di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 27 maggio 2026
Parla il professore aggredito dagli studenti a Parma. Il professore di Sistemi e Reti dell’Itis di Parma (63 anni, insegna dal 1985) è irremovibile. Non firmerà carte che facciano partire un procedimento giudiziario. Niente nome e “parlo con lei solo se mi garantisce che riporterà le mie parole esatte”. L’insegnante dopo il video virale: “In questura mi hanno quasi implorato di procedere, ma io non lo faccio per principio”. Tre studenti sospesi per 30 giorni. “Ho passato due ore in questura dove hanno cercato di convincermi a denunciare quei ragazzi. Mi hanno quasi implorato di farlo e li comprendo, perché loro hanno comunque lavorato al caso e quindi buttano via un paio di giorni di lavoro. Fanno il loro dovere ma io l’ho detto e lo ripeto: nessuna denuncia”.
Perché no?
“Perché non considero un’aggressione quella che si vede nel video e io non ho subito alcun danno. Piuttosto considero il mio non denunciare un intervento educativo. La querela di parte io per principio non la faccio perché è una cosa sbagliata. Uno Stato deve sapere quando agire, non deve delegare i cittadini. Dopodiché questi ragazzi hanno già verificato sulla propria pelle che se si comportano male c’è una reazione che non possono evitare. La mia reazione a questa storia è il massimo che come insegnante io possa fare, con ragazzi adolescenti in quelle condizioni, per non voltarmi dall’altra parte”.
Se non è stata un’aggressione allora cos’è stata?
“L’aggressione c’è fra due entità che non si conoscono quando una delle due non conosce la ragione per cui viene aggredito. In questo caso le due entità si conoscono e sanno esattamente qual è il motivo per cui questo confronto degenera in lite”.
Quindi la sua definizione non è aggressione ma confronto degenerato in lite...
“Esatto. Fra due insegnanti e alcuni ragazzi che io non conoscevo tutti”.
Ha sentito il commento del ministro dell’Istruzione Valditara e del ministro della Difesa Crosetto?
“Non sono andato a vederli tutti ma il mio ministro sì, l’ho sentito”.
Il “suo” ministro dice in sostanza: basta con le aggressioni e il giustificazionismo. Lei non è d’accordo?
“Io penso che le sue parole siano quelle di una persona incompetente”.
Addirittura. Non sarà un giudizio troppo tranchant?
“Le ricordo che questo signore si è permesso di dire che l’umiliazione dello studente è una pratica consigliabile che rafforza il carattere (in un intervento pubblico parlando delle violenze in classe disse che “l’umiliazione è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”, ndr). Chi si permette di dire una sciocchezza così grande secondo me sì, è una persona incompetente”.
Con il suo dirigente ha parlato di questo caso?
“Certo. È in questa scuola da sei anni, ci conosciamo bene. Credo che tema quello che io possa fare e dire, e siccome attorno a questa storia si è sollevato un polverone enorme ci siamo accordati per evitare di prendere iniziative non strettamente necessarie”.
Ecco, torniamo al video e alla lite. Com’è andata?
“Ci tengo a dire che io non sono stato nemmeno toccato, il mio collega (anche da lui nessuna denuncia, ndr) quando ha visto che si muovevano contro di me ne ha preso uno e lo ha tenuto a terra”.
Com’è cominciata?
“La mattina ho visto un ragazzo fuori dalla scuola che scagliava con un calcio una lattina contro un’auto e l’ho rimproverato”.
È un suo studente?
“No, ma ho poi scoperto che è della mia scuola”.
Dopo il rimprovero?
“Sono andato in classe e ho fatto lezione. Alle 15 uscivo da scuola con il mio collega e il ragazzo era lì con altri 5-6 che non conosco. Vedendolo gli ho chiesto: ha bisogno di altre spiegazioni? Mi riferivo all’episodio della lattina, ovviamente. Ha risposto che le spiegazioni me le avrebbe date lui con i suoi amici”.
Questo comportamento come lo definisce?
“È l’atteggiamento di un ragazzo con le idee confuse e anche poco intelligente, come può essere un adolescente di 16 anni”.
E poi cos’è successo?
“Io gli dico: faccia quello che vuole ma non qui davanti alla scuola. Lui e i suoi amici urlano un po’, mi seguono, entriamo nel parco prospiciente la scuola, io tento di spiegargli le stesse cose che gli avevo già detto al mattino. Da lì in poi fa fede il video”.










