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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 11 aprile 2026

Dal prossimo 24 agosto, le udienze preliminari non vedranno più soltanto un giudice chiamato a decidere il da farsi, ma un collegio di tre. L’entrata in vigore della legge sul gip collegiale? “È necessario sospenderla subito”, secondo l’Anm. Dal prossimo 24 agosto, le udienze preliminari non vedranno più soltanto un giudice chiamato a decidere il da farsi, ma un collegio di tre. Questo, secondo l’Anm, “paralizzerà i tribunali medi e piccoli, provocherà in quelli grandi un aumento dei tempi del processo, senza alcun reale beneficio. 39 uffici gip/gup hanno un organico inferiore a tre magistrati e 28 ne hanno tre. In tutti questi uffici, la metà del totale, sarà necessario applicare altri giudici, con scopertura degli altri settori”. Da qui la richiesta “al legislatore” di fare “una riflessione urgente” sul tema.

A stretto giro di posta è arrivata la risposta del ministero della giustizia. “Nei prossimi giorni - si legge in una nota -, nel solco di un fattivo ritrovato spirito di collaborazione, si procederà a istruire un cronoprogramma di realizzazione, che preveda altresì un reale confronto con il Consiglio superiore della magistratura e con l’avvocatura, come già auspicato anche in caso di vittoria del Sì al referendum”. Dal mondo dell’avvocatura, il presidente dell’Unione delle camere penali Francesco Petrelli si è dichiarato “pronto a dare una mano”.

Da diversi ambienti uno slittamento dell’entrata in vigore della misura viene dato come possibile, anche alla luce del fatto che il governo conta di colmare il gap sugli organici entro la fine dell’anno. Non è chiaro però se una proroga di questo tipo possa bastare perché, spiegano alcuni magistrati, “per garantire la piena operatività del gip collegiale servirebbe un decisivo aumento del personale, oltre i numeri attualmente previsti”.