di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 novembre 2026
Il Comitato per la prevenzione della tortura pubblica il rapporto sulle visite del 2025. Violenze, degrado e soprusi. L’Italia “a un passo” dai trattamenti inumani. Spazi detentivi decisamente al di sotto della soglia prescritta dalla Convenzione europea per la prevenzione della tortura; approccio del personale di polizia all’interno delle carceri ancora non in linea con le Regole penitenziarie europee; violenze tra detenuti ma anche limitazioni eccessive per i reclusi sottoposti a “sorveglianza particolare” e a “isolamento diurno”; violazioni dei diritti sui reclusi sottoposti a provvedimenti disciplinari. Troppe morti e troppi suicidi. E assistenza sanitaria, in particolare psichiatrica, a scacchiera, sul territorio, con alcune regioni del sud dove la tutela della salute dei detenuti non viene garantita.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 5 novembre 2026
Necessarie ristrutturazioni ma soprattutto misure alternative alla detenzione. Per cinque detenuti i commissari sono intervenuti subito. Chiedendo, ad esempio, il trasferimento del detenuto paraplegico di Foggia, che nella cella non aveva un bagno adeguato né la possibilità di andare in cortile con la sedia a rotelle. Per tutto il resto della popolazione penitenziaria, il Comitato del Consiglio d’Europa contro la tortura - pur registrando provvedimenti presi - fa un lungo elenco di raccomandazioni per promuovere, tra l’altro, misure alternative contro il sovraffollamento o adeguata formazione del personale. Chiede aggiornamenti sull’attuazione del Piano carceri, denuncia un’assistenza sanitaria talora carente e comunque non omogenea e snocciola tutte le ristrutturazioni necessarie nei cinque penitenziari visitati, Foggia, Avellino, Santa Maria Capua Vetere (Ce), Genova-Marassi e Firenze. Per Sollicciano, è categorico: “not fit”, non adatto, sentenzia, prima di suggerire un’analisi costi- benefici sulla sua sostenibilità.
di Emanuele Bonini
eunews.it, 5 novembre 2026
Il nuovo rapporto del Comitato per la Prevenzione della Tortura (Cpt) invita il Governo ad attuare velocemente il Piano carceri. Restano i nodi del sovraffollamento, delle violenze tra detenuti, e delle condizioni precarie per le donne. In Italia qualche spiraglio di passo avanti per la situazione generale dei detenuti ma ancora tante cose da correggere. Il rapporto del comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa sulle prigioni del Paese dipinge un quadro con poche luci e tante ombre. Si dà atto al governo delle azioni intraprese attraverso il Piano Carceri e la nomina di un Commissario straordinario per le infrastrutture carcerarie. Tuttavia, a giudizio del Comitato, “viste le criticità croniche che affliggono il sistema penitenziario, è necessario accelerare l’attuazione del piano”.
fpcgil.it, 5 novembre 2026
“La legge di bilancio 2027, davanti ai dati drammatici sulla condizione carceraria, con un sovraffollamento ormai strutturale accresciuto dal moltiplicarsi delle fattispecie di reato introdotte con i provvedimenti securitari dell’esecutivo, risponde con un doppio schiaffo ai diritti di tutte le persone che il carcere lo vivono e alla funzione costituzionale di rieducazione della pena. Invece di potenziare l’organico della Polizia penitenziaria impegnato negli istituti decide di istituire un fondo per l’agente ausiliario della riserva volontaria del Corpo di Polizia penitenziaria, una nuova figura di poliziotto: precario, non formato in modo adeguato alla delicata funzione che svolge, e sottopagato.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 5 novembre 2026
Il ministero della Giustizia fornisce i dati definitivi relativi a tutto il 2025. Lieve aumento (+3,6%) delle domande presentate, 28,6 milioni di euro liquidati. In aumento, seppure lieve, le richieste di riparazione per ingiusta detenzione. Con un tasso di accoglimento di poco superiore al 40% e un aumento degli importi liquidati dallo Stato. Il ministero della Giustizia, in risposta a un’interrogazione del capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa, fornisce in commissione Giustizia i dati definitivi, per la prima volta relativi a tutto il 2025. Tema incandescente nella campagna referendaria e che tuttavia resta di evidente attualità in un contesto caratterizzato dall’eterna emergenza delle condizioni della carcerazione.
di Francesca Fulghesu
Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2026
La denuncia di Irene Testa. La Garante regionale sarda racconta la mobilitazione che contribuì alla sua liberazione e denuncia le carenze del sistema penitenziario: “Dopo avergli aperto la porta del carcere gli hanno detto: arrangiati”. Il Partito Radicale sostiene una proposta di legge per garantire un sostegno economico immediato alle vittime di errori giudiziari. Da ogni finestra di Burcei sventola un lenzuolo bianco. In Sardegna è un simbolo di mobilitazione popolare per chiedere la fine di un sequestro. Nel caso di Beniamino Zuncheddu - rimasto 33 anni in carcere da innocente per la strage di Sinnai - un “sequestro di Stato”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 5 novembre 2026
In caso di reati ostativi valutazioni più rigorose sul diritto all’affettività. Il diritto all’affettività in carcere può essere negato al detenuto che ha avuto rilievi disciplinari. Una valutazione della pericolosità, sia interna sia esterna, che diventa più rigorosa per chi sconta una pena anche per reati ostativi. Ad affermarlo è la Cassazione che, con la sentenza 38314/2026, ha respinto il ricorso contro il no ai colloqui intimi ai quali ha aperto la Corte costituzionale (sentenza n. 10 del 2024). Alla base della decisione contestata due illeciti disciplinari: il primo dovuto al ritrovamento di due telefoni cellulari occultati nella cella condivisa con un altro detenuto; il secondo per i toni intimidatori e derisori rivolti a un agente. Infine, sul rigetto del reclamo, avevano pesato anche le informazioni della questura e dei Carabinieri, secondo le quali, pur essendosi sciolto il clan di appartenenza, poteva ritenersi ancora attuale il rischio di collegamenti tra il detenuto e la criminalità del territorio, della quale era stato un esponente di vertice.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 5 novembre 2026
Il detenuto costretto a subire il mancato adeguamento - nel rispetto dell’articolo 3 della Cedu - dei servizi igienici per un protratto lasso di tempo ha comunque diritto agli sconti di pena o al ristoro previsto dalla legge. corte di Cassazione (n. 38313/2026) si è pronunciata a fronte del ricorso proposto da un detenuto che lamentava le condizioni di detenzione vissute sin dal 2011 in quanto in violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti sancito dall’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le doglianze riguardavano numerosi aspetti della vita detentiva: le condizioni dei locali doccia e dei servizi igienici, l’areazione, l’illuminazione, il riscaldamento, la qualità e la disponibilità dell’acqua, l’assistenza sanitaria, la riservatezza, la fruizione dell’ora d’aria, i colloqui, i corsi di studio e alcune limitazioni connesse al regime speciale.
Italpress, 5 novembre 2026
Il costante aumento del sovraffollamento nelle carceri lombarde non è accompagnato da un adeguato incremento del personale penitenziario. Inoltre, emergono criticità nella gestione dei pasti per i detenuti e nelle procedure di appalto per le forniture alimentari. Il quadro emerge dall’indagine “La sanità e gli affidamenti del vitto e sopravvitto negli Istituti di pena della Lombardia” della Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti, riunita oggi in adunanza pubblica per approvare la relazione conclusiva. L’indagine - presentata dal magistrato relatore Marco Ferraro - riguarda gli affidamenti dei servizi alimentari destinati ai detenuti e l’organizzazione della sanità penitenziaria negli istituti della regione, compresi l’Ipm “Cesare Beccaria” e le Rems.
tp24.it, 5 novembre 2026
Tragedia alla Casa circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani, dove un detenuto di 26 anni è morto dopo essersi impiccato all’interno della propria cella. Il giovane, originario del Marocco ma residente in Italia da diverso tempo, si trovava nel reparto “Tirreno”, l’area destinata all’isolamento. Al momento non sono note le circostanze precise in cui si è verificato il gesto. Restano da chiarire le modalità e la dinamica dell’accaduto. La tragedia arriva in un momento particolarmente difficile per il carcere trapanese, già al centro delle cronache nei giorni scorsi per una protesta dei detenuti. Il 30 ottobre scorso, infatti, all’interno del reparto “Mediterraneo” si era verificata una violenta protesta.
- Brescia. Morta la 20enne che si era impiccata in cella, la Garante: “Sconfitta del sistema”
- Firenze. Il Comitato anti tortura del Consiglio d’Europa: “Il carcere di Sollicciano non è idoneo”
- Brescia. Un nuovo inizio dopo il carcere: a Bienno nasce Casa Disma
- Napoli. Dal carcere minorile al lavoro: una giornata nella vita degli “Scugnizzi a vela”
- Milano. Giustizia riparativa e fragilità saranno al centro del Premio Fam









