di Maria Brucale*
Ristretti Orizzonti, 13 ottobre 2026
Un’ondata di giustizialismo un tanto al chilo alimentata da certa stampa e prontamente cavalcata dalla politica: “Permessi premio ai capi mafia, anche al 41 bis”. Zalone direbbe: ma è laureata questa? È davvero necessario rimettere al centro della discussione i fatti, il diritto e la Costituzione. Gridare allo scandalo paventando la scarcerazione indiscriminata di boss mafiosi, perfino al 41 bis, significa ignorare deliberatamente il dato normativo. Il legislatore, con il decreto-legge 162 del 2022 (poi convertito nella legge 199 del 2022), ha disegnato uno sbarramento insormontabile: l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative è espressamente e tassativamente escluso per tutte le persone detenute in regime di 41-bis.
di Sergio D’Elia
Il Dubbio, 13 ottobre 2026
Nello stato di abbandono e di degrado in cui versa il carcere, come Nessuno tocchi Caino, continuiamo l’opera di Marco Pannella, forse la più bella della sua vita: visitare i carcerati. È un modo di fare di una mancanza, quella dello Stato, una presenza, la nostra. Accanto, non solo ai detenuti, ma anche ai “detenenti”: direttori, poliziotti penitenziari, educatori, medici. Che fanno con amore il loro mestiere: “Despondere spem” tra i disperati, educare gli analfabeti, medicare gli infermi. Che riducono il danno di un luogo che tale rimane: dannoso, oltre che inutile. Dove la pena non è solo la privazione della libertà, ma è corporale, di privazione di bisogni fondamentali: la luce, i suoni, gli odori, i sapori, i contatti umani.
di Antonio Mazzocchi
Il Dubbio, 13 ottobre 2026
Il dibattito sulla dignità della pena ha trovato una svolta nella proposta dell’“indulto responsabile”. Nato da un comitato laico e trasversale di ventitré firmatari -tra magistrati, accademici e giuristi- e coordinato dal professor Bartolomeo Romano, questo progetto offre una risposta concreta al dramma del sovraffollamento. Il merito di questo fronte laico, animato da figure come Francesco Petrelli, presidente dell’Ucpi, e a cui ha aderito l’Anm, è l’aver strutturato un modello tecnico ineccepibile, un indulto non automatico, ma vincolato alla responsabilità individuale e alla verifica della condotta. Questa architettura giuridica sarebbe rimasta un esercizio teorico senza la spinta ideale, etica e logistica della Chiesa cattolica.
di Stefano Anastasìa*
garantedetenutilazio.it, 13 ottobre 2026
Riprendere il percorso della riforma penitenziaria è necessario e urgente, per tornare a dare speranza a chi sconta una pena e prospettive a una politica che non può ridursi alle grida manzoniane dei populisti contemporanei. Abbiamo appena finito di celebrare i cinquant’anni della legge di costituzionalizzazione del sistema penitenziario italiano, la legge 354/1975, una delle grandi leggi degli anni Settanta, troppo spesso distrattamente dimenticata, che arriva il quarantennale della sua successiva, del suo sviluppo, al punto di essere spesso confusa con la prima, la legge del 10 ottobre 1986, n. 663, meglio nota come “legge Gozzini”, dal nome del suo promotore e primo firmatario, Mario Gozzini, all’epoca senatore della Sinistra indipendente.
di Irene Famà
La Stampa, 13 ottobre 2026
Previste in commissione le audizioni del ministro della Giustizia e dei vertici del Dap. La presidente Colosimo: “Sulle stragi del 1992 presenteremo la relazione entro Natale”. Benefici, salvacondotti e licenze di necessità diventano opportunità per i boss detenuti in regime di carcere duro. Occasioni per ricostituire i clan e continuare ad esercitare il potere. Lo svela un’inchiesta de La Stampa e ora a più voci si chiedono chiarimenti. Il Partito democratico vuole che il Guardasigilli Carlo Nordio riferisca in aula, Forza Italia chiamerà il ministro ed altri in commissione giustizia. Dal Ministero fanno sapere che, dopo aver seguito con attenzione l’inchiesta di questo giornale, la competenza sulla questione appartiene unicamente alla magistratura di sorveglianza, che può adottare una pronuncia favorevole anche in presenza di un parere negativo della Direzione nazionale antimafia.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 ottobre 2026
Deciso lo spostamento di 750 ergastolani al regime di carcere duro. La storia dei tanti permessi premio concessi dalla magistratura di Sorveglianza ai mafiosi, persino a quelli del 41bis il regime duro che dovrebbe recidere i contatti con l’esterno coglie di sorpresa i politici. E sono sinceramente sorpresi perché la mafia è scomparsa dai loro radar. È sorpresa persino la commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, fedelissima di Giorgia Meloni, dove si è dedicata grande energia a discutere e analizzare soprattutto quel che accadde tra Palermo e Roma nel lontano 1992 quando furono uccisi Falcone e Borsellino.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 13 ottobre 2026
Nel caso concreto la Cassazione ha dato rilevanza all’uso continuo di cannabinoidi da parte del condannato che riconosciuto in stato di tossicodipendenza si recava al Serd dai domiciliari ma continuava a fumare. Il fondamentale presupposto della liberazione anticipata è quello di favorire e accelerare il reinserimento del condannato, che sia privato o limitato in termini di libertà personale, in base al parametro dell’andamento del suo percorso di rieducazione. Per tali motivi la Corte di cassazione penale - con la sentenza n. 35827/2026 - ha rigettato il ricorso del condannato contro la revoca del beneficio subita per l’accertato mantenimento dell’uso costante di cannabinoidi.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 13 ottobre 2026
“Per me la soluzione sarebbe buttarlo giù e rifarlo”. La sindaca Sara Funaro, intervistata a “Primo piano” su Rtv38 torna sulla questione Sollicciano. “Io ho vissuto una piccolissima parte della mia vita anche all’estero, in Brasile - aggiunge - che non è famoso per avere delle carceri all’avanguardia e ho avuto la possibilità di visitare alcune strutture penitenziarie: il carcere di Sollicciano è peggio”. Secondo Funaro si è giunti a “una condizione di disumanità che è totale, perché te non puoi avere un carcere dove hai l’acqua dentro le celle, dove ti passano le blatte, dove ci sono tutta una serie di problematiche”, che peggiorano la vita sia dei detenuti che dei lavoratori.
di Daniele Montanari
Gazzetta di Modena, 13 ottobre 2026
Accolta la richiesta della famiglia di Fabio Romagnoli: niente archiviazione. Il giudice ha rigettato per la seconda volta la richiesta di archiviazione sul caso della morte di Fabio Romagnoli, il 41enne trovato morto il 20 febbraio 2023 nella sua cella al Sant’Anna. La famiglia, assistita dagli avvocati Luca Sebastiani e Stefania Pettinacci, di Bologna, lo scorso 30 settembre si era opposta per la seconda volta alla chiusura del caso, convinta che si sia trattato di un suicidio che si poteva evitare. E l’opposizione è stata accolta dal giudice, che ha rimandato gli atti al pm disponendo, come richiesto, altri sei mesi di indagini per scandagliare in modo ancora più approfondito l’accaduto e capire se ci sono state responsabilità.
di Sarah Crespi
prealpina.it, 13 ottobre 2026
Sei agenti indagati dopo l’aggressione di un detenuto messicano: lesioni aggravate, false dichiarazioni e sospetti di depistaggio nell’incidente dell’8 febbraio. Nel caos che regna in carcere si aggiunge una nuova grana: ci sono sei agenti della polizia penitenziaria indagati, due per lesioni personali aggravate cagionate a un detenuto. Gli altri quattro, a vario titolo, sono accusati di falso ideologico e frode processuale. I fatti contestati sarebbero accaduti lo scorso 8 febbraio in prima sezione e li ha denunciati solo oltre un mese la vittima delle percosse, un messicano ventottenne che ora è recluso a Varese. L’inchiesta è condotta dal pubblico ministero Giulia Grillo, le dichiarazioni del ragazzo verranno cristallizzate in incidente probatorio davanti al gip Francesca Roncarolo.
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