di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 luglio 2026
Il Comitato per la prevenzione della tortura accende i riflettori sulle carceri bollenti. L’iniziativa dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione: 330 persone in visita in 35 istituti. Dalle antiche segrete sotterranee che tenevano “al fresco” i prigionieri in tempi in cui non esisteva il diritto, al caldo soffocante delle attuali carceri, la pena inumana è ancora il comune denominatore. Non a caso ieri, concludendo la sessione aperta il 6 luglio a Strasburgo, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa ha acceso un faro sull’impatto della crisi climatica nei luoghi di privazione della libertà evidenziando come le ondate di calore colpiscano in modo particolarmente grave le persone detenute - condizioni che il sovraffollamento rende ancora più insostenibili - e chiedendo agli stati membri interventi immediati. “Garantire acqua potabile, ventilazione, ombreggiamento, accesso agli spazi esterni nelle ore più sicure e interventi di adattamento degli edifici non è una questione di comfort, ma di tutela dei diritti fondamentali”, ha sottolineato Elisabetta Zamparutti che del Cpt è la componente italiana.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 luglio 2026
La fattispecie prevista dall’articolo 613 bis, secondo comma, c.p., concernenti i fatti di tortura commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio integra un autonomo titolo di reato o una circostanza aggravante speciale, a pena autonoma ed indipendente, della fattispecie prevista dal primo comma della medesima disposizione? Questa è la domanda posta dalla Quinta sezione penale di Cassazione a cui dovranno rispondere molto probabilmente le Sezioni Unite.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 11 luglio 2026
“La cremazione la paghiamo noi, buon viaggio”. Dopo avergli augurato la morte, gli augura anche buon viaggio. C’è dentro tutto in questo galateo dell’odio: il desiderio di morte, l’augurio beffardo, l’idea che la sofferenza dell’altro sia uno spettacolo da accompagnare con una battuta. Come se fosse spiritoso. Come se fosse normale. È successo dopo che Fanpage.it ha pubblicato la lettera di un detenuto del carcere di Brescia che raccontava di vivere 22 ore al giorno chiuso in una cella sovraffollata, con quasi 40 gradi. Una testimonianza che avrebbe potuto aprire una discussione sulle condizioni delle carceri italiane e delle persone detenute. E, invece, per la maggior parte degli utenti sui social, il problema non era il caldo, non era il sovraffollamento, non erano delle persone stipate e trattate come bestie, non erano i diritti compressi. Il problema era che quei detenuti respiravano ancora.
di Francesco Maggi
Adnkronos, 11 luglio 2026
“Sovraffollamento e alte temperature mettono a rischio la loro salute - Necessario creare strutture sanitarie interne sul modello delle Case della Comunità”. Le ondate di calore rappresentano un rischio crescente per la salute delle persone più fragili: anziani, pazienti cronici, immunodepressi e persone con diabete. Tra le categorie più esposte “ci sono anche i detenuti, soprattutto negli istituti penitenziari caratterizzati da sovraffollamento e celle condivise, dove le elevate temperature si sommano a condizioni ambientali già critiche”.
di Francesco Viviani
triesteallnews.it, 11 luglio 2026
Consentire ai Garanti dei detenuti e ai parlamentari in visita ispettiva di entrare negli istituti penitenziari con videocamere e macchine fotografiche, per documentare le condizioni delle carceri italiane. È la proposta avanzata dalla Dirigenza penitenziaria della FSI-USAE, che in un comunicato richiama l’attenzione sulle condizioni del sistema carcerario nazionale. Nel documento vengono citati, tra gli altri, il sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano disposto dal Gip di Firenze per le condizioni detentive e le recenti proteste nel carcere della Dozza di Bologna, indicate come segnali di un disagio diffuso negli istituti penitenziari italiani. La sigla sindacale sostiene che il sistema carcerario sia il risultato di anni di carenze strutturali e organizzative e ritiene che le recenti operazioni di trasferimento di detenuti sottoposti al regime del 41-bis non rappresentino un elemento sufficiente per descrivere la situazione complessiva delle carceri.
di Simona Musco
Il Dubbio, 11 luglio 2026
La corsa per il posto di procuratore aggiunto alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo si è trasformata in una trincea interpretativa dietro la quale si nasconde un pesante conflitto politico. Non soltanto tra correnti, come è abitudine quando in ballo ci sono nomine di peso, ma un vero e proprio corto circuito logico-giuridico che sta agitando Palazzo Bachelet. Tramontata definitivamente la pista che portava a Eugenio Fusco - caldeggiata inizialmente per coprire l’urgenza del cybercrime segnalata dal procuratore nazionale Giovanni Melillo -, il Csm si trova ora a gestire un duello polarizzato. Da un lato la proposta che punta sul procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, dall’altro quella che spinge per l’attuale sostituta della Dnaa Franca Maria Rita Imbergamo. Entrambi sostenuti da tre consiglieri in V Commissione, che si “sfideranno” giorno 15 in plenum.
di Giulia Merlo
Il Domani, 11 luglio 2026
Il viceministro della Giustizia spiega che gli assunti del Pnrr non finiranno a svolgere altre mansioni. “Le attività di cancelleria sono solo residuali”. Le assunzioni dei funzionari dell’Ufficio per il processo sono state rivendicate come vittoria per il ministero della Giustizia, ma col rischio concreto che i neoassunti finiscano a fare i cancellieri, invece che a svolgere funzioni giurisdizionali. Ipotesi che il viceministro Francesco Paolo Sisto nega categoricamente.
di Chiara Marchetti
Corriere di Bologna, 11 luglio 2026
Il Garante regionale dei detenuti striglia i consiglieri regionali: fate qualcosa. Non si possono salvare tutti, ma delle direzioni vanno date” e “se non si fanno politiche mirate a favore dei detenuti, allora è inutile avere un Garante e occuparsi di carcere”. Sono dure le parole di Roberto Cavalieri, il Garante regionale dei detenuti, dopo il suo intervento di giovedì in commissione Parità dell’Assemblea legislativa. Nel corso della presentazione della propria attività del 2025, Cavalieri ha rimproverato in maniera decisa i consiglieri regionali perché “possono entrare nelle carceri come faccio io” ma, ad esempio, “solo tre gestori su 130 di camere di sicurezza hanno dichiarato che i loro spazi detentivi sono stati visitati da consiglieri dell’Emilia-Romagna”.
di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 11 luglio 2026
Interrogazione al ministro: “La Circolare è fuorilegge”. Contrordine, nelle carceri toscane non si può dormire per terra in caso di emergenza. A distanza di pochi giorni dal documento inviato dal Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per invitare i direttori degli istituti ad usare brande e materassi a terra per accogliere i detenuti, adesso è arrivato il dietrofront. “Causa refuso che ne ha determinato un’equivoca interpretazione”, si legge nel nuovo provvedimento.
cr.piemonte.it, 11 luglio 2026
“In una situazione di particolare criticità come quella attuale, dove ai problemi legati alla vetustà delle strutture penitenziarie piemontesi si aggiungono quelli legati alle temperature elevate di queste ultime settimane, è importante mantenere elevato il livello di vigilanza e porre in essere ogni utile e tempestivo accorgimento e adeguate misure organizzative”. Lo ha dichiarato la Garante regionale delle persone detenute Monica Formaiano. “A questo proposito - spiega - nell’ambito della costante e fattiva collaborazione istituzionale avviata da tempo con l’Amministrazione penitenziaria, ho ritenuto opportuno intensificare un’interlocuzione con il provveditore regionale e con tutte le Direzioni per tutelare il benessere psicofisico delle persone detenute per le quali le condizioni climatiche, unite alle caratteristiche strutturali degli istituti penitenziari, possono determinare condizioni di particolare disagio e costituire un concreto fattore di rischio per la salute”.
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