di Giuseppe Legato
La Stampa, 26 giugno 2024
In Piemonte 5 suicidi e 400 atti di autolesionismo. Il garante e le Camere Penali: “Situazione drammatica, indignarsi non basta più: subito amnistia o indulto”. Due suicidi a Torino, uno a Biella, uno a Cuneo e uno a Novara. Si chiamavano Alì (19 anni), Fabrizio Alvaro (31 anni), Alam (40 anni), Maria Assunta (64 anni) e Alin Vasili 46 anni. In sei mesi il sistema carcerario piemontese ha raggiunto la soglia dei gesti anticonservativi del 2022 e del 2023. In quaranta (dato in linea con le semestrali precedenti) hanno provato togliersi la vita salvati, spesso in extremis, dagli agenti di polizia penitenziaria. Mancano altri 180 giorni “e ciò che più mi preoccupa - spiega il garante regionale dei detenuti bruno Mellano - è che manca ancora l’estate e il periodo delle festività natalizie, momenti notoriamente popolati da suicidi”.
L’analisi dei dati - L’emergenza dietro le sbarre è stata ieri al centro di una lunga disamina della Camera penale Vittorio Chiusano e dei garanti dei detenuti delle province piemontesi. Vengono auspicati immediati interventi contro il sovraffollamento: amnistia, indulto, liberazione anticipata speciale possono consentire di appianare una situazione disastrosa “ma solo come base per affrontare il problema alla radice”. Il fatto è che la nostra regione ha numeri sempre più drammatici che restituiscono una qualità della permanenza dei detenuti nei penitenziari preoccupante. Basta pensare agli atti di autolesionismo spesso spia di possibili comportamenti ancora più pericolosi contro la propria vita. Sono stati 403 (+50% circa rispetto al primo semestre 2023). Il carcere che ne conta di più è il Lorusso e Cutugno di Torino. E non pare soltanto una questione legata al numero di “ospiti” che si riflette su probabilità e statistiche. Perché il carcere di Torino ha registrato 90 casi di autolesionismo in sei mesi e se il dato venisse proiettato a fine dicembre si arriverebbe ben oltre i 143 episodi totali del 2023. Sul punto in esame la situazione è disastrosa anche a Ivrea dove in sei mesi si sono raggiunti i livelli dell’intera scorsa annualità: 107 casi da gennaio a giugno contro i 102 dei 12 mesi precedenti.
Gli interventi - Il sovraffollamento fa il resto. Il garante regionale Bruno Mellano ha puntato il dito contro “l’assenza di provvedimenti urgenti che consentano l’esecuzione penale esterna per chi si trovi a fine pena: una platea - ha detto - davvero consistente di detenuti con pene brevi o brevissime o in procinto di riacquistare la libertà”. L’avvocato Roberto Capra, che presiede il sindacato dei penalisti, è chiaro: “I suicidi sono il sintomo, l’evento drammatico ma anche lo specchio di un disagio clamoroso e grave con radici lontane: abbiamo modalità e strumenti di detenzione antichi. Sono altri i modelli di carcere che possono incidere sul rispetto dei profili costituzionali della detenzione. Ogni detenuto che si toglie la vita tradisce la perdita di speranza e di orizzonte e di fronte a questo non possiamo rassegnarci”.
Davide Mosso, legale torinese che fa parte dell’Osservatorio dell’Unione camere penali, ha invece ricordato come si sia in attesa da tempo di risposte sul tema dell’affettività e della sessualità richiamando, in tema di condizioni di detenzione l’intervento dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e della Corte Costituzionale nel 2013. Undici anni dopo poco è cambiato rispetto ad allora.
La maratona oratoria in piazza Arbarello - Per questo il 3 luglio, dalle 11 alle 16, in piazza Arbarello “abbiamo organizzato una lunga maratona oratoria. Chiediamo alla città, a chiunque avverta questo problema nella sua reale gravità, una grande partecipazione anche attiva. Bisogna far sì che quando un magistrato manda in carcere una persona non lo faccia soltanto in nome di una legittima legge ma anche pensando in che carcere lo sta mettendo”. Ergo: “Vanno individuate scelte alternative alla detenzione nell’istituto”.










