di Andrea Ceredani
Avvenire, 12 luglio 2026
È trascorsa solo una settimana dalla visita di papa Leone XIV a Lampedusa e Giuseppe Lo Verde è già tornato al suo lavoro di sempre: pulire i bagni del molo “papa Francesco”. Quei servizi sono il primo luogo ad accogliere migranti sbarcati in Italia dopo giorni di navigazione, spesso alla deriva, in mezzo al Mediterraneo. “E sono in condizioni inaccettabili”, denuncia Lo Verde. Da almeno tre anni, tutti e sei i bagni sono malfunzionanti: alcuni non caricano acqua, altri ne perdono talmente tanta da esaurire l’unica cisterna presente in pochissimi utilizzi. Le porte sono completamente scardinate e più volte sono cadute addosso a operatori e persone migranti, tra i quali anche qualche bambino. Mancano carta igienica e sapone. Dai lavandini non esce più acqua. “Ogni volta che c’è uno sbarco - spiega Lo Verde, dipendente della prefettura di Agrigento -, recupero una tanica di acqua da mille litri. Poi preparo subito i secchi, perché se mettessi l’acqua nel circuito si disperderebbe tra i mattoni. Quindi, ogni volta che un migrante esce dal bagno entro io a scaricare l’acqua con il secchio”. In attesa di un aiuto delle autorità, finora mai arrivato, più volte Lo Verde ha anche riparato la struttura a spese proprie e comprato i beni necessari. “La carta igienica qua non è mai esistita”, sintetizza.
di Dmitrij Muratov*
Avvenire, 12 luglio 2026
Dmitrij Muratov, fondatore dello storico giornale indipendente Novaya Gazeta e Premio Nobel per la Pace, il 30 giugno ha rivolto un appello al Parlamento Europeo, seduto alla scrivania di Anna Politkovskaja che la redazione di Novaya Gazeta tiene conservata com’era il giorno in cui Anna è stata uccisa. Ancora una volta Muratov denuncia le torture e la detenzione dei prigionieri politici in Russia. Li ricorda uno per uno. Inclusi i minori. Parla di alcuni dei casi più terribili, di persecuzione di minori condannati per avere protestato contro la guerra è in particolare il caso del ragazzo in carcere da anni e al quale hanno dato una nuova condanna pochi giorni prima della fine della pena. L’appello di Muratov fa venire i brividi per le cose che descrive e chiede ai parlamentari europei di impegnarsi per favorire la liberazione dei prigionieri politici. Si rivolge ai parlamentari Europei.
vita.it, 11 luglio 2026
Martedì 14 luglio oltre 330 persone tra istituzioni, università, cultura e società civile entreranno negli istituti penitenziari di 29 città italiane. L’iniziativa punta a portare l’attenzione sulle condizioni delle carceri italiane e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dall’articolo 27 della Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale. “Per comprendere davvero il funzionamento della giustizia è necessario vedere il carcere”, diceva Piero Calamandrei, giurista, accademico e padre costituente.
di Gabriele Elia
Il Riformista, 11 luglio 2026
Ogni campagna elettorale ha i suoi slogan. Ma ci sono emergenze che non possono essere affrontate con uno slogan. Il sistema carcerario italiano è una di queste. Sovraffollamento, strutture inadeguate, carenza di personale, difficoltà nel garantire percorsi di recupero e un numero elevato di detenuti stranieri rappresentano questioni che meritano di entrare stabilmente nel confronto politico. Parlare di carcere significa parlare di sicurezza. Ma significa anche parlare di giustizia, dignità della pena e tutela degli operatori penitenziari.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 luglio 2026
Il Comitato per la prevenzione della tortura accende i riflettori sulle carceri bollenti. L’iniziativa dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione: 330 persone in visita in 35 istituti. Dalle antiche segrete sotterranee che tenevano “al fresco” i prigionieri in tempi in cui non esisteva il diritto, al caldo soffocante delle attuali carceri, la pena inumana è ancora il comune denominatore. Non a caso ieri, concludendo la sessione aperta il 6 luglio a Strasburgo, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa ha acceso un faro sull’impatto della crisi climatica nei luoghi di privazione della libertà evidenziando come le ondate di calore colpiscano in modo particolarmente grave le persone detenute - condizioni che il sovraffollamento rende ancora più insostenibili - e chiedendo agli stati membri interventi immediati. “Garantire acqua potabile, ventilazione, ombreggiamento, accesso agli spazi esterni nelle ore più sicure e interventi di adattamento degli edifici non è una questione di comfort, ma di tutela dei diritti fondamentali”, ha sottolineato Elisabetta Zamparutti che del Cpt è la componente italiana.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 luglio 2026
La fattispecie prevista dall’articolo 613 bis, secondo comma, c.p., concernenti i fatti di tortura commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio integra un autonomo titolo di reato o una circostanza aggravante speciale, a pena autonoma ed indipendente, della fattispecie prevista dal primo comma della medesima disposizione? Questa è la domanda posta dalla Quinta sezione penale di Cassazione a cui dovranno rispondere molto probabilmente le Sezioni Unite.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 11 luglio 2026
“La cremazione la paghiamo noi, buon viaggio”. Dopo avergli augurato la morte, gli augura anche buon viaggio. C’è dentro tutto in questo galateo dell’odio: il desiderio di morte, l’augurio beffardo, l’idea che la sofferenza dell’altro sia uno spettacolo da accompagnare con una battuta. Come se fosse spiritoso. Come se fosse normale. È successo dopo che Fanpage.it ha pubblicato la lettera di un detenuto del carcere di Brescia che raccontava di vivere 22 ore al giorno chiuso in una cella sovraffollata, con quasi 40 gradi. Una testimonianza che avrebbe potuto aprire una discussione sulle condizioni delle carceri italiane e delle persone detenute. E, invece, per la maggior parte degli utenti sui social, il problema non era il caldo, non era il sovraffollamento, non erano delle persone stipate e trattate come bestie, non erano i diritti compressi. Il problema era che quei detenuti respiravano ancora.
di Francesco Maggi
Adnkronos, 11 luglio 2026
“Sovraffollamento e alte temperature mettono a rischio la loro salute - Necessario creare strutture sanitarie interne sul modello delle Case della Comunità”. Le ondate di calore rappresentano un rischio crescente per la salute delle persone più fragili: anziani, pazienti cronici, immunodepressi e persone con diabete. Tra le categorie più esposte “ci sono anche i detenuti, soprattutto negli istituti penitenziari caratterizzati da sovraffollamento e celle condivise, dove le elevate temperature si sommano a condizioni ambientali già critiche”.
di Francesco Viviani
triesteallnews.it, 11 luglio 2026
Consentire ai Garanti dei detenuti e ai parlamentari in visita ispettiva di entrare negli istituti penitenziari con videocamere e macchine fotografiche, per documentare le condizioni delle carceri italiane. È la proposta avanzata dalla Dirigenza penitenziaria della FSI-USAE, che in un comunicato richiama l’attenzione sulle condizioni del sistema carcerario nazionale. Nel documento vengono citati, tra gli altri, il sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano disposto dal Gip di Firenze per le condizioni detentive e le recenti proteste nel carcere della Dozza di Bologna, indicate come segnali di un disagio diffuso negli istituti penitenziari italiani. La sigla sindacale sostiene che il sistema carcerario sia il risultato di anni di carenze strutturali e organizzative e ritiene che le recenti operazioni di trasferimento di detenuti sottoposti al regime del 41-bis non rappresentino un elemento sufficiente per descrivere la situazione complessiva delle carceri.
di Simona Musco
Il Dubbio, 11 luglio 2026
La corsa per il posto di procuratore aggiunto alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo si è trasformata in una trincea interpretativa dietro la quale si nasconde un pesante conflitto politico. Non soltanto tra correnti, come è abitudine quando in ballo ci sono nomine di peso, ma un vero e proprio corto circuito logico-giuridico che sta agitando Palazzo Bachelet. Tramontata definitivamente la pista che portava a Eugenio Fusco - caldeggiata inizialmente per coprire l’urgenza del cybercrime segnalata dal procuratore nazionale Giovanni Melillo -, il Csm si trova ora a gestire un duello polarizzato. Da un lato la proposta che punta sul procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, dall’altro quella che spinge per l’attuale sostituta della Dnaa Franca Maria Rita Imbergamo. Entrambi sostenuti da tre consiglieri in V Commissione, che si “sfideranno” giorno 15 in plenum.
- Sisto: “Nessun giochino. La giustizia con noi è ripartita”
- Emilia Romagna. Le carceri della regione? “Con poco personale e sempre sovraffollate”
- Toscana. “Un refuso i materassi a terra”, dietrofront del PRAP sul rimedio al sovraffollamento
- Piemonte. Il Garante dei detenuti: “Vigilanza alta contro caldo e vetustà delle strutture”
- Firenze. Sollicciano, respinto il ricorso del Ministero contro il sequestro di 7 sezioni del carcere










