di Stefano Manfredini
Il Resto del Carlino, 7 marzo 2026
L’assessore Coletti: “La cultura resta un enorme strumento inclusivo”. Sostegno di 15mila euro dall’amministrazione, numero selezionato di detenuti. Il teatro come spazio di espressione, cultura e libertà, anche dove quest’ultima è momentaneamente sospesa. È con grande convinzione che si rinnova il progetto “Teatro Carcere” di Teatro Nucleo, sostenuto dall’assessorato alle Politiche Sociosanitarie del Comune di Ferrara e rivolto ai detenuti della Casa Circondariale di Ferrara: non solo un laboratorio creativo, ma un’esperienza viva, di trasformazione e capace di restituire voce e futuro. Alla base del percorso, l’arte. Essa si conferma necessaria, come ponte tra l’interno e l’esterno, tra la fragilità umana e il riscatto, tra la persona e la comunità.
di Vinicio Marchetti
avellinotoday.it, 7 marzo 2026
Bambini e adolescenti invisibili tra stigma e speranza sono tutti responsabili: uno sforzo collettivo è necessario. C’è una categoria di persone di cui si parla poco. Non sono gli imputati, non sono le vittime. Sono i figli. Quelli che aspettano fuori, che crescono con un genitore dall’altra parte di un cancello, che imparano presto cosa significa vergogna e silenzio. Annalisa Senese, avvocato, ha scritto un libro su di loro. Si intitola I figli cancellati. Un titolo che non ha bisogno di spiegazioni. La giornata avellinese dedicata al libro aveva due appuntamenti.
di Alfio Russo
unictmagazine.unict.it, 7 marzo 2026
A Catania diciannove grandi opere della storia dell’arte rivivono grazie alle creazioni realizzate con plastica riciclata da settanta giovani detenuti siciliani. Diciannove opere di artisti famosi rivisitate con materiale riciclato da settanta giovani detenuti. Da Guernica di Picasso alla Gioconda di Da Vinci, dal Bacio di Klimt alla Ragazza con il palloncino rosso di Bansky passando per I girasoli di Van Gogh e I cerchi di Kandisky fino a L’Urlo di Much. Sono solo alcune opere che i giovani degli Istituti penali per minorenni di Palermo, Catania, Caltanissetta e Messina (supportati dai relativi Uffici Servizi Sociali) hanno realizzato nell’ambito di Redivivus, il progetto promosso da Corepla che, tappa dopo tappa - da Acireale a Palermo, fino a Caltanissetta - ha raccontato la forza trasformativa del riciclo come metafora di riscatto personale.
di Luigi Manconi
fondazionefeltrinelli.it, 7 marzo 2026
Il nome di Alan Kurdi e il diritto di non essere dimenticati. La vicenda di Alan Kurdi è illuminante: ed è per questo che vi ritorno periodicamente, in quanto credo costituisca qualcosa di molto simile a un paradigma carnale e, nel contempo, metafisico. Il corpo di Alan, tre anni, venne ritrovato il 2 settembre del 2015 sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. La sua foto, come si dice, fece il giro del mondo: indossava una maglietta rossa, pantaloncini blu e scarpette nere. Aveva fatto naufragio mentre cercava di raggiungere, dal Kurdistan siriano, le coste greche; la madre e il fratello di due anni più grande morirono in mare mentre il padre, unico sopravvissuto della famiglia, poté raggiungere, infine, la Germania. E lì trovò un’occupazione avviando un percorso di positiva integrazione nella società tedesca.
di Fabrizio Floris
Il Domani, 7 marzo 2026
Se il linguaggio degli esperti diventa impermeabile all’esperienza, cresce la distanza tra chi formula le politiche e chi ne vive gli effetti. La distanza non è solo una questione comunicativa. Può diventare una delle condizioni che alimentano la sfiducia verso le istituzioni. Molti cittadini rifiutano certe politiche perché non si riconoscono nella narrazione che li riguarda. Non so niente. Ma c’ero. Ai convegni internazionali mi siedo sempre un po’ defilato. Le slide scorrono in un inglese impeccabile: cognitive frames, welfare recalibration, policy design. I relatori citano Foucault, Bourdieu, l’ultimo paper pubblicato su una rivista indicizzata. Le frasi sono precise, levigate, sicure. Ogni concetto è collocato dentro una genealogia. Annuisco. Prendo appunti. E dentro di me riaffiora lo stesso pensiero: non so niente.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 7 marzo 2026
Da quando le bombe di Stati Uniti e Israele hanno iniziato a piovere dal cielo, Teheran sembra una città fantasma, interi quartieri si sono svuotati, milioni di persone hanno lasciato le loro case muovendosi lontano dagli obiettivi militari, verso le province settentrionali del Paese, considerate relativamente più sicure. Altri, però, non hanno avuto questa possibilità e sono rimasti nella capitale, esposti alla minaccia costante delle esplosioni cercano riparo nelle cantine o in rifugi improvvisati. Atri ancora sono letteralmente in trappola, come i detenuti del carcere di Evin, la più celebre e più temuta prigione della Repubblica islamica, riservata in gran parte ai prigionieri politici.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 7 marzo 2026
Il grido di Leila Farahbakhsh, attivista iraniana: “Il mondo ha avuto 48 anni per alzare la voce e cambiare le cose. Ma nessuno, né europei né americani, l’ha fatto. Ora il limite si è superato. Siamo in un momento storico in cui i nostri interessi combaciano, e finalmente qualcuno ci sta guardando”. Il suo grido in piazza è diventato un caso. Di più: un calcio capace di sparigliare gli schemi della sinistra pacifista. Come quella che domenica scorsa sfilava per le vie di Firenze, quando Leila Farahbakhsh ha preso parola per sferzare il corteo: “Dove eravate - ha domandato - quando il regime uccideva 40mila iraniani?”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 6 marzo 2026
Nelle carceri italiane è ancora emergenza. Non solo per i suicidi - dieci dall’inizio dell’anno - ma anche per le forti tensioni che si manifestano nelle strutture detentive, soprattutto a causa del sovraffollamento, ancora alto, e degli organici insufficienti del personale di sorveglianza. Il Garante nazionale ha diffuso il report relativo al 2025, dal quale risulta che i decessi di persone recluse registrati dal Dap nei dodici mesi sono stati in totale 254, tra cui 76 per mano propria, 125 per cause naturali, 50 per motivi ancora da accertare e 3 per incidente. Dalla relazione si evince che, con l’aumento esponenziale delle presenze negli istituti, è cresciuto anche il numero dei morti: da qui l’allarme dell’Autorità che tutela i soggetti privati della libertà personale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 marzo 2026
Se sarà dichiarata l’incostituzionalità del caso, sollevato dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze, il Parlamento dovrà intervenire. Due anni e mezzo di battaglie legali, ordinanze disattese, ispezioni e promesse mai mantenute. Alla fine il Tribunale di sorveglianza di Firenze ha fatto quello che pochi si aspettavano: ha sollevato una questione di legittimità costituzionale e trasmesso gli atti alla Corte costituzionale. La questione riguarda l’articolo 147 del codice penale, che stabilisce quando si può rinviare l’esecuzione di una pena detentiva. Secondo i giudici fiorentini, quella norma è incompleta e incostituzionale perché non prevede la possibilità di sospendere la pena quando le condizioni del carcere costituiscono un trattamento inumano. Il provvedimento, firmato il 17 febbraio 2026 dal presidente estensore Marcello Bortolato, porta il numero 636/2026 e rappresenta l’epilogo di una vicenda che dice tutto su cosa significa oggi essere detenuti a Firenze-Sollicciano.
di Valentino Maimone
La Ragione, 6 marzo 2026
Nelle 190 carceri italiane la gente continua a morire togliendosi la vita oppure per colpa di incidenti, per omicidi, per cause naturali o non ancora accertate. E sono in tanti, troppi. Lo dimostra la relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti. Giusto qualche mese fa sembrava che gli italiani - o quantomeno la versione che ne ricaviamo dallo specchio deformato dei media - fossero stati improvvisamente risvegliati da un afflato di coscienza e sensibilità umana. Tutti lì a far la faccia compunta di fronte ai numeri dei suicidi nelle carceri, sempre più numerosi e intollerabili. C’è stato un momento (qualche giorno, non di più) in cui se ne parlava talmente tanto che persino certa politica ne approfittò per salire sul carro del tema del giorno e raccattare consensi.
- L’università si schiera accanto al carcere: “Cultura decisiva per chi deve immaginarsi un futuro diverso”
- Dall’impegno per la radio alla laurea. Condannati e formatori si raccontano
- Il diritto penale è politica. Come il referendum
- La trappola: separare e punire
- Ho detto sì alla legge contro l’antisemitismo: ho votato con Segre e non con la destra











