di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 20 maggio 2026
Secondo il rapporto annuale di Antigone, le prigioni italiane versano in condizioni disumane: 8 mila detenuti in più in 4 anni. Celle allagate o sporche. Corridoi con rifiuti e cibo per terra. Celle lisce, che nel gergo penitenziario significa spazi oscuri dove accadono cose brutte. Agenti infiltrati nelle prigioni, gestione parallela della sicurezza affidata alla Polizia penitenziaria, svilimento del ruolo di direttori ed educatori, chiusura del carcere alla società civile, migliaia di detenuti murati nelle celle, decine di detenuti morti per cause restano perennemente da accertare, abuso dello strumento disciplinare e dell’isolamento in tutte le sue forme, celle sovraffollate oltre il limite della sopportazione. E ancora. Raddoppio in un anno del numero dei bimbi in carcere con le loro mamme; triplicazione dal 2022 del numero delle persone soggette a regime di vita chiuso.
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 20 maggio 2026
Settantatré anni. Di cui oltre trenta trascorsi nella sezione di Alta Sicurezza della casa di reclusione di Padova. Pietro Giuseppe Marinaro si è tolto la vita lo scorso 28 gennaio. Aveva appena saputo che sarebbe stato trasferito di lì a breve. Non ha retto allo shock. Avrebbe perso all'improvviso tutti i suoi punti di riferimento. Pochi mesi prima, nel Centro di prima accoglienza dell’istituto penale per minorenni di Treviso, si era suicidato un minore straniero di soli 17 anni, arrivato in Italia dalla Tunisia. Tra le 106 persone che nell’ultimo anno e mezzo hanno deciso di farla finita in carcere, ci sono loro due. Il più vecchio e il più giovane in assoluto. Storie, non numeri. Punte dell’iceberg di un sistema, quello penitenziario, che vede crescere sia l’età media dei detenuti sia la presenza di giovanissimi. Ma che, soprattutto, sta cadendo a picco.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 20 maggio 2026
Il carcere è sull’orlo di un baratro. Lo hanno denunciato in una lettera i detenuti e redattori di Radio Rebibbia / Jailhouse Rock. Un baratro di cui non si può parlare, dentro cui non si può protestare e che, per chi è fuori, è sempre più complicato da vedere. Chiedono di non voltarsi dall’altra parte, di incalzare e non dare “tregua ai ministri che decidono le nostre sorti. Prima del disastro”. Lo chiedono soprattutto a chi ha quel potere di ispezione: i parlamentari, non a “quelli che vengono a Rebibbia a stringere la mano ai detenuti eccellenti, parlano con i vertici e se ne vanno”, ma a quelli “con senso democratico e un minimo di umanità”.
di Susanna Marietti
Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2026
Il XXII Rapporto di Antigone restituisce un quadro ingestibile. A nulla è servito il “piano carceri” del governo. Tra i dati emblematici: numero raddoppiato dei bambini rinchiusi con le mamme “Tutto chiuso”. È questo il titolo del XXII Rapporto di Antigone sulle carceri italiane, frutto di 102 visite agli istituti di pena effettuate dagli osservatori dell’associazione. Il Rapporto è stato presentato questa mattina a Roma e ci restituisce un quadro oramai ingestibile e senza speranza. Tutto chiuso, dalle porte delle celle ai cancelli delle mura di cinta.
di Anna Lisa Antonucci
Il Foglio, 20 maggio 2026
Nelle carceri italiane “nessuno si fida più di nessuno”. Dal 2022 al 2025 gli istituti di pena si sono sempre più chiusi al mondo esterno, i detenuti trascorrono quasi tutta la giornata in celle affollate e malmesse, l’isolamento è largamente utilizzato come metodo punitivo (la sua applicazione è aumentata del 171%) e la società esterna è ostacolata all’ingresso in carcere. Inoltre, l’introduzione della figura dell’agente di polizia penitenziaria sotto copertura “toglie fiducia e trasparenza al sistema”. È la fotografia sulle condizioni di detenzione in Italia, realizzata dai volontari di Antigone attraverso 102 visite nelle carceri del Paese, contenuta nel XXII rapporto dell’associazione intitolato “Tutto chiuso”.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 20 maggio 2026
Anche se non hanno alcuna colpa, i piccoli vivono reclusi con le loro madri. Il prezzo più duro lo pagano proprio loro, tra norme deboli e alternative insufficienti. “Apri”. Qualche giorno fa, in occasione di un incontro organizzato al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e dedicato al tema dei bambini in carcere, il presidente di Unicef Italia Nicola Graziano s’è soffermato su questa parola annunciando l’imminente produzione di un cortometraggio intitolato proprio così, Apri: “Un bambino in carcere, d’altronde, dopo la prima parola “mamma” impara la parola “apri”. Perché vuole aprire la porta della cella”.
di Angela Stella
L’Unità, 20 maggio 2026
Intervista a Mauro Palma. “Da quando si è insediato l’esecutivo Meloni nelle carceri si sono prodotti solo 91 posti in più, mentre i detenuti sono aumentati di 8.127 unità”, sottolinea l’ex garante nazionale, che solleva forti dubbi sulle soluzioni cercate dalla destra: “privatistiche e capziose”. Mauro Palma, matematico, giurista già presidente del Collegio dei diritti delle persone private della libertà personale, Gennarino De Fazio, Segretario della UilPf, giovedì scorso ha aggiornato la conta dei suicidi dall’inizio dell’anno a 24 e ha scritto che nelle nostre carceri ci sono 64.550 ristretti a fronte di 46.339 posti disponibili e 20mila agenti mancanti. La situazione è davvero così disastrosa? Il dato fornito riflette la realtà.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 20 maggio 2026
Al convegno per il 30 anni del Cipm, il ritratto degli uomini che commettono violenze sulle donne: sono negatori e manipolatori. Ma il trattamento rieducativo, quando funziona, riduce la recidiva di reato. Fabio Roia, Tribunale di Milano: creati protocolli ad hoc. Perché preoccuparsi di “trattare” e addirittura cercare di “recuperare” un uomo che si è reso autore di reati di violenza verso una donna? Che si tratti di percosse o di violenza sessuale, o psicologica, che senso ha inventarsi protocolli e percorsi di trattamento e rieducazione per uomini maltrattanti, magari già condannati e in esecuzione della pena, ovvero in carcere? Non è preferibile “buttare via la chiave?”.
di Frank Cimini
L'Unità, 20 maggio 2026
L’avvocato Flavio Rossi Albertini pur senza molte speranze ci prova ancora una volta a sfidare l’aria che tira a livello politico e chiede al Tribunale di Sorveglianza di Roma di annullare la decisione del ministro Carlo Nordio di prorogare per altri due anni il regime carcerario del 41 bis per l’anarchico Alfredo Cospito che sta scontando la condanna a 23 anni di reclusione per quei due petardoni che non fecero morti e nemmeno feriti nei pressi della scuola carabinieri di Fossano. “Nel provvedimento del ministero vengono evidenziate le manifestazioni che hanno elevato Cospito a vittima e in qualche modo si prova a colpevolizzarlo di questa figura che ha assunto nel panorama politico - dice Albertini.
di Simona Musco
Il Dubbio, 20 maggio 2026
I capi delle procure provano a dettare la linea e imporre i propri veti al Csm. Un pressing che scuote Palazzo Bachelet alla vigilia del Plenum di oggi del Consiglio superiore della magistratura, chiamato a votare la delicata delibera sulla comunicazione degli uffici giudiziari svelata dal Dubbio. Quello che doveva essere un passaggio blindato, forte dell'accordo raggiunto da tutti i gruppi (nessuno escluso) in Settima Commissione - dove erano stati accolti emendamenti e osservazioni - si è trasformato in un corpo a corpo politico dell'ultimo minuto. Al centro della contesa: l'obbligo di rettifica a tutela degli indagati e le modalità di ostensione delle ordinanze cautelari ai giornalisti.
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