di Alessandro Prandi
Rivista Solidea, 26 agosto 2026
In dialogo con Pietro Buffa, saggista e già dirigente del Dap. Nel dibattito pubblico il carcere torna ciclicamente a occupare le pagine di giornali, commenti sui social e discussioni più o meno centrate. Accade quando una persona detenuta si toglie la vita, si verificano abusi, il sovraffollamento raggiunge livelli insostenibili, un agente viene aggredito. Fatti che riportano l’attenzione su un sistema che sembra vivere perennemente in emergenza. È in quei momenti che ricompare anche l’articolo 27 della Costituzione, quasi fosse una formula da evocare ogni volta che la realtà smentisce i principi: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
lentepubblica.it, 26 agosto 2026
Gli appalti pubblici come strumento di inclusione e sicurezza sociale. È questa la prospettiva al centro dell’intesa siglata tra Autorità Nazionale Anticorruzione e Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, nata per favorire l’accesso al lavoro di persone detenute o già uscite dal carcere. L’obiettivo non riguarda soltanto l’occupazione: la sfida è trasformare la pena in un percorso concreto di recupero, competenze e ritorno alla vita collettiva. L’iniziativa punta a rendere più frequente l’uso di clausole sociali negli appalti, cioè condizioni inserite nei bandi e nei contratti pubblici che chiedono alle imprese di assumere o coinvolgere categorie fragili. In questo caso, l’attenzione è rivolta a chi sta scontando una condanna, dentro o fuori da un istituto penitenziario, e agli ex detenuti che cercano una seconda possibilità professionale.
di Guido Salvini
Il Dubbio, 26 agosto 2026
Avrebbe dovuto entrare in funzione in questi giorni il nuovo Gip collegiale, un progetto del ministro Nordio che invece di anno in anno viene differito. L’idea di introdurre un Gip collegiale in sé non è del tutto peregrina. Consideriamo due recenti esempi in indagini di rilievo, di segno opposto nella decisione del Gip a Milano ma con esiti uguali nella loro cancellazione da parte del Tribunale del Riesame. Nel 2023 la Dda di Milano aveva chiesto l’emissione di una novantina di misure cautelari in una indagine, la cd. indagine Hydra, che vedeva mafia, ‘ndrangheta e camorra alleate in Lombardia in una consorteria criminale dedita all’infiltrazione, con ingenti profitti, nell’economia legale. Il Gip aveva respinto quasi tutte le richieste.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 agosto 2026
La corrente conservatrice dei magistrati ha intimato ai suoi iscritti di votare i candidati selezionati dal gruppo per il rinnovo del Csm, aggiungendo, in modo grottesco, di credere “in una magistratura libera da ogni condizionamento” e “indipendente da ogni logica di appartenenza”. Siete liberi di votare chiunque, ma ricordatevi che dovete votare i nostri candidati, altrimenti vi cacciamo. È in sostanza questo il surreale messaggio inviato da Magistratura indipendente (Mi), la corrente conservatrice delle toghe, ai suoi iscritti in vista del voto per l’elezione dei nuovi componenti togati del Consiglio superiore della magistratura (in scadenza a gennaio), previsto il 25 e 26 ottobre prossimi.
di Laura Carrer
Il Domani, 26 agosto 2026
Il 41enne è morto dopo essere stato colpito col taser. Dei vicini di casa hanno spiegato come si è svolto l’intervento. A uno di loro i militari hanno suggerito di dire che l’operaio era “aggressivo”. E i colpi di taser sarebbero stati 4. Elton Bani era “agitato”. Così lo descrive il primo testimone ascoltato dal giudice del tribunale di Genova durante l’incidente probatorio dello scorso 6 luglio. È un vicino di casa che ricorda come l’uomo fosse “agitato, stava male, ma non era aggressivo”, e che “bisognava portarlo in ospedale”. Un secondo testimone, che ha assistito alla scena da più lontano, conferma uno stato simile: Bani era “nervoso”, “parlava e urlava in italiano e in albanese”. Ma non stava mettendo in pericolo né lui né nessun altro.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 agosto 2026
La decisione della Cassazione sul caso di Rocco Femia, accusato di essere un membro del clan. Rocco Femia ha passato 5 anni e 10 giorni in carcere prima di essere definitivamente assolto per non aver commesso il fatto. Ma non avrà alcuna riparazione per l’ingiusta detenzione subita. Lo ha stabilito la Cassazione, respingendo la richiesta del sindaco di Marina di Gioiosa Jonica, arrestato all’alba di un giorno di maggio del 2011 e tornato definitivamente libero dieci anni dopo. Accusato di essere un membro del clan Mazzaferro, Femia era stato condannato a dieci anni nei primi due gradi di giudizio. Poi la Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello, “declassando” l’accusa a concorso esterno in associazione mafiosa. E il giudizio di merito si è concluso con un’assoluzione, sentenza non impugnata dalla procura, a 10 anni dall’arresto.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 26 agosto 2026
Il rifiuto della persona offesa non basta a impedire all’imputato di accedere alla giustizia riparativa. Il percorso può essere intrapreso anche attraverso una “vittima surrogata”, cioè la vittima di un reato diverso da quello per cui si procede. Chi chiede di accedere al programma deve però indicarne concretamente l’utilità e, nei procedimenti per reati perseguibili d’ufficio, l’istanza non sospende il giudizio. Sono i principi fissati dalla Seconda sezione penale della Cassazione con la sentenza 28366 del 2026, depositata il 22 luglio.
pordenonetoday.it, 26 agosto 2026
A stabilirlo è l’esito dell’autopsia compiuta nella giornata di martedì 25 agosto a Pordenone. A causare la morte del detenuto di 19 anni di nazionalità egiziana nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 agosto nel carcere di Pordenone, è stata l’inalazione di fumi da combustione che ha provocato una grave insufficienza respiratoria. A stabilirlo è stata l’autopsia eseguita nella giornata di martedì 25 agosto dal medico legale incaricato dalla Procura di Pordenone, Antonello Cirnelli. All’esame erano presenti i carabinieri, l’avvocato difensore Esmeralda Di Risio e la consulente di parte dei cinque agenti di polizia penitenziaria che in questo momento risultano iscritti nel registro degli indagati per il reato di cooperazione in omicidio colposo omissivo.
di Pier Paolo Segneri
L’Opinione, 26 agosto 2026
Questa è una pagina del mio diario personale. La rendo pubblica perché ritengo necessario esprimere qui una mia personale impressione sulle due splendide e struggenti giornate romane, inserite nell’iniziativa del “Ferragosto in Carcere”. Infatti, con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, siamo stati il 14 agosto in visita al carcere di Rebibbia (Nuovo Complesso) e il 15 agosto a Regina Coeli. Un ringraziamento va subito agli agenti della polizia penitenziaria che ci hanno accompagnato, alle rispettive Direzioni dei due istituti di pena romani e a coloro che operano nelle due strutture carcerarie. Grazie davvero per il lavoro che svolgete e per la disponibilità dimostrata, oltre che per la professionalità.
Sassari. Proposta choc del sindacato della Polizia penitenziaria: “Riaprite il carcere dell’Asinara”
La Nuova Sardegna, 26 agosto 2026
La risposta di Maria Grazia Caligaris: “L’isola non può diventare di nuovo un luogo di detenzione”. L’anno prossimo saranno passati trent’anni da quando il Ministero, allora si chiamava di Grazia e Giustizia, avviò le pratiche per chiudere il supercarcere dell’Asinara. Ma qualcuno sembra rimpiangere quei tempi. “Le carceri sono sempre più ingestibili, si valuti la riapertura di Pianosa (nell’arcipelago toscano, ndr) e Asinara per i detenuti ad altissima criticità” è la proposta choc lanciata dal segretario del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Donato Capece qualche giorno fa.
- Udine. Carcere, situazione grave: problema principale è il sovraffollamento
- Brindisi. Carcere: afa e altri problemi, seconda visita agostana della Camera Penale
- Locri (Rc). Riflettori su sovraffollamento e dignità dei detenuti
- Foggia. Selezione per il Garante dei detenuti: nominata la Commissione tecnica
- Lecco. Uno Sportello per il lavoro dentro il carcere di Pescarenico









