di Federica Borlizzi
fondazionefeltrinelli.it, 9 marzo 2026
Dalla detenzione amministrativa nei Cpr al caso dei medici di Ravenna, il corpo migrante diventa il laboratorio in cui lo Stato sperimenta la sospensione dei diritti e l’estensione dell’arbitrio: ciò che nasce come eccezione alla frontiera tende a trasformarsi in grammatica ordinaria di governo. Le migrazioni - ci ricordava il sociologo algerino Abdelmalek Sayad - svolgono da sempre una “funzione specchio”: rendono palese ciò che è latente nella costituzione e nel funzionamento di un ordine sociale; smascherano ciò che è mascherato, rivelando ciò che si ha interesse a ignorare e lasciare in uno stato di “innocenza” sociale. Non sorprende, allora, come proprio il corpo migrante abbia costituito nel tempo una zona d’eccezione: un terreno privilegiato per la sperimentazione di tecniche di controllo e disciplinamento destinate, spesso, a irradiarsi al resto della società.
di Raffaella Chiodo Karpinsky
Avvenire, 9 marzo 2026
Lunedì 9 marzo un incontro a Villa Pamphili ricorderà la cronista della “Novaya Gazeta” uccisa nel 2006 e i colleghi caduti per il loro lavoro. Con il figlio Ilya e l’artista russa Alexandra Skochilenko, simbolo del dissenso contro la guerra. Pochi sanno che a Roma nella cornice di Villa Pamphili c’è un viale dedicato ad Anna Politkovskaja, la giornalista della Novaya Gazeta uccisa nel 2006 a Mosca. L’autrice di servizi e inchieste che hanno fatto la storia del giornalismo indipendente russo e che hanno fatto tremare il potere. Insieme a lei altri 5 cinque colleghi della stessa redazione hanno perso la vita per il loro lavoro.
di Alexander Dubowy*
huffingtonpost.it, 9 marzo 2026
Non ci sono mai stati così pochi prigionieri: all’interno della Russia le carceri si stanno svuotando, poiché ai detenuti è data la possibilità di arruolarsi nell’esercito. In Ucraina invece, sin dall’inizio dell’occupazione, sono sorti campi di detenzione per prigionieri militari e civili. Una delle prime azioni che la Russia ha intrapreso durante l’occupazione dei territori ucraini è stata la creazione di campi di detenzione per prigionieri militari e civili: così è iniziata l’annessione della Crimea nel 2014, e così nel 2022 gli invasori russi hanno proseguito a instaurare il loro regime di violenza in Ucraina. All’interno della Russia stessa, invece, le carceri si stanno svuotando, poiché ai detenuti è data la possibilità di arruolarsi nell’esercito.
di Vittorio Macioce
altropensiero.net, 9 marzo 2026
Il carcere adesso non è soltanto una prigione. È uno spazio in attesa di sepoltura, un luogo sospeso tra la guerra e una speranza di rivoluzione. Sotto queste bombe qualcuno verrà a prendere la Bastiglia? Ci pensano e aspettano. Il momento magari verrà. Evin è quel momento. Evin è sempre stato quel momento, in realtà, da quando nel 1972 lo Shah fece costruire quel complesso nel nord di Teheran, ai piedi dei monti Alborz, come una macchina per macinare dissidenti. Poi vennero gli ayatollah e la macchina cambiò padrone, ma non funzione. Adesso che i jet americani e israeliani riempiono il cielo sopra la capitale, Evin è diventato l’ultimo girone. Quello senza uscita.
di Riccardo Renzi
Il Riformista, 9 marzo 2026
L’operazione militare avviata da Damasco nel gennaio 2026 ha posto fine all’esperienza autonomistica nel Nord-Est siriano. Ma se sul piano territoriale la Siria ritrova una parvenza di unità, sul piano giuridico e politico si riapre una questione rimasta sospesa per anni: la gestione dei foreign fighters detenuti e delle loro famiglie. Le carceri e i campi amministrati dalle autorità curde erano già stati teatro di tensioni, come dimostrò nel 2022 l’assalto alla prigione di al-Sina’a da parte di miliziani dello Stato islamico. Ancora più delicato è stato il caso del campo di al-Hawl, arrivato a ospitare decine di migliaia di persone, molte delle quali donne e minori mai formalmente accusati di reati, ma trattenuti in una sorta di detenzione amministrativa di fatto.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 9 marzo 2026
Secondo Peace Now, quasi il 58 per cento delle terre dell’Area C della Cisgiordania occupata non è registrato. Lo Stato ebraico ne ha già confiscato oltre la metà. Dallo scorso dicembre le autorità israeliane hanno adottato una serie di misure illegali, deliberatamente concepite per espropriare la popolazione palestinese della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, e rendere irreversibile l’annessione del suo territorio. Queste decisioni rappresentano un’escalation senza precedenti, per portata e rapidità, nel progetto di espansione degli insediamenti illegali da parte di Israele.
di Errico Novi
Il Dubbio, 8 marzo 2026
L’appuntamento del 22 e 23 marzo non è solo per il referendum ma è anche un’occasione che, per la giustizia e per l’equilibrio fra i poteri, non tornerà più. Era la riforma di tutti. Almeno avrebbe dovuto esserlo. Di certo è diventata l’unica. Il premierato arrugginisce ormai su un binario morto. L’autonomia è stata menomata dalla Consulta. Nella bacheca del centrodestra, alla sezione riforme approvate nella legislatura, la separazione delle carriere sarebbe diventata l’unico trofeo. Un po’ per scelta, un po’ per caso. Ma alla fine gli attriti rischiano prevalere sulle buone intenzioni, e il posto riservato alla legge Nordio di restare vuoto.
di Marco Iasevoli e Angelo Picariello
Avvenire, 8 marzo 2026
Parlano i costituzionalisti Filippo Pizzolato (per il No), docente all’Università di Padova e alla Cattolica, e Marco Olivetti (per il Sì), professore alla Lumsa. A due settimane dal voto del 22 e 23 marzo per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, sale ancora il livello dello scontro politico. Il ministro dell’Interno Piantedosi, che sabato ha partecipato a un incontro per il Sì organizzato a Bologna dalla Lega, ha accusato i magistrati che hanno emesso le sentenze sui Cpr in Albania di essere “ideologizzati” e di vanificare con le loro decisioni le politiche del Governo in materia di immigrazione.
di Giovanni Turi
La Stampa, 8 marzo 2026
A quindici giorni dal voto referendario del 22 e 23 marzo, gli istituti rilevano un Paese diviso in due: Only Numbers e BiDiMedia danno il Sì avanti, YouTrend osserva il sorpasso del No. Referendum sulla giustizia, i giorni del voto si avvicinano. Le date di domenica 22 e lunedì 23 marzo distano poco più di due settimane. E gli ultimi sondaggi sono la bussola per capire gli scenari che avanzano. Come quello dell’istituto Only Numbers realizzato per il programma “Porta a Porta”, dove l’indecisione su come muoversi regna ancora sovrana. Alla domanda “Pensa di andare a votare il 22 e il 23 marzo per il referendum confermativo della legge sulla riforma della giustizia?”, il 41% segna questa opzione.
di Carlo Giorni
Il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2026
Libera festeggia i 30 anni della legge 109/96 con eventi in 180 luoghi. “La prima grande scommessa vinta da Libera” dice don Ciotti. Libera, l’associazione contro le mafie - fondata nel 1995, tra gli altri, da don Luigi Ciotti - è ricca di storie, volti, lotte. Da dove partirebbe? È stato chiesto a don Ciotti nel libro Cento passi verso un’altra Italia, edito da Piemme. Risponde il sacerdote torinese che nel settembre scorso ha compiuto 80 anni: “Partirei dal 7 marzo del 1996, giorno dell’approvazione della legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. La nostra prima grande scommessa vinta, grazie a una mobilitazione collettiva dei gruppi e delle associazioni che avevano fondato Libera.
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