di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 16 luglio 2026
Madonnina del Grappa, parla l’87 enne che era recluso. Cammina claudicante e appena può si mette a sedere sul divano in pelle marrone di Casa Caciolle, la struttura di Rifredi, gestita dalla Madonnina del Grappa che ospita i detenuti in semilibertà. Giuseppe De Rosa, 87 anni, nell’ultima settimana ha vissuto a Sollicciano, nonostante l’età e nonostante i suoi problemi di salute dopo che è diventata definitiva una condanna. Ha una maglietta bianca e azzurra a righe, i pantaloni corti e un paio di mocassini di fortuna di due numeri più grandi del suo 41. Non soltanto cammina con difficoltà ma ha problemi a mangiare cibi solidi, sia perché non ha denti, sia perché ha criticità nella deglutizione. Parla napoletano strettissimo, non è semplice riuscire a capire quello che dice. Sicuramente è molto felice di essere qui: “Finalmente un luogo normale, un posto fresco, non come quell’inferno che ho vissuto a Sollicciano. Meglio finire qui la vita che lì”.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 16 luglio 2026
È stata inaugurata domenica scorsa a San Giorgio Morgeto (Rc) la nuova Sala Consiliare, realizzata all’interno dell’ex Convento dei Domenicani grazie alla collaborazione tra il Comune e la Casa di reclusione di Laureana di Borrello “Luigi Daga”. Alla cerimonia hanno preso parte, fra gli altri, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele, il provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Calabria Lucia Castellano e il vicesindaco di San Giorgio Morgeto Luciano Carere. “Un esempio concreto di come il lavoro possa diventare uno strumento di riscatto, inclusione e restituzione alla comunità”, lo ha definito il capo del DAP De Michele, rimarcando il significato dell’iniziativa come concreta espressione della funzione rieducativa della pena.
di Lorenza Cerbini
Corriere della Sera, 16 luglio 2026
Il percorso formativo avviato nell’istituto di Siena a cura dell’associazione italiana (Ais). Già cinque diplomi nell’ambito del progetto di reinserimento sociale e lavorativo. L’obiettivo è esportare il format in altre strutture: “Pronti per ristoranti e cantine”. “Noi toscani siamo campanilisti. Prediligiamo i rossi con un’alta percentuale di Sangiovese. Tuttavia, durante il corso da sommelier ho scoperto un mondo nuovo e se oggi mi offrono un bianco Chablis non lo rifiuterò”, dice S.A. “Un vino che mi è piaciuto? Un bianco alsaziano da uve attaccate dalla Botrytis cinerea, la muffa nobile”, dice F.G.
9colonne.it, 16 luglio 2026
Da aprile a giugno dodici persone in esecuzione penale esterna hanno preso parte al progetto “Giustizia e Cultura in Dialogo”, un percorso di formazione e inclusione promosso dall’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (Udepe) di Catania per favorire responsabilizzazione, crescita personale e reinserimento sociale attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale. L’iniziativa ha alternato momenti formativi ed esperienze pratiche, consentendo ai partecipanti di acquisire competenze culturali di base e di confrontarsi direttamente con i temi della tutela, della valorizzazione e della mediazione del patrimonio.
di Martina Liverani
La Repubblica, 16 luglio 2026
Quando la chiamano Nonna Galeotta, Silvia Polleri sorride. Ex educatrice e imprenditrice sociale, dal 2004 collabora con il carcere di Bollate, dove ha avviato prima un catering di eccellenza e poi, nel 2015, ha aperto InGalera, il primo ristorante al mondo con sede in un istituto penitenziario, gestito da detenuti e aperto al pubblico. “Sono stati undici anni di cammino molto impegnativo, dico sempre che la gestione di un ristorante è uno dei rischi d’impresa più alti: lo vediamo anche in città, tenere duro con costanza non è facile, figuriamoci in un carcere”.
news-24.it, 16 luglio 2026
Si è svolto nella Sala Cambellotti della Provincia di Latina l’incontro dal titolo “Diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane”, promosso dalla Caritas diocesana di Latina nell’ambito della giornata nazionale di mobilitazione dedicata alla condizione dei detenuti nelle carceri italiane. L’iniziativa aderisce alla mobilitazione promossa dall’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, la rete nata a Roma che riunisce associazioni e realtà impegnate nel mondo penitenziario con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulle criticità del sistema carcerario italiano, dal sovraffollamento alle condizioni di vita dei detenuti, fino al tema della rieducazione e del reinserimento sociale previsto dalla Costituzione.
vita.it, 16 luglio 2026
La tela di 8x3 metri sarà esposta nella Sala del Mappamondo di Palazzo del Quirinale fino al prossimo 26 luglio. I partecipanti, guidati dall’artista Mattia Cavanna, hanno reinterpretato il lavoro di Raffaello sostituendo ai filosofi dell’antichità i propri modelli di riferimento, tra cui Fabri Fibra, Bob Marley, Nina Simone, Amy Winehouse, Diego Armando Maradona, Nelson Mandela, Rosa Parks, Rita Levi-Montalcini e Alda Merini. La Fondazione Francesca Rava ha presentato l’opera “(Cercare) Raffaello in carcere”, realizzata nell’ambito del progetto Orizzonti della Fondazione e di un laboratorio artistico ideato e realizzato dall’artista Mattia Cavanna insieme a 100 detenute e detenuti, minorenni e adulti, provenienti da sei istituti penitenziari italiani.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 16 luglio 2026
“Quando c’era Margara!”. Oggi, a Firenze, a dieci anni dalla morte di Alessandro Margara, un nutrito convegno lo ricorda - “Il carcere senza governo. Dal sovraffollamento al degrado, all’emergenza psichiatrica e psicologica, quale riforma della giustizia e della pena?”. Il titolo è stimabile ma, mi scusino i miei amici, anestetico. Avrei preferito, non so: “C’era una volta Sandro Margara”. Renderebbe l’idea di una fiaba, e dell’abiezione della realtà vigente. Indurrebbe i carcerieri di ora a chiedersi che cosa si dirà di loro, quando saranno passati (passeranno, infatti) - e che cosa se ne deve dire intanto, mentre sono in sella.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 16 luglio 2026
Due libri per ricordare. E domani l’inserto del manifesto. “Il G8 di Genova. Ieri, oggi, domani” (Tab edizioni) di Vittorio Agnoletto e “Nessun rimorso Reloaded” (Coconino), un volume collettivo promosso da Supporto Legale. Ricordare il G8 di Genova dopo un quarto di secolo parlando quasi soltanto di “repressione” significa compiere un doppio errore. Da una parte, si finisce per cancellare la ricchezza di quel movimento e la sua capacità di ricostruire una vera e propria nuova forma della politica. Dall’altra, si ricorre a un termine abusato rischiando di normalizzare la violenza di Stato e media contro quel movimento: in quei giorni ci fu una guerra contro cittadini inermi che anticipò le operazioni militari degli anni a venire. Per evitare questo doppio rischio, insomma, bisogna considerare i due piani della mobilitazione e della guerra che venne scatenata contro di essa.
di Massimo Righi
La Stampa, 16 luglio 2026
Il 24 maggio del 2000 era una giornata luminosa, con un sole incandescente sulla testa di un popolo multicolore composto da migliaia di ragazzi che coprivano ogni centimetro del vialone tra la stazione Brignole e la Fiera del Mare di Genova. Contestavano Tebio, il Salone internazionale delle biotecnologie, ma in un lampo canti e slogan contro le multinazionali si trasformarono nel frastuono indistinto che poco più di un anno dopo sarebbe diventata la drammatica colonna sonora del 20 e 21 luglio 2021. I gruppi pacifici, riuniti sotto la sigla Mobiltebio con 500 diverse associazioni, manifestavano senza disordini.
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