di Alessandra Corica
La Repubblica, 29 maggio 2026
Il progetto si chiama “Cura oltre le mura”: promosso dalla Fondazione Libellule Insieme, ha l’obiettivo di garantire la tutela della salute anche in contesti fragili. In un anno, le visite e gli esami sono stati più di 500. Eseguiti sulle detenute ma anche sugli agenti donna della Polizia penitenziaria, con l’obiettivo di fare prevenzione e diffondere consapevolezza dell’utilità degli screening e della diagnosi precoce. È ‘Cura oltre le mura’, il progetto patrocinato dalla Fondazione Libellule Insieme, dentro il carcere di Bollate. Il programma di screening ha coinvolto sia le donne che si trovano in stato di detenzione, sia il personale femminile impiegato nella struttura, che svolgono appunto un lavoro complesso, che rende difficile riuscire a ritagliarsi il tempo da dedicare alle cure e alle visite sanitarie. Di qui, i check up dentro la casa circondariale, con visite ginecologiche e senologiche, pap test, ecografie e mammografie, realizzati grazie alla collaborazione di medici e infermieri dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, da cui dipende l’ospedale San Paolo, sede in città del reparto dedicato alla Medicina penitenziaria.
Il Riformista, 29 maggio 2026
Sky Italia e Officina dell’Abitare hanno annunciato nel corso degli Sky Inclusion Days un Open Day dedicato alle imprese interessate a sviluppare in carcere progetti sociali integrati al proprio business. L’iniziativa fa seguito alla creazione dell’Hub “Trasformazione in Opera”, nato nei mesi scorsi per promuovere percorsi di riabilitazione presso la casa di reclusione di Milano-Opera e per facilitare le aziende nell’avvio dei propri progetti sociali. Grazie all’Hub, le aziende potranno quindi contare sul know-how, le risorse e gli spazi gestiti dal team di Sky e di Officina dell’Abitare che, in collaborazione con Opera in Fiore, lavorano insieme da anni creando nuove competenze e percorsi virtuosi per persone detenute.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 29 maggio 2026
Il garante Rampi: “Servono imprenditori illuminati”. Assolombarda e Confartigianato in prima linea. “Una falegnameria di qualità in carcere in quale terra può nascere se non in Brianza che è la terra del mobile in tutto il mondo”. A dirlo è Roberto Rampi, garante dei diritti delle persone private della libertà personale per Monza, figura voluta dal Comune e dalla Provincia monzesi. “Oggi la falegnameria nel carcere di Monza è una realtà che esiste dal punto di vista strutturale, ma non è operativa - spiega Rampi -. Sarebbe fantastico produrre cose particolari, che magari le persone acquistano proprio perché contengono come oggetti anche una dimensione sociale, la scelta di avere fatto lavorare persone che sono detenute.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 29 maggio 2026
Il reinserimento sociale al centro del convegno organizzato dal Lions Club. La presidente del Tribunale di Sorveglianza di Brescia: sgravi alle imprese. Fare rete per investire nel lavoro fuori e dentro le mura del carcere perché il reinserimento sociale dei detenuti apre una porta concreta verso un futuro migliore per queste persone private della libertà personale ma anche per l’intera comunità. Questo il tema del convegno dal titolo “Il valore del riscatto” che il Lions Club Desio, con il supporto del Distretto, ha organizzato mercoledì sera nella sala congressi del Banco di Desio e della Brianza. “Dobbiamo cambiare la mentalità di quelli che pensano che le persone che hanno sbagliato debbano pagare tutta la vita - ha detto il governatore del Distretto Lions, Lorenzo Paolo Terlera -. Bisogna essere solidali e insieme si può fare la differenza”.
di Mattia Bufi
Il Mattino, 29 maggio 2026
Quando si vive reclusi all’interno di un carcere anche le cose più semplici sembrano irraggiungibili. Ma anche un luogo di detenzione può offrire grandi opportunità per riavvicinarsi a quel concetto di normalità, spesso dato per scontato da parte di chi può godersi la libertà. È quello che è successo a sei dei ristretti della casa di reclusione Filippo Saporito di Aversa che hanno avuto l’occasione di partecipare a un progetto di formazione finalizzato ad apprendere il lavoro di pizzaiolo e che ieri hanno ricevuto l’attestato di fine corso. Ad organizzare l’iniziativa, la Eli Academy Iannucci Pizzaioli in Luce del pizzaiolo Vincenzo Iannucci che, con il suo centro di formazione professionale per pizzaioli, panificatori e operatori del settore food opera nel terzo settore e unisce lo studio dell’arte bianca con l’impegno sociale. Non a caso il progetto culminato ieri con la cerimonia nel carcere di Aversa è stato intitolato “Pizza: strumento di luce per realizzare un sogno”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 29 maggio 2026
Spacciava, ha visto compagni di cella uccidersi. Ora torna al Gozzini solo di notte. Sul braccio sinistro porta i segni della disperazione. Una cicatrice di dieci centimetri, bianca e netta, è il confine della vita di prima: la strada, il carcere. “Mi son tagliato con un coltello, in cella. Per vivere nella giungla dovevo tirar fuori gli artigli. E fare cazzate”. Kamal, 36 anni, marocchino, oggi sorride col cappellino e la maglietta con la “M” gialla. Assunto a tempo indeterminato al fast food di via Cavour, nonostante sia detenuto al Gozzini. Una storia più unica che rara che racconta come a volte, nel sistema fragile della giustizia e della rieducazione, ci siano delle eccezioni, spesso dovute però alla buona volontà del Terzo Settore e all’interesse dei privati, che suppliscono alle carenze istituzionali.
Corriere del Mezzogiorno, 29 maggio 2026
Con il regista napoletano anche Paul Cocian, vera colonna della Compagnia della Fortezza. C’è un cortocircuito potente nel fatto che lo spettacolo Fame tratto dal romanzo di Knut Hamsun abbia preso vita dentro un carcere. Non solo perché il lavoro del premio Nobel norvegese racconta una prigionia interiore fatta di miseria e smarrimento. Ma anche perché Armando Punzo, leone d’oro alla carriera nel 2023 alla Biennale teatro di Venezia, ha scelto di portare questa storia proprio là dove il confine tra reclusione e libertà si fa più drammaticamente visibile.
di Chiara Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 29 maggio 2026
È stato il Gs Excelsior ad aggiudicarsi la seconda edizione di “In&out. Un calcio al passato”, il torneo di calcio a sette che si è svolto ieri al centro sportivo di San Giacomo. Sei le squadre in campo: oltre all’Excelsior, quella dei detenuti, degli operatori penitenziari, degli avvocati (che si sono giocati la finale), dei dipendenti comunali e, per la prima volta, dei magistrati (tra i penalisti bolzanini erano presenti Giulia Rossi e Walter Pelino). Un torneo all’insegna dei valori del fairplay e dello sport, “la leva migliore - sottolinea Giovangiuseppe Monti, direttore della casa circondariale di Bolzano - dal punto di vista della rieducazione. Un modo per sensibilizzare al rispetto delle regole e a valori come quelli della condivisione e del rispetto per l’altro, ma anche uno stimolo, per chi non è potuto essere presente oggi, per orientare il proprio comportamento nella giusta direzione, per partecipare alla prossima edizione”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 maggio 2026
Dario Doshin Girolami, “Buddha dentro. Insegnamenti per chi si sente prigioniero”, edito da Ubiliber. La lunga esperienza con i detenuti nei penitenziari di San Quentin, California, e Rebibbia, a Roma. Lo zen e l’arte di sopravvivere al carcere. Si potrebbe sintetizzare così, concettualmente, la ventennale esperienza di Dario Doshin Girolami come insegnante di meditazione buddista all’interno dei penitenziari di San Quentin, in California, e di Rebibbia a Roma. Ma l’abate del tempio romano Zen L’arco - Zenmon Ji ci avverte fin dalle prime pagine del suo ultimo libro Buddha dentro. Insegnamenti per chi si sente prigioniero, appena pubblicato da Ubiliber, la casa editrice dell’Unione Buddhista Italiana (pp. 219, euro 12), che il percorso nato all’interno delle alte mura di cinta può essere fecondamente esportato all’esterno, tra gli individui cosiddetti liberi. Perché “in qualche modo siamo tutti detenuti”, scrive, “siamo tutti prigionieri di rabbia, odio e illusione”. Dunque, più correttamente, è il caso di parlare di zen - nella tradizione Soto, giapponese - e l’arte di illuminare la propria buia prigione.
di Franco Corleone
L’Espresso, 29 maggio 2026
Contro la retorica della sicurezza ci sono i numeri. Che non dicono però di cosa ha bisogno il Paese. L’uccisione a Taranto di Bakari Sako, giovane del Mali lavoratore regolare, bracciante, aggredito con coltellate e calci e pugni, da una banda di minorenni ha turbato le coscienze per la concretizzazione fisica del razzismo. Questo e altri fatti accaduti in luoghi d’Italia diversi, al Nord, al Centro e al Sud, rafforzano la convinzione che la violenza sia fuori controllo e che la sicurezza vada esaltata con la repressione. Ma la realtà è davvero questa?
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