di Riccardo Lo Verso
Il Messaggero, 25 luglio 2026
De Lucia: “Al comando le organizzazioni criminali”. La replica del Guardasigilli: “Frasi di una gravità inaudita”. Carceri colabrodo, dove i mafiosi dettano legge e passano ordini all’esterno. Solo il potere dei boss evita l’esplosione del malcontento nelle strutture sovraffollate. A tracciare un quadro sconfortante è il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, ad un convegno organizzato da Assostampa Sicilia. Le sue parole provocano la reazione del ministro della giustizia Carlo Nordio. Ne viene fuori un durissimo botta e risposta. “Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere”, spiega il capo dei pm palermitani.
di Thomas Bendinelli
Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Il Prof. Carlo Alberto Romano: “La legge prevede forme di pena alternative per gli ultra settantenni, ma sono esclusi diversi reati, fra cui quello per cui è stato condannato Roggero”. Il gioielliere Mario Roggero, condannato a 14 anni e nove mesi di detenzione per l’omicidio di due persone e il ferimento grave di una terza, che avevano tentato una rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, ha 72 anni. Tra le molte cose dette a riguardo, spesso a sproposito, c’è anche quella secondo cui sarebbe troppo anziano per finire in carcere. Roggero non è, naturalmente, l’unico settantenne detenuto in Italia. A Verziano ricordano ancora il caso di una donna ultraottantenne condannata e le ultime statistiche diffuse dall’associazione Antigone raccontano di una popolazione carceraria che invecchia progressivamente. Una tendenza che riguarda anche Brescia. A Canton Mombello il tasso di affollamento ha raggiunto il 210 per cento. Secondo Antigone, nel 2025 gli ultrasettantenni detenuti in Italia erano 1.348, contro i 1.238 del 2024. Più di duecento si trovano negli istituti lombardi. Nel 2005 gli over 70 rappresentavano lo 0,6 per cento della popolazione carceraria, oggi sono oltre il 2 per cento.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 25 luglio 2026
Non solo le opposizioni, anche penalisti, magistrati, sindacati di polizia, operatori, associazioni che lavorano con i minori. Sul disegno di legge varato con un blitz dal governo, è una pioggia di critiche, mentre la maggioranza ha continuato noncurante a rilanciare. Il testo prevede l’inversione dell’onere della prova per i giovani che dovessero finire a processo: nessuna presunzione di incapacità di intendere e di volere come stabilito dal codice del processo penale minorile, questa, al contrario dovrebbe essere accertata dal pm e dal giudice. Perché “chi sbaglia paga”, non conta l’età, come ha rivendicato Meloni. Secondo l’Unione delle camere penali si tratta di “una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile, storicamente costruita sulla consapevolezza che l’adolescenza è una fase caratterizzata da una personalità in formazione e da una maturazione non ancora compiuta”.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 25 luglio 2026
Il governo e Meloni hanno dichiarato guerra ai giovani. Dopo avere introdotto il crimine di rave party, aver massacrato la giustizia penale minorile con il dl Caivano, avere affollato gli istituti penali per minorenni, avere previsto ammonizioni e Daspo per i più piccoli, adesso provano a intaccare il codice penale nella parte sulla imputabilità. È stata preannunciata una norma ben più reazionaria di quelle già presenti nel codice fascista del 1930. Con il nuovo ddl governativo gli adolescenti, di età compresa tra i 14 e 18 anni si presumono maturi, responsabili e dunque pronti per andare in galera. Chi sbaglia paga anche sei hai 14, 15,16 o 17 anni, ha detto la presidente del Consiglio. Così si ammazza una generazione. Così si ammazza il diritto che mette al centro l’interesse superiore del minorenne.
di Davide Vari
Il Dubbio, 25 luglio 2026
La cura protettiva nei confronti dell’adolescenza non ce l’aveva regalata il Sessantotto. C’era già nel codice penale fascista, che non era precisamente un manuale garantista. Neanche il codice Rocco era arrivato a tanto. E badate: non è una premessa ideologica, né un pregiudizio. È un fatto. Certo, questo giornale ha criticato diverse scelte del governo, soprattutto in tema di sicurezza, e ne ha condivise altre, come nel caso del referendum sulla separazione delle carriere. Ma con il disegno di legge “Maranza” è stata superata una linea di confine politica, giuridica e culturale che dovrebbe far scattare più di un allarme. E che, ne siamo certi, anche il Quirinale, garante e custode della Costituzione, guarda con attenzione e, immaginiamo, con qualche preoccupazione.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Mattarella pronto a intervenire con la sua moral suasion, nel caso il ddl sull’imputabilità dei minori presentasse parti manifestamente incostituzionali. La premier tira la corda e la tira su più fronti. La legge sui minori, che capovolge l’onere della prova stabilendo che da 14 a 18 anni si è sempre punibili salvo dimostrazione dell’incapacità di intendere, è una forzatura che irrita e preoccupa il Quirinale. Non significa che il capo dello Stato intenda intervenire. Dipenderà da come nel corso dell’iter legislativo verranno risolti i problemi tecnici e costituzionali, in particolare in merito alla compatibilità della norma con l’articolo 31 sulla protezione dell’infanzia della gioventù, sull’inversione dell’onere probatorio e sulla compatibilità con la convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Ecco l’ultimo tassello di un modello repressivo. Un ribaltamento che rischia la bocciatura della Consulta. Maranza è un’etichetta. Divide i ragazzini che vanno bene, quelli italiani, da quelli che non vanno bene, gli stranieri di seconda generazione. Una volta erano i meridionali, oggi quelli che hanno cognomi stranieri, pur essendo italiani. Insomma, si colpiscono i diversi. Chi sbaglia paga anche a 15 anni, ha detto Giorgia Meloni, e poco importa se il rischio di incostituzionalità è dietro l’angolo. La norma, che modifica l’articolo 98 del codice penale, è l’ultimo tassello, ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, di un insieme di interventi sulla giustizia minorile che il governo ha adottato a partire dal decreto Caivano, in risposta a quella che l’esecutivo considera una recrudescenza della criminalità minorile.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Parla Michela Di Biase (Pd): “Smantellano un modello di giustizia che ci invidiavano tutti. La risposta alla violenza si dà nei quartieri, non con le retate o le carceri. È un altro tassello dello smantellamento del sistema della giustizia minorile italiana, un modello di riferimento anche a livello internazionale che questo governo sta demolendo a colpi di decreti sicurezza. Il punto è semplice: si vuole superare la specificità del nostro ordinamento, fondato sulla valutazione caso per caso della capacità di intendere e di volere del minore, tenendo conto del suo percorso di crescita, della maturità e della concreta capacità di comprendere il significato delle proprie azioni. Con questo provvedimento si introduce invece una presunzione di capacità tra i 14 e i 18 anni. È una scelta ideologica perché hanno fallito sulla vera risposta che servirebbe: sostegno alle fragilità, percorsi di inclusione sociale, investimenti nell’educazione e nella riduzione delle diseguaglianze.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 25 luglio 2026
Il razzismo sistemico degli Stati Uniti e il clima da far west che da contraddistingue la nazione guidata da Trump “ha avuto presa anche in Italia”. Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Associazione nazionale dei partigiani (Anpi), legge nelle vicende del gioielliere che si è fatto giustizia da solo e nella morte, mentre era nelle mani della polizia, di Abderrahim Fakir, “un segno pesantissimo di imbarbarimento e di americanizzazione della società”. “Le due storie, pur molto diverse tra loro, ricordano quel clima da far west, sempre presente negli Usa, che è esploso in tutta la sua virulenza con l’Ice, il gruppo di squadristi che è una specie di guardia del presidente, è molto preoccupante”
di Viviana Daloiso
Avvenire, 25 luglio 2026
Parla il presidente delle toghe minorili Claudio Cottatellucci, che interviene anche sul nodo dell’imputabilità: “Il ddl del governo smonta il principio rieducativo e il modello fondato sulla persona. I magistrati continueranno a fare accertamenti come oggi”. I casi in cui gli under 18 vengono ritenuti incapaci di intendere e di volere “sono rarissimi”. Da giovedì sera, quando il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sulla giustizia minorile, Claudio Cottatellucci ha letto e riletto il testo parola per parola. Poi è ripartito daccapo, Costituzione e giurisprudenza alla mano.
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