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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 28 maggio 2026

L’annuncio di Piantedosi in aula. Le nuove strutture sorgeranno in Campania, Toscana, Emilia-Romagna, Calabria, Sicilia e Trentino Alto-Adige. Il governo si sta preparando a riempire l’Italia di nuovi Cpr. Lo ha confermato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, parlando alla Camera durante il question time. “Stiamo lavorando all’attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, in Sardegna e in Lazio. Abbiamo avviato, inoltre, le procedure per realizzare nuove strutture: una in Campania, due in Trentino Alto Adige, una in Calabria, una in Toscana e una in Emilia Romagna”, ha detto il ministro rispondendo a un’interrogazione della Lega.

Al momento, delle sei annunciate da Piantedosi, quella più avanti nella progettazione si trova in Campania, a Castel Volturno. Oggi scade il termine per la presentazione dei progetti al bando di gara indetto da Invitalia, dal valore di 41 milioni per realizzare un Cpr nei 63 ettari del parco umido “La Piana”. In base al decreto Cutro i Cpr sono considerati strutture “per la sicurezza e la difesa”, e pertanto possono essere costruiti in deroga ai vincoli urbanistici e ambientali. Così sorgerà il nuovo Cpr, disegnato a radiante come un panopticon, nonostante la contrarietà espressa sia dal presidente della regione Roberto Fico, della diocesi e delle associazioni.

In Toscana il progetto sarebbe di costruire il nuovo centro di trattenimento ad Aulla, in provincia di Massa, con la contrarietà del presidente della regione Eugenio Giani. Dove invece il governo locale è entusiasta dell’idea è in Trentino: qui la provincia autonoma e il Viminale hanno stretto un’intesa a ottobre, e due giorni fa la giunta ha autorizzato l’acquisto dell’area interessata su proposta del presidente leghista Maurizio Fugatti. L’operazione è costata 1,2 milioni di euro, mentre i lavori inizieranno nei prossimi mesi: il Cpr sorgerà nella zona di Piedicastello, ai margini di Trento. Oltre alla costruzione di nuovi centri, il Viminale si sta attrezzando per ristrutturare anche i dieci già esistenti. A fine aprile sempre Invitalia ha bandito una gara da 14 milioni di euro per la manutenzione straordinaria delle dieci strutture. Tra gli interventi richiesti, oltre al risanamento dei locali in buona parte degradati nella maggioranza dei centri, ci sono anche l’innalzamento di muri e barriere antievasione a Torino e Macomer.

Ieri in aula Piantedosi ha risposto anche riguardo alle presenze dentro le strtture di detenzione: “Il 90% circa risulta denunciato per reati di droga. Di questi, circa il 30% ha anche precedenti per furti e rapina, il 25% per reati contro la persona, tra cui violenza sessuale anche su minori, il 33% per porto e detenzione di armi. Ci sono poi soggetti con precedenti per omicidio e lesioni e altri pericolosi per la sicurezza nazionale”. Dati che per il Viminale smentirebbero la “narrazione ideologizzata” secondo cui ci finiscono solo i migranti privi di permesso di soggiorno. Ideologia o meno però è così, dato che le strutture servono a trattenere chi è destinatario di un provvedimento di espulsione o deve essere identificato. Nel caso di chi ha commesso reati, ha scontato la propria pena o l’espulsione è stata disposta come pena accessoria, ma non si è riusciti a eseguirla.