di Marcello Pesarini
Ristretti Orizzonti, 24 agosto 2026
Marco Bondavalli era uscito dal carcere di Montacuto, Ancona, il 30 dicembre 2025. Una piccola grande battaglia di resistenza che aveva visto lui con la sorella e la madre, e tutti noi di “Morire di carcere” ottenere un risultato ormai insperato. È uscito con la pressione a livelli abnormi, dumping dello stomaco, stepsi, il catetere cambiato ogni 12 ore dai dottori dell’ospedale di Torrette, perché era troppo scomodo per il carcere, il suo ospedale e le 4 residenze adatte alla sua patologia. Il 29 dicembre il magistrato di sorveglianza aveva deciso in suo favore. Al suo fianco c’era stata la parte sana del mondo politico, la senatrice Ilaria Cucchi, il Garante dei detenuti della Regione Marche, la sua avvocata, medici esterni come Vito Totire di Bologna che avevano lavorato gratuitamente per rappresentare la giustizia.
di Gian Domenico Caiazza
Il Foglio, 24 agosto 2026
Combattere Cosa nostra senza venir meno allo stato di diritto: la lezione inascoltata da prima di Capaci. Ora Travaglio prova a screditare il giudice, che fu delegittimato già in vita proprio dal Politburo dell’antimafia, per difendere Ranucci. Non vi è nulla di sorprendente nella sortita con la quale Marco Travaglio, per legittimare le frequentazioni “fraterne” e famigliari tra l’amico Ranucci e Lavitola, ha tirato dentro il povero Giovanni Falcone. Questi, per aver diretto l’ufficio Affari penali del ministero della Giustizia su chiamata del ministro Guardasigilli Martelli nel governo Andreotti, nella logica binaria di Travaglio deve intendersi alla stregua di un fraterno frequentatore del divo Giulio colluso con la mafia, né più né meno come Ranucci con Lavitola in osteria. Ha provveduto Maria Falcone a dire a Travaglio ciò che egli merita. A me interessa sottolineare la assoluta razionalità, la euclidea consequenzialità di questa sortita. Giovanni Falcone, simbolo ed interprete della più virtuosa lotta dello stato contro la criminalità mafiosa, non è mai stato amato dal plumbeo, minaccioso e soprattutto autoproclamato Politburo del P.U.A., Partito Unico dell’Antimafia. Certo, la sua storia personale e professionale, e il suo tremendo martirio, non consentono di espungerlo, come in tanti preferirebbero, dall’Olimpo dei veri eroi civili del contrasto alle mafie. Impossibile.
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 24 agosto 2026
Esteso l’ambito del ristoro di norma usato per i reclusi in carceri sovraffollate. Il detenuto che si veda ingiustificatamente negare le cure sanitarie ha diritto a essere indennizzato secondo le procedure di matrice europea. Lo ha stabilito, con una innovativa decisione, depositata il 15 luglio scorso, il magistrato di sorveglianza di Bologna. Il caso affrontato dal giudice riguarda una persona colpita tre volte da ictus, con duplice bypass, alla quale erano state prescritte cure riabilitative, mai effettuate. La questione è stata decisa alla luce degli istituti introdotti nel nostro ordinamento in seguito alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2013 (Torreggiani c. Italia), che presidiano la tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute (articolo 35-bis della legge sull’Ordinamento penitenziario, 354/1975) e consentono un indennizzo nel caso di accertata violazione della loro dignità (articolo 35-ter dell’Ordinamento penitenziario).
ansa.it, 24 agosto 2026
“Da Ferragosto a Messina c’è una detenuta con il figlio di 18 mesi”. I Garanti dei detenuti di Messina, Palermo e Siracusa segnalano “nell’indifferenza delle istituzioni, la situazione drammatica degli istituti di detenzione”. Dietro le sbarre della casa circondariale di Gazzi da Ferragosto - dicono - c’è un bambino di appena diciotto mesi, recluso insieme alla sua mamma - dicono - È necessario un intervento immediato da parte delle autorità competenti”.
di Marco Olivieri
tempostretto.it, 24 agosto 2026
Da anni la legge che prevede strutture di comunità viene ignorata. E il carcere continua a essere considerato solo in termini di emergenza. Ogni tanto si squarcia il velo del silenzio sul carcere. Su quanto sia inadeguato in termini di rieducazione della pena, calpestando i principi costituzionali. La recente vicenda del bimbo di 18 mesi sofferente per il caldo nel carcere di Gazzi è servita pure a riflettere su tante situazioni che spesso ignoriamo.
di Sandro Marotta
La Stampa, 24 agosto 2026
Antigone Piemonte: “Rispetto alle carceri ordinarie c’è una grande incertezza dei tempi di permanenza degli internati e questo crea sofferenza aggiuntiva”. Quarantuno persone confinate per anni in un luogo dove in teoria si dovrebbe lavorare, ma in realtà il lavoro manca, e dove le 4 ore a settimana di sedute psichiatriche non riescono a curare un disagio che diventa la norma. È la realtà quotidiana della Casa di lavoro di Alba, dove giovedì, secondo quanto comunicato dalla polizia penitenziaria, ci sono stati episodi di tensione.
di Caterina Franci
lecconotizie.com, 24 agosto 2026
Una nuova possibilità per i detenuti con problemi di tossicodipendenza o alcoldipendenza, ma anche molti interrogativi sulla sua concreta applicazione. Entra in vigore la norma che consente, in determinate condizioni, di scontare la pena in strutture residenziali o semiresidenziali dedicate al recupero dalle dipendenze, anziché in carcere. Una misura che punta a favorire percorsi terapeutici alternativi alla detenzione, ma che, anche a Lecco, suscita forti perplessità.
di Elena Petruccelli
Il Mattino, 24 agosto 2026
Voglia di riscatto e di sentirsi utili per la comunità. Sono questi i sentimenti che accomunano il percorso di reinserimento di chi vive o ha vissuto l’esperienza del carcere, avere una seconda possibilità, di quelle che possono davvero salvare il significato della propria vita e ti danno la forza per ricominciare. A Casoria nasce il primo Sportello Reinserimento Detenuti, Spo. R.D., gestito insieme ad istituzioni e Terzo settore. Il frutto di un accordo tra l’assessorato alle Politiche sociali e l’associazione (R)esistenza Anticamorra. Un servizio a costo zero per il Comune, per l’orientamento e la costruzione di percorsi individuali di reinserimento lavorativo per ex detenuti e per chi sta scontano pene alternative al carcere. Un progetto coltivato dall’esperienza ventennale dell’associazione di Ciro Corona e fiorito grazie all’incontro con l’assessore Salvatore Iavarone e l’amministrazione comunale targata Raffaele Bene.
di Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà*
Corriere della Sera, 24 agosto 2026
Il vero senso della sussidiarietà: la messa a sistema del contributo di tutti, realtà sociali, istituzionali ed economiche, che coordinano le loro azioni in funzione del bene comune, creando un ecosistema in cui ogni soggetto trova il proprio ruolo. Quest’anno l’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà sarà presente al Meeting di Rimini con due incontri: “Il futuro del welfare a vent’anni dal 5x1000” il primo, “La democrazia non va in vacanza. I primi ottant’anni della Repubblica” il secondo. C’è un filo rosso che unisce i due incontri e che da sempre caratterizza la vita della democrazia nel nostro Paese: una passione per la persona, che si documenta nell’attenzione per i più deboli, per i più fragili. È questa l’eredità che ci hanno consegnato le donne e gli uomini dell’Assemblea Costituente, il principio vitale della nostra Carta fondamentale che attraversa e accomuna tutti i partiti, pur nel legittimo e anche duro confronto politico.
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 24 agosto 2026
Anche chi ha posizioni apicali è a volte superficiale. Con effetti “tossici” sull’opinione pubblica. Ci si lamenta continuamente dell’ignoranza e della superficialità, unite ad eccessi di aggressività e, spesso, di volgarità (che sono le compagne dell’ignoranza e della superficialità) che caratterizzerebbero i nostri tempi, che avrebbero ormai irrimediabilmente infettato la nostra vita pubblica. Di volta in volta, se ne attribuiscono le responsabilità ai social, alle carenze del nostro sistema di istruzione, al sistema della comunicazione, eccetera. Ma, per lo più, ci si dimentica di ricordare il ruolo delle élite, di come certe componenti di tali élite contribuiscano ad infantilire i nostri dibattiti pubblici e ad amplificare quei difetti di cui ci si lamenta. Ci si dimentica del fatto che è fin troppo facile prendersela con l’ignoranza dell’uomo comune. L’ignoranza delle élite, l’ignoranza che in certi casi esibiscono persone che vengono qualificate come appartenenti alle élite, è probabilmente molto più tossica e causa danni maggiori.
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