di Enrico Mattia Del Punta
La Nazione, 9 agosto 2026
La sezione soci Coop di Pisa ha donato al carcere Don Bosco, tramite la Caritas diocesana, ventilatori, acqua e beni di prima necessità per far fronte alle elevate temperature di questi giorni. Il caldo sta infatti facendo sentire i suoi effetti anche all’interno delle carceri e quello di Pisa non fa certo eccezione. Una situazione - lo ricordiamo - denunciata anche durante le ultime visite dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, che, oltre alle carenze igienico-sanitarie, hanno segnalato anche il problema delle alte temperature che si registrano nelle celle e negli spazi ad uso del personale di vigilanza all’interno degli istituti penitenziari.
di Francesco Pirisi
La Nuova Sardegna, 9 agosto 2026
Il carcere di Badu e Carros è un cantiere nel pieno dei lavori. Tanto che è imminente la chiusura della cucina, con servizio mensa affidato a un “catering” esterno. La ristrutturazione riguarda innanzitutto le sezioni, che a regime hanno disponibili 230 posti. Modifiche e migliorie per la sicurezza, che sono l’anticamera alla creazione di un’area destinata alla detenzione di chi è sottoposto al 41-bis. Ossia, il regime detentivo applicato a chi è considerato appartenente alle organizzazioni mafiose. Il penitenziario nuorese ospita anche attualmente sei carcerati con quella misura detentiva. Nel recente passato sono stati in numero superiore. I programmi del ministero ne prevedono diverse decine. Considerato che tra Nuoro, Uta e Bancali sarà divisa la quota di 250 detenuti al 41-bis, dei 750 totali da collocare in sette carceri di massima sicurezza del territorio nazionale.
di Francesco Diozzi e Laura Guerra
Il Resto del Carlino, 9 agosto 2026
Il cappellano del carcere di Padova ospite a Voci dal parco: “La sfida è far conoscere la realtà della prigione per far passare la paura”. Un parco gremito di pubblico venerdì per don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, intervenuto al Santuario della Rocca per la rassegna “Voci dal Parco”. Occasione per parlare con lui di detenzione, libertà e di Uno Bianca.
di Luca Borzani
La Repubblica, 9 agosto 2026
Ancora su minori e giustizia. Perché il nuovo disegno di legge, emblematicamente definito anti “maranza”, mette definitivamente a rischio il modello italiano di giustizia minorile fondato sull’equilibrio tra pena, finalità educativa e recupero del minore. Con la sanzione penale come ultima risposta. Di fatto, sta passando, in un silenzio che rimanda alle tante regressioni culturali e civili che attraversano il paese, un’adultizzazione dei minori nell’ambito giudiziario. Dal decreto Caivano del 2023 e poi con le aggravanti e l’inserimento di nuovi reati nei successivi decreti sicurezza, l’aspirazione sempre più evidente è quella di arrivare alla riduzione della stessa età dell’imputabilità.
di Mirella Serri
La Stampa, 9 agosto 2026
Lo psicoanalista: “Sport, attività e laboratori per dare attenzione e riconoscimento ai ragazzi”. Altro che società della lagna e delle paure immaginarie, le statistiche sulla criminalità giovanile ci dicono che nell’ultimo anno circa il 40 per cento degli studenti, tra i 15 e i 19 anni, ha partecipato a zuffe o parapiglia secondo il recente rapporto Espad del Cnr. Le denunce che vedono protagonisti i minori stanno raggiungendo un livello record. Le risse sono aumentate del 93%, le rapine del 54%, le lesioni del 53% e anche le violenze sessuali vedono un buon incremento, il 29%. La violenza dei giovani è abitudinaria: il 12% dei ragazzi prende parte ad aggressioni di gruppo, quasi sempre dirette contro sconosciuti, e nel 5% dei casi chi dà vita alle zuffe e agli assalti riporta ferite talmente gravi da richiedere cure mediche. Con Massimo Ammaniti, 85 anni, psicoanalista esperto dell’età evolutiva e autore di molti saggi a riguardo, parliamo di quasi un milione di italiani sul fronte del bullismo e della malamovida, combattenti di una guerra paurosamente in aumento.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 9 agosto 2026
La campagna elettorale è iniziata e il linguaggio è sempre più aggressivo. I nemici: Islam, minori, sinistra. “Si vuole costruire una percezione deformata del clima politico-sociale”, spiega l’esperta Simona Ruffino. Con social, Ia e media allineati. Video con l’intelligenza artificiale, profili falsi sui social network, media allineati, fondi Maga per diffondere la propaganda sovranista e discorsi d’odio. La prossima campagna elettorale è una gara a chi va più a destra. Da una parte, c’è il generale Vannacci che alza il livello dello scontro, dall’altra un governo che legifera a suon di decreti legge securitari. Lo strumento: un linguaggio sempre più aggressivo che sembra - secondo i sondaggi - premiare il generale. E i nemici sono già stati individuati: l’Islam, i minori di origine straniera, la sinistra.
di Christian Raimo
Il Domani, 9 agosto 2026
Il paradosso: proprio dove la cronaca è più drammatica (Ceuta), è la stampa indipendente a introdurre la nota più fredda, mentre è la stampa vicina ai governi a cavalcare l’emotività per giustificare misure securitarie. Il confine passa anche dentro le redazioni e una comune cultura mediterranea sta anche nel far crescere media internazionali. Nell’estate 2026 due eventi hanno attraversato il Mediterraneo - la morte di Abderrahim Fakir a Bologna e la crisi di Ceuta - mostrando come la polarizzazione non è tra le sponde del Mediterraneo, ma tra due idee di relazioni tra Europa e Africa, e anche tra due modelli di racconto giornalistico: uno che certifica gli eventi, l’altro che li rilegge come sintomi di un sistema.
di Marco Impagliazzo
Avvenire, 9 agosto 2026
C’è un desiderio di futuro che merita attenzione negli approdi sulla spiaggia dell’exclave spagnola, come trentacinque anni fa avvenne quando un mercantile proveniente dall’Albania arrivo a Bari carico di migranti. La vicenda di Ceuta ha portato, puntualmente, il dibattito pubblico a usare espressioni che richiamano le invasioni di altre epoche storiche schiacciando il complesso tema delle migrazioni su un unico binario: quello del pericolo e della minaccia. Non una parola sulla sofferenza di un mondo di giovani africani senza leadership, una generazione che cerca futuro nei propri Paesi ma non lo trova, come spesso i loro coetanei occidentali non trovano futuro.
Migranti. Il rapporto degli 007: “Il rischio terrorismo a Ceuta è concreto. Regia dietro gli arrivi”
di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 9 agosto 2026
L’allarme terrorismo islamista a Ceuta è concreto. E c’è “una regia” dietro la mobilitazione social. La crisi diplomatica fra Italia e Spagna non è figlia solo dello scontro politico tra il modello socialista di Pedro Sánchez e quello conservatore di Giorgia Meloni. No, si poggia soprattutto sul rischio che l’exclave possa, per la sua storia, essere un centro di “radicalizzazione e reclutamento jihadista, con diverse decine di persone, originarie dell’area, partite in passato per combattere in Siria e Iraq”. È il quadro fornito dai servizi di intelligence al governo. Il dossier è frutto anche delle informazioni condivise dagli 007 spagnoli in queste ore.
di Marco Boccitto
Il Manifesto, 9 agosto 2026
Il paese apre al modello Albania, titolavano ieri molti giornali. La verità è che il Ruanda semplicemente apre al modello Ruanda. Il Ruanda apre al modello Albania, titolavano ieri molti giornali. Sarà vero? La vulgata mediatica innescata da una portavoce del governo di Kigali presuppone la primazia delle politiche migratorie italiane sul tema caldo dei return hub. La verità è che il Ruanda semplicemente apre al modello Ruanda. Un sistema inaugurato nel 2014 da un accordo triennale molto poco pubblicizzato, che permise a Israele di trasferire nel paese africano alcune migliaia di eritrei e sudanesi indesiderati, con strascichi di denunce per mancata protezione e nuove persecuzioni. Non fu un successo neanche l’accordo successivo, siglato con il Regno unito di Boris Johnson nel 2022. Qui a silurare preventivamente i sogni di deportazione di massa della destra britannica fu la Corte suprema, prima del naufragio del governo Johnson. Il che rende poco inedite anche le giaculatorie di Giorgia Meloni sulle sentenze ostinate e contrarie che hanno reso impervia la rotta verso i centri in Albania.










