friulisera.it, 27 maggio 2026
“Mentre in Friuli Venezia Giulia il sovraffollamento e l’assenza di adeguata assistenza sanitaria rende il carcere una pentola a pressione pronta a esplodere, come ho più volte constatato con le visite alla casa circondariale di Trieste, la Regione rifiuta da ormai due anni un semplice confronto nella Commissione consiliare competente”. Così Giulia Massolino, consigliera regionale del gruppo Patto per l’Autonomia - Civica FVG, si esprime in seguito all’incontro organizzato dal Garante regionale tenutosi lunedì 25 maggio “Cambiare si può. Per un’architettura rispettosa della Costituzione e dell’Ordinamento penitenziario”.
“La settimana scorsa il nuovo rapporto Antigone ha ancora una volta denunciato un peggioramento delle condizioni detentive, con conseguente aumento delle aggressioni al personale penitenziario e dei suicidi - dichiara la consigliera -. A Trieste e Udine, come più volte denunciato, sono recluse più del doppio di persone rispetto alla capienza. La Regione ha un ruolo fondamentale sulla salute mentale e sulla continuità assistenziale di detenute e detenuti, e troviamo inaccettabile il silenzio assordante della Giunta Fedriga in merito. Dopo due anni la mia richiesta di audizione in commissione, nonostante i numerosi solleciti via PEC, in Ufficio di Presidenza anche alla presenza del Garante regionale e in Capigruppo, continua a rimanere senza alcuna risposta in palese violazione del regolamento del Consiglio.
A questo si aggiunge la bocciatura di tutte le nostre proposte nei ricchi bilanci regionali. Un atteggiamento punitivo, che aggrava la tensione che quotidianamente logora sia chi è detenuto che chi lavora nelle strutture detentive. Una tensione che anche nella nostra regione porta, come abbiamo visto negli ultimi anni, a disordini interni e vittime. È intollerabile e ingiustificabile che ci venga negata la possibilità anche solo di parlare di carcere in Consiglio regionale, come se fosse un corpo estraneo che non riguarda il nostro territorio”.
“Come abbiamo sentito anche dalle relazioni di ieri, bisogna riorganizzare gli spazi interni delle carceri, che prevedano la possibilità di muoversi liberamente al loro interno, senza bisogno di aggiungere alla privazione della libertà anche la sofferenza architettonica - conclude Massolino -. Ricordiamo ancora una volta che il problema del sovraffollamento non si risolverà costruendo carceri più grandi, ma facendo in modo che ci siano meno persone recluse, lavorando in primis sulla prevenzione e in secondo luogo garantendo da parte del territorio la piena reintegrazione di coloro che hanno portato a termine il percorso rieducativo.
Il carcere non può essere visto come una discarica sociale delle marginalità che la politica non è in grado di affrontare e che quindi criminalizza con decreti sicurezza sempre più crudeli che aumentano pene e aggravanti. Bisogna investire sulla prevenzione, sul carattere riabilitativo delle pene e sulla riduzione delle recidive, evitando di cadere in logiche repressive che stanno criminalizzando ogni espressione di fragilità sociale”.










