di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 23 giugno 2026
Le domande riguardano le condizioni di vita negli istituti penitenziari. Riconosciuti 8 euro al giorno di indennizzo o sconti sulla pena da scontare. Se ora si torna, ma è tema che ha una sua ciclicità, di responsabilità civile dei magistrati o comunque di indennizzi per le parti ingiustamente coinvolte in procedimenti penali, altre forme di risarcimento testimoniano della crisi della nostra giustizia penale. Delle condizioni critiche delle nostre carceri è così un buon termometro anche l’andamento delle richieste di applicazione dei rimedi risarcitori previsti dall’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario, introdotto a valle dell’ormai proverbiale sentenza Torreggiani con la quale, nel 2013, la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per le invivibili condizioni in cui troppe persone scontavano la detenzione.
di David Allegranti
La Nazione, 23 giugno 2026
Da inizio anno si sono già uccise 29 persone in cella. E l’estate aggrava la situazione. Nel 2025 sono stati accolti oltre 6.500 ricorsi per trattamenti degradanti. Il 4 luglio 2024, esattamente due anni fa tra pochi giorni, Fedi si suicidava. Non a Evin, in Iran, ma nel famigerato carcere di Sollicciano, a Firenze. Aveva 20 anni e la faccia da bambino, era lì dal 2022. In un reclamo giurisdizionale, presentato grazie a L’Altro Diritto, centro di documentazione dell’Università di Firenze, aveva elencato le gravi condizioni del carcere fiorentino, pieno di muffa, cimici e topi. Fedi riuscì anche catturarne uno, di topi, per mostrarlo agli agenti e al personale medico. Il 6 novembre 2023, tramite accesso diretto al colloquio psicologico-clinico, il giovane ristretto si era presentato - c’è scritto nel reclamo - “con una bottiglia all’interno della quale si trovava un ratto catturato nella cella”.
di Stefano Anastasìa*
garantedetenutilazio.it, 23 giugno 2026
E dunque siamo tornati a metro, squadra e livella: quando altro non si sa fare, in Italia si finisce sempre lì. Stiamo di nuovo a contare i metri quadri, a sottrarre gli arredi inamovibili, a verificare le ore di aperture delle camere, per capire se il modello sardina perseguito più o meno scientemente dal Governo e dalla sua silente amministrazione penitenziaria rispetta i parametri di dignità imposti dalla Corte europea dei diritti umani. A dieci anni dalla chiusura della procedura pilota imposta dalla sentenza Torregiani siamo di nuovo lì.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 23 giugno 2026
È stata inviata alla Camera e al Senato la relazione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Dovrebbe essere annuale, ma non se ne aveva più traccia dal 2023. Non verrà nemmeno presentata al Parlamento perché i dati risalgono al 2024. Rita Bernardini (Nessuno tocchi Caino): “Non una parola su ciò che hanno visto o sulle azioni messe in piedi”. Alessio Scandurra (Antigone): “Dalla relazione si ha l’impressione che il sistema penitenziario non abbia problemi legati alla sua vita interna, ma solo un problema di spazi”.
di Luca Rocca
Il Riformista, 23 giugno 2026
Francesco Pelle è affetto da paraplegia agli arti inferiori ed è costretto su una sedia a rotelle. Ma il nostro Paese lo ha privato di un costante trattamento fisioterapico di cui aveva bisogno. Il boss della ‘ndrangheta Francesco Pelle, alias Ciccio Pakistan, “non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione”. Dunque “il trattamento” a cui “è stato sottoposto” in carcere ha “superato il livello inevitabile di sofferenza insito nella detenzione”, integrando “un trattamento inumano e degradante ai sensi dell’articolo 3” della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
di Simona Musco
Il Dubbio, 23 giugno 2026
Parla Manes. L’avvocato e ordinario di Diritto penale presso l’Università di Bologna commenta le nuove linee guida del Csm: dalle regole su toghe e comunicazione un argine alla dittatura dei media. Vittorio Manes, avvocato e ordinario di Diritto penale presso l’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, da una lettura delle linee guida redatte dal Csm sulla comunicazione emerge una fortissima sensibilità per il diritto alla reputazione, inteso come componente essenziale della dignità della persona. L’ordinamento italiano è abbastanza “moderno” rispetto a questo nuovo diritto?
di Caterina Malavenda
Corriere della Sera, 23 giugno 2026
“La Squadra Mobile, su delega della locale Dda, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di tre soggetti indagati per i reati di cui agli articoli 629 comma 1 e 2 e 416 bis.1 c.p”. È il singolare comunicato stampa, inviato ad alcune redazioni lo scorso 12 giugno, perché venisse diffuso, non dice nulla ma bisognerà abituarsi. È il primo frutto avvelenato delle linee guida, appena approvate dal Csm per “una corretta comunicazione istituzionale” in tema di giustizia e processi, per garantire “la protezione reputazionale” degli indagati, azionando il grimaldello della presunzione di innocenza. E quale migliore protezione dell’anonimato, anche quando l’indagine è delicata e i reati assai gravi?
di Maurizio Patriciello
Avvenire, 23 giugno 2026
Il ricovero in ospedale della mamma di Andrea Sempio e della nuora di Pierina Paganelli ci ricorda che dietro l’attenzione morbosa del pubblico ci sono persone schiacciate dal dramma. Un esame di coscienza sarebbe bene che lo facessimo tutti. Due donne, in questi ultimi giorni, hanno tentato il suicidio ingerendo una overdose di farmaci. Non sono dive dello spettacolo, non cantanti famose, non ricche signore dell’alta società, cui piace essere riconosciute. Eppure, non possono muovere un passo in una qualsiasi località italiana, e forse estera, senza essere additate. Da mesi e mesi, infatti, i loro volti vengono fotografati e filmati, anche di nascosto, per giornali e televisioni, finendo poi nel grande calderone dei social. Le storie che le vedono implicate hanno affascinato prima e rischiano di tediare, poi, milioni di spettatori.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 23 giugno 2026
Scrivo del processo per il rapimento di Vittorio Vallarino Gancia e la sparatoria alla Cascina Spiotta in cui morirono l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’alfonso e la militante brigatista Mara Cagol, e fu gravemente ferito un tenente dei carabinieri. Successe il 5 giugno del 1975, più di 51 anni fa. Il figlio dell’appuntato D’alfonso, Bruno, aveva ottenuto cinque anni fa la riapertura dell’inchiesta, e l’identificazione di Lauro Azzolini come il brigatista che si trovava sul posto e riuscì a fuggire. Azzolini, 83 anni, ha confermato nel processo la sua presenza e il suo ruolo nello scontro a fuoco. Con lui sono stati incriminati i cosiddetti capi storici delle Br, Renato Curcio e Mario Moretti, benché fosse provata la loro assenza dal luogo, come mandanti dell’omicidio.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 23 giugno 2026
Caso Cucchi, le motivazioni della Cassazione. “Finalmente, nonostante le tante difficoltà, si è chiusa una delle pagine più brutte della storia plurisecolare dell’Arma. A tutela del prestigio e dell’integrità dell’istituzione, mi auguro adesso che il ministro della Difesa Guido Crosetto e il comandante generale Salvatore Luongo procedano con tempestività all’adozione delle previste misure disciplinari”, afferma Luca Marco Comellini, presidente del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari e delle Forze di Polizia (Pdm), costituitosi parte civile nel dibattimento. “Non credo che sarà sufficiente la sospensione dal servizio di qualche settimana: questi militari, che hanno fatto mirabili carriere, hanno tradito la fiducia degli italiani. Non può quindi esserci alcun spazio per loro dopo essersi macchiati di tali efferate condotte”, aggiunge Comellini, ricordando che già all’indomani della sentenza di primo grado lo stesso Comando generale dell’Arma aveva definito i comportamenti accertati “lontani dai valori e dai principi dell’Arma”.
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