di Viviana Daloiso
Avvenire, 7 novembre 2026
La legge 140, che ha ampliato la platea di chi può scontare la pena presso strutture residenziali accreditate data la sua dipendenza, dovrebbe diventare operativa a breve. Pronto l’insediamento della Commissione nazionale e raddoppiati in Manovra i fondi previsti. Ma le comunità non possono essere considerate solo contenitori da riempire. Non ha sorpreso nessuno, purtroppo, la fotografia delle carceri italiane scattata appena due giorni fa dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt): istituti sovraffollati all’inverosimile, violenze e soprusi crescenti, assistenza sanitaria insufficiente, poche opportunità di formazione e reinserimento.
di Monica Mastrandrea
lamagistratura.it, 7 novembre 2026
Il Comitato del Consiglio d’Europa sollecita l’accelerazione del Piano Carceri e richiama l’attenzione sulle criticità strutturali del sistema penitenziario italiano, dall’assistenza sanitaria alla prevenzione dei suicidi, fino alle condizioni di vita e alle opportunità di reinserimento delle persone detenute. Il 4 novembre 2026 è stato pubblicato il rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt) del Consiglio d’Europa, relativo alla visita ad hoc effettuata in Italia dal 2 al 12 settembre 2025. Il documento restituisce un quadro articolato delle condizioni del sistema penitenziario italiano, evidenziando criticità che il Comitato definisce gravi e di lunga data. Al centro delle osservazioni figurano il sovraffollamento, il deterioramento delle condizioni materiali di detenzione, l’elevato numero di suicidi, le disparità territoriali nell’assistenza sanitaria e le carenze di personale.
di Francesco Lo Piccolo e Veronica Croccia (per la Camera penale di Pisa)
vocididentro.it, 7 novembre 2026
È morta in ospedale dopo un’agonia di cinque giorni. Aveva appena 21 anni e in carcere a Brescia, dove era stata rinchiusa da poco, si era appesa a una corda fissata alle sbarre della finestra. Di lei non si sa nulla, neppure il nome... solo una piccola notizia sui giornali locali, un numero per le statistiche che cancellano volti, identità e storie di persone in carne e ossa e verso le quali, come scriveva nel 2009 il magistrato Sandro Margara, si è persa quella coscienza etica che fa sentire come propria “la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce”. È la quarta donna che si uccide in carcere dall’inizio dell’anno; era successo a Venezia, a Trento e a Teramo: una aveva 37 anni, le altre 22 e 32 anni. Anche di loro si sa ben poco: l’istituzione carcere nasconde e copre perché non ama essere guardata.
vita.it, 7 novembre 2026
“È estremamente importante, oserei dire necessario, specie in questo momento storico, tener conto dei percorsi di rieducazione e di consapevolezza dell’errore da parte dei giovani detenuti. I quali, secondo questa nuova fotografia sociale, trovano riscatto nei tre pilastri fondamentali della famiglia, della scuola e della società”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenuto ai lavori della presentazione dello studio #Introspezioni vol. II - Costruire il futuro in un mondo che cambia, avvenuta nella Sala Capitolare presso il Chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva. Attivare un percorso di riconoscimento e comprensione della gravità dell’errore ma anche fornire al giovane gli strumenti per lavorare su sé stesso, migliorarsi e riappropriarsi del proprio futuro. È lo scopo che l’opinione pubblica, il 51% nella prima opzione e il 38% nel secondo caso, attribuisce ai periodi di esecuzione delle pene detentive minorili: la pena funziona se genera consapevolezza e abilita una nuova vita.
di Sara Gilardi
Il Riformista, 7 novembre 2026
Il convegno alla Camera sulla terzietà del giudice e sul processo mediatico L’imputato è una persona dotata di inalienabile dignità in uno Stato di diritto. Se si pensava che il dibattito sui temi emersi nel periodo referendario fosse giunto al termine, ci si sbagliava di grosso. Alla Camera dei deputati, in occasione del convegno promosso da Forza Italia, dall’Osservatorio sulla Giustizia liberale della Fondazione Luigi Einaudi sugli Stati Generali dei garantisti, sono infatti tornati al centro dell’attenzione temi altamente cruciali: dalla terzietà del giudice alle insidie sempre più evidenti del processo mediatico. Un incontro che giunge proprio a fagiolo, inserendosi in un momento di forte tensione e complessità all’interno dell’ordine giudiziario.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 7 novembre 2026
Il messaggio di Tajani agli “Stati generali”. Costa: “Sottoporremo il nostro manifesto sulla giustizia a tutte le forze politiche”. È stata una svolta identitaria, non solo un’accelerazione in vista della campagna elettorale, quella palesata ieri da Forza Italia agli “Stati generali dei Garantisti”, ospitati dalla sala del Refettorio, a Palazzo San Macuto. La componente moderata e liberale della maggioranza cerca di dare un nuovo impulso a alla propria linea sulla giustizia, una linea non nuova nella vocazione garantista, ma caratterizzata da una mai così netta rivendicazione della distanza dagli alleati di governo. Un delta che prima di ieri era riconoscibile ma che, con la chiara rivendicazione di ieri, è stato marcato chiaramente.
di Pietro De Leo
Libero, 7 novembre 2026
Tajani agli Stati generali dei garantisti annuncia la presentazione di un emendamento alla manovra. Il garantismo come tratto identitario di Forza Italia e come impegno politico da rilanciare dopo il referendum sulla giustizia. È il messaggio che arriva dagli Stati generali dei Garantisti, organizzati alla Camera dal capogruppo azzurro a Montecitorio Enrico Costa. È l’occasione per ribadire la necessità di proseguire sulla strada di riformare la giustizia. Con una novità sul fronte delle iniziative parlamentari degli azzurri: l’eventualità di un emendamento alla manovra per istituire un fondo destinato a risarcire le vittime degli errori giudiziari. Ad annunciarlo è il vicepresidente del consiglio e segretario nazionale Antonio Tajani, che lega il principio garantista alla necessità di tutelare chi finisce ingiustamente coinvolto in un procedimento.
di Nicole Orlando
Corriere della Sera, 7 novembre 2026
“Spazi più adeguati e supervisione clinica”. Il report dell’Ordine degli psicologi della Lombardia evidenzia un aumento di situazioni critiche e di storie drammatiche. Spazi inadeguati, rischi per la sicurezza e condizioni contrattuali spesso precarie da un lato, aumento di situazioni critiche e di storie traumatiche che richiedono risposte complesse dall’altro. Il lavoro degli psicologi all’interno delle carceri si confronta con difficoltà crescenti, fotografate da un’indagine dell’Ordine degli psicologi della Lombardia che ha coinvolto 185 professionisti, il 6,5% dei quali ha indicato la provincia di Brescia come riferimento.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 7 novembre 2026
Un’indagine dell’Ordine rivela che 7 su 10 percepiscono pericoli per la propria incolumità. La maggior parte non ha ricevuto formazione specifica per la sicurezza. “Soffriamo della carenza di personale e dei salari bassi”. Le segnalazioni che arrivano sul tavolo di Simona Silvestro, coordinatrice del gruppo di lavoro sulla Psicologia penitenziaria in Lombardia, sono sempre più numerose e preoccupanti. “Mi sono trovata sola in una stanza chiusa con un detenuto agitato, senza la polizia nelle immediate vicinanze”, racconta una collega. “È nata una rivolta nei reparti mentre ero in ufficio, con incendi e molto fumo”, dice un’altra.
di Jessica Castagliuolo
Il Giorno, 7 novembre 2026
Iolanda Tortù guida gli agenti all’interno dell’Istituto penale minorile di Milano, segnato dal sovraffollamento: “I ragazzi? Sbagliato semplificare troppo una realtà complessa. Ogni persona è un sistema a sé”. “Oggi c’è uno psicologo?” È una domanda che i giovani detenuti del Beccaria, “ci fanno spesso”, afferma Iolanda Tortù, comandante del carcere minorile milanese, a margine della conferenza dell’ordine degli psicologi lombardi dedicata al lavoro degli operatori sanitari nei penitenziari. Ma il disagio profondissimo non può essere relegato tra le mura dell’istituto sovraffollato (“attualmente 64 detenuti, mentre la capienza è di 46 posti”).
- Bologna. La Dozza scoppia: “Un inferno, così è tortura. Fate uscire i reclusi dimenticati”
- Prato. La Dogaia, la protesta dei detenuti riporta al centro l’emergenza carceraria
- Enna. Imprese e legali siglano accordo su reinserimento dei detenuti
- Catania. La giustizia minorile fra progetti educativi e alleanze territoriali
- Udine. Il seminario “La salute diritto fondamentale. La forza di un aggettivo”









