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ansa.it, 27 maggio 2026

Le carceri sarde stanno scoppiando. E non più soltanto quelle storicamente sotto pressione: il sovraffollamento si è allargato a macchia d’olio in tutta l’isola, triplicando il numero di istituti penitenziari che nel 2025 hanno superato il 100% della capienza regolamentare. È questo il dato più immediato che emerge dalla relazione annuale presentata al Consiglio regionale dalla Garante delle persone private della libertà personale, Irene Testa. Il quadro complessivo che emerge dalla relazione è quello di un sistema penitenziario sotto pressione su tutti i fronti contemporaneamente: spazi insufficienti, condizioni sanitarie critiche, infrastrutture di sicurezza inadeguate e una governance dei dati ancora frammentata. Una emergenza strutturale che attende risposte strutturali, e che fino ad oggi non le ha ricevute.

Ai casi già noti di Cagliari-Uta, che registra un tasso di occupazione del 130%, e di Sassari-Bancali, al 125%, si sono aggiunti la Casa circondariale di Lanusei (118%), e le case di reclusione di Tempio Pausania (104%), Alghero (104%) e Oristano (101%). Quest’ultima struttura ha quasi raddoppiato le presenze nell’arco di un anno. Il fenomeno ha investito anche le tre colonie penali dell’isola: Is Arenas è passata dal 49% al 79% di occupazione, Isili dal 59% al 99%, Mamone dal 41% al 79%.

L’emergenza silenziosa: la salute dei detenuti - Ma è sul fronte sanitario che la relazione della Garante Testa suona l’allarme più grave. A Uta, su 729 detenuti presenti, il 92% è sottoposto a terapie continuative. Un dato che da solo racconta le condizioni in cui si vive, e si sopravvive, dentro quelle mura. Nel dettaglio, 50 detenuti presentano patologie psichiatriche certificate, pari al 34% della popolazione carceraria, mentre il 48,5% assume farmaci psichiatrici in modo continuativo. L’8,6% è in terapia metadonica. Un carcere, in sostanza, che assomiglia sempre più a un reparto ospedaliero senza le risorse di un ospedale.

Camere di sicurezza: agibile solo una su sette - La situazione non è migliore fuori dalle mura degli istituti penitenziari. Nel corso del 2025, nelle camere di sicurezza gestite dalle forze di polizia sono transitati in Sardegna 269 persone: 150 nelle strutture dell’Arma dei Carabinieri, con la concentrazione maggiore a Cagliari (94 soggetti), e 119 in quelle della Polizia di Stato, prevalentemente tra Cagliari e Sassari. Il problema è che quelle strutture versano in uno stato di grave degrado. Su 352 camere di sicurezza censite sull’intera isola, solo 52 risultano agibili: il 14,77% del totale. I numeri per singola provincia sono impietosi. A Sassari, l’Arma dei Carabinieri dispone di 8 camere agibili su 101. A Cagliari, 14 su 115. A Oristano, nessuna delle 26 camere risulta attualmente utilizzabile. A Nuoro, 10 su 82. La Guardia di Finanza presenta tassi di agibilità superiori, ma opera su numeri assoluti molto più contenuti.

TSO, un monitoraggio a macchia di leopardo. La relazione analizza anche i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) effettuati nel 2025. La ASL 8 di Cagliari ha registrato il numero più alto: 112 ricoveri in TSO, pari al 15,5% dei ricoveri totali nel reparto psichiatrico. Seguono la ASL 7 del Sulcis con 57 TSO (11% dei ricoveri), la ASL di Oristano con 43 (11,3%) e quella di Sassari con 36. A Nuoro i trattamenti registrati sono stati 22. La Garante segnala tuttavia una criticità metodologica non trascurabile: il monitoraggio regionale presenta lacune significative, dovute alla mancata trasmissione dei dati da parte di alcune ASL. Un’opacità che impedisce una valutazione statistica omogenea e completa, rendendo di fatto impossibile avere un quadro reale e unitario della situazione psichiatrica nelle carceri sarde.