di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 settembre 2026
La proposta per un “indulto responsabile” è stata presentata ieri, nel corso di una conferenza nella sala stampa di Montecitorio, alla presenza dei componenti del Comitato promotore Nicola Mazzamuto, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, il professor Bartolomeo Romano, il professor Mario Serio, componente del Collegio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Un’iniziativa che nasce da una riflessione sui numeri e la situazione nei penitenziari e che può essere sottoscritta al sito www.indultum.it. Si tratta di un indulto preparato e accompagnato, con la previsione di una efficacia differita di tre/sei mesi.
di Valentina Marsella
L’Altravoce, 24 settembre 2026
Quasi 20mila detenuti oltre i posti effettivamente disponibili, sovraffollamento, suicidi e carenza di agenti. Alla Camera nasce il Comitato per l’”indulto responsabile”: “Non una proposta normativa, ma un’idea che vuole accendere una speranza”. L’ultima ‘crociata’ per contrastare l’emergenza carceri si chiama ‘indulto responsabile’: non è una proposta normativa che vuole sostituirsi alla politica, ma una dichiarazione di intenti per scuotere le coscienze e tenere accesa la speranza dove non sembra esserci più. Servono riforme strutturali per una situazione che è disastrosa, tra sovraffollamento alle stelle, suicidi e rivolte, e invece le timide proposte lanciate dalla politica sono rimaste finora disattese, nonostante i tanti appelli a fare presto, compreso quello accorato del Capo dello Stato ad una soluzione bipartisan. Così è nato il Comitato promotore di ‘Indulto responsabile’, composto da esponenti della società civile, Avvocatura, Magistratura e Accademia, la cui proposta è stata presentata ieri a Montecitorio. Un’iniziativa che nasce da una riflessione sui numeri e la situazione nei penitenziari.
di Riccardo Ferrari*
La Stampa, 24 settembre 2026
Non tramutiamo le persone nelle pene che devono scontare. Ieri con Connettio, il progetto di partecipazione giovanile in cui in queste settimane mi sto cimentando, ho avuto modo di partecipare a un incontro sul tema delle carceri. Un momento che mi ha fatto molto riflettere sull’entità di questi luoghi. Spesso tendiamo, o meglio cerchiamo, di vederli solo come distanti da noi e a evitare di renderci conto delle difficoltà che queste realtà portano e anche lo stigma sociale che chi è fuori gli attribuisce. Riteniamo questi luoghi come distanti da noi e proprio per questo non ce ne interessiamo abbastanza. Stare a contato con dati e riflessioni con persone che, più di tutti noi, conoscono questi posti mi ha permesso di addentrarmi in quello che è un mondo vastissimo e del quale dobbiamo necessariamente iniziare a preoccuparci e prenderci cura.
di Luca Rampazzo
milanopost.info, 24 settembre 2026
Stesso lavoro, stessi doveri, un terzo di retribuzione in meno. È intorno a questa apparente contraddizione che ruota una questione destinata ad arrivare il prossimo 19 ottobre davanti alla Corte costituzionale. A sollevarla è stato il Tribunale di Roma, che con l’ordinanza n. 88 del 24 aprile 2026 ha rimesso alla Consulta la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 22 della legge sull’ordinamento penitenziario. La disposizione stabilisce che la remunerazione dei detenuti e degli internati che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria sia determinata, in relazione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, “in misura pari ai due terzi del trattamento economico previsto dai contratti collettivi”. Una riduzione quindi non eventuale e neppure affidata alla valutazione delle caratteristiche della singola prestazione: è la legge stessa a fissarla. Ed è precisamente questo automatismo a essere finito sotto la lente del giudice del lavoro.
di Luigi Sannino
La Repubblica, 24 settembre 2026
I disturbatori e inibitori di frequenza utilizzati nella struttura napoletana, è la prima volta in Italia. L’annuncio del sottosegretario Balboni. Si è conclusa nel pomeriggio con successo la sperimentazione dei jammer, disturbatori e inibitori di frequenza, nel carcere di Secondigliano. Lo ha annunciato in serata il sottosegretario Alberto Balboni sul sito del quotidiano on line del Ministero di Grazia e Giustizia. “Da oggi”, ha affermato, “ i telefonini in carcere saranno del tutto inutili. La sperimentazione è riuscita alla perfezione. Si tratta del primo istituto penitenziario in Italia, ma presto ne seguiranno altri”. Tre giorni fa il procuratore di Napoli Nicola Gratteri aveva annunciato che era partita una sperimentazione, ma non aveva rivelato in quale delle carceri italiane in quanto ancora non si conoscevano i risultati.
Corriere di Bologna, 24 settembre 2026
Il difensore di Gilberto Cavallini, l’avvocato Alessio Pomponi, ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo dopo che la Cassazione, nel luglio scorso, ha respinto il ricorso dell’ex Nar contro la decisione del tribunale di Sorveglianza di Perugia di revoca della semilibertà dovuta alla applicazione della sanzione penale dell’isolamento diurno disposta a seguito della condanna ricevuta nell’ambito del procedimento per la strage di Bologna. Cavallini aveva ottenuto la semilibertà nel marzo del 2017 ma il beneficio era venuto meno dopo la condanna in via definitiva all’ergastolo nel gennaio 2025 per concorso nella strage del 2 agosto del 1980 e la seguente e contestata applicazione dell’isolamento diurno.
di Valeria Vantaggi
Vanity Fair, 24 settembre 2026
“Dalla cecchina in Ucraina al dialogo con gli ex militanti delle Brigate Rosse, così la Giustizia Riparativa disarma il dolore”. La pedagogista e mediatrice Anna Cattaneo racconta cos’è davvero la Giustizia Riparativa: “Non una punizione, ma un cammino per liberarsi dal virus dell’odio e riaprire il futuro”. Solo dopo averne uccisi 250, ha smesso di contarli. Non sa nemmeno più quanti ne ha ammazzati: tutti soldati russi, come quelli che l’hanno violentata, come quelli che hanno torturato la sua famiglia. E lei si è vendicata, diventando una delle cecchine più infallibili dell’Ucraina. Perché il male ha il potere di pervertici, di farci diventare chi non eravamo. Ed è su questo che lavorano i mediatori, che, impegnati nel rafforzare la cosiddetta giustizia riparativa, cercano di disarmare il dolore, sia di chi l’ha subìto sia di chi l’ha fatto.
di Stefano Giordano*
Il Riformista, 24 settembre 2026
Da oggi al 29 settembre i penalisti italiani disertano le udienze. Le ragioni meritano di essere sottoscritte senza riserve: i colloqui fra difensore e detenuto, che del processo dovrebbero essere il luogo più inviolabile, captati per mesi nel carcere di Perugia; le garanzie che arretrano; celle in cui la pena smette di essere pena e si fa supplizio. Le Camere penali vanno nella direzione giusta. Ci permettiamo, tuttavia, un’obiezione sullo strumento: è la forma della lotta, non la sua ragione, a non reggere. Paradossalmente, l’astensione è la protesta che fa più comodo a chi la subisce. Il processo si rinvia, il ruolo si alleggerisce, i tempi si dilatano; e il conto, come sempre, lo salda l’imputato. L’avvocato che non si presenta non fa rumore: fa una cortesia.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 24 settembre 2026
Non viola il principio del favor rei la rilevanza data alla condotta proseguita dopo l’entrata in vigore della legge 69/2019 in quanto il reato è abituale e si consuma solo con l’ultimo atto persecutorio. Rientra nel regime del cosiddetto “codice rosso” il reato di stalking se anche una sola frazione della condotta è stata realizzata quando la disciplina ad hoc contro la violenza di genere era già in vigore. Ciò si fonda sulla natura del reato che è connotato dall’abitualità. La Cassazione penale - con la sentenza n. 34300/2026 - ha affermato chiaramente che non si tratta di disapplicazione “illegittima” del principio penale cardine del favor rei in materia penale caso di successioni di norme penali. Principio che impone l’applicazione della legge più favorevole al reo.
di Elisabetta Batic
Il Gazzettino, 24 settembre 2026
Il diritto allo studio valica le mura delle carceri e si integra in una strategia di sviluppo regionale ampia e strutturata. Il diritto allo studio valica le mura delle carceri e si integra in una strategia di sviluppo regionale ampia e strutturata. Con l’avvio della fase operativa del progetto dedicato ai poli universitari penitenziari, il Friuli Venezia Giulia compie un passo fondamentale nell’offerta formativa rivolta alla popolazione reclusa. L’iniziativa si affianca ai percorsi di acquisizione di competenze professionali già finanziati dalla Regione tramite il Fondo sociale europeo con due milioni di euro. “Oggi offriamo un’ulteriore opportunità: la possibilità di conseguire una laurea. È un passo significativo, che amplia concretamente le possibilità di crescita, formazione e reinserimento delle persone recluse”, ha detto ieri a Trieste l’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen.
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