di Rocco Tralli
Il Fatto Quotidiano, 25 agosto 2026
Un Paese spaventato vuole protezione, uno consapevole vuole soluzioni. La paura è una delle emozioni più potenti, semplifica la realtà, cattura l’attenzione e spinge a cercare protezione. Ed è proprio per questo che, nella comunicazione politica e sui social, funziona molto bene. Basta scorrere un feed per trovare una successione continua di aggressioni, furti, risse, degrado e violenze. Episodi reali, naturalmente, ma quando viene mostrata sempre e soltanto una parte della realtà, il rischio è quello di trasformare la cronaca in una percezione permanente di allarme. E così, bastano pochi minuti sui social per darci l’impressione di vivere in un Paese completamente fuori controllo. La politica ha imparato a fare leva sul pericolo immediato, tralasciando le criticità strutturali che incidono davvero sulla vita quotidiana: una scuola fragile, salari insufficienti, la difficoltà dei giovani nel costruirsi un futuro, la violenza sulle donne, l’integrazione mancata, la crisi demografica e la delocalizzazione delle attività produttive. Sono proprio questi i temi su cui la politica dovrebbe costruire attenzione, consenso e, soprattutto, risposte.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 25 agosto 2026
Stop di Toscana e Campania. Il presidente dell’Emilia-Romagna prima apre, poi frena. La Germania smorza le tensioni sui dublinanti: “Non c’è alcuna divergenza con Roma”. I nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) sono ancora solo sulla carta ed è molto probabile che ci restino, da qui alla fine della legislatura. Ma continuano ad alimentare la polemica politica, dopo che da destra hanno rilanciato l’obiettivo di costruirli “anche nelle regioni contrarie” (parole di Giovani Donzelli, tra i principali dirigenti di Fratelli d’Italia). Nello specifico, si tratta di Toscana, Campania ed Emilia-Romagna, tutte e tre amministrate dal centrosinistra. E dopo Eugenio Giani e Roberto Fico, entra nel dibattito il governatore Michele de Pascale, che a febbraio aveva aperto all’ipotesi di realizzarne uno a Bologna, come proposto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, salvo poi frenare per le reazioni furibonde dentro il Pd e da parte degli alleati del campo progressista.
di Bianca Lattanzi
Il Manifesto, 25 agosto 2026
Il meloniano Riccardo De Corato chiede un secondo centro a Milano. Le Ong: “l’esternalizzazione delle frontiere non ferma le partenze ma nasconde le violazioni dei diritti”. Dopo Toscana e Campania, ieri l’Emilia Romagna è tornata a polemizzare con il progetto del governo di imporre un Cpr in ogni regione. Secondo i dati forniti dal rapporto di gennaio 2026 del Tavolo asilo e immigrazione, attualmente i centri di permanenza per il rimpatrio sono dieci con solo la metà dei posti occupati. Se si considera l’incidenza dei rimpatri, raramente la percentuale ha superato il 10%. Il rapporto del Tavolo sull’asilo e l’immigrazione parla di “istituzioni totali” con casi segnalati di suicidi e autolesionismo, oltre all’abuso nella somministrazione di psicofarmaci. Due settimane fa un uomo è morto nel Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 25 agosto 2026
Il quarto morto in pochi mesi a Borgo Mezzanone. Il fratello Nazim e i compagni lo hanno cercato per giorni nelle campagne del foggiano. Lo hanno trovato i carabinieri, cadavere, nel bagagliaio di una delle tante auto abbandonate lungo le strade che collegano i campi di pomodori. Sadam Houssain, bracciante pakistano di 32 anni, è stato ucciso probabilmente la sera in cui è scomparso, il 4 agosto. Lo ipotizzano gli inquirenti, dato che il corpo è stato trovato in avanzato stato di decomposizione. La procura di Foggia ha aperto un fascicolo per omicidio volontario a carico di ignoti. Due le ipotesi al vaglio degli investigatori: una morte sul lavoro (come quella di Satnam Singh a Latina) occultata dai caporali o una vera esecuzione, per aver visto qualcosa o pestato i piedi a qualcuno che gestisce la manovalanza di origine straniera nel periodo della raccolta.
di Teresa Cioffi
Corriere della Sera, 25 agosto 2026
L’ong: “Non collaboriamo con i criminali libici”. Piantedosi: “Hanno violato le norme”. La nave aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati in acque internazionali. Resta in porto, a Napoli, la Sea-Watch 5, con 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa. L’accusa è di non aver collaborato con le autorità libiche. La nave era approdata giovedì 13 agosto alle 3 del mattino dopo quattro giorni di navigazione: aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati (“persone provenienti dal Medio Oriente”) in acque internazionali, in SAR libica. “Abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi - fanno sapere dall’Organizzazione non governativa -. Ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal “loro territorio”.
di Claudio Dionesalvi
Il Manifesto, 25 agosto 2026
Il ghetto dopo la favela. Potrebbe essere questo il destino delle 93 famiglie di origini rom, abitanti da 40 anni nella baraccopoli di Scordovillo, a Lamezia Terme. “La giunta regionale - la denuncia di Giacomo Marino dell’associazione Un Mondo di Mondi - ha deciso di affrontare la negazione del diritto alla casa delle famiglie rom con la negazione di questo diritto sotto altra forma. La legge regionale approvata il 7 luglio scorso rende infatti inapplicabile la normativa in vigore dal 1996”, norma che regola le assegnazioni degli alloggi. “Tutto ciò - ribadisce Fiore Manzo, attivista rom dell’associazione Lav Romanò - cancella le tutele sociali delle famiglie coinvolte e innesca conflitti nel tessuto urbano”. La vicenda di Scordovillo è annosa e tormentata.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 25 agosto 2026
Le autorità britanniche si preparano da ampliare l’uso di farmaci destinati a ridurre la libido nei detenuti condannati per reati sessuali, una misura che viene proposta su base volontaria, ma che oltremanica sta alimentando non poche polemiche. Inizialmente la ministra della Giustizia Shabana Mahmood voleva introdurre un trattamento obbligatorio ma l’ipotesi aveva incontrato l’opposizione di diversi specialisti, preoccupati per il confine tra terapia medica e coercizione penale.
di Mauro Palma
treccani.it, 24 agosto 2026
È bene avere sempre molta cautela a utilizzare il termine “trattamento” quando si parla di detenzione e di percorso volto a dare effettività in carcere alla finalità costituzionale della pena. Perché è una parola che è invecchiata male. Nell’ordinamento penitenziario (la legge 26 luglio 1975, n. 354) essa definisce un intero capitolo - il Capo III, rubricato come Modalità del trattamento - che racchiude ben trentacinque articoli, dal tredicesimo al trentunesimo, con tutti i vari inserimenti degli articoli ‘bis’ e ‘ter’ via via introdotti negli anni. Ma la sua connotazione è già nei Principi direttivi del primo articolo che, nell’ultima versione introdotta nel 2018 dopo gli “Stati generali sull’esecuzione penale”, precisano la sua conformità a umanità e al rispetto della dignità della persona detenuta, oltre che all’imparzialità, fuori da ogni discriminazione, nonché la sua finalizzazione “attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale”. Il trattamento, inoltre, deve essere personalizzato, cioè “attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni degli interessati”.
di Dario Del Porto
La Repubblica, 24 agosto 2026
Ieri primo giorno, ma nessuna istanza. La giudice Cervo (Anm): “Legge spot”. I penalisti: “Sì alla riforma, ma da sola non basta”. Il ministro Carlo Nordio l’ha definita una riforma “epocale”, per adesso però si prospetta una falsa partenza per la legge che consente ai detenuti tossicodipendenti o alcolisti di scontare ai domiciliari in comunità terapeutica le condanne residue fino a 8 anni di reclusione, quattro in caso di reati più gravi. Le nuove norme sono entrate in vigore ieri, ciò nonostante, fino al tardo pomeriggio, al tribunale di Sorveglianza di Napoli non erano state presentate istanze per ottenere il riconoscimento della misura.
Il Dubbio, 24 agosto 2026
Capece chiede strutture specializzate e piena applicazione del 14-bis, escludendo automatismi per dipendenze e disagio psichico. Il Sappe chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di cambiare strategia nella gestione dei detenuti responsabili di aggressioni e gravi eventi critici. La proposta avanzata dal segretario generale Donato Capece è quella di valutare la riapertura degli istituti di Pianosa e Asinara oppure di creare strutture nazionali specializzate, progettate per accogliere un numero limitato di persone ad altissima criticità. Non si tratta, almeno nelle intenzioni dichiarate dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria, di introdurre automatismi fondati sul reato commesso, sulla provenienza o sulle condizioni sanitarie del detenuto.
- Marco malato non libero
- Falcone, l’estraneo al partito dell’antimafia
- Riconosciuto l’indennizzo per danno alla salute durante la detenzione
- Sicilia. I Garanti dei detenuti: “Situazione drammatica nelle carceri”
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