di Paolo Festuccia
La Stampa, 12 ottobre 2026
Maurizio De Lucia è il capo della procura di Palermo. E proprio nel capoluogo siciliano ha iniziato la sua carriera in magistratura. “Negli istituti penitenziari ci sono circa 750 persone al 41 bis. Il sistema rischia di non tenere, perché per fare funzionare davvero il carcere duro bisogna da un lato assicurare condizioni di detenzione dignitose ma dall’altro impedire a questi reclusi che sono i capi delle organizzazioni mafiose e terroristiche di continuare a comandare dall’interno delle carceri come facevano prima”.
La Stampa, 12 ottobre 2026
Il Partito democratico chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di riferire in Parlamento sui permessi e sui benefici penitenziari concessi a boss mafiosi, anche detenuti in regime di carcere duro. La richiesta arriva dopo l’inchiesta di Paolo Festuccia pubblicata su La Stampa, che ricostruisce diversi casi di detenuti condannati per reati di mafia che hanno ottenuto la possibilità di uscire dal carcere, in alcuni casi tornando nei territori di origine.
di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 12 ottobre 2026
Parla il presidente della CRI, Rosario Maria Gianluca Valastro: quasi 2 mila persone hanno potuto svolgere lavori di pubblica utilità, 400 punti per accedere al programma. Che piace agli avvocati. Quasi il 70% dei comitati di Croce Rossa sul territorio nazionale è coinvolto nella messa alla prova dei detenuti. Partendo dal 2018, con la prima convenzione, rinnovata poi cinque anni dopo per strutturare ulteriormente il progetto, si arriva oggi a sfiorare i 400 avamposti in cui è possibile accedere al programma e circa 500 sedi di servizio totali.
sardiniapost.it, 12 ottobre 2026
Lettera di Irene Testa: “La politica approvi la proposta di legge che porta il nome di Beniamino Zuncheddu, per garantire risarcimenti giusti e tempestivi a chi ha subito un errore giudiziario, senza costringerlo ad aspettare altri dieci anni”. “Giustizia” è il principio morale e giuridico che consiste nel riconoscere e rispettare i diritti di ciascuno, attribuendo a ogni individuo ciò che gli spetta secondo la legge, l’equità e la ragione. Se questo è vero, considerato che Beniamino Zuncheddu è stato in carcere per 33 anni da innocente ed è stato scarcerato quasi due anni fa, il 25 novembre del 2023 (poi assolto definitivamente nel gennaio successivo), la giustizia rischia di sbagliare due volte non avendogli ancora riconosciuto un risarcimento per l’ingiusta detenzione.
Corriere della Calabria, 12 ottobre 2026
“La pervasività criminale minaccia la dignità delle persone e la loro sicurezza”. Una posizione istituzionale ferma: il contrasto alla droga nelle carceri non è soltanto una questione di sicurezza, ma rappresenta una responsabilità costituzionale di tutela della dignità umana, della salute, della legalità e del welfare penitenziario. La Garante regionale annuncia l’invio di una relazione amministrativa istituzionale alle Autorità competenti per promuovere un’analisi condivisa del fenomeno e individuare strategie coordinate di prevenzione e tutela delle vulnerabilità. Esprime profonda preoccupazione la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale della Calabria, Avv. Giovanna Francesca Russo, alla luce dell’ultima operazione condotta dalla Polizia Penitenziaria nella Casa circondariale di Cosenza e dei ripetuti ritrovamenti di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari registrati anche negli istituti penitenziari calabresi nell’ultimo anno.
di Manuela Modica
La Sicilia, 12 ottobre 2026
Suicida in carcere. È la tragica fine di Bessem Slimeni, il 21enne tunisino che aveva confessato l’omicidio di Melissa Echevarria, 40enne del Venezuela. Lo scorso 14 agosto il corpo della donna era stato trovato in evidente stato di decomposizione nel cortile di un’abitazione in Via La Farina a Messina. In un primo momento era stata esclusa l’ipotesi che la donna fosse stata uccisa. Le indagini della Mobile di Messina hanno poi chiarito le cause della morte. Un contesto di forte marginalità, e un futile motivo. Slimeni non avrebbe più trovato 100 euro, e attribuendo la mancanza alla donna, l’avrebbe afferrata al collo fino ad ammazzarla. La svolta sulle indagini ha portato all’arresto del tunisino lo scorso 22 settembre.
di Francesca Marruco
Corriere dell’Umbria, 12 ottobre 2026
C’è un’indagata per la morte della detenuta di 41 anni trovata senza vita il 18 aprile scorso nel carcere di Capanne. La Procura ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di una detenuta peruviana di 29 anni, ancora ristretta nello stesso istituto e assistita dall’avvocata Luisa Manini. Secondo l’accusa avrebbe ceduto alla 41enne, anche lei in quel momento a Capanne, eroina in quantità non precisata, con l’aggravante d’aver agito all’interno di un istituto penitenziario. Le viene contestato anche di aver causato, come conseguenza non voluta, la morte della donna, per intossicazione da eroina.
di Anna Maria Eccli
iltquotidiano.it, 12 ottobre 2026
Padre Marcello, roveretano di nascita ma da anni nel capoluogo emiliano: “In prigione ci sono 850 persone, quando i posti sono 450. Quando un detenuto esce è pieno di rabbia e di rancore”. In Via del Gomito 2, a Bologna, sorge il penitenziario felsineo intitolato a un agente di custodia ucciso negli Anni di Piombo, Rocco d’Amato, ma la gente del posto continua a chiamare quel posto “La Dozza”, dal quartiere periferico lungo la Via Ferrarese in cui sorge (niente a che vedere con il Comune di Dozza, distante una quarantina di chilometri da Bologna, famoso per la rocca medievale e i murales lasciati dagli artisti che vi sono transitati).
calabria7.news, 12 ottobre 2026
Il progetto “Adozione in città” punta a rafforzare i legami con il territorio e a sostenere il percorso rieducativo dei ragazzi. Da Catanzaro Lido a Botricello e Le Castella, un’esperienza di condivisione promossa dalla Camera Penale di Catanzaro. Aprire le porte della propria casa a un giovane detenuto e coinvolgerlo in una ricorrenza familiare speciale. È il gesto compiuto dall’avvocato Vincenzo Ranieri, dalla moglie Stefania e dai figli Salvatore e Ludovica, che hanno scelto di condividere con G., giovane ristretto nell’Istituto penale per i minorenni, il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio.
di Ilaria Caione
gnewsonline.it, 12 ottobre 2026
Abbattere le distanze, smantellare i pregiudizi e riscoprirsi coetanei, prima di ogni altra etichetta. È questo il cuore pulsante di “Leggere vale la pena”, il progetto sviluppato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza Università di Roma con l’obiettivo di promuovere la lettura all’interno degli istituti detentivi e nelle scuole superiori attraverso attività culturali condivise. La finalità è profonda: favorire occasioni di ascolto e confronto capaci di mettere in relazione giovani provenienti da contesti profondamente diversi.
- Napoli. “Il Teatro Sociale e Civile come strumento di prevenzione, educazione e informazione”
- La dignità umana non si cancella nemmeno con il delitto
- La pace richiede lavoro anche dopo le sentenze
- Il missionario che restituisce dignità ai dimenticati delle carceri
- Il carcere non è una cura. Il disagio non è reato









