di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 26 agosto 2026
La riforma di Nordio sui tossicodipendenti può essere un primo passo per ridurre il sovraffollamento. All’allarme di Gratteri sui boss replica il procuratore di Aversa Airoma. Non c’è neanche bisogno di scomodare le associazioni che da anni lavorano nelle carceri italiane, come Nessuno tocchi Caino o Antigone. È sufficiente ascoltare le parole di un procuratore che non abbia l’ossessione delle manette e della mafia, per capire quanto importante sia la scommessa lanciata dal ministro Nordio e dal Parlamento, perché almeno le persone che soffrono di dipendenza da sostanze psicotiche o alcol possano scontare la fine della pena, a determinate condizioni, in luoghi adeguati.
di Daniela Barbaresi*
collettiva.it, 26 agosto 2026
Le risorse attuali bastano solo per 500 persone detenute. Una misura giusta nei principi, ma troppo limitata nei numeri e senza risorse adeguate. È entrata in vigore la legge 140/2026, recante “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti”, che introduce la possibilità, a determinate condizioni, di scontare fuori dal carcere una pena o un residuo di pena fino a otto anni, attraverso l’adesione a un programma terapeutico. Il principio alla base della legge è giusto e condivisibile: le persone con dipendenze devono poter accedere a percorsi terapeutici e socio-riabilitativi alternativi alla detenzione. Una dipendenza patologica non può essere affrontata attraverso una risposta esclusivamente penale, ma deve essere riconosciuta come una condizione di salute che richiede cura, presa in carico, riabilitazione e inclusione sociale.
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 26 agosto 2026
Il Garante campano commenta la nuova legge sui detenuti tossicodipendenti: “Non è un indulto mascherato né un provvedimento epocale. Servono subito strumenti, servizi e risorse”. “È entrata in vigore il 21 agosto la nuova legge sui tossicodipendenti in carcere, presentata dal Governo come un “provvedimento epocale”. Ma, così com’è finanziata per il 2026, potrà riguardare circa 500 persone, a fronte di una popolazione detenuta con problemi di dipendenza che supera le 20mila unità. Siamo quindi poco sopra il 2%. Altro che indulto mascherato”.
di Alessandro Prandi
Rivista Solidea, 26 agosto 2026
In dialogo con Pietro Buffa, saggista e già dirigente del Dap. Nel dibattito pubblico il carcere torna ciclicamente a occupare le pagine di giornali, commenti sui social e discussioni più o meno centrate. Accade quando una persona detenuta si toglie la vita, si verificano abusi, il sovraffollamento raggiunge livelli insostenibili, un agente viene aggredito. Fatti che riportano l’attenzione su un sistema che sembra vivere perennemente in emergenza. È in quei momenti che ricompare anche l’articolo 27 della Costituzione, quasi fosse una formula da evocare ogni volta che la realtà smentisce i principi: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
lentepubblica.it, 26 agosto 2026
Gli appalti pubblici come strumento di inclusione e sicurezza sociale. È questa la prospettiva al centro dell’intesa siglata tra Autorità Nazionale Anticorruzione e Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, nata per favorire l’accesso al lavoro di persone detenute o già uscite dal carcere. L’obiettivo non riguarda soltanto l’occupazione: la sfida è trasformare la pena in un percorso concreto di recupero, competenze e ritorno alla vita collettiva. L’iniziativa punta a rendere più frequente l’uso di clausole sociali negli appalti, cioè condizioni inserite nei bandi e nei contratti pubblici che chiedono alle imprese di assumere o coinvolgere categorie fragili. In questo caso, l’attenzione è rivolta a chi sta scontando una condanna, dentro o fuori da un istituto penitenziario, e agli ex detenuti che cercano una seconda possibilità professionale.
di Guido Salvini
Il Dubbio, 26 agosto 2026
Avrebbe dovuto entrare in funzione in questi giorni il nuovo Gip collegiale, un progetto del ministro Nordio che invece di anno in anno viene differito. L’idea di introdurre un Gip collegiale in sé non è del tutto peregrina. Consideriamo due recenti esempi in indagini di rilievo, di segno opposto nella decisione del Gip a Milano ma con esiti uguali nella loro cancellazione da parte del Tribunale del Riesame. Nel 2023 la Dda di Milano aveva chiesto l’emissione di una novantina di misure cautelari in una indagine, la cd. indagine Hydra, che vedeva mafia, ‘ndrangheta e camorra alleate in Lombardia in una consorteria criminale dedita all’infiltrazione, con ingenti profitti, nell’economia legale. Il Gip aveva respinto quasi tutte le richieste.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 agosto 2026
La corrente conservatrice dei magistrati ha intimato ai suoi iscritti di votare i candidati selezionati dal gruppo per il rinnovo del Csm, aggiungendo, in modo grottesco, di credere “in una magistratura libera da ogni condizionamento” e “indipendente da ogni logica di appartenenza”. Siete liberi di votare chiunque, ma ricordatevi che dovete votare i nostri candidati, altrimenti vi cacciamo. È in sostanza questo il surreale messaggio inviato da Magistratura indipendente (Mi), la corrente conservatrice delle toghe, ai suoi iscritti in vista del voto per l’elezione dei nuovi componenti togati del Consiglio superiore della magistratura (in scadenza a gennaio), previsto il 25 e 26 ottobre prossimi.
di Laura Carrer
Il Domani, 26 agosto 2026
Il 41enne è morto dopo essere stato colpito col taser. Dei vicini di casa hanno spiegato come si è svolto l’intervento. A uno di loro i militari hanno suggerito di dire che l’operaio era “aggressivo”. E i colpi di taser sarebbero stati 4. Elton Bani era “agitato”. Così lo descrive il primo testimone ascoltato dal giudice del tribunale di Genova durante l’incidente probatorio dello scorso 6 luglio. È un vicino di casa che ricorda come l’uomo fosse “agitato, stava male, ma non era aggressivo”, e che “bisognava portarlo in ospedale”. Un secondo testimone, che ha assistito alla scena da più lontano, conferma uno stato simile: Bani era “nervoso”, “parlava e urlava in italiano e in albanese”. Ma non stava mettendo in pericolo né lui né nessun altro.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 agosto 2026
La decisione della Cassazione sul caso di Rocco Femia, accusato di essere un membro del clan. Rocco Femia ha passato 5 anni e 10 giorni in carcere prima di essere definitivamente assolto per non aver commesso il fatto. Ma non avrà alcuna riparazione per l’ingiusta detenzione subita. Lo ha stabilito la Cassazione, respingendo la richiesta del sindaco di Marina di Gioiosa Jonica, arrestato all’alba di un giorno di maggio del 2011 e tornato definitivamente libero dieci anni dopo. Accusato di essere un membro del clan Mazzaferro, Femia era stato condannato a dieci anni nei primi due gradi di giudizio. Poi la Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello, “declassando” l’accusa a concorso esterno in associazione mafiosa. E il giudizio di merito si è concluso con un’assoluzione, sentenza non impugnata dalla procura, a 10 anni dall’arresto.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 26 agosto 2026
Il rifiuto della persona offesa non basta a impedire all’imputato di accedere alla giustizia riparativa. Il percorso può essere intrapreso anche attraverso una “vittima surrogata”, cioè la vittima di un reato diverso da quello per cui si procede. Chi chiede di accedere al programma deve però indicarne concretamente l’utilità e, nei procedimenti per reati perseguibili d’ufficio, l’istanza non sospende il giudizio. Sono i principi fissati dalla Seconda sezione penale della Cassazione con la sentenza 28366 del 2026, depositata il 22 luglio.
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