di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 2 luglio 2026
Settantacinque anni, malato, da poco colpito da ictus, entrato qualche giorno prima per scontare una pena non elevata, muore in solitudine nel carcere fiorentino di Sollicciano. Pochi chilometri più a ovest, alle Dogaie di Prato, a soli ventisei anni muore anche lui in carcere e non per scelta volontaria. Pare avesse denunciato violenze subite dalle forze di Polizia al momento dell’arresto. Due storie che non stordiscono l’opinione pubblica come dovrebbe accadere, che lasciano insensibili le istituzioni. Siamo a 114 morti nelle prigioni d’Italia dall’inizio dell’anno. Una parte viene qualificata dall’amministrazione penitenziaria come decessi con cause da accertare. Il punto è che restano tali anche nei mesi e anni a seguire.
di Sara Di Sciullo
adnkronos.com, 2 luglio 2026
Il presidente del Gnpl: “Segnalata lunga attesa per la liberazione anticipata”. Il sovraffollamento carcerario e le misure per contrastarlo, l’ondata di caldo eccezionale in tutta Europa e gli interventi negli istituti penitenziari, il sequestro disposto dal gip del Tribunale di Firenze di sei sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano: ne parla in un’intervista all’Adnkronos Riccardo Turrini Vita, presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 luglio 2026
La Suprema Corte annulla il no del Tribunale di Locri a un detenuto che chiedeva di vedere la moglie senza agenti a vista. La Corte di Cassazione ha bocciato il Tribunale di Locri, che aveva negato a un detenuto i colloqui riservati con la moglie. L’uomo aveva chiesto di poterla incontrare senza il controllo a vista degli agenti, la possibilità aperta dalla sentenza numero 10 del 2024 della Corte costituzionale. I giudici calabresi avevano detto no per due motivi: la pericolosità del detenuto, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e per omicidio e ancora sotto processo per un altro omicidio, e il fatto che il matrimonio fosse stato celebrato in carcere, senza prova di una convivenza precedente. La quarta sezione penale ha annullato quella decisione e ha rimandato il caso allo stesso Tribunale, spiegando che nessuna delle due ragioni sta in piedi così com’è stata scritta.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 2 luglio 2026
La rimessione alle Sezioni Unite delle norme sulla tutela del difensore da intercettazioni e perquisizioni, disposta dalla sesta sezione penale della Cassazione, non investe un dettaglio procedurale, ma il punto di equilibrio più delicato dell’intero sistema penale: il confine tra l’esigenza di ricerca della prova e la tutela della funzione difensiva. Il quesito è netto. Le garanzie che l’articolo 103 del codice di rito appronta per ispezioni, perquisizioni e sequestri negli uffici dei difensori hanno carattere soggettivo - perché ancorate alla qualità professionale dell’avvocato e alla salvaguardia del relativo segreto - oppure carattere meramente funzionale e, dunque, operano soltanto a favore del difensore dell’indagato o dell’imputato nel procedimento in cui l’atto si rende necessario? Detto altrimenti: quelle garanzie sopravvivono quando è l’avvocato stesso a essere iscritto nel registro degli indagati?
di Angela Stella
L’Unità, 2 luglio 2026
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma respinge il ricorso dell’anarchico al carcere duro dal 2022: “Il suo gruppo è pericoloso, potrebbe guidarlo”. Alfredo Cospito resterà detenuto al 41 bis. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha infatti respinto il ricorso presentato dalla difesa contro la proroga del regime di carcere duro disposto dal ministero della Giustizia, confermando il rinnovo della misura restrittiva per altri due anni. L’anarchico, rinchiuso nel carcere di Sassari, è sottoposto al 41 bis dal 2022. Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini, che aveva contestato le motivazioni alla base del decreto ministeriale.
di David Romoli
L’Unità, 2 luglio 2026
Stop alla semilibertà di cui usufruiva dal 2017. Non solo. L’ex Nar ora a Rebibbia è sorvegliato, chiuso in uno spazio “dedicato” 24h - senza poter avere rapporti con nessuno, né ricevere visite - a scontare tre anni di isolamento diurno. La funzione rieducativa della pena sarebbe sancita da un articolo della Costituzione spesso ignorato anche da chi sbandiera continuamente, a proposito e a sproposito, la sacralità della Carta. Capita che si vada oltre la semplice ignoranza dell’art. 27 della Costituzione e che la pena, per ottusità feroce o per una vendicatività che sopravvive ai decenni, sia utilizzata per stracciare e cancellare una rieducazione già avvenuta, certa, comprovata. È il caso del processo contro tre ex leader delle Br oggi tutti ultraottantenni.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 2 luglio 2026
Il reato riqualificato e per il quale il giudice applica la misura non doveva essere già ipotizzabile al momento dell’autorizzazione dell’atto investigativo. Con la sentenza n. 24064/2026 la Cassazione penale ha accolto il ricorso in base all’effetto estensivo dello stesso e che, nel caso concreto, riguardava l’utilizzazione di intercettazioni disposte per un reato diverso rispetto a quello riqualificato dal tribunale del riesame e per il quale lo stesso tribunale ha adottato una misura cautelare. Il ricorso non aveva, infatti, posto nel focus la questione della legittimità dell’autorizzazione originaria.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 2 luglio 2026
Prima il caso del 75enne colpito da ictus morto a Sollicciano, poi l’ennesima tragedia. “Una mattanza indegna di un Paese civile”. Il garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani commenta così “lo stato di abbandono” in cui versa il pianeta carcere, dove negli ultimi giorni sono morti due detenuti, prima il fiorentino over 70 deceduto dopo il trasporto d’urgenza da Sollicciano all’ospedale San Giovanni di Dio, poi l’honduregno 26enne morto in cella a Prato. “Siamo di fronte ad una deriva inaccettabile - dice Fanfani - Questa striscia di morti è il frutto avvelenato di una concezione del carcere inteso unicamente come luogo di segregazione, di pura punizione e di totale abbandono, una realtà che si trova ad anni luce di distanza dal dettato dall’articolo 27 della nostra Costituzione”. Fanfani sottolinea che “proprio perché la persona reclusa è privata della propria libertà e non è in grado di determinarsi liberamente né di muoversi per tutelarsi, lo Stato, nel momento in cui ne assume la custodia, contrae un debito assoluto. Ha il dovere inderogabile di garantire una custodia che rispetti la dignità umana e che sia orientata alla rieducazione. Oggi, invece, assistiamo a un silenzioso e sistematico smantellamento di questi principi, nell’indifferenza burocratica di un sistema inefficiente, sordo e ormai al collasso”. Sul decesso di Sollicciano è intervenuto anche l’assessore al sociale del Comune di Firenze Nicola Paulesu: “È importantissimo che all’interno di ogni istituto penitenziario si facciano analisi attente delle condizioni di salute di tutti i detenuti e che, quando ci sono delle condizioni di salute estreme, come in questo caso è evidente, ci sia la possibilità di percorsi alternativi in collegamento col sistema territoriale della salute, prevedendo anche percorsi di sospensione o differimento della pena”.
chiamamicitta.it, 2 luglio 2026
Il caldo estremo di questi giorni ha reso ancora più evidente una realtà che da troppo tempo viene sottovalutata: la condizione delle carceri emiliano-romagnole è ormai arrivata a un livello di forte criticità. Non si tratta solo di un problema organizzativo o logistico, ma di una questione che riguarda la dignità delle persone, la sicurezza degli istituti, le condizioni di lavoro degli operatori e la stessa efficacia della pena prevista dalla nostra Costituzione. I numeri parlano con chiarezza. Negli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna sono presenti quasi mille detenuti oltre la capienza regolamentare.
di Michela De Leo
Il Cittadino, 2 luglio 2026
Il Garante regionale, Doriano Saracino, indica le priorità per rendere più umana la detenzione. Con le alte temperature registrate in questi ultimi giorni, il caldo diventa una prova difficile per tutti. Ma c’è un luogo dove l’estate pesa ancora di più: il carcere. Celle sovraffollate, spazi ristretti, scarsa ventilazione e ore trascorse in ambienti dove l’aria fatica a circolare trasformano il caldo in un ulteriore elemento di sofferenza. Per comprendere meglio quali siano le principali criticità e quali interventi potrebbero migliorare la qualità della vita negli istituti penitenziari, abbiamo intervistato Doriano Saracino, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
- Sardegna. Sul 41-bis Nordio tira dritto: “Nessun pericolo infiltrazioni, Isola luogo giusto”
- Prato. Detenuto 26enne trovato morto in cella, doveva essere sentito dai pm
- Firenze. Sollicciano, detenuto di 75 anni muore dopo 10 giorni in cella
- Firenze. Sollicciano, Pd all’attacco: “Nordio ci metta la faccia”
- Milano. Opera, l’ultimo piano dell’inferno: nel carcere milanese con 40° e senza acqua corrente










