di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 11 agosto 2026
Si potrebbe dire “la strana coppia” ma fino a un certo punto, per chi segue da un po’ di tempo le vicende europee. Ma se finora per la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen si era potuto parlare di convergenze, ora sarebbe più lecito raccontare di un vero e proprio asse politico, reso singolare dal fatto che le culture politiche di provenienza sono opposte. È pur vero che in questa fase Palazzo Chigi sta cercando di sfruttare, sul terreno dell’immigrazione, ogni spazio disponibile, anche quando la sponda arriva dall’altra parte dello schieramento.
di Emilio De Capitani
Il Domani, 11 agosto 2026
Che fine ha fatto la “leale cooperazione” tra gli Stati membri? Dovrebbe essere alla base della nostra costruzione comune europea: è un principio giuridico vincolante. I fatti delle ultime settimane sono sintomo di una crisi di quel principio di solidarietà che dovrebbe governare la politica europea. Che fine ha fatto la “leale cooperazione” tra gli Stati membri, che dovrebbe essere alla base della nostra costruzione comune europea? La crisi che è emersa attorno ai fatti di Ceuta, per poi proseguire in questi giorni, ci è stata raccontata soprattutto come una crisi riguardante le relazioni fra Italia e Spagna. Ma è il sintomo di una crisi molto più grave di quel principio di solidarietà che dovrebbe governare la politica europea in materia di mobilità delle persone ripresa al titolo V del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea in materia di frontiere, immigrazione e asilo.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 11 agosto 2026
Sistemi di videosorveglianza elettronica, con la cooperazione del programma Ue Eubam, controlleranno 24 ore su 24 la frontiera con la Tunisia dove i migranti vengono detenuti, torturati, venduti e lasciati morire. A partire dai prossimi mesi decine di telecamere ottiche e termiche affolleranno il tratto tripolitano del confine, già militarizzato da anni, tra Libia e Tunisia. Si tratta di circa 200 chilometri tra il valico di Ras Agedir, sul mare, e Al Assah nel deserto, che ogni anno decine di migliaia di persone migranti, la maggior parte provenienti da Paesi dell’Africa sub-sahariana, sono costrette ad attraversare perché vittime di tratta. Lungo quella frontiera vengono, infatti, trascinati moltissimi migranti già intercettati dalle milizie armate in Tunisia o in mare per essere portati nei lager libici, venduti o abbandonati ormai morti - senza degna sepoltura - nel deserto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 11 agosto 2026
Pochi giorni fa, in una seconda sentenza definita “storica”, un tribunale del New Mexico ha ordinato a Meta, la società madre di Instagram e Facebook, di pagare 567 milioni di dollari per porre rimedio ai danni causati dalle sue piattaforme ai giovani. “È un segno dei tempi”, dice il professor Salvatore Sica, ordinario di Diritto privato nell’Università di Salerno. Quanto stabilito arriva cinque mesi dopo un’altra pronuncia nella quale, sempre nel New Mexico, è stato accertato che i social del colosso tecnologico di Mark Zuckerberg hanno danneggiato la salute mentale dei bambini e nascosto alcune informazioni sullo sfruttamento sessuale minorile sulle piattaforme di proprietà.
di Teresa Olivieri
Italia Oggi Sette, 10 agosto 2026
Il diritto all’informazione e alla comunicazione per le persone recluse esiste sulla carta, ma nella quotidianità penitenziaria si scontra con una profonda spaccatura temporale e culturale. La tv a canali limitati e i giornali in ritardo non bastano più a garantire un legame con la realtà. Si crea così un divario che rischia di vanificare la tutela del diritto all’informazione e alla libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione. A bloccare l’adeguamento delle carceri non sono solo i vincoli di bilancio, ma una vera e propria resistenza ideologica. L’amministrazione penitenziaria tende infatti a percepire la tecnologia come una minaccia costante alla sicurezza, anziché come un’alleata del percorso di reinserimento.
di Gian Domenico Caiazza
Il Foglio, 10 agosto 2026
C’è un equivoco da sciogliere sulla nozione stessa di “errore giudiziario”, per rendere più chiare discussioni e polemiche sorte intorno alla legge istitutiva della giornata celebrativa intitolata a Enzo Tortora, da poco approvata dalla Camera dei deputati. Vi è infatti una nozione strettamente tecnica, scritta nel codice di rito, per la quale è errore giudiziario quello riconosciuto da una sentenza assolutoria dopo un giudizio di revisione di una condanna definitiva. Beniamino Zuncheddu è stato vittima di un errore giudiziario, per esempio. Quanti sono questi errori giudiziari? Molto pochi, i giudizi di revisione si contano ogni anno sulle dita di una mano. Senonché secondo questa accezione tecnica, quello di Enzo Tortora non fu un errore giudiziario, visto che Enzo, arrestato con infamia, detenuto a lungo, umiliato e condannato in primo grado, fu poi assolto definitivamente nei gradi successivi.
di Alberto Iannuzzi
Il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2026
L’istituzione della Giornata nazionale dedicata ad Enzo Tortora, approvata dalla Camera dei deputati, rappresenta un’occasione importante per riflettere sul significato dell’errore giudiziario e sul dovere dello Stato di impedirlo. Enzo Tortora è, senza dubbio, il simbolo di una delle pagine più dolorose della giustizia italiana: un uomo arrestato, umiliato e condannato in primo grado sulla base di accuse rivelatesi poi del tutto infondate. Quella vicenda ha lasciato un segno profondo nel nostro ordinamento. Negli anni successivi il legislatore ha progressivamente rafforzato le garanzie dell’imputato, consolidando un sistema nel quale la presunzione di innocenza, il diritto di difesa ed il principio del “ragionevole dubbio” costituiscono pilastri irrinunciabili.
di Emilio Gioventù
Italia Oggi, 10 agosto 2026
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, accusa ingiustamente l’ex Presidente della Repubblica di decisioni prese invece dall’allora ministro della Giustizia. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, nel pieno della furia dibattimentale in aula durante lo scontro tra maggioranza e opposizione sull’uso delle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro - poi negate ai giudici che indagano sulla vita criminale del suo socio di bistecca - compie in rapida successione una serie di inciampi ed errori storici e procedurali accompagnati addirittura da abbondanti dosi di sgarbo istituzionale. Dunque, durante le dichiarazioni di voto sulla richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle chat di Delmastro, Bignami cita l’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, accusandolo di aver liberato 30 mafiosi. Liberato, addirittura. Primo svarione: tra i poteri del Capo dello Stato, la nostra Costituzione non prevede affatto quello di poter liberare chicchessia se non con provvedimenti di grazia.
di Silvano Freddo
giornalelavoce.it, 10 agosto 2026
Monica Formaiano richiama istituzioni e sistema penitenziario a garantire dignità, salute e veri percorsi di reinserimento per ridurre la recidiva e rafforzare la sicurezza. Un sistema penitenziario capace di tenere insieme sicurezza, legalità e dignità umana, senza perdere di vista la funzione rieducativa della pena e il diritto dei detenuti a costruire un reale percorso di reinserimento. È il richiamo lanciato dalla garante regionale delle persone detenute Monica Formaiano in occasione della Giornata internazionale per la giustizia nelle carceri, che si celebra il 10 agosto.
di Lucia Ori
iltquotidiano.it, 10 agosto 2026
Nel rapporto di Antigone, la casa circondariale di Trento è citata anche per il suicidio di Abrar Jarrar: la più giovane detenuta in Italia che si è tolta la vita. “Tutto chiuso”. È il titolo scelto da Antigone per il XXII rapporto sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane. Un’espressione che fotografa un progressivo irrigidimento del sistema penitenziario: meno apertura verso il territorio, meno possibilità di costruire percorsi di reinserimento, più isolamento. Si rischia così di allontanarsi dalla funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione.
- Milano. Bortolato: “In troppi a San Vittore, ma anche Bollate rischia”
- Siena. Le criticità del carcere di Ranza. La sfida del direttore
- Forlì. Pd, visita in carcere: “Qui si impara un lavoro. Va ridotta la recidiva”
- Genova. Ecco “Marassi beach”: in cella a 40 gradi, ventilatori che non bastano e telefonate a singhiozzo
- Trapani. Carcere al collasso. Acqua marrone, celle sovraffollate e detenuti per 20 ore dentro le celle










