Corriere del Trentino, 7 marzo 2026
La giunta presieduta da Kompatscher dà il via libera: individuati sei mediatori. Il primo passo era stato registrato a settembre, con la firma del protocollo d’intesa tra la Conferenza locale per la giustizia riparativa del distretto di Corte d’Appello di Trento e la Regione. Ora la giunta regionale dà seguito all’impegno contenuto nel documento, istituendo concretamente il Centro per la giustizia riparativa del distretto di Corte d’appello di Trento (e riservandosi “un approfondimento sull’applicazione del trattamento specifico”). La delibera firmata dal presidente della Regione Arno Kompatscher è stata approvata dall’esecutivo all’inizio di marzo.
di Claudio Lattanzi
La Nazione, 7 marzo 2026
Il centrodestra dice no alla possibilità di nominare un Garante dei detenuti. In Consiglio comunale la mozione sulla situazione carceraria, presentata dai gruppi di opposizione, è stata emendata dalla maggioranza nella parte che prevedeva la nomina di un Garante dei detenuti per il carcere di Orvieto. Non se ne farà niente. Sulla questione interviene Sergio Carli, artigiano orvietano con bottega da tappezziere che lavora da tempo con i detenuti e che la minoranza aveva indicato come la persona in grado di svolgere questo incarico. “La figura del Garante non avrebbe cambiato il mondo, non avrebbe risolto i problemi strutturali, né trasformato magicamente le difficoltà quotidiane, sarebbe stata però un simbolo forte: il riconoscimento che la città non si gira dall’altra parte, che il carcere non è un altrove da dimenticare e che le persone detenute restano persone.
targatocn.it, 7 marzo 2026
Il Garante dei Detenuti del carcere di Saluzzo, le associazioni di volontariato operanti nell’istituto penitenziario e la dirigente dell’IIS “Soleri-Bertoni” hanno inviato una nota al Direttore della Direzione Generale dei detenuti e del trattamento, Ernesto Napolillo, per esprimere preoccupazione dopo il diniego all’ingresso di studenti nel carcere di Alta Sicurezza. Da quindici anni vi si svolgeva un progetto educativo legato al Salone del Libro di Torino. La lettera richiama le parole dei familiari delle vittime di terrorismo e mafia e gli appelli di Papa Francesco e del Presidente Mattarella sul valore rieducativo della pena, chiedendo l’apertura di un dialogo per evitare che decisioni restrittive compromettano attività di inclusione e cittadinanza attiva.
bolognatoday.it, 7 marzo 2026
L’incontro avrebbe dovuto mettere a confronto le ragioni del “Sì” e del “No” davanti ai detenuti: “Persone private della libertà personale, ma non del diritto di voto”. Mancato via libera a un incontro informativo sul referendum sulla giustizia che si sarebbe dovuto svolgere il 10 marzo alla Casa Circondariale di Bologna (carcere della Dozza). L’iniziativa, organizzata dalla Camera Penale di Bologna “Franco Bricola” insieme all’Osservatorio “Diritti umani, carcere e altri luoghi di privazione della libertà”, è stata bloccata - secondo quanto riferito agli organizzatori - per non meglio specificate “ragioni di opportunità”.
di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 7 marzo 2026
Prima o poi doveva accadere. La situazione del carcere di Sollicciano ha scalato, e scaldato, politica e media e adesso è arrivata proprio in cima, sul Colle più alto: al Palazzo della Corte costituzionale, proprio a fianco della sede della Presidenza della Repubblica. L’eccezione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze, in seguito all’iniziativa dei legali di un detenuto, pone domande solo apparentemente retoriche, ma con un profondo senso giuridico, umano e politico. È giusto che un condannato debba scontare la pena in una situazione di degrado e umiliazione, che è esclusa dall’articolo 27 della Costituzione, in un carcere infestato da cimici e roditori e che quando piove si trasforma in un ombrello bucato?
labusa.info, 7 marzo 2026
Il carcere di Spini di Gardolo resta una struttura moderna e con molte esperienze positive, ma oggi vive una fase di forte pressione legata all’aumento dei detenuti, alla carenza di personale e alla complessità della popolazione carceraria. È questo, in sintesi, il quadro tracciato dal garante dei diritti dei detenuti della Provincia autonoma di Trento, Giovanni Maria Pavarin, che a Palazzo della Regione ha presentato la relazione annuale sulle attività svolte nel 2025. Nel suo intervento Pavarin ha inserito la situazione locale nel contesto più ampio del sistema penitenziario italiano, definito “complesso e travagliato”. A livello nazionale permangono problemi strutturali come il sovraffollamento e i suicidi in carcere. Nel 2025 i suicidi registrati sono stati 80, in lieve calo rispetto ai 91 dell’anno precedente. Al contrario cresce il sovraffollamento: a fine 2025 il tasso medio negli istituti penitenziari italiani ha raggiunto il 138%.
di Maria Ducoli
La Nuova Venezia, 7 marzo 2026
L’associazione nata dopo l’omicidio del Provveditore Di Ciò spegne trenta candeline e continua a portare progetti e speranza negli istituti di pena veneziani. Oltre le pene, le persone. Oltre gli sbagli, la possibilità di avere una seconda chance. Questi i presupposti con cui, trent’anni fa, è nata l’associazione “Il granello di senape” che, instancabilmente, continua a portare la città nel carcere e il carcere nella città. “All’origine, una tragedia, accaduta nel 1993: l’omicidio del Provveditore al Porto di Venezia, Alessandro Di Ciò, per mano di un altro dirigente della Compagnia lavoratori portuali. Un episodio che scosse l’opinione pubblica e che portò alcuni cittadini a decidere di scendere in campo.
Corriere del Veneto, 7 marzo 2026
I primi trent’anni guardando al futuro con un appello alle nuove generazioni. “C’è bisogno di un ricambio generazionale anche per comunicare meglio con la popolazione molto giovane di detenuti - ha detto la presidente del Granello di Senape Maria Voltonina - Abbiamo bisogno di nuove proposte e quindi auspichiamo l’ingresso persone alle quali passare un giorno di testimone”. Giovedì l’associazione ha festeggiato ripercorrendo i primi passi della nascita del Granello, avvenuta nel contesto di una grande rivoluzione sociale. All’epoca erano ancora poche le realtà che lavoravano nelle carceri, ma grazie ai fondatori padre Andrea Cereser e alla volontaria Elena Schiavon, nel 1996 nasce l’associazione, con il nome ispirato alla parabola della pianta che, nonostante i semi piccoli, è in grado di diventare un albero dalle radici molto forti. “In questi 30 anni le radici in effetti sono state coltivate e curate - dice Voltolina - Abbiamo fatto tanti progetti, dalla biblioteca agli eventi organizzati durante le feste per non lasciare detenuti e detenute soli, senza contare la grande attenzione che abbiamo sempre prestato alla diversità delle religioni”. La prima realtà è stata Rio Terà dei Pensieri nel 1995, poi Il Granello nel 1996 e la cooperativa Il Cerchio nel 1997. Un movimento di veneziane che ha piantato i primi semi che nel tempo sono sbocciati dando vita a rapporti con le istituzioni sia per progetti culturali che lavorativi. Dalla rivista Ponti al Wayout, iniziativa per portare i detenuti a partecipare come volontari all’organizzazione di alcuni eventi, seguendo lo stesso obiettivo: abbattere i muri invisibili che separano il dentro dal fuori e dare una seconda possibilità a tutti.
di Maria Vera Genchi
romatoday.it, 7 marzo 2026
La struttura ospita al suo interno 25 detenuti, è dotata di una palestra spartana e una stanza dell’affettività. L’appello dei gestori, Stefania ed Eraldo: “Riceviamo troppe richieste, aiutateci ad aprire un’altra struttura”. Dall’esperienza d’amore tra un ex detenuto e la compagna - che gli è stata accanto durante l’intero periodo di sconto della pena fino ai domiciliari in comunità - nel 2024 nasce “Verso il sole”, una casa alloggio per detenuti nelle campagne di Trigoria, a sud ovest di Roma. Desiree, fa la volontaria nella struttura per rimanere vicino al compagno, ai domiciliari in attesa dell’esito del processo.
chietitoday.it, 7 marzo 2026
Sarà la scrittrice teatina Kristine Rapino a tenere i 10 incontri della durata di due ore ciascuno dedicati alle detenute; l’obiettivo è accompagnare i partecipanti nella scoperta della forma breve del racconto, dalla nascita dell’idea narrativa fino alla revisione finale, attraverso lezioni teoriche, esercizi di scrittura guidata e momenti di confronto collettivo. La cultura come motore di rinascita: è questo il senso del corso di scrittura creativa “Il racconto”, che partirà sabato 7 marzo nella casa circondariale di Chieti, su iniziativa del programma “Chieti Città che Legge”, di cui il carcere è uno dei firmatari del Patto per la lettura. Si tratta di un progetto formativo rivolto ai detenuti adulti interessati a scoprire la scrittura come strumento di espressione, riflessione e crescita personale.
- Ferrara. Progetto Teatro Carcere: “Crescita e reinserimento”
- Avellino. I “Figli cancellati”: ad Avellino una realtà sotto silenzio
- Catania. Il viaggio Redivivus, quando il riciclo diventa arte e riscatto
- Esistenze non garantite: dove i diritti non arrivano
- Di esclusione e povertà non si può parlare solo con termini tecnici











