di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2026
Le condanne più numerose per reati contro il patrimonio, 21 madri in cella con 25 bambini. Sovraffollamento al 138 per cento. In Italia i detenuti adulti sono 63.940: 61.142 uomini pari al 95,62% e 2.798 donne. Se i cittadini italiani sono la maggioranza (43.816 persone, pari al 68,53%), è però consistente la presenza di stranieri, ossia 20.124 (31,47%), con una predominanza di cittadini extracomunitari (17.421 persone) pari all’86,6%. Questa la fotografia delle carceri italiane che emerge dal Report del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà, “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale”. I dati, aggiornati al 7 aprile 2026, sono stati estrapolati dagli applicativi messi a disposizione dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
di Enrico Sbriglia*
Ristretti Orizzonti, 25 aprile 2026
I direttori penitenziari e degli uffici dell’esecuzione penale esterna denunciano il travisamento della funzione costituzionale della pena che si vuole perpetrare attraverso l’adozione di modelli organizzativi ambigui. Il Coordinamento Nazionale dei Dirigenti Penitenziari esprime la viva preoccupazione nei confronti della bozza di Decreto Ministeriale recante “Modifiche al decreto 2 marzo 2016, concernente l’individuazione presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria degli uffici di livello dirigenziale non generale, la definizione dei relativi compiti e l’organizzazione delle articolazioni dirigenziali territoriali, ai sensi dell’articolo 16, comma 1 e 2 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 giugno 2015, n. 84, nonché l’individuazione dei posti di funzione da conferire nell’ambito degli uffici centrali e periferici dell’amministrazione penitenziaria ai sensi dell’art. 9 del D,lgs. 15 febbraio 2006, n. 63.
di Junior Cristarella
sbircialanotizia.it, 25 aprile 2026
L’apertura del Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari FSI USAE al neo sottosegretario Alberto Balboni aggiorna il dossier penitenziario nel suo punto più sensibile: la governance del DAP. Enrico Sbriglia consegna a Via Arenula una disponibilità a collaborare per un sistema efficiente e trasparente, fondato sulla dignità delle persone detenute, sulla tutela di chi lavora negli istituti e sulla tenuta delle regole costituzionali. Il messaggio arriva dopo la nomina del 22 aprile e dopo la contestazione alla bozza ministeriale sugli uffici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Il cambio di piano è concreto.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 25 aprile 2026
Il tribunale fa uno sconto di pena di 39 giorni all’ex sindaco perché costretto a vivere in una cella a sei, a Rebibbia. Non è il primo caso. Nel 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto ricorsi simili: è stato riconosciuto che quasi un detenuto su dieci vive in condizioni contrarie alla dignità, e in molti casi lo Stato li ha dovuti risarcire. Se in carcere si vivono “condizioni inumane e degradanti” si ha diritto a uscire prima. Perché si riceve uno sconto di un giorno ogni dieci trascorsi in cella. In alternativa si può ottenere un magro risarcimento di 8 euro per ogni giorno vissuto in una condizione infernale. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma in carcere a Rebibbia per traffico di influenze illecite, è riuscito a ottenere il primo dei due risarcimenti: con il suo avvocato Edoardo Albertario ha chiesto al giudice di poter finire prima la sua pena dal momento che ha vissuto per tutto il tempo della detenzione (iniziata il 31 dicembre 2024) in una cella condivisa da sei persone. Avendo a disposizione meno di tre metri quadrati. L’ex sindaco uscirà dal carcere il 24 giugno prossimo, 39 giorni prima della fine naturale della pena.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 25 aprile 2026
Dopo il voto di conversione della Camera sul pacchetto (con vibranti proteste delle opposizioni), c’è il varo in Cdm del mini testo correttivo su incentivi e rimpatri, che non riguarderanno più solo gli avvocati ma vari “rappresentanti” dei migranti. Palazzo Chigi: le coperture ci sono. I testi forse oggi in Gazzetta ufficiale. La premier Meloni: noi andiamo avanti. Ma sindacati e associazioni si dicono preoccupati per la nuova stretta sui diritti. Alla fine, va tutto come previsto. Nel venerdì dei due decreti, poco dopo mezzogiorno arriva il via libera della Camera dei deputati al pacchetto sicurezza di 33 articoli, varato dal Governo a febbraio e ora convertito dunque in legge. E a seguire, verso le 13.30, il Consiglio dei ministri licenzia il mini decreto correttivo della norma sugli incentivi legati ai rimpatri.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 25 aprile 2026
Votato in parlamento e subito cambiato in consiglio dei ministri Entra in vigore la forzatura dell’esecutivo: esulta Matteo Salvini. Meloni: “Non è un precedente pericoloso”. Servirà l’intervento del Viminale. Alle 12.17 di ieri mattina la Camera ha approvato il testo di conversione del decreto sicurezza. Alle 12.37 Antonio Tajani ha dato il via al consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Alle 12.48 si è conclusa la riunione e il governo ha approvato il decreto correttivo della sciagurata norma sugli avvocati. Infine, intorno alle 17, Mattarella ha promulgato il primo ed emanato il secondo. Si è consumato così, in una manciata di minuti e qualche centinaio di metri, l’epilogo della vicenda. Ora il decreto correttivo dovrà essere convertito, e dovrebbe iniziare il proprio iter dal Senato, mentre l’applicazione della norma è rimandata a un successivo provvedimento del Viminale.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 25 aprile 2026
Non si è concluso bene il brutto pasticcio del decreto sicurezza e dell’incentivo di Stato agli avvocati agenti della remigrazione, scandalo che abbiamo denunciato per primi. E non importa che quella norma infame sia stata attenuata o che forse non sarà applicata per ragioni di contenimento della spesa (non di umanità). Al governo è stato consentito di approvare una misura non solo evidentemente, ma anche dichiaratamente incostituzionale. Con la soluzione salomonica di cancellarla, o attenuarla, un attimo dopo. Si potrebbe pensare che la sostanza è salva, che importa la forma. Salvo che sulla sicurezza si consuma una battaglia del tutto simbolica, propagandistica, lontana dalla realtà, dai numeri e dalle vere minacce. Non importa che l’ennesimo provvedimento stolidamente repressivo non sia efficace, quasi nessuno lo è. Importa che al governo in nome di una presunta emergenza sicurezza sia stato permesso un ulteriore strappo alle regole costituzionali.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 25 aprile 2026
Il governo Meloni vanta la durata come fattore di stabilità, ma massima instabilità mostra sulla sicurezza. Un settore delicatissimo: sicurezza vuol dire prevenzione e repressione dei reati, non meno che tutela dei diritti e delle libertà delle persone. In barba a proclami di garantismo e di depenalizzazione assistiamo a un vorticoso affollarsi di nuovi reati e di pene più elevate. Mai e in nessun luogo più pene e più carcere producono più sicurezza. Gli Usa di “law and order” e della pena di morte hanno un tasso di carcerazione dieci volte tanto la media europea e un tasso di omicidi volontari cinque volte superiore.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 25 aprile 2026
Il ministro: “Torni il dialogo con le toghe. Incontrerò Anm e Csm. Dopo il referendum mi sono preso una settimana di meritato riposo. La sconfitta al referendum? Me ne sono subito assunto pubblicamente la responsabilità politica, con tutte le possibili logiche conseguenze. Ero pronto a lasciare, ma non era nell’interesse del governo”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 25 aprile 2026
La magistrata di sorveglianza a Roma: “Le operazioni sotto copertura in carcere sono un tradimento della fiducia che i detenuti devono avere verso le istituzioni. È una norma che confligge con il ruolo fondamentale che svolge la polizia penitenziaria nel percorso trattamentale e rieducativo attraverso l’osservazione quotidiana delle persone detenute con cui sono a stretto contatto quotidiano. E il fermo preventivo è quasi incomprensibile”.
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