di Anna Maria Rengo
agi.it, 28 maggio 2026
“È dipendenza specifica”. Finisce la corsa in commissione Giustizia in Senato dei due emendamenti sulla ludopatia presentati al disegno di legge recante “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti” (presentato dal ministro della Giustizia Nordio e da quello della Salute Schillaci). Nella seduta di ieri è stato infatti respinto l’emendamento dei senatori del Movimento 5 Stelle Lopreiato e Scarpinato che chiedeva di sostituire il comma 1 dell’articolo 1 inserendo un riferimento anche alla ludopatia.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 28 maggio 2026
Dopo 43 anni di carcere, all’ex terrorista nero ne sono stati inflitti altri 3 di reclusione solitaria Pierluigi Scarano richiama l’attenzione sulle sue condizioni. Un centinaio di persone in digiuno. Uno sciopero della fame di tre giorni per Gilberto Cavallini: è l’iniziativa nonviolenta promossa dal 25 al 27 maggio da Pierluigi Scarano, attraverso il gruppo Whatsapp “Solidarietà con Gilberto” che in pochi giorni ha superato 600 aderenti, anche tra persone di sinistra. Scarano, negli anni 70 giovanissimo militante di destra, è stato vicino a Cavallini nella sua nuova vita, prima che questi venisse strappato alla semilibertà e chiuso in isolamento a 73 anni per una sanzione accessoria comminata 45 anni dopo il fatto.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 maggio 2026
Ieri l’Aula della Camera ha approvato all’unanimità con 216 voti a favore la proposta di legge costituzionale per cui “All’articolo 24 della Costituzione, dopo il secondo comma è inserito il seguente: “La Repubblica tutela le vittime di reato”. Era stata già approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato a gennaio 2025. Essendo una modifica della Costituzione, per il via libera definitivo occorrerà un’altra deliberazione tra Palazzo Madama e Montecitorio. Inizialmente, il primo testo approvato nella commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama prevedeva modifiche all’articolo 111 della Carta Costituzionale. Poi nella commissione Giustizia si resero conto che l’inserimento della modifica all’interno dell’articolo 111, ossia quello del giusto processo, avrebbe alterato il rapporto tra il pubblico ministero e la difesa e sarebbe stato molto pericoloso per gli effetti che avrebbe potuto provocare all’interno del processo. Dopo un ciclo di audizioni si decise di inserire la norma non più nell’art.111 ma nell’art.24 della Costituzione che, oltre a sancire il diritto di difesa, indica coloro che possono agire in giudizio, ritenendola sede più adatta a recepire questa modifica.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2026
Uffici giudiziari. Il ministro Nordio ha fornito i dati nel question time “L’Ufficio del processo era stato istituito per vincoli molto rigidi con l’Unione europea, in una assunzione a tempo determinato di queste persone. Abbiamo cercato di rendere più flessibile questo vincolo, ma ci è stato opposto un rifiuto. E allora con le nostre forze finanziarie abbiamo stabilizzato quasi tutti gli appartenenti all’Ufficio per il processo”. Risponde in questi termini il ministro della Giustizia Carlo Nordio al question time alla Camera.
di Alessandro Graziani*
Il Dubbio, 28 maggio 2026
Ci sono momenti in cui tacere significherebbe abdicare alla propria funzione. Questo è uno di quei momenti. Le cronache di questi giorni ci consegnano due notizie che indignano, preoccupano e che, soprattutto, impongono una presa di posizione netta e inequivocabile a tutela del diritto di difesa, del segreto professionale e della dignità della funzione difensiva. Abbiamo appreso che, per sei mesi, all’interno delle sale colloqui della casa circondariale di Perugia “Capanne”, sono stati sistematicamente captati e registrati i colloqui riservati tra detenuti e i loro difensori. Le registrazioni, anziché essere immediatamente distrutte come impone la legge, sono state inserite nel fascicolo investigativo e rese disponibili alle parti processuali. Gli avvocati e gli assistiti illegittimamente intercettati non ne sono stati informati. Il danno è stato così moltiplicato e reso, in molti casi, irrimediabile.
di Marzia Zamattio
Corriere del Trentino, 28 maggio 2026
La ventenne suicida in carcere aveva partecipato a un corso per diventare gelataia. Aveva 21 anni da compiere la giovane detenuta che martedì mattina è morta all’ospedale di Santa Chiara di Trento, dove era arrivata in condizioni gravissime. Domenica alla casa circondariale di Spini di Gardolo aveva tentato il suicidio. Cinque anni ancora da scontare per furti e rapine, ma la voglia di riscatto non era venuta meno. A marzo, infatti, si era diplomata come maestra gelatiera. “Aveva scelto liberamente di partecipare a un corso di formazione di tre giorni per crearsi un futuro”, ha detto Paola Mancani, presidente di Soroptimist di Trento, associazione che dal 2017 organizza corsi destinati ai detenuti. Dopo il carcere, la ragazza avrebbe potuto essere assunta in una gelateria e cominciare una nuova vita.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 28 maggio 2026
Jarrar, 21 anni, era stata trasferita a Trento da Montorio. Tre giorni di astensione degli avvocati dalle udienze. Il viso di un bambino che si nasconde gli occhi. Aveva usato la terracotta, Jarrar, per la scultura che aveva regalato a don Vincenzo Zambello. Raccontava, quell’opera, la vergogna di un bambino di strada che in Brasile aveva rubato l’orologio del prete. Ma forse, con quella terracotta, Jarrar raccontava di sè. Si è impiccata, Jarrar. Aveva 21 anni. Ed era detenuta al carcere di Trento, dove era stata trasferita da Montorio. Furti, rapine e quella droga che l’aveva portata sulla strada a Verona, Jarrar. Fino a domenica. Fino a quando ha chiesto di poter tornare in cella e si è stratta un asciugamano attorno al collo. “L’ennesimo fallimento di un sistema carcerario che va rivisto”, le parole di don Zambello che a Jarrar aveva regalato un Corano e instaurato un dialogo che si è interrotto con quel trasferimento a Trento.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 28 maggio 2026
Il Garante: “Fenomeno in netta crescita”. Il carcere dei ragazzini. A Sollicciano 45 detenuti su circa 600 hanno un’età compresa tra i 18 e i 22 anni. Diventano circa 60 se si considerano i reclusi under 25. Una cifra record che nel penitenziario fiorentino non si era mai vista. Alcuni di loro, una minoranza, arriva da percorsi di accoglienza nel circuito dei minori non accompagnati, percorsi che evidentemente sono finiti male con l’ingresso degli ospiti nel circuito della microcriminalità. Altri sono invece giovani di seconda generazione, nati o cresciuti qui da famiglie straniere. Altri ancora sono adottati. Tutti giovanissimi che hanno avuto difficoltà nel corso dell’adolescenza.
di Giada Lo Porto
La Repubblica, 28 maggio 2026
Un quindicenne è stato legato a una sedia minacciato e ustionato con le sigarette: la procura indaga anche su eventuali falle nella sorveglianza. Un ragazzino di 15 anni è stato torturato, per diversi giorni, in carcere da due coetanei. È accaduto tra le mura dell’istituto penale per i minorenni “Ferrante Aporti” di Torino, un luogo che dovrebbe essere presidiato, protetto e sicuro. Il quindicenne, entrato nella struttura il 2 aprile scorso per una vicenda legata alla droga, ha vissuto giorni di inferno. Ne è uscito l’8 aprile, traumatizzato. Poco più di una settimana di detenzione scandita da percosse, minacce di violenza sessuale e atti di crudeltà gratuita.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 28 maggio 2026
Caldo, infiltrazioni e guasti. Eleonora Cinque dirige l’istituto penale minorile con 63 detenuti. Il tetto in una zona andrebbe rifatto, le ventole a soffitto non funzionano nelle celle, nelle aule scolastiche e nei laboratori. Palestre inutilizzabili per le muffe, chiusi anche un campo da calcio e la piscina. Ci sono dirigenti che coprono i problemi. Eleonora Cinque, nuova direttrice del minorile, il Beccaria, sceglie invece la strada più difficile: mostrarli, perché solo così si possono trovare alleati. Il punto, oggi, è che dentro l’istituto ci sono impianti e ambienti ormai compromessi. Lei non li usa come alibi. Li trasforma in appello.
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