di Rebecca Riitano
leggo.it, 28 maggio 2026
“In carcere puoi avere solo un pacco di assorbenti al mese, la qualità è scadente e non bastano mai. Passano ore prima che arrivi un antidolorifico”. Le storie raccolte raccolte nell’ambito del progetto “Assorbire il Cambiamento”, promosso dalla Cooperativa PID e mirato a sottolineare come, la gestione del ciclo mestruale, resti una delle necessità più invisibili e meno raccontate degli istituti penitenziari. “Quando entri in carcere ti viene assegnata una cella, un letto e una “dotazione”: le lenzuola, un asciugamano, bicchieri, posate di plastica e una saponetta. Poi puoi chiedere un pacco di assorbenti al mese. Ovviamente sono indecenti, come qualità e soprattutto sono pochi”.
È il racconto di Roberta, una donna detenuta il cui nome reale viene celato per tutelarne l’identità. La sua è una delle tante testimonianze raccolte nell’ambito del progetto “Assorbire il Cambiamento”, promosso dalla Cooperativa PID (Pronto Intervento Disagio Onlus) e mirato a sottolineare come, la gestione del ciclo mestruale, resti una delle necessità più invisibili e meno raccontate degli istituti penitenziari. “È assurdo che non sia stata mai fatta una riflessione su queste condizioni”, commenta Livia Fiorletta, da anni attiva nell’associazione, a Leggo in occasione del 28 maggio, Giornata mondiale dell’igiene mestruale.
Dietro le sbarre - “Poi, non è detto che te li diano all’inizio - continua Roberta - e quando arrivano sono quegli assorbenti tipo materassino, magari stretti e lunghi che comunque non si trovano in commercio. Sono quelle sottomarche che non so da dove vengono fuori”. Una condizione che può trasformare un bisogno fisiologico in una fonte quotidiana di disagio, privazione e stigma. “Ti danno un pacchetto standard che ti deve durare. Chiaramente il problema sta nel fatto che quasi tutto quello che ti danno loro non ti può bastare”, conferma Barbara, altra detenuta a cui è stato attribuito un nome di fantasia. Ad esempio, una saponetta per l’igiene intima o una spugnetta per i piatti non possono durare un mese. E la situazione si complica quando, ai giorni del ciclo, si aggiungono dolore e malessere. Anche ottenere un semplice antidolorifico diventa difficile. “Devi chiamare l’infermiere per farti dare un farmaco, perché non lo puoi tenere in cella - spiega Barbara - le tempistiche sono lunghe, possono passare ore perché non si muovono per una sola persona, devi attendere il momento in cui fanno il giro della sezione. Intorno alle mestruazioni si gioca un periodo delicatissimo della donna”.
La campagna - Da queste storie nasce “Assorbire il Cambiamento”, un progetto che ha scelto di intervenire concretamente per garantire dignità, salute e inclusione alla popolazione femminile detenuta, in Italia circa del 4%, attraverso la raccolta e la distribuzione di prodotti per l’igiene mestruale. Ma anche con percorsi di sensibilizzazione e confronto dedicati alla salute femminile e al superamento degli stereotipi di genere. Così gli operatori e le operatrici sono riusciti a raccogliere 12mila confezioni di assorbenti, oltre a 20 slip mestruali che hanno poi distribuito alla Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, la sezione femminile della Casa Circondariale di Civitavecchia, l’IPM Casal del Marmo e a cinque strutture di accoglienza del territorio di Roma. “La donazione ha coinvolto tantissima gente, nonostante molti avessero dei pregiudizi sul carcere - spiega Livia Fiorletta - le persone hanno preso a cuore la condizione di queste donne e ciò fa capire come, dietro all’amministrazione penitenziaria, ci sia una gestione maschile il cui sguardo deve essere ancora ampliato”.
Oltre gli stereotipi di genere - Il progetto del PID fa parte di una rete ancora più ampia e che si impegna alla lotta contro gli stereotipi di genere. Se da un lato l’iniziativa si è conclusa entro la Giornata mondiale dell’igiene mestruale, ideata per abbattere tabù sulla tematica e per sensibilizzare il pubblico alla povertà mestruale, dall’altro c’è anche l’impegno di AIDOS (Associazione italiana donne per lo sviluppo), che ha colorato Roma di rosa e celeste per la campagna “Poster - Oltre gli stereotipi di genere”. Sono stati distribuiti nella Capitale 86 impianti pubblicitari in dieci stazioni metropolitane, con sopra scritto: “Un manifesto è uguale per tutte le persone. Non è invece uguale la libertà che abbiamo nello spazio pubblico”.
Una campagna che è stata affiancata da azioni dirette anche nei mercati, nelle università e che ha raggiunto il suo obiettivo domenica 24 maggio 2026, quando centinaia di persone si sono riunite al Monk per partecipare a un festival dedicato, dove hanno potuto partecipare a laboratori e performance, tra queste la simulazione di una cella realizzata dal PID.










