di Vito Mancuso
La Stampa, 15 aprile 2026
La religione esibisce un’inaspettata forza geopolitica: sembra di essere tornati al premoderno. La situazione è incredibile, al limite del paradosso, forse persino del ridicolo: in piena secolarizzazione, mentre i singoli nella loro vita privata non si curano minimamente dei dettami della religione e ognuno si comporta secondo l’unico vangelo che riconosce, vale a dire il proprio egoistico desiderio, i riferimenti alla religione nella politica mondiale si moltiplicano e diventano punti fondamentali della comunicazione. Dico della “comunicazione” intendendo con essa l’officina del consenso, ovvero il motore vero e proprio della politica contemporanea, la quale è sempre più simile a un’azienda governata dalla logica del marketing, di quanto cioè desiderano gli acquirenti, e non dalla logica del prodotto, di quanto cioè è deontologicamente giusto produrre. Proprio lì, nella comunicazione, la religione esibisce in questi giorni un’inaspettata forza geopolitica. A tratti sembra quasi di essere tornati al premoderno, quando la laicità non esisteva e tutto era religiosamente determinato. È per questo che la polemica tra il Presidente degli Stati Uniti e il Romano Pontefice assume un rilievo che va al di là della semplice cronaca.
di Fabio Carminati
Avvenire, 15 aprile 2026
Il ritorno alle guerre tradizionali, lo stop ai corridoi per le merci, la battaglia per l’autonomia energetica: il conflitto scatenato da Usa e Israele in Iran sta inconsapevolmente segnando la fine della globalizzazione. Se mai ce ne fosse bisogno, in questa guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, nel fronte degli sconfitti c’è n’è uno che ha per la prima volta dimostrato fino in fondo tutte le sue fragilità: la globalizzazione. Mentre si combatte ancora, si bloccano le rotte e i colloqui di pace hanno intenti ben superiori al bene prezioso del dialogo, (lo si è detto) si è scatenata una tempesta perfetta. Che ha riportato il mondo indietro di cinquant’anni. Era pronta da tempo a scatenarsi: aspettava solo un gesto inconsulto per cominciare. Perché da oltre un decennio la geopolitica e le guerre da cui è puntellato avevano dimostrato empiricamente che la risposta del prezzo del petrolio - come l’oro è l’indicatore materiale della tensione globale - era rimasta anelastica: l’ultimo esempio era arrivato dalla fase recente ed esplosiva della crisi ucraina e dall’invasione di Gaza da parte di Israele e il successivo attacco di giugno al nucleare iraniano. Prima ancora, con le primavere arabe e la successiva, interminabile, guerra siriana passando per la tragedia libanese. Nulla di tutto ciò aveva alterato così pesantemente i prezzi del greggio. Neanche l’allucinante periodo del Covid, per certi versi e per gli effetti economici, equiparabile a un autentico conflitto.
di Stefano Anastasia e Franco Corleone
Il Manifesto, 14 aprile 2026
Sparito dai radar, l’ennesimo provvedimento repressivo e di presunta emergenza del governo, è da oggi nell’aula del senato e va convertito in appena dieci giorni. Giovedì scorso la commissione affari costituzionale del senato ha interrotto l’esame del disegno di legge di conversione dell’ennesimo decreto sicurezza per portarlo al voto dell’assemblea del senato oggi pomeriggio, senza averne votato gli emendamenti e senza aver dato un mandato al relatore. Tanto il parlamento nell’epoca di re e regine serve solo ad approvare quel che vuole il governo, in una inversione del rapporto costituzionale che vorrebbe il governo dipendere dalla fiducia del parlamento e non il contrario.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 aprile 2026
Una confederazione di piccole sigle diffonde la notizia di una “rivolta scoppiata nel pomeriggio di sabato”. Il capo del dipartimento della Giustizia minorile nega. Chi di rivolta ferisce, di rivolta perisce. A un anno dall’entrata in vigore della nuova fattispecie che punisce nelle carceri anche chi si oppone passivamente ad un ordine - reato introdotto col decreto sicurezza dell’aprile 2025 su pressing dell’allora sottosegretario Delmastro per compiacere i sindacati di polizia penitenziaria - la stessa propaganda colpisce ora la nuova creatura “modello” del capo Dipartimento di giustizia minorile Sangermano, il carcere minorile rodigino “Vivaldi” inaugurato tre mesi fa. “Non c’è stata alcuna rivolta presso l’Ipm di Rovigo, ma solo l’ostinata volontà di cinque ragazzi neo maggiorenni di non fare rientro in sezione”, ha ribattuto ieri il magistrato all’allarme lanciato nei giorni scorsi da alcune sigle e ripreso dalle cronache locali.
di Lorenza Pleuteri
osservatoriodiritti.it, 14 aprile 2026
In galera si continua a morire anche per la violenza di altri detenuti. E la domanda di fondo chiede una risposta al più presto: le responsabilità sono solo di chi uccide, o ricadono anche sul sistema penitenziario? Ecco nomi, storie e dati di 5 anni di omicidi nelle carceri italiane. Persone con problemi psichiatrici tenute in celle comuni. Spedizioni punitive. Vecchi ergastolani senza più nulla da perdere. Relazioni esasperate da convivenze forzate, in spazi ridotti, in condizioni che dignitose spesso non sono. L’impossibilità o l’incapacità di prevenire, in strutture caratterizzate cronicamente dal sovraffollamento e con il personale che lamenta carenze d’organico.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 aprile 2026
Tensione fra ministero e toghe sulle nuove garanzie per le misure cautelari. La sfida del “sindacato”: “Pronti al dialogo, ma noi non chiediamo udienza”. “Il primo interlocutore del ministero della Giustizia è il Consiglio superiore della magistratura, poi vengono i sindacati. Se l’Anm vuole essere sentita ce lo faccia sapere”: così ci spiega, in maniera quasi tranchant, una fonte di Via Arenula rispetto al dossier sul gip collegiale. Replica il sindacato delle toghe con il vice presidente Marcello De Chiara: “Pronti al dialogo, ma non manderemo richiesta di incontro”. Insomma, seppellita l’ascia di guerra dopo il referendum costituzionale, cominciano ad emergere le prime frizioni tra Via Arenula e le toghe. Breve sintesi delle puntate precedenti: il 10 aprile l’Anm aveva espresso preoccupazione circa l’entrata in vigore il prossimo 25 agosto della norma secondo cui la competenza a decidere sull’applicazione di una misura cautelare personale sarà affidata a un collegio di tre magistrati e non più a un solo Gip. Un modo per innalzare il livello di garanzie ed evitare ingiuste detenzioni il quale però si scontra con una realtà caratterizzata da gravi criticità, relativa alla mancanza di organico, come sottolineato dalla Giunta presieduta da Giuseppe Tango.
di Edoardo Mazzanti
Il Riformista, 14 aprile 2026
Lo scorso 26 marzo, a margine dell’approvazione della proposta di direttiva UE sull’armonizzazione delle sanzioni penali contro la corruzione, la relatrice on. García Hermida van der Walle confermava che l’Italia sarà tenuta a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio, abrogato nel 2024 in un clima di forte contesa politica e giuridica. L’affermazione riaccende i riflettori sul più generale problema, consolidato e complesso, degli obblighi d’incriminazione. Sintetizzando con una domanda: i legislatori nazionali, detentori della sovranità penale, possono essere obbligati a esercitarla? Nel tentativo di sciogliere questo dilemma, è utile abbozzare la fisionomia di tali obblighi, esaminandone fonti, ragioni, portata e implicazioni problematiche.
di Laura Finiti
Il Riformista, 14 aprile 2026
“Qualificare un fatto come reato costituisce l’esercizio di un potere sovrano affidato al Parlamento non perché si tratti di un consesso di sapienti. A legittimarlo al perseguimento discrezionale di finalità politico-criminali, nel rispetto dei princìpi costituzionali, è il suo essere direttamente rappresentativo del corpo sociale. Secondo l’impostazione più diffusa e radicale, gli obblighi di tutela sovranazionali rappresentano il sovvertimento di questo assetto”. Già dal preambolo, si comprende come a Fausto Giunta - avvocato e professore ordinario di diritto penale - stia poco a genio un ribaltamento del piano in nome del Leviatano europeo.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 14 aprile 2026
Sono passati vent’anni. Ma il nuovo tentativo del guardasigilli Carlo Nordio, in un’altra vita pm e procuratore aggiunto, di impedire ai suoi ex colleghi di ricorrere in appello dopo una sconfitta in primo grado, approda di nuovo alla Consulta. Allora furono i giudici di Milano e Roma a incassare la vittoria del 2007 che cancellò la legge di Gaetano Pecorella, l’ex presidente delle Camere penali. Nelle vesti di berlusconiano di ferro, nonché presidente della commissione Giustizia della Camera, aveva firmato la legge per cancellare il diritto del pm di presentare appello se sconfitto in primo grado.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 aprile 2026
I pm non hanno concretizzato le accuse a carico di ignoti, che restano tali, nelle indagini sulla morte di Falcone e Borsellino. La Procura di Caltanissetta ha depositato la richiesta di archiviazione per uno dei filoni d’indagine sulle stragi di Capaci e via D’Amelio. Lo ha fatto per il procedimento a carico di ignoti che riguardava la pista del dossier mafia e appalti, considerata una delle concause che portarono all’uccisione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, insieme agli agenti delle loro scorte.
- Milano. Il carcere? Diventi opportunità, conviene a tutti”
- Rovigo. Rivolta in carcere, trasferiti 5 reclusi. Ostellari: “In giugno altri poliziotti”
- L’Aquila. Ingeriscono ceramica, gravi due detenuti del carcere minorile
- Trieste. Appello di Sbriglia: “Serve un nuovo carcere, per garantire dignità a detenuti e addetti”
- Siracusa. Una madre disperata: “Mio figlio rischia la morte in carcere”











