ansa.it, 10 maggio 2026
Progetto scolastico seguito da 20 studenti reclusi in carcere. Hanno piantato fiori e piante in una serra presente all’interno del tenimento agricolo nel carcere di Foggia e da gennaio si sono dedicati alla gestione dell’irrigazione e al monitoraggio della crescita. Nella giornata di ieri, in occasione della Festa della mamma che ricorre domani, 100 piante sono state distribuite, dai docenti alla presenza degli studenti detenuti, alle mamme in visita ai propri figli all’interno della casa circondariale. Si chiama ‘fiori oltre le sbarre’ l’iniziativa attuata nel carcere di Foggia, che ha visto protagonisti venti detenuti che beneficiano dell’articolo 21 (che disciplina il lavoro all’esterno dei detenuti nel perimetro delle mura di cinta ndr) e che stanno seguendo il percorso scolastico dell’istituto Notarangelo Rosati - Giannone Masi di Foggia (settore tecnologico agraria) realizzato nella Casa circondariale.
Corriere di Bologna, 10 maggio 2026
Mercoledì 13 maggio, il carcere “della Dozza” accoglie Paolo Fresu con un concerto itinerante: l’artista jazz suona passeggiando col suo strumento all’esterno dei blocchi detentivi, dopo l’orario di chiusura delle camere. E oltre 800 detenute e detenuti della struttura si godono lo spettacolo. Titolo dell’iniziativa: Viaggio nello spazio (in presenza di gravità), per accorciare la distanza siderale tra carcere e città. Il copyright è di Alessandro Bergonzoni; sua è anche la paternità dell’idea.
di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 10 maggio 2026
È la più impolitica delle virtù, anzi l’altra faccia della politica. Il mite è portatore di una virtù “debole” ma attiva e sociale, “l’uomo di cui l’altro ha bisogno per vincere il male dentro di sé”. Chi mai oggi sarebbe disposto a sottoscrivere le considerazioni che Norberto Bobbio pronunciò una trentina d’anni fa in un famoso elogio della mitezza? Scriveva Bobbio: “nella società del benessere il moralista è considerato per lo più un guastafeste, uno che non sa stare al gioco, non sa vivere. Moralista è diventato sinonimo di piagnone, di pedagogo inascoltato e un po’ ridicolo, di predicatore al vento, di fustigatore dei costumi, tanto noioso, quanto, fortunatamente, innocuo. Se volete far tacere il cittadino che protesta, che ha ancora la capacità d’indignarsi, dite che fa del moralismo. È spacciato”. Niente di più attuale. Guai al moralista, è un rompiscatole patetico. Nel solco del moralismo insopportabile si poneva lo stesso Bobbio elogiando il mite. Non il mansueto, l’uomo calmo ma passivo, ma il mite, portatore di una virtù “debole” ma attiva e sociale, “l’uomo di cui l’altro ha bisogno per vincere il male dentro di sé”.
di Luca Grecchi
Corriere della Sera, 10 maggio 2026
Le persone con disabilità, nonché i loro famigliari, sono consapevoli del fatto che, salvo eccezioni - solitamente relative a persone, come suole dirsi, “ad elevato funzionamento” - nel nostro Paese si parla molto di inclusione nella teoria, ma se ne fa poca nella pratica. Le scuole, certo, sono tenute ad includere le persone con disabilità, ma, quando si esamina la situazione dei giovani studenti disabili, soprattutto se caratterizzati da difficoltà intellettive, ciò che si evince è che vi è spesso un mero inserimento nella classe (talvolta nemmeno nell’aula, almeno per una discreta parte del tempo-scuola).
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 maggio 2026
Tra 33 giorni entra in vigore il Patto. Ma ovunque ci sono ritardi legislativi e logistici. Per dare attuazione al maxi-pacchetto di norme il governo Meloni scarterà il ddl e ricorrerà al decreto. Mancano 33 giorni all’entrata in vigore del Patto Ue su migrazione e asilo: perché produca effetti concreti, però, ci vorrà molto di più. I paesi dell’Unione sono in ritardo su tantissimi elementi del meccanismo che trasformerà radicalmente la gestione, o meglio: il contrasto, dei movimenti di persone. “È fondamentale che gli Stati membri completino gli adeguamenti legislativi necessari e che quelli che stanno ancora elaborando i quadri normativi del caso procedano con la massima urgenza”, scrive la Commissione nello Stato di avanzamento dell’attuazione del Patto pubblicato venerdì e trasmesso agli altri organi comunitari.
di Marta Abbà
balcanicaucaso.org, 10 maggio 2026
In Europa, reinserire un ex detenuto nella società è una delle sfide più difficili che uno Stato possa affrontare, e più costose se le istituzioni decidono di ignorare la questione. Pedro das Neves, esperto di sistemi penitenziari e autore di uno dei pochi studi sistematici sull’uso dei fondi europei nelle carceri, non ha dubbi su dove si inceppa il meccanismo: “Il Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+) è uno strumento magnifico per chi si trova in condizioni di svantaggio. Ma a meno che i responsabili dei servizi penitenziari vengano al tavolo e dicano ‘guardateci’, non succederà nulla”. Il problema, dice, non è il fondo. È chi decide come spenderlo - e per chi. Nell’Unione Europea ci sono oggi più di 700.000 persone detenute in circa 2.500 istituti (Prison Systems EU). Metà avrebbe bisogno di interventi strutturali per migliorare la propria occupabilità. Un terzo non ha qualifiche spendibili nel mercato del lavoro. Quando escono, tornano spesso agli stessi problemi con cui erano entrati: niente casa, niente lavoro, niente rete. E il ciclo ricomincia.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 10 maggio 2026
Amadou Ly, americano senegalese, ha creato una fondazione che aiuta i migranti africani a difendersi dagli agenti delle truppe di Trump. Lui stesso ha rischiato la deportazione. Quando si arriva in aeroporto a New York ormai è impossibile non incontrare gli agenti dell’Ice - molti di loro sostituiscono perfino gli agenti aeroportuali al controllo passaporti, gli altri ciondolano in giro, come pura evocazione della minaccia perenne dell’amministrazione Trump. Fra i primi a precipitarsi in uno degli aeroporti della città, La Guardia, a riprendere le attività dell’Ice quando Trump l’ha dispiegata in decine di aeroporti, c’è stato Amadou Ly, presidente e creatore di una Fondazione per il sostegno agli immigrati - in particolare africani - che porta il suo nome, Amadou Ly Foundation. “Uno dei nostri scopi - ci dice - è tenere informata la città su quello che sta succedendo”.
di Fabio Carminati
Avvenire, 10 maggio 2026
Il governo del presidente Bukele ha rinnovato per ben 48 volte lo stato di emergenza contro la criminalità organizzata. Ma oltre 33mila arrestati, su quasi 92mila, non avrebbero mai avuto contratti con le gang. “Il rapporto tra il presidente statunitense Donald Trump e quello di El Salvador, Nayib Armando Bukele Ortez, è pari a quello che lega un’industria inquinante all’azienda che ne smaltisce gli scarti”. Chiaramente lo sostengono i detrattori, di uno o dell’altro capo di Stato, perché nella realtà il “contratto” è del tutto regolare. O almeno così sembra. In realtà l’America di Trump ha trovato nel salvadoregno il principale alleato a sud del Rio Bravo.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 9 maggio 2026
Sovraffollamento a livelli record. Nei penitenziari 2mila persone in più in un anno. Anche gli istituti minorili strapieni per una maggiore severità nelle condanne. Carceri sempre più affollate e alta tensione dietro le sbarre. Negli ultimi giorni due detenuti si sono suicidati a Parma e Torino, città dove anche un agente penitenziario di 42 anni si è tolto la vita: è il secondo poliziotto dall’inizio dell’anno dopo quello di Bollate a gennaio, mentre le vittime tra i ristretti sono 19. In un mese gli ospiti nei 189 istituti di pena sono aumentati di 439 unità superando quota 64mila, a fronte di una disponibilità effettiva di 46.318 posti: il tasso di sovraffollamento ha raggiunto, in aprile, il 139,1% con 73 strutture che registrano presenze oltre il 150%. In un anno la popolazione carceraria è salita di 1.991 unità che sono 3.000 in più rispetto al 2024.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 maggio 2026
Una sentenza della corte d’Appello dell’Aquila boccia gli orari di servizio imposti dal Dap agli agenti. Sono pochi, male organizzati e sottoposti a turni stressanti. Ed è uno dei motivi che concorrono a rendere le carceri un luogo disumano e insicuro. In Sicilia tutte le sigle sindacali della polizia penitenziaria hanno proclamato lo stato di agitazione contro l’assegnazione di “sole 77 unità destinate alla regione degli agenti usciti dal 186° corso”. Mentre a L’Aquila la Corte d’Appello della sezione Lavoro ha dichiarato “assolutamente illegittima” la “predisposizione di turni di lavoro di durata eccedente le sei ore giornaliere”. A dare notizia della sentenza del 3 maggio è Gennarino De Fazio, segretario della Uil Fp penitenziaria che è ricorsa in appello contro il Dap.
- Intercettazioni: Nordio costretto al dietrofront, promette un tavolo a Melillo
- Il grande bluff del procuratore Melillo sulle intercettazioni
- Politica “atterrita” dal garantismo. Così sono i giudici a “fare le leggi”
- In chi lotta per la giustizia giusta: è lì che Marco ed Enzo continuano a vivere
- Anni di Piombo, poca memoria e tante zone grigie. Perché la violenza politica non è sconfitta











