di Michele Magno
startmag.it, 10 ottobre 2026
“Il grado di civiltà di un paese si misura dalle sue carceri”, recita un celebre aforisma attribuito a Fëdor Dostoevskij. Se è così (e almeno in parte è così), da noi resta attuale il memorabile discorso pronunciato da Filippo Turati alla Camera il 18 marzo 1904. Il deputato socialista accusa il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti di ignorare le condizioni di vita dei detenuti, la pessima qualità del vitto, le umiliazioni e i soprusi a cui erano costretti. Una realtà drammatica, sconosciuta all’opinione pubblica dell’epoca. Oggi invece è sotto gli occhi di tutti le promesse di affrontarla e risolverla con “riforme strutturali”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, da quando è arrivato a via Arenula, ne ha fatti molte. Non si tratta, spiega ogni volta che ne fa una, del temuto “svuotacarceri”, che materializza l’immagine di legioni di criminali che passeggiano impuniti nelle nostre strade.
di Antonio Petrucci
Il Giorno, 10 ottobre 2026
Legge Smuraglia: credito d’imposta fino a 520 euro al mese e sgravi contributivi fino al 95% per imprese e cooperative. Domande entro il 31 ottobre. Inclusione sociale e vantaggio economico per il tessuto imprenditoriale possono procedere di pari passo. È questo il principio cardine che da oltre due decenni anima la Legge Smuraglia (legge n. 193/2000), una normativa concepita per promuovere l’inserimento lavorativo delle persone sottoposte a provvedimenti restrittivi della libertà personale. Per le imprese private e le cooperative sociali, l’impiego di lavoratori detenuti o ex detenuti non rappresenta soltanto un contributo fondamentale per l’abbattimento della recidiva penale, ma si traduce in un pacchetto di agevolazioni fiscali e contributive di primissimo piano.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 ottobre 2026
Cinquecento euro al mese se sei al 41 bis, 800 se sei un detenuto comune. Da otto anni il ministero della Giustizia difende questa differenza come presidio antimafia. La Cassazione non l’ha ritenuta tale. Con la sentenza n. 3156 della Prima sezione penale, decisa in camera di consiglio il 10 luglio e depositata il 5 ottobre scorso, i giudici supremi hanno rigettato il ricorso del ministro contro l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma. Rimane valido quanto stabilito dai giudici di sorveglianza: quel tetto ridotto, imposto ai soli reclusi in regime differenziato, è una limitazione che le esigenze di sicurezza pubblica non bastano a giustificare.
di Mariano Messineo
La Sicilia, 10 ottobre 2026
L’ipotesi del suicidio non convince, la Procura indaga: effettuata l’autopsia. Si sarebbe impiccato in una cella del carcere di Caltagirone, in cui si trovava in custodia cautelare per l’aggressione, di cui si sarebbe reso responsabile, ai danni di un carabiniere, rimasto ferito. Ma i familiari vogliono vederci chiaro. Emanuele Blandini, 28 anni, di Scordia, è morto lo scorso 26 settembre all’interno dell’istituto penitenziario. Da allora i genitori e il fratello Francesco non possono darsi pace. E hanno incaricato il Gruppo Fast Risarcimenti (Gfr srl) di Bologna di assisterli nella gestione di tutti gli aspetti connessi alla vicenda che, secondo loro, presenta contorni oscuri. Nominato pure un legale di fiducia: si tratta dell’avvocato Giuseppe Carrubba, del Foro di Siracusa.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 10 ottobre 2026
Sono 47 gli atenei italiani che hanno un polo universitario penitenziario attivo nelle carceri. A quello dell’Università degli Studi di Bari sono iscritti circa 60 studenti detenuti. “Lavorare per il Polo significa lavorare anche per la comunità che sta fuori dall’istituto di pena: il reinserimento non riguarda soltanto chi torna libero, ma anche la qualità culturale e civile della società che lo accoglie”, dice Antonia Rubini, delegata del rettore. Il cuore dello studio universitario in carcere sono i tutor: la testimonianza di Cristian Distifano, tutor nella casa circondariale di Taranto.
di Stefano Zavagli
riminitoday.it, 10 ottobre 2026
La ristrutturazione della prima sezione dipende dal completamento di una nuova ala del carcere bolognese. Intanto restano stabili le presenze, con 178 detenuti e un sovraffollamento persistente. La ristrutturazione della prima sezione del carcere di Rimini, la più degradata della struttura, è ancora in attesa di partire. Per aprire il cantiere bisognerà prima trasferire i detenuti attualmente ospitati nell’ala in una nuova sezione della Dozza di Bologna, dove però i lavori non sono ancora terminati. È questo uno dei passaggi più significativi della relazione annuale presentata al consiglio comunale dal Garante dei detenuti, l’avvocato Giorgio Galavotti, che ha fatto il punto sulle condizioni della Casa circondariale riminese.
novaradio.info, 10 ottobre 2026
Un carcere “bloccato, ingolfato”, dove il nuovo padiglione recentemente aperto è già strapieno e in cui le condizioni di vita sono molto difficili, con episodi quotidiani di tensione e una grande rissa scoppiata solo pochi giorni fa che ha visto l’aggressione alla comandante degli agenti penitenziari. È il drammatico quadro del carcere Livornese delle Sughere tratteggiato dal garante livornese dei detenuti, Marco Solimano, ospite stamani per una puntata speciale della rubrica “Il cielo e la stanza”. I numeri del carcere sono allarmanti: il nuovo “padiglione C”, aperto solo da pochi mesi dopo lunghissimi lavori per garantire celle nuove e 134 posti in più, ospita già ben 195 reclusi, che vivono in condizioni di grave disagio: “Non sono stati progettati spazi per attività trattamentali, i detenuti ciondolano per le celle e i livelli di conflittualità sono cresciuti a dismisura” riferisce il garante, che conferma come sono più di una settimana fa una sezione del carcere abbia testimoniato una rissa tra decine di detenuti, armati di sedie e bastoni.
di Andrea Alessandrini
Il Resto del Carlino, 10 ottobre 2026
Dal carcere alla città: nasce il giornale dei detenuti a Forlì che collegherà come un ponte le due realtà. A sostenerlo sarà anche il Lions Club Cesena che contribuirà al progetto con un service dedicato, in corso di allestimento. L’iniziativa editoriale è promossa da AltreMani, impresa sociale che organizza laboratori produttivi in carcere per favorire la formazione e il reinserimento lavorativo. Il primo numero uscirà a breve e sarà diffuso anche all’esterno del carcere. Lo ha annunciato Lia Benvenuti, direttore generale di Techne nel cui ambito opera l’impresa sociale AltreMani, durante la partecipata conviviale del Lions Club Cesena presieduto da Mario Corsi. Era ospite anche Barbara Battistini, presidente di Techne, ente di formazione professionale partecipato dai Comuni di Forlì e Cesena e dalla Provincia, che opera per l’inclusione lavorativa e sociale. La casa circondariale di Forlì ha sede nella Rocca di Ravaldino e vi sono detenute persone in attesa di giudizio e condannate a pene con residuo di pena inferiori ai cinque anni.
di Ilaria Caione
gnewsonline.it, 10 ottobre 2026
Abbattere le distanze, smantellare i pregiudizi e riscoprirsi coetanei, prima di ogni altra etichetta. È questo il cuore pulsante di “Leggere vale la pena”, il progetto sviluppato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza Università di Roma con l’obiettivo di promuovere la lettura all’interno degli istituti detentivi e nelle scuole superiori attraverso attività culturali condivise. La finalità è profonda: favorire occasioni di ascolto e confronto capaci di mettere in relazione giovani provenienti da contesti profondamente diversi. Dalla scorsa primavera il percorso ha coinvolto, grazie all’impegno profuso da anni da Elisabetta Tamburini (direttrice della biblioteca di Filosofia e della biblioteca del dipartimento di Lettere e culture moderne della Sapienza), i ragazzi e le ragazze dell’IPM di Casal del Marmo e gli studenti dei licei Eugenio Montale e Nomentano. Attraverso la lettura condivisa e il confronto sui medesimi testi, il progetto ha offerto uno spazio comune per scoprire la forza del racconto.
palermotoday.it, 10 ottobre 2026
Si tratta del quinto studente del Polo universitario penitenziario che completa gli studi. Ora proseguirà col corso magistrale in Scienze pedagogiche. La determinazione e la volontà di non arrendersi hanno guidato il quinto laureato del Polo universitario penitenziario dell’università di Palermo verso un importante traguardo: la laurea triennale in Scienze dell’educazione, indirizzo Educazione socio-pedagogica e di comunità, conseguita con il massimo dei voti e la lode presso il dipartimento di Scienze psicologiche, pedagogiche, dell’esercizio fisico e della formazione.
- Napoli. Oltre il carcere, il diritto a un secondo tempo
- Modena. Confronto promosso dal Pd su sovraffollamento, diritti e reinserimento
- La lezione rivoluzionaria: far parlare i detenuti per restituire umanità e senso alla pena
- La deriva securitaria non può essere la risposta
- Una rivoluzione della gentilezza per curare la malattia dell’odio









