera Penale di Vercelli dopo una visita al carcere. Pochi giorni fa infatti una delegazione della Camera Penale di “Riccardo Greppi”, nell’ambito del progetto voluto dall’Unione delle Camere Penali Italiane, con l’obiettivo di un costante monitoraggio delle condizioni della struttura, ha effettuato una visita presso la casa circondariale di Vercelli. “I numeri - dicono dalla Camera Penale - restituiscono innanzitutto un quadro di significativo sovraffollamento.
di Marco Antonucci
Corriere di Arezzo, 16 settembre 2026
Un carcere “fatiscente, con celle anguste e servizi igienici insufficienti”. Il verdetto degli avvocati aretini dopo la visita alla casa circondariale è perentorio: “Serve un nuovo progetto che possa prevedere se non una nuova ubicazione di tutta la struttura quantomeno la realizzazione di una nuova ala costruita con criteri più moderni ed efficienti”. Una delegazione della Camera Penale di Arezzo, guidata dal presidente Andrea Frosali e con il consiglio direttivo al completo - gli avvocati Roberto Piccolo, Stefano Arrighi, Andrea Panozzi, Laura Tani, Anna Boncompagni e Samuele Faralli - ha visitato la struttura carceraria di via Garibaldi la mattina del 27 agosto.
fuoriluogo.it, 16 settembre 2026
Una linea telefonica interrotta può rendere ancora più profonda la distanza tra il carcere e il mondo esterno. A Rebibbia, secondo quanto ha denunciato Sbarre di Zucchero APS, il normale collegamento telefonico dell’istituto è fuori servizio da giovedì scorso, quando forti temporali hanno colpito Roma. Un guasto che coinvolgerebbe le chiamate delle persone detenute ai familiari e ai legali, ma anche le comunicazioni degli uffici dell’amministrazione penitenziaria. “Per chi è detenuto, una telefonata alla propria famiglia non è un dettaglio. È un collegamento con la propria vita, con i propri affetti, con il mondo esterno”, scrive l’associazione.
di Lisa Bellocchi
omnismagazine.com, 16 settembre 2026
Circa il 70% dei detenuti, dopo aver scontato la propria pena, torna a delinquere. Il tasso di recidiva, in chi ha seguito un percorso di reinserimento lavorativo durante il periodo di detenzione, si abbatte invece al 17%. Quindi, un percorso lavorativo in carcere fa bene a tutta la società, non solo a chi ne usufruisce. Nella certezza che il lavoro dà un senso al tempo speso in carcere, perché un detenuto che lavora sperimenta relazioni sane, impara, costruisce e ritrova dignità, è nata a Rimini l’associazione “Manàgere è libertà”. “Manàgere” dal latino “manus agere”, agire con le mani; ma anche “mettere le mani in pasta”, “coinvolgersi personalmente e concretamente”, come hanno fatto i promotori dell’associazione, che ha come primo scopo raccogliere fondi da devolvere agli enti del Terzo Settore che si occupano di favorire il lavoro dei detenuti. Durante il Meeting, tra le migliaia di proposte, “Manàgere” si è ritagliata pochi metri quadrati, ma ha comunque attirato tanti curiosi.









