di Eleonora Signorini
vdnews.it, 12 agosto 2026
Sette sezioni sequestrate, 191 posti non disponibili e persone trasferite in istituti già sovraffollati. Ma muffa, infiltrazioni, cure fragili e lavori rinviati erano noti da anni. Il caso del carcere fiorentino mostra cosa accade quando la sanità dipende dalla Regione, mentre spazi, accessi e trasferimenti restano nelle mani dell’amministrazione penitenziaria. Sono nata a Scandicci, abbastanza vicina a Sollicciano da imparare presto che il carcere è una geografia prima ancora che un’istituzione. Lo si vede dalla strada, una massa di cemento ai margini della città, presente e insieme separata da tutto ciò che la circonda.
milanotoday.it, 12 agosto 2026
La visita al penitenziario organizzata dalla Camera Penale milanese. Per i ragazzi che entrano al Beccaria, il carcere minorile di Milano, l’uso degli psicofarmaci può diventare un problema fin dai primi giorni. Secondo la commissaria e comandante dell’Istituto Penale Minorile, Jolanda Tortù, all’inizio è molto difficile gestire queste situazioni: alcuni giovani assumono diversi farmaci e li mischiano anche con hashish. Con il tempo, però, il percorso può cambiare: “Poi sono loro che chiedono di sostituire l’illegalità con la legalità. Chiedono di essere curati, chiedono le terapie”, spiega Tortù in occasione della visita al penitenziario organizzata dalla Camera Penale milanese, presieduta da Federico Papa, nell’ambito del progetto ‘Ristretti in agosto’.
di Luca Bongianni
La Nazione, 12 agosto 2026
Una delegazione della Camera penale di Pisa ha visitato la casa di reclusione del colle etrusco. Presente anche il sindaco Santi. Aderendo all’iniziativa dell’Osservatorio dell’unione delle camere penali italiane “Ristretti in agosto” una delegazione della Camera Penale di Pisa ha visitato la casa di reclusione di Volterra. Erano presenti il presidente Serena Caputo, Il tesoriere dell’unione delle camere penali italiane Laura, i referenti dell’osservatorio Carcere Massimiliano Soldaini e Chiara Benedetti, il responsabile della formazione della Camera Penale di Pisa Alessandro Niccoli, due giovani associati Salvatore Grillo e Francesco Cerri. La delegazione è stata accompagnata dal garante Per le persone private della libertà personale, Ezio Menzione, già past president della Camera penale di Pisa, l’assessore regionale Federico Eligi, il sindaco di Volterra Giacomo Santi.
di Antonello Catacchio
Il Manifesto, 12 agosto 2026
Lo scorso anno alla Berlinale venne presentato “L’ultimo turno”, della regista svizzera Petra Volpe. Venne distribuito subito in Germania, Austria e Svizzera ottenendo un ottimo riscontro di pubblico (in Italia uscì poco dopo Ferragosto e subito dimenticato). Racconta di un’infermiera del reparto oncologico armata di grande empatia. Ora Petra Volpe, a riprova del fatto che pur minoritarie nel numero, esistono registe talentuose, dopo il debutto al Sundance, è approdata in piazza Grande con il suo nuovo film “Frank & Louis” (cosceneggiato da lei con Esther Bernstorff e fotografato da Judith Kaufmann). Forse era inevitabile visto il riscontro del film precedente, visto anche che si tratta di una regista elvetica, ma in piazza il pubblico è straripato offrendo un colpo d’occhio indimenticabile.
di Rinaldo Romanelli*
Il Dubbio, 12 agosto 2026
I reati che più incidono sulla percezione della sicurezza diminuiscono da decenni, prima dell’intelligenza artificiale e indipendentemente dalle ultime campagne securitarie. In Italia gli omicidi volontari sono passati dai 1.916 del 1991 ai 286 del 2025; diminuiscono anche furti, rapine e vittimizzazione predatoria. Dagli anni Novanta il cosiddetto crime drop ha interessato gran parte dell’Europa, il Nord America e l’Australasia. Eppure, mentre la società diventa meno violenta, il legislatore moltiplica i reati, aumenta le pene e prepara la raccolta preventiva dei dati biometrici di persone non sospettate. La spiegazione più comoda è che i reati siano diminuiti grazie alla maggiore severità.
di Pietro Pellegrini
Il Manifesto, 12 agosto 2026
Il 12 giugno 2026 è stato approvato il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Per la sua applicazione il governo italiano ha emanato il decreto legge 100/2026, che introduce il confinamento coattivo delle persone richiedenti asilo “in luoghi specifici” alla frontiera. Con la Circolare del 9 giugno 2026 il ministero dell’interno ha chiesto ai territori di definire protocolli operativi per l’attuazione del Regolamento Ue Screening 2024/1356. Alla luce di questa novità, numerose associazioni, primi firmatari la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) e l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), hanno sottoscritto un Appello del mondo sanitario e civile “contro la securitizzazione della cura e il diritto alla salute delle persone migranti nel nuovo Patto europeo su migrazione e asilo”.
di Giovanni Gordini e Paolo Trande
Il Manifesto, 12 agosto 2026
Dal novembre 2019 nessun Parlamento ha voluto disegnare una legge che consentisse davvero agli italiani di scegliere liberamente come chiudere una vita che, con quelle condizioni, sente come invivibile. La storia dell’Italia, ormai lo si può dire, ha date che sui diritti hanno segnato un passaggio. Oltre a quelle che ci ricordano le leggi su divorzio, aborto e statuto dei lavoratori - tutte nate in parlamenti non certo a maggioranza di sinistra - c’è il novembre 2019, quando la Corte costituzionale con la sentenza numero 242 sul caso all’epoca conosciuto come “dj Fabo”, definì le condizioni che per un malato aprono al diritto di arrivare al Suicidio medicalmente assistito (Sma).
di Francesco Munafò e Elisa Sola
La Stampa, 12 agosto 2026
Appena uscita dal carcere, era tornata al parco per una dose. Nonostante la dipendenza continuava ad aiutare gli anziani. Il ricordo dei volontari. Nadia la gentile. Nadia l’infermiera di tutti. Nadia che chiedeva scusa ogni volta che l’arrestavano. Nadia che aiutava gli anziani di Mirafiori, finché stava bene. Nadia “la Zia”. Al parco Sempione, tra le siringhe e i divani luridi in mezzo alle zanzare, la ricordano tutti così: “Zia Nadia”. Era uscita di prigione la scorsa settimana. É morta tre giorni dopo essere tornata libera. A 45 anni, su un divano bianco in mezzo ai bivacchi. Era il suo posto, ma non quello dove si sentiva libera davvero. Era ritornata lì perché non aveva un altro rifugio dove stare. Sola, rimasta orfana di madre e padre, senza più un soldo. Oppressa dai fumi del crack, parlava dei demoni che la sostanza le faceva vedere.
di Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone
Corriere della Sera, 12 agosto 2026
La rivolta di Ceuta: quando i social trasformano il numero in moltitudine. Manca un leader con cui trattare. Ceuta è una città autonoma spagnola situata nel Nordafrica, circondata dal Marocco. Si affaccia sul Mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra. Fino a pochi giorni fa, quasi nessuno di noi sapeva della sua esistenza (anche se è menzionata da Dante nel Canto XXVI dell’Inferno, che per uno strano caso è legato a un altro nome che ricorre spesso di questi giorni, quello di Ulisse). Oggi conosciamo Ceuta perché il 30 luglio è stata invasa da circa settantamila persone disperate, un po’ più del numero degli abitanti di Castellammare di Stabia e un po’ meno di quelli di Cremona. Tante persone che si muovono insieme fanno pensare che ci sia stato un coordinamento o una direzione esterna. Eppure, non c’era traccia di bandiere, né di rivendicazioni, né di un portavoce o di un documento. C’era invece una data, circolata su TikTok, WhatsApp e Facebook accanto al disegno di una clessidra e alla sagoma di un nuotatore. Adesso ne circola un’altra, il 15 agosto, con la medesima grafica, cosa che ovviamente suscita non poca preoccupazione.
di Eugenio Mazzarella
Avvenire, 12 agosto 2026
Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Ci sono i bambini ucraini e quelli russi, ci sono i piccoli iraniani e sudanesi. Dare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza, uccisi perché non l’hanno avuta la pace, e che stanno ancora morendo perché la pace promessa non è arrivata, “è un atto di verità e di giustizia”. Lo ha detto bene ad Avvenire padre Ibrahim Faltas, frate francescano direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, ed ha colto benissimo il senso della proposta: “Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio”.










