di Edoardo Iacolucci
lacapitale.it, 29 aprile 2026
A Roma presentato “Fuori”, il progetto di Disco Lazio per portare università, cultura e sport ai giovani detenuti di Casal del Marmo e favorire il reinserimento sociale: “Il diritto allo studio non si ferma davanti ai cancelli di un carcere”. “Con “Fuori” portiamo il diritto allo studio dove troppo spesso non arriva”. Con queste parole Simone Foglio, presidente di Disco Lazio presenta presentato a Roma, nell’hub culturale Moby Dick della Garbatella, il progetto “Fuori” - Formazione universitaria per orientamento e reinserimento individuale, promosso da Disco Lazio, ente regionale per il diritto allo studio e alla conoscenza, in collaborazione con la Regione Lazio. L’iniziativa è rivolta agli studenti dell’Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo e punta a favorire percorsi di crescita, formazione e reinserimento sociale per ragazzi sottoposti a misure restrittive.
di Angelo Cannatà
MicroMega, 29 aprile 2026
In “Una stanza fatta di tempo” Francesco Demasi racconta il carcere dall’interno. L’esperienza del carcere è dura. Orribile. Da sempre. Una condizione dolorosa che menti lucide, acute, persone profonde, hanno indagato (a volte vissuto) per anni. Nelson Mandela riprende una celebre frase di Dostoevskij - “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” - e la sviluppa in una direzione precisa: “Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i più umili.” Ecco. Con le prigioni bisogna fare i conti perché la cosa ci riguarda. Perché le prigioni dicono di noi, come mostra Una stanza fatta di tempo di Francesco Demasi, che non vuol essere un’autobiografia né un atto d’accusa.
di Pino Corrias
Vanity Fair, 29 aprile 2026
Siamo al quinto Decreto sicurezza in quattro anni di governo. La ricetta è sempre la stessa: sospettare, arrestare, punire, esibire. Più un piccolo capolavoro di incostituzionalità. Visto che il quinto “Decreto sicurezza” nasce di nuovo con il manganello alzato - più reati, più carcere, più allarme sociale - vuole dire che forse (forse!) il manganello non è la soluzione del problema. Non lo è per due ragioni, non si scappa: o è storto il manganello, o è storto il governo che lo ripropone con l’identica urgenza con cui, in quattro anni, ha impugnato gli altri quattro decreti che non hanno funzionato come la propaganda assicurava. Nonostante abbiano già introdotto 57 nuovi reati e 60 aggravanti. Non bastano ancora?
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 29 aprile 2026
“Più reati, pene più alte e meno diritti: l’approccio panpenalistico lascia intatte le vere insicurezze: quella di chi muore sul lavoro, di chi non arriva a fine mese, di chi rinuncia a curarsi perché non può permetterselo, dei giovani angosciati da guerre e dalla paura del futuro”.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 29 aprile 2026
È passato quasi un secolo, eppure la domanda che Liliana Segre deve sopportare resta la stessa: “Quando muori?”. È il 1938, l’anno delle leggi razziali; il padre le dice: “Non rispondere al telefono”. E perché mai, chiede la bambina, cosa può accadermi se arrivo per prima all’apparecchio in corridoio e prendo la cornetta? A cosa sono esposta? Lo scopre presto: non è una bambina che si limita a ubbidire. Corre e risponde, trova adulti - uomini e donne, specifica - che le fanno questa domanda, ossia le augurano di morire. Ci sono quasi riusciti, commenta con l’eleganza che la rende unica, che ha consentito alle sue parole di arrivare lontano e raggiungere anche chi non aveva alcuna disponibilità ad ascoltare i suoi racconti. Ci hanno provato, sì, ma non sono riusciti a ucciderla, la bambina disubbidiente che, come tutti i disubbidienti, cresce più velocemente degli altri. Impara che le parole, specie quelle dell’odio, non sono solo parole: colpiscono, feriscono. E poi, nell’esperienza del campo, capirà che accompagnano la vita senza mai separarsi da essa. Che a volte precedono l’esperienza: ciò che annunciano si realizza.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 29 aprile 2026
Se una regola sul suicidio assistito “normalizza” qualcosa, l’assenza di quella regola normalizza altro: l’esilio, la disparità di accesso, il calvario burocratico. Vittorio Parpaglioni aveva 25 anni quando, il 31 ottobre 2023, ha accompagnato sua madre a morire in Svizzera. Sibilla Barbieri, attrice e regista, era malata terminale di cancro. “Durante il viaggio non parlava più, solo sguardi tra noi, ma non ci siamo mai sentiti soli”, ha raccontato Vittorio a Riccardo Bruno sul Corriere. Sibilla aveva provato ad attivare la procedura prevista dall’ordinamento italiano per essere aiutata a spegnersi, secondo la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale.
di Francesco Armillei
Il Domani, 29 aprile 2026
Piuttosto che destinare risorse pubbliche a misure che non funzionano (e probabilmente non funzioneranno mai), avrebbe senso concentrarsi su interventi che non gravino sui conti dello Stato ma tesi a rafforzare il riconoscimento giuridico dei migranti. Il pasticcio legislativo sull’emendamento al decreto sicurezza ha avuto almeno un merito: riportare al centro del dibattito pubblico il legame tra gestione dell’ordine pubblico e presenza di residenti senza cittadinanza italiana. Negli ultimi anni, la maggioranza di governo ha adottato un approccio alla sicurezza fondato su due direttrici principali: da un lato l’inasprimento continuo delle pene; dall’altro, contenimento dei flussi migratori e aumento dei rimpatri. Eppure, questa strategia non sembra aver ridotto la domanda sociale di sicurezza.
di Giovanna Cavallo
L’Unità, 29 aprile 2026
Dopo la brusca stretta del decreto Cutro sul riconoscimento della protezione speciale il nuovo ddl Immigrazione rischia di trasformare il rispetto della vita privata e familiare in privilegio. Riservato a chi ha un buon reddito e conosce bene la lingua. La tutela della vita privata e familiare è diventata, negli ultimi anni, uno dei terreni più contesi del diritto dell’immigrazione, spesso più esposto alle oscillazioni politiche che a una visione coerente di sistema. Dopo la riforma Lamorgese, che aveva ampliato gli spazi della protezione speciale valorizzando i legami personali e l’integrazione sociale così come previsto dall’art 8 della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, il Decreto Cutro del 2023 ha segnato una brusca inversione di rotta, restringendo significativamente l’ambito di applicazione e abrogando i criteri previsti dal Testo Unico. In questo contesto altalenante, l’articolo 6 del nuovo Disegno di Legge Immigrazione, in attesa al Senato, interviene ancora una volta sulla materia, con l’obiettivo di “chiarire” i parametri di applicazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, così come sancito dalla Carta Europea in diretta applicazione dell’articolo 117 della Costituzione.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 29 aprile 2026
L’Italia è condannata per i “trattamenti inumani” riservati a un minore nel Cara di Crotone, ma ActionAid conta 823 ragazzi soli nelle strutture per adulti. Eppure, i posti non mancano. Ai minori migranti, in Italia, non viene sempre garantita l’accoglienza in centri ad hoc organizzati per le esigenze dei ragazzi stranieri soli. A volte vengono ospitati in Centri di accoglienza straordinaria (Cas) per adulti, dove rischiano di essere “sottoposti a trattamenti inumani e degradanti”. È successo a H.D., un giovane originario del Burkina Faso, per la cui detenzione illegale nel Cara di Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto (Crotone) la Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato l’Italia al risarcimento dei danni morali e al rimborso delle spese legali per un totale di 10.500 euro.
di Luca Rondi
altreconomia.it, 29 aprile 2026
L’agenzia Invitalia ha pubblicato su incarico del Viminale l’appalto da 41,2 milioni per un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio nel Parco umido La Piana nel Comune casertano. Il progetto prevede moduli radiali e un ballatoio perimetrale per la sorveglianza dall’alto. Per la prima volta sono introdotti i concetti di “confinamento” e di livelli di detenzione differenziati a seconda della “condizione di ostilità” dei trattenuti. Sono trascorsi 235 anni da quando il filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham ideò il progetto di “carcere ideale” che avrebbe permesso a un unico sorvegliante di osservare tutti i reclusi disposti nelle celle circolari.











