di Fedele Moretti
Il Riformista, 30 giugno 2026
Le recenti testimonianze che giungono dagli istituti di pena italiani non sorprendono chi segue da vicino il sistema penitenziario. Sorprendono, semmai, per la loro ostinata ricorrenza: sovraffollamento, carenza di percorsi trattamentali, difficoltà organizzative strutturali. Sono criticità note, documentate, ripetutamente denunciate. Eppure restano lì, immobili, come se la loro reiterazione le avesse ormai rese invisibili al dibattito pubblico. La questione carceraria non è una questione tecnica di capienza o di organici: è una questione costituzionale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Sono 128 i detenuti sottoposti al regime del 41 bis spostati tra sabato 27 e domenica 28 giugno verso la casa di reclusione di Vigevano. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha chiamato l’operazione Argus e l’ha raccontata con la lingua dei numeri: 165 agenti impiegati, una flotta di furgoni e radiomobili, ambulanze al seguito, vettori terrestri e aerei, cinque istituti coinvolti tra Novara, Cuneo, Tolmezzo e Milano, il tutto coordinato dal direttore reggente del Gruppo operativo mobile Silvio Gallo. Quello che il comunicato non dice pesa quanto i numeri. Argus è un tassello del piano Kairos, la riorganizzazione del circuito del carcere duro che il Dap porta avanti da mesi e che resta secretato per ragioni di sicurezza.
di Damiano Francesco Pujia*
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Anche all’ultimo Salone del Libro di Torino si è discusso di iniziative culturali e reinserimento sociale, in un seminario il cui titolo presentava una prospettiva e un problema: “Oltre la pena: percorsi di riconnessione sociale e cittadinanza attiva”. La prospettiva è quella delineata dall’articolo 27 della Costituzione. Il problema è capire se oggi esista davvero qualcosa oltre la pena. Al XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, dall’eloquente titolo “Tutto chiuso”, è allegata una lettera scritta dalla redazione di Radio Rebibbia/Jailhouse Rock, in cui si lamentano problemi di “vita quotidiana” come quelli della carenza del vitto, della difficoltà a incontrare lo psicologo, delle visite ospedaliere che saltano, dell’estate che, come ogni anno, trasforma l’Istituto in un “forno”.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 30 giugno 2026
Dallo scorso 19 giugno, a Gilberto Cavallini - detenuto a Rebibbia in regime di isolamento - è stata inflitta a sorpresa una sorveglianza ancora più stringente. La misura sembra motivata da ragioni di tutela dell’incolumità del detenuto. Ragioni ancora ignote agli avvocati. Cavallini, 73 anni, è in isolamento dallo scorso novembre, in virtù di una sanzione penale accessoria inflittagli nel 2025, insieme all’ergastolo, con la condanna definitiva per la strage di Bologna. Un inedito assoluto per una persona già considerata rieducata e dunque non più punibile secondo Costituzione per un fatto criminoso di 45 anni prima. Con l’ultimo provvedimento che ne inasprisce la già soffocante restrizione, Cavallini non può più partecipare alla Messa né andare in chiesa a pregare o seguire corsi di formazione.
di Giuseppe Pipitone
Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2026
Ha 88 anni, soffre di una serie di patologie che alcuni medici considerano incompatibili con la detenzione, eppure si trova ancora nel carcere di Rebibbia. E questo nonostante abbia già ricevuto una grazia, seppur solo parziale, dal presidente della Repubblica. È la storia di Antonio Russo, il detenuto citato da Gianni Alemanno nell’ultimo messaggio postato sui social, poche ore prima di tornare in libertà. “Pensate che sia uscito? Assolutamente no... (mica sono tutti così fortunati da ricevere la grazia prima di entrare in carcere come la Minetti...)”, ha scritto l’ex sindaco di Roma, 24 ore prima di varcare i cancelli del penitenziario, dove ha condiviso la cella pure con Russo.
di Fabrizio Cicchitto*
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Caro Direttore, credo che valga la pena tornare sui risultati del referendum che hanno colto di sorpresa i sostenitori del Sì per la sconfitta non prevista specie in quelle proporzioni. Inoltre, non ci sembra che ci sia la dovuta sensibilità proprio nel campo del Sì delle conseguenze negative su quella sconfitta. Bisogna comunque partire da una valutazione generale: o il Sì in qualunque referendum coinvolge larga parte di entrambi gli schieramenti politici fondamentali, oppure esso è votato alla sconfitta.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 30 giugno 2026
Il 16 dicembre la Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo non sarà chiamata soltanto a decidere sui ricorsi Cavallotti e Macagnino contro l’Italia. Sul banco degli imputati finirà, ancora una volta, l’intero sistema delle misure di prevenzione patrimoniali. E questa volta Strasburgo sembra orientata a valutarne la compatibilità non tanto alla luce dell’articolo 7 della Convenzione, quanto attraverso il più rigoroso scrutinio imposto dalla presunzione di innocenza e dalla tutela del diritto di proprietà. Se le doglianze dei ricorrenti dovessero essere accolte, l’impatto sul sistema italiano della prevenzione potrebbe essere profondo, incidendo tanto sulla pericolosità qualificata quanto sulla pericolosità generica.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 30 giugno 2026
La sinistra giudiziaria si prepara all’elezione dei consiglieri togati. A ottobre il voto, ma le liste sono quasi tutte pronte. Bocciata per via referendaria l’idea di sorteggiare i membri del Csm, i 9.662 magistrati italiani andranno al voto i prossimi 25 e 26 ottobre per eleggere i venti togati della consiliatura che comincerà nel 2027 e si concluderà quattro anni più tardi. Per quanto riguarda i laici - gli eletti dal parlamento - dal gennaio dell’anno prossimo ogni momento sarà buono per sceglierli, ma se davvero le politiche si terranno ad aprile 2027 è assai probabile che la questione verrà affrontata nella prossima legislatura, con conseguente proroga dell’attuale consiglio. Si vedrà. Una cosa certa, ad ogni buon conto, è che il prossimo Csm comincerà il proprio lavoro sotto l’egida di Mattarella, ma vedrà al suo vertice anche il prossimo capo dello stato, che verrà votato all’inizio del 2029.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 30 giugno 2026
Intervista al consigliere Roberto Fontana: “Il Csm non ha elaborato una mappa della presenza mafiosa in Italia. Poiché i magistrati che hanno svolto attività antimafia godono di un vantaggio nelle procedure di nomina per incarichi apicali nelle procure, va necessariamente selezionato un elenco di uffici ai quali applicare questa premialità”. “Il Consiglio superiore della magistratura cancella la mafia al nord”. Sono giorni che alcuni quotidiani, alimentati anche da interventi di certi magistrati e di associazioni come Libera, danno risalto a questo allarme. Si tratta, però, di una bufala, come evidenzia al Foglio Roberto Fontana, componente togato del Csm.
di Carmen Palma
Gazzetta del Mezzogiorno, 30 giugno 2026
Il cemento con cui sono costruite la quasi totalità delle carceri italiane accumula il calore durante il giorno e trasforma le celle in veri e propri forni, con punte fino a 15 gradi in più: un problema che si ripresenta ogni estate. Niente condizionatori, niente frigoriferi e celle troppo piene. Nelle carceri in cui il sovraffollamento è altissimo, come quelle pugliesi, l’emergenza caldo si è trasformata in una tortura per detenuti e poliziotti. E il problema si presenta ciclicamente ogni estate, difficile da gestire e da contenere.
- Rossano Calabro (Cs). L’ombra di un’iniezione fatale dietro la morte di Cataldo De Luca
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Pestaggio di Stato, i pm: “Continui depistaggi”
- Milano. “Se avessi avuto un amico come te non avrei scelto la mafia”, l’università entra in carcere
- Bologna. Il caldo in carcere è un inferno: “I detenuti devono pagare la corrente dei ventilatori”
- Firenze. Sollicciano “esporta” detenuti a Prato ma si tiene gli agenti










