La Repubblica, 26 giugno 2024
L’incremento è del 10% negli ultimi sei mesi, un dato mai registrato prima dovuto alla trasformazione in legge del “decreto Caivano” che prevede l’estensione dell’applicazione della misura cautelare in carcere anche per fatti di lieve entità. Sempre più minori o ragazzi appena maggiorenni finiscono negli istituti di giustizia: un aumento vertiginoso che ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni. A lanciare l’allarme è il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia che dati alla mano fa un quadro a della situazione regionale e nazionale.
A preoccupare è il numero di minori e giovanissimi reclusi negli istituti penitenziari minorili che a livello nazionale dal 2020 è quasi raddoppiato passando in 3 anni e mezzo dai 305 di fine 2020 agli attuali 555 (180%). Ancora più estremo l’incremento nel Lazio dove al 15 giugno di quest’anno i detenuti erano 63 mentre a dicembre 2020 erano appena 26.
Sul lungo periodo quindi la crescita è stata costante, ma è negli ultimi mesi che si è registrato il picco di ingressi con un aumento senza precedenti. “Nel primo semestre del 2024, in tutta Italia il numero complessivo dei minori e giovani adulti presenti nelle strutture residenziali della giustizia minorile sono cresciuti dai 1.444 di fine 2023 agli attuali 1.589. Sono quindi 145 in più - si legge sul sito del Garante - Si tratta di un incremento superiore al 10%, mai verificatosi in passato e decisamente abnorme rispetto a quanto si verificava negli anni scorsi”.
La causa di questa impennata sarebbe da ricercare nella trasformazione in legge del decreto “Caivano” emanato all’indomani dello stupro di gruppo ad opera di sette minorenni su due sorelle di 10 e 12 anni. La legge che prevede quindi l’inasprimento delle pene e facilita l’ingresso dei minori negli istituti di giustizia è stata fortemente criticata da associazioni e penalisti tanto che a marzo 2024 il tribunale per i minorenni di Trento ha sollevato anche questioni di legittimità costituzionale poiché “qualsiasi trattamento punitivo nei confronti di un minore è ammesso solo se è sorretto, animato e orientato da fini educativi “ mentre alcuni articoli contenuti nella legge celano “di fronte a un reato asseritamente commesso da un minorenne, una meccanica trattamentale fortemente improntata sul paradigma punitivo, scandita dal principio di proporzionalità, anziché assicurare un approccio trattamentale fondato su dinamiche educative e riabilitative, definite dal principio personalistico e assicurate dalla multidisciplinarietà dell’Organo giudicante minorile”.










