ilpiccolo.net, 1 dicembre 2025
Carmine Falanga (con Andrea Ferrari e Monica Ripamonti) ha raccontato i progetti che formano e avvicinano al lavoro le persone recluse nel nostro istituto penitenziario. Sorpresa questa sera nella trasmissione “Che tempo che fa” sul canale Nove. Tra gli ospiti di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, infatti, anche Carmine Falanga, anima e fondatore della cooperativa sociale Idee in Fuga di Alessandria. Già insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella, Falanga ha ripercorso in diretta il cammino di una realtà che ha saputo innovare il mondo dell’economia carceraria.
di Giorgio Brescia
L’Identità, 1 dicembre 2025
Martedì a Roma la presentazione di “L’emergenza negata - Il collasso delle carceri italiane”, un libro di Gianni Alemanno e Fabio Falbo. Promuove l’appuntamento l’associazione Nessuno Tocchi Caino, interverrà il presidente del Senato, Ignazio La Russa. I due autori sono attualmente detenuti nel carcere di Rebibbia: provenienti da esperienze e storie personali diverse, uniti nella comune battaglia contro il pregiudizio e l’indifferenza che avvolgono il sistema carcerario italiano. Oltre a La Russa, interverranno la vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, gli onorevoli Roberto Giachetti, Simonetta Matone, Renata Polverini, i senatori Filippo Sensi e Luigi Manconi, il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, gli avvocati Francesco Petrelli (presidente Ucpi), Beppe Belcastro (presidente Camera Penale di Roma) e Gian Paolo Catanzariti (responsabile Osservatorio Carceri Ucpi), le professoresse Marina Formica e Serena Cataldo dell’Università di Tor Vergata.
di Elvis Ronzoni e Raffaele Crispo
gazzettadellemilia.it, 1 dicembre 2025
“Quando ti abbiamo visto in carcere e siamo venuti a visitarti?”, sono queste le parole della locandina che nei giorni scorsi annunciava l’incontro tra la Dottoressa Veronica Valenti, Garante comunale per le persone private della libertà, e la comunità parrocchiale di San Lazzaro. L’incontro intitolato, le carceri: specchio della nostra civiltà o delle nostre paure? prendeva spunto dal versetto 25 di Matteo che per l’appunto dice: “Signore, quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. Dinanzi a un bel gruppo di persone riunite nel salone dell’oratorio la Valenti ha raccontato in breve tutta la sua esperienza maturata in tre anni da quando ha ricevuto l’importante incarico di garante; il suo intervento è stato preceduto dalle parole del parroco don Luciano Genovesi che ha fatto presente che tale iniziativa era inserita a pieno titolo tra le attività parrocchiali.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 1 dicembre 2025
Nel carcere minorile di Nisida un’iniziativa sperimentale realizzata dalla Fondazione “I figli degli altri”. Così viene data un’alternativa ai ragazzi dopo la pena. Le emozioni sono come matrioske, dove ogni pezzo va svelato dopo l’altro, con cautela: e non a caso proprio la celebre bambola russa è uno degli strumenti utilizzati nel primo progetto terapeutico per gestire la rabbia e l’aggressività, realizzato dalla Fondazione I figli degli altri nell’istituto penale minorile di Nisida in via sperimentale, e che ora sarà replicato in 5 Paesi europei. Come spiega la presidente della Fondazione, la psicologa Rosetta Cappelluccio “le attività creative, come le matrioske e le maschere, permettono ai ragazzi di portare fuori quello che hanno vissuto, le esperienze traumatiche, i reati, la rabbia, la paura, la vulnerabilità. Il vissuto traumatico impedisce a questi ragazzi di avere ricordi ed emozioni perché fanno male, e aumenta la difficoltà a stare nelle proprie vite.
rai.it, 1 dicembre 2025
Sarà dedicata al Giubileo dei Detenuti la puntata di “Tgr Giubileo - Cammini di Speranza” in onda lunedì 1° dicembre alle 15.20 su Rai Tre. In questa occasione verrà anticipato il tema dell’ultimo grande evento dell’Anno Santo. Ospiti di Isabella Di Chio, negli studi Rai di Saxa Rubra, saranno Monsignor Marco Fibbi, Coordinatore dei cappellani delle carceri della Diocesi di Roma e Cappellano di Rebibbia Nuovo Complesso e Claudio Bottan, ex detenuto, Vicedirettore della rivista “Voci di dentro” e volontario dell’omonima associazione che si occupa del reinserimento di persone che provengono da condizioni di marginalità sociale.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 1 dicembre 2025
È tutto per aria. I libri, giornali, le sedie. E i muri sono pieni di scritte. “Fanculo Stampa”. “Liberate l’Imam”. L’irruzione violenta, vigliacca e stupida come tutte le aggressioni, è avvenuta in un raro giorno di sciopero nazionale, quando la redazione era praticamente deserta. Un centinaio di teppisti invasati, antagonisti fuoriusciti da un corteo pro-Palestina, hanno scorrazzato come bufali nella nostra redazione centrale dopo avere riempito di letame le scale di ingresso, divelto la porta del bar, terrorizzato chi era nei locali intonando cori feroci: “Giornalista, sei il primo della lista”. “Giornalista, ti uccido”. Slogan da Brigate Rosse, chissà se lo sanno. Suppongo di no. Un’eredità inconscia che fa venire i brividi. Ora c’è puzza di fumo ovunque. Un quarto d’ora di follia, registrato minuto per minuto da telecamere che restituiscono occhi, gesti e voci di ragazze e ragazzi giovanissimi, direi ventenni, appena usciti dal liceo, forse poco più, guidati da una rabbia ideologica e senza senso, manipolata e manipolabile in un gioco più grande di loro che mette a rischio tutti.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 1 dicembre 2025
La parola è il suo presidio più esigente. Quando un giornale viene colpito, il bersaglio è il lettore con il suo diritto a essere informato. Il dissenso, se vuole restare democratico, ha bisogno di luoghi dove possa essere raccontato e riconosciuto. Una redazione è uno di quei luoghi e assaltarla significa decidere che il dissenso non deve essere esercitato dentro la democrazia, ma contro di essa. Un gesto di violenza come l’assalto alla sede de La Stampa rivela con chiarezza una deriva pericolosa, in cui il dissenso viene sostituito dalla coercizione: chi irrompe in una redazione non sta dicendo soltanto “non sono d’accordo”, sta pretendendo di decidere unilateralmente cosa sia legittimo dire e cosa no, chi possa raccontare e chi debba tacere, affermando con la forza che la propria voce valga più delle altre. Un simile gesto non esprime una critica al potere: manifesta la volontà di esercitarlo, di esercitarlo con violenza.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 1 dicembre 2025
Verrà assegnato mercoledì 3 dicembre al Museo della scienza e tecnologia di Milano. Per valorizzare i contributi scientifici che migliorino l’impatto sulla vita dei bambini, per promuovere il concetto di “cittadinanza scientifica” e per contribuire a politiche innovative concrete sui minori e le loro famiglie. Un Premio per sostenere l’attività di ricerca a favore dell’infanzia e dell’adolescenza. Per valorizzare i contributi scientifici che aiutino a interpretare i cambiamenti cogliendone l’impatto sulla vita dei bambini. Per promuovere il concetto di “cittadinanza scientifica”. E perché attraverso questo approccio, in concreto, si possano definire politiche innovative che promuovano i diritti dei minori e delle loro famiglie. È il “Premio Save the Children per la ricerca” - prima edizione - e verrà assegnato alle 10:30 di mercoledì 3 dicembre al Museo nazionale della scienza e della tecnologia “Leonardo Da Vinci” di Milano.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 1 dicembre 2025
Alberto è prigioniero in Venezuela da 381 giorni: media, intellettuali, politici, gente dello spettacolo e dello sport fanno troppo poco. È ora di liberarlo. Siamo diventati irriconoscibili a noi stessi oppure stiamo sbagliando tutti qualcosa. È evidente che è così, altrimenti non si spiega. La cosa che non si spiega è come sia possibile che ancora non si sia creato un movimento forte e pressante a favore della liberazione di Alberto Trentini. E quel poco che la famiglia, la madre Armanda, l’avvocato Ballerini, riescono ad alimentare come fiammella di attenzione, subito torna a spegnersi e il silenzio ricopre la scena su una vita italiana rubata e non ancora restituita.
di Anna Foa
La Stampa, 1 dicembre 2025
Il mondo crede che tutto vada bene, ma dal 10 ottobre sono stati uccisi 354 palestinesi. Usa e arabi si muovono per interessi. Sembra che ci siamo dimenticati di Gaza. Dopo tante manifestazioni a sostegno della Palestina che hanno riempito di grandi folle le strade italiane come quelle di molte altre parti dell’Italia e del mondo, dopo tanto parlare e scrivere, dopo che la distruzione di Gaza e l’uccisione di tante migliaia di palestinesi erano diventate l’argomento del giorno nelle nostre scuole, nelle nostre università, nei nostri talk show televisivi, a partire dal 10 ottobre, data di inizio della tregua, su Gaza e sulla questione palestinese è sceso il silenzio, o almeno qualcosa di molto simile al silenzio.
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