di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 13 aprile 2026
Le restrizioni Dap mettono a rischio le attività in istituti dove vi siano reparti di alta sicurezza. Una recente serie di limitazioni imposte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha creato forti restrizioni alle attività teatrali nelle carceri italiane dove insiste un reparto di alta sicurezza (niente a che vedere con regime di 41bis), con un impatto significativo però su tutti progetti portati avanti. A fare notizia è stato soprattutto il caso del carcere romano di Rebibbia, dove opera il regista, attore, docente universitario, Fabio Cavalli, cofondatore del Teatro Libero di Rebibbia.
di Maresa Palmacci
banquo.it, 13 aprile 2026
Nisida, con il suo carcere, è dipinta come un’enclave, un’isola in cui la bellezza può insinuarsi nella meschinità e nei dolori dell’esistenza e dove la luce può far tornare a splendere il buio, nel film “La Salita”, diretto da Massimiliano Gallo, al cinema dal 9 aprile. Il lungometraggio, prodotto da Panamafilm, F.A.N, Rai Cinema, segna l’esordio alla regia dell’attore partenopeo che fonde la Storia e le storie sullo sfondo di una Napoli di 40 anni fa e del carcere minorile maschile di Nisida, in cui nel 1983 vengono momentaneamente ospitate alcune detenute del carcere femminile di Pozzuoli, chiuso a causa di lesioni dovute al bradisismo. Nello stesso anno, Eduardo De Filippo attua dei progetti a favore dell’istituto penitenziario napoletano, portando il teatro in carcere con gli attori della sua compagnia che metteranno in scena lì con i detenuti, per la prima volta, uno spettacolo teatrale.
di Benedetta Cosmi
Corriere della Sera, 13 aprile 2026
Generalizziamo sui giovani, facendo credere loro che esista solo un modo di esserlo - essenzialmente frivolo - e pensiamo sia congenito alla modernità il loro distacco dalle istituzioni e dall’associazionismo. Le otto generazioni che (co)abitano in Italia, non ci sono dappertutto. E neanche i giovani del mondo che abbiamo inventato: sempre in vacanza con qualche volo low cost, a scattare selfie, il loro dominio e domicilio sul web, senza impegno o “fatica”, che hanno girato le spalle alle istituzioni del passato. Come mai non li vediamo gli altri? Studentesse iraniane che studiano e lavorano da noi, non possono comunicare con le loro famiglie, sono le famiglie che acquistano in loco pacchetti di telefonate solo via “cavo”, e attendono le chiamate, “internet” non esiste più.
di Elisa Forte
La Stampa, 13 aprile 2026
La psichiatra Stefania Andreoli e il romanzo sulla violenza giovanile: “La famiglia dialogante ha falle significative”. Le baby gang seminano paura nelle città. Le coltellate sono arrivate in aula, fino ai banchi di scuola. E le famiglie normali? Dalla realtà alla finzione. Vi portiamo in una storia stile Adolescence. Qui, il coltello viene usato in una villetta con il giardino curato, in una famiglia che tutti avrebbero indicato come la migliore del quartiere. Stefania Andreoli, psicoterapeuta dell’adolescenza tra le più ascoltate d’Italia, ha smesso di aspettare e ha scritto un romanzo. Si chiama Un’ottima famiglia (Rizzoli). Ed è più inquietante della cronaca. Perché i Costa, i protagonisti, sono “esemplari”. Non picchiano. Non trascurano. Amano. Male.
di Nicoletta Labarile
Il Sole 24 Ore, 13 aprile 2026
Contare per rendere visibile ciò che rimane nell’ombra. Contare per indirizzare le politiche e fare dell’inclusione una pratica concreta. La notte del 26 gennaio più di 6mila volontari hanno contribuito alla realizzazione di “Tutti contano”, il primo censimento delle persone senza fissa dimora in quattordici città italiane. Realizzata da Istat in collaborazione con Fio.Psd-Ets, la federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, la rilevazione segna un primato in Italia e restituisce numeri e storie di chi vive ai margini: uomini, donne e giovani che hanno fatto di un portico, un giaciglio di stracci, un cartone o una tenda la loro casa.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 13 aprile 2026
La pena di morte non muore mai. Anzi: in alcuni stati il numero delle esecuzioni continua a crescere. E si allunga persino la lista di Paesi che applicano la condanna più dura. Da ultimo con la legge appena approvata in Israele, che prevede la pena di morte per i soli palestinesi condannati per “terrorismo”. E prima ancora con il cambio di rotta degli Stati Uniti, che dopo la flessione impressa dall’amministrazione Biden hanno rimesso in moto la macchina della morte appena Donald Trump ha messo piede alla Casa Bianca.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 13 aprile 2026
“La pena capitale è uno strumento essenziale per scoraggiare e punire coloro che commetterebbero i crimini più atroci e gli atti di violenza letale contro i cittadini americani”. È così che si apre l’ordine esecutivo pubblicato dalla Casa Bianca il 20 gennaio 2025 dal titolo: “Ripristinare la pena di morte e tutelare la pubblica sicurezza”. “Eppure”, prosegue, “per troppo tempo, i politici e i giudici che si oppongono alla pena di morte hanno sfidato e sovvertito le leggi del nostro Paese”. Il documento quindi si premura di chiarire che “la politica degli Stati Uniti è quella di garantire che le leggi che autorizzano la pena capitale siano rispettate e fedelmente attuate e di contrastare i politici e i giudici che sovvertono la legge ostacolando e impedendo l’esecuzione delle condanne capitali”. In base a questo indirizzo politico “il Procuratore Generale dovrebbe perseguire la pena di morte per tutti i crimini di gravità che ne richiedono l’uso”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 13 aprile 2026
Macabri festeggiamenti si svolti nel Parlamento israeliano due settimane fa quando è stata approvata la legge che autorizza i tribunali militari a ricorrere alla pena di morte con impiccagione per gli atti terroristici commessi (solo) dai palestinesi in Cisgiordania. Nella Knesset la controversa legge ha ottenuto 62 voti a favore - compreso quello del premier Benjamin Netanyahu -, mentre i voti contrari sono stati 48. Un successo per il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben Gvir. Il suo partito, “Otzma Yehudit”, si è battuto a lungo per far passare in via definitiva il provvedimento. La legge ha ottenuto il sostegno del partito di opposizione di Avigdor Lieberman. Dopo il voto finale, che ha richiesto circa dodici ore di dibattito, Ben Gvir ha offerto dolcetti e champagne ai colleghi di partito e agli altri componenti della coalizione di governo. In base alla nuova legge, i residenti della Cisgiordania che uccidono un israeliano “con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele” verranno condannati a morte. La pena è riducibile all’ergastolo in casi particolari. Le esecuzioni per impiccagione devono avvenire entro 90 giorni dalla sentenza, senza possibilità di appello.
di Simona Musco
Il Dubbio, 13 aprile 2026
Sin dalla sua fondazione nel 1979, la Repubblica Islamica dell’Iran ha eletto la pena di morte a pilastro della propria architettura politica. Sebbene la Carta fondamentale non la citi esplicitamente, l’articolo 4 della Costituzione stabilisce che la legge islamica sia la fonte suprema di ogni legislazione. È la Shari’a, la “giusta strada”, a tracciare i confini tra la vita e la morte, punendo con il patibolo non solo crimini violenti, ma anche blasfemia, apostasia, adulterio, omosessualità e “cospirazione contro il governo”, qualunque cosa significhi. Oggi, questo sistema ha portato l’Iran a essere il primo boia al mondo, con autorità che mostrano un totale disprezzo per la vita umana.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 aprile 2026
La mobilitazione del No ha vinto con appelli alla “pancia dell’elettorato”. ma l’agenda dei penalisti non cambia: priorità a carceri e carriere separate per via ordinaria. Intervista a Francesco Petrelli, Presidente dell’Ucpi.
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